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04.01.02

A qualcuno piace saldo

L'Epifania tutte le feste porta via? Macché: per le signore la vera festa comincia l'8 gennaio, quando le vetrine, pensionati Babbi Natale e comete, inalberano i ben più commoventi cartelli «Sconti fino al 50 per cento». Ecco la giornata-tipo di una saldista-doc.
4.30 Dopo una notte di incubi (una legge improvvisa che punisce con la morte gli sconti superiori al 2 per cento, essere strangolata da uno scontrino imbizzarrito, rimanere intrappolata in un camerino con Giuliano Ferrara), la nostra eroina balza dal letto, bancomat fra i denti, per affrontare la sua giornata campale. Obiettivo: razziare per prima le boutiques preferite bruciando sul tempo le Lanzichenecche rivali. Abbigliamento: casco da minatore per catapultarsi a testa bassa nella mischia infernale; parastinchi chiodati anti-sgambetto; telescopio per avvistare l'unico capo taglia 44 rimasto sugli scaffali dell'Emporio Armani. Arma segreta: un thermos di caffè bollente, per rinfrancarsi nella coda, o per disperderla usandolo come molotov. Un ultimo sguardo alla mappa della città, costellata di bandierine corrispondenti ai negozi più appetibili, e, in un'alba gelida, si precipita fuori.
5.30 Prima delusione: davanti alle boutiques ci sono già file di clienti intirizzite stile «Centomila gavette di ghiaccio». Crudele beffa per le signore in coda da ore davanti ai negozi di calzature: all'apertura, molte si troveranno i piedi congelati e saranno costrette a farseli amputare. Per non sprecare la giornata, ripiegheranno su una vendita promozionale all'Emporio della Protesi. Verso le nove, una sconosciuta, scavalcata disinvoltamente la fila, si avvicina all'ingresso e viene linciata dalla folla inferocita. Un vigile, accorso troppo tardi, riesce solo a raccogliere le ultime parole della disgraziata: «Sono la commessa, volevo aprire il negozio».
10.00 Le prime avanguardie già si ritirano cariche di bottino, le acquirenti meno bellicose sono ancora a mani vuote, ma con gli abiti a brandelli in un attualissimo stile tex-clochard. La nostra saldista finora è riuscita ad arraffare solo una camicetta imitazione Versace, e solo grazie ad un uppercut imitazione Tyson. Aveva messo gli occhi su un paio di jeans, ma quando ha provato a metterci anche le cosce è stato un disastro.
12.30 La forzata delle svendite, a furia di ravanare fra cumuli di indumenti, presenta già ustioni di terzo grado sulle palme delle mani. Entra nei camerini con bracciate di roba, per scoprire che non le va bene, non le sta bene o ce l'ha già uguale, ma compra tutto, compreso un sottanone coi volants di pizzo che su Nicole Kidman fa tanto «Moulin Rouge» e su di lei fa tanto «Mulino del Po». Però l'ha conquistato calpestando a morte diciotto concorrenti, e questo basta.
15.00 Incurante dei morsi della fame, la saldista tenta l'incursione in uno store di scarpe trendy, malgrado sappia che in tempo di saldi hai qualche chance di trovare il tuo numero solo se possiedi fettoni da Olivia o moncherini da Barbie. L'impavida si sforza ugualmente di introdurre il suo piede 38 in uno stivaletto sadomaso 35, «tanto cede», assicura la commessa, riferendosi non si sa se allo stivale o al metatarso della sciagurata. Cedono entrambi.
17.00 Zoppa ma non doma, la signora sfida il reparto donna della Rinascente, dove ferve il combattimento nella sezione cappotti. Giusto in tempo per vedere il caban che cercava da una vita insidiato da due diciottenni allupate. Le stende con poche mosse di ju-jitsu e, con la preda in bocca, scivola carponi fra le gambe delle clienti verso la cassa. A un palmo dalla meta, una pedata sull'occipite le procura un lieve obnubilamento, e al momento di digitare il codice del bancomat le viene in mente solo la data della battaglia di Custoza. Al terzo tentativo fallito, il caban viene assegnato alle diciottenni trionfanti.
19.30 La guerriera del ribasso si accascia stremata sulla soglia di una boutique. Una visione: il negozio è stranamente vuoto, ma trabocca di abiti stupendi e in tutte le misure. Lei si dà al saccheggio più sfrenato, convinta di essere giunta al Paradiso riservato alle martiri dei saldi. La commessa la informa che si tratta di «nuovi arrivi» a prezzo intero solo quando la disgraziata ha firmato ad occhi chiusi lo scontrino della carta di credito per un totale pari al cachet di Gisele Bundchen.
21.00 In una mesta sinfonia di saracinesche, scatta per le saldomaniache l'ora del «tutte a casa». La nostra eroina, oberata di borse come un portatore nubiano, raccoglie le ultime energie per affrontare l'ultima prova: entrare nella metro. Respira a fondo, si imbozzola nelle sue sporte e si butta rotoloni giù per le scale (quelle mobili sono fuori servizio) fino al binario. Causa l'eccesso di involucri, rischierebbe di rimanere stritolata dalle porte del convoglio se non fosse per un provvidenziale scippatore che la alleggerisce di parte del carico. Cullata dal treno, crolla sotto i sedili in un sonno di pietra da cui la sveglieranno a mezzanotte gli addetti alle pulizie dei treni. Si rialza col sorriso sulle labbra. Dopotutto, domani è un altro shopping.

Posted by Lia Celi at 04.01.02 02:30
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