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05.05.96

Su una cattiva strada

Se sentite dire di qualcuno che "è finito su una cattiva strada", potete esserne certi: ha chiesto indicazioni a me. L'Associazione Vittime Delle Informazioni Fornite Da Lia Celi conta migliaia di aderenti in parecchie nazioni, e anche qualche decina di caduti: sono i malcapitati che grazie al mio consiglio "sempre dritto, poi a destra al terzo semaforo", sono finiti in mare o in uno stupito burrone.
Da allora vado a passeggio munita di un vistoso bastone bianco, per scoraggiare eventuali candidati all'obitorio, o, nel caso migliore, a una vana peregrinazione in un sordido quartiere dove l'ultimo turista - un soldato malese delle truppe alleate - è stato avvistato nel '44. E dire che io non mi perdo mai. Per raggiungere infallibilmente un indirizzo, dopotutto, basta avere un po' di memoria. Mica tanta, quello che basta per ricordare il numero del radiotaxi.

Ma il Destino presenta il conto, e per riscuoterlo sceglie il momento più delicato - le vacanze - e assume le spoglie più inoffensive - quelle di mio marito. Quando, dopo aver abbassato di un buon trenta centimetri il livello di una Kaiserstrasse in un vano su e giù alla ricerca dell'incrocio con la Erzherzogstrasse, il mio consorte pronuncia la fatale domanda "Da' un'occhiata alla cartina, per piacere", risuona distintamente il sinistro attacco della Quinta di Beethoven. Dicono che la scarsa perizia nell'uso di mappe e affini sia una peculiarità squisitamente femminile, un po' come la cellulite (che, del resto, è solo una comitiva di liquidi che non sa trovare la strada giusta per uscire dall'organismo e bivacca perplessa nel retrocoscia). Devo possedere un alto quoziente di femminilità, visto che presento entrambe le caratteristiche in dosi abbondanti, e decifrare la cartina più semplice mi procura più sofferenza di una mesoterapia ad aghi biforcuti sulle chiappe.

Il fotogramma successivo alla fiduciosa richiesta di mio marito è una specie di Laocoonte cartaceo, con la sottoscritta nel ruolo dell'eroe troiano e una mappa di Vienna in quello del mitico mostro. Sotto le mie mani affannate, quell'origami varicoso si accartoccia in punte contundenti, si affloscia, si impenna, si torce, si strappa, ma non sputa uno straccio di informazione, come una spia nazista caduta in mano nemica. Parla, maledetta! Dov'è l'incrocio con la Erzsoilcazzostrasse? Abbiamo i mezzi per farti parlare. Lo vedi questo accendino? Argh, vuoi strangolarmi, vigliacca! Errore. Chi vuole strangolarmi, in questo momento, è il coniuge spazientito. Accostata la macchina, agguanta ululando la cartina. Accidenti, che troia! Palpata da una mano maschile, fa subito la gattina, si stende lascivamente sulle ginocchia, si fa toccare dappertutto, espone le sue pieghe più riposte, perfino quella dove giace, bello come il sole, l'incrocio con la Erzherzogstrasse.

"Ce l'avevi sotto il naso, l'incrocio. Lo fai apposta, eh?" sibila il mio uomo, mentre la mappa, ripiegata e soddisfatta, sonnecchia al suo fianco. Ha scavato un abisso fra di noi, e ne gode. Sa che il resto della vacanza sarà un duetto fra lei e lui. Non muoverà un passo senza consultarla: "Posso voltare qui? Qual è la via più breve per Schoenbrunn? Che ne diresti di un giretto a Grinzing? Cara, se non ci fossi tu, sarei perso!" Io sono il terzo incomodo, e patisco i morsi della gelosia. Gelosa di una rivale di carta (anzi, di cartina), e non è un poster di Naomi Campbell!

Ho deciso: quando torno a casa, il primo turista carino che mi chiede zkuzi, dofe ist Hotel Belfedere, non si perderà. Avrò cura di accompagnarlo personalmente. Anche in camera, se necessario.

maggio 1996

Posted by Lia Celi at 05.05.96 13:55
Comments

contrariamente a quanto dici...io e mio marito siamo l'opposto: lui è negato per le strade nuove mentre io ho un senso dell'orientamento infallibile, a volte vado a naso. Abbiamo abitato a Modena per 4 anni, anzi Sassuolo, e spesso, aspettandolo invano per cena, lo chiamavo timorosa immaginando le più truculenti scene di incidenti stradali e lui..."No, è che...mi sono perso! sono qui che giro da mezz'ora fra una fabbrica di ceramica e l'altra, sai, la nebbia e...". Questo dopo 4 anni!!!

Posted by: iuma at 05.02.04 15:43

Concordo con Iuma: io mi perdo anche all'interno dell'ascensore del mio condominio. Mia moglie mi deride quotidianamente...
*sigh*

Posted by: Mauro Coralli at 05.02.04 18:06
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