Videogames: impazza al Futurshow il golpe virtuale di Pappalardo
Ma quale colpo di Stato,
era solo «Caramba Raider»
BOLOGNA. Alla fine, nella rutilante cornice del Futurshow, la verità è venuta felicemente a galla. Le file di ragazzini entusiasti che affollano lo stand della Benemerita non lasciano dubbi: quello che sembrava il delirante progetto di un colpo di Stato era solo il piano di «Caramba Raider», il nuovo, avvincente gioco virtuale ambientato fra caserme e palazzi del potere, presto disponibile in tutte le 4.665 Playstazioni dei carabinieri dislocate sul territorio. Il lancio del game, ideato dal colonnello Antonio Pappalardo per promozionare l'Arma fra le giovani
generazioni, era previsto per la tecno-kermesse bolognese, ma qualcuno ha voluto bruciare la sorpresa facendo circolare in anticipo il documento con i contenuti del gioco, creando equivoci e apprensioni. «Figuriamoci se nel Duemila possiamo perdere tempo con i colpi di Stato - sogghigna il presidente del Cocer, finalmente libero dal riserbo mantenuto finora per ragioni di marketing -. Roba che andava bene negli anni Sessanta. Ma non è difficile capire chi ci ha giocato questo scherzetto. Sempre la polizia, naturalmente. Sono gelosi marci del nostro successo. Ora noi siamo la quarta forza armata, dopo Esercito, Marina e contrabbandieri». E non basta.
Pare che anche la Polizia stia per presentare un videogioco per i bambini delle elementari, protagonisti due scoiattoli in divisa di nome Cip&Cop impegnati a inseguire i trafficanti albanesi con un triciclo. Ma sarà difficile molto competere con «Caramba Raider»: già al suo debutto qui al Futurshow sta conquistando legioni di appassionati, soggiogati dal carisma del suo eroe, Santo Lopuzzo, un muscoloso capitano in shorts, canottiera e cappello col pennacchio che promette di rivaleggiare in sex appeal con Lara Croft. Lopuzzo combatte in nome del Popolo contro i corrotti OnorEvil, una gang di 615 malvagi affamatori nati da una catastrofe cosmica chiamata Suffragio Universale. Molte le prove che l'audace carabiniere deve affrontare: dalle più semplici (abbattere le istituzioni democratiche, sobillare i colleghi, depistare indagini) alle più ardue (sillabare correttamente la parola «maresciallo», contare fino a dieci, capire una barzelletta). «E' fantastico - afferma rapito un ragazzo, impegnato in un
giro di prova ai computer del Futurshow -, ma adesso lasciatemi stare, devo
far saltare in aria un treno».
Jails wide shut: esultano i feticisti delle manette
Aperte le
Case di Tolleranza Zero
ROMA. Corpi immobilizzati dalle cinture di sicurezza, volti occultati da caschi integrali, documenti d'identità esposti senza pudore e, quando scoccano le tre di notte, tutti in camera da letto: il sogno dei patiti del controllo sociale diventa realtà. Grazie a un piccolo emendamento alla Legge Merlin, nascono le Case di Tolleranza Zero, isole suggestive e riservatissime dove provare tutta l'emozione di uno stato di polizia. Il primo cliente, soddisfattissimo, è stato il ministro dell'Interno Enzo Bianco: «Sono riuscito finalmente a realizzare finalmente tutte le fantasie che non posso vivere nel mio ministero. Sono mesi che cerco dei partne disposti a indossare caschi e cinture belle strette anche quando scendono a piedi le scale di casa, o immagino di poter spedire fuori a calci uno straniero senza documenti. Ma la gente normale mi ride dietro o mi dà del pervertito. Grazie alle Case di Tolleranza Zero, per qualche ora alla settimana posso sentirmi un vero uomo forte». Finora gli italiani amanti dell'ordine e della sicurezza dovevano sobbarcarsi costosi viaggi nel Nordeuropa, in paesi dai costumi più disinvolti dove gli automobilisti non si vergognano di allacciarsi sempre le cinture e perfino chi va in bicicletta si protegge il cranio. Adesso, per soddisfare i loro desideri più segreti potranno recarsi nella più vicina Casa di Tolleranza Zero. Un insospettabile ventenne napoletano, interpellato all'uscita, ci confida: «Se gli amici sapessero che mi piace andare in motorino col casco, mi chiamerebbero ricchione. Qui invece ci sono delle bellissime vigilesse che mi dicono bravo».
Posted by Lia Celi at 09.04.00 19:37