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07.06.96

In viaggio col Puer Italicus

Da bambini, viaggiare con la famiglia è divertente come fare il bagno vestiti. Per questo i ragazzini viaggiatori della letteratura sono sempre orfani: Jim Hawkins, con papi e mami, col cavolo che andrebbe all'Isola del tesoro. Al massimo, a Gardaland. L'ambiente per un mini-turista babboemammamunito è una casa. Non un hotel. Soprattutto non l'hotel parigino in cui io sto facendo colazione. Evitate la breakfast-room di un albergo alle nove di mattina, se volete continuare a sperare in una futura pace universale. Fra vent'anni, i filiformi gemellini polacchi che si azzuffano per un croissant e il silenzioso bimbo giapponese che compone un'ikebana di muesli non avranno nulla da dirsi. Nulla. A parte una cosa: che se incontreranno il puer italicus che adesso, di fronte a un buffet modello Versailles, sta strillando perché vuole la merendina in vendita solo in un discount di Spilamberto, lo prenderanno a ceffoni.
Il piccolo italiano è l'unico caso noto alla scienza di bambino generato da due bambini, più immaturi di lui, benché sulla soglia quarantina. Così, il puer italicus (in genere unicus) si ingegna a offrire ai suoi inerti procreatori qualcosa da fare, senza cui tornerebbero allo sterile palleggio di banalità che li occupava prima della sua nascita. Il puer saprebbe essere autosufficiente come i suoi colleghi tedeschi, quegli sbruffoncelli biondi che affollano i camper sull'Autosole. Ma per amore dei suoi genitori si impone di essere un querulo tritacoglioni, e ci riesce. La performance di un puer italicus in vacanza farebbe dire a De Niro "Non sono all'altezza, boys. Ho fatto solo l'Actor Studio".
Torniamo al puer del mio albergo. Il suo appetito lo proietterebbe su qualsiasi commestibile nel raggio di un chilometro, ma un pensiero lo blocca: "E poi, di che parlano oggi papà e mamma?" Scatta il piano Z: il puer sporge il labbruzzo borbottando: "No voio niente. No fame". Sventra col dito 14 brioches alla ricerca di quella con la marmellata di mango-fragola (non esiste), facendo un porcaio terrificante. Mangiucchia un fiocco d'avena, se lo manda di traverso e sviene. Con l'occhio semichiuso, il puer osserva consolato babbo e mamma, che si affannano a rianimarlo, a chiamare un dottore, a litigare con il maître. Attivi, tesi, energici, finalmente. E, reprimendo i crampi allo stomaco - è ancora a digiuno - sospira, eroico: "Gesù, cosa mi tocca fare".

Posted by Lia Celi at 07.06.96 00:38
Comments

Signora Lia, adoro il suo modo di scrivere. Non mi faccia mancare mai la dose quotidiana, la prego. Pargoli e marito permettendo.

Posted by: Bongo at 07.02.04 11:14

Come parla il “puer italicus” una volta cresciuto?
Beh, i virtuosismi lessicali dei giovani amanti dello slang possono essere allo stesso tempo pittoreschi,criptici o addirittura inestricabili se non si ha un interprete a disposizione.
Immagina una situazione banalissima: la sorellina sedicenne della tua fidanzata organizza una pizzata con gli amici e ti invita. Nel bel mezzo della cena, la ragazzina che siede vicino a te dice ad una amica:”Ho sgamato Niky in disco mentre allappava una zora allucinante!”,”Ma come sta- risponde l’altra- è uno sclerato e basta!”. Dal contesto si evince che le due giovani parlano di un conoscente sorpreso a baciare una coetanea. E questo è solamente l’inizio del tunnel. I verbi “sgamare” e “sclerare” hanno molteplici significati:il primo è utilizzato al posto di beccare,scoprire,incontrare; il secondo sostituisce impazzire,andar fuori di testa e può essere sostantivato in caso di espressioni di meraviglia (che sclero!).Con “starci dentro” le cose si complicano: la pizza con la salsiccia e la mozzarella doppia “ci sta dentro un casino”; uno studente disperato afferma che “Lune’” ha la versione di greco “e non ci sta più dentro”; Ivan,un tipo che sta all’altro capo del tavolo, “è fuori come un balcone” e così via. Le lezioni di chimica non annoiano più, semmai ”asciugano”, mentre le faccende di casa sono “uno sbattimento”. Cercare un varco nel dedalo linguistico, a volte, è un’impresa disperata: uno che si dirige verso il bagno e dice “io vado” è irrimediabilmente out; al contrario,il “crasto”, cioè colui “che ci sta dentro DI BRUTTO”, non si limita ad andare, dice a tutti che “deve TROPPO andare”. A Paperopoli, la Banda Bassotti ruba un motorino; a Milano, nell’anno del Signore 2004, i ciclomotori non si rubano e nemmeno si fregano, si “scavallano” punto e basta. Una cosa ti fa molto piacere? Allora ti “prende bene”. Ti sei stancato di stare a sentire i discorsi di un seccatore? Un sonoro “mollami” è quello che ci vuole.
Finita la pizza, dopo il caffè, hanno iniziato a fare capolino alcune “sizze”, diverse “sighe” ,innumerevoli “paglie”, un paio di “sicarri”, addirittura una “fumella” (che non è il nome di un ferro da stiro postmoderno) ,tutte rigorosamente accese con “pizzini” di varie fogge e spente dentro i “poselli” del locale. In parole povere i commensali hanno iniziato ad accendersi delle sigarette che poi, una volta terminate, sono state spente nei portacenere della pizzeria. Dulcis in fundo:se dai di stomaco per il troppo alcol ingerito, non stai vomitando: stai “sboccando” o “svomando”. La differenza è sostanziale. Non bisogna dimenticarsi degli squilli dei cellulari: sono una specie di alfabeto morse moderno. Un sedicenne è in grado di organizzarsi una serata utilizzando solamente i bip-bip del cellulare. Uno dei ragazzi presenti al compleanno mi ha addirittura spiegato la tecnica per passarsi le versioni di greco via SMS. Io ero rimasto ai bigliettini (e non ho ancora trenta primavere sulle spalle).Cordialmente.

Posted by: Federico at 07.02.04 14:53

Federico, io invece mi diverto dibbbrutto a sentire tutti questi nuovi termini e li vampirizzo immediatamente, affiancandoli al vocabolario di default. l'importante e' concentrarsi bene e non emettere un 'oh, io a lavorare in team ci sto troppppo dentro!' al prossimo colloquio di lavoro. il problema e' un altro: la maleducazione, il vociare, l'uso pleonastico del cellulare e la drammatica moria dei congiuntivi.
e kuelle terrifikanti kappa ke skrivono anke x mail! nn le sopporto!
i tapini, ahime', si accorgeranno presto di quanto conta saper parlare correttamente nello spietato mondo del lavoro precario. e saranno menasio, di bestia!

Posted by: zut! at 07.02.04 23:39
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