15.02.04

Diario di una mamma imperfetta: il lettone

Nel gergo dei siti Internet, la sigla Faq sta per Frequently Asked Question, ovvero domanda posta frequentemente.
Se esistesse un sito dedicato alle mamme dai tre figli in sù, in cima alla lista delle Faq ci sarebbe: "Ma alla sera come si fa a metterli a letto tutti?". Si fa, si fa. Basta metterli tutti in posizione orizzontale e aspettare che crollino.
A rischio di farmi radiare dalla lista dei collaboratori di Insieme, lo confesso: non sono ancora riuscita ad insegnare alle mie figlie (nemmeno alle più grandi) ad addormentarsi da cristiane. Mi spiace disilludere chi credeva che io avessi felicemente archiviato la pratica quando Emma aveva due anni. La pratica non è stata archiviata, ma semplicemente insabbiata, quando ho cominciato a ricevere lettere inviperite di mamme che mi accusavano di dare il cattivo esempio perché non avevo ancora circondato il lettone di filo spinato.
A tre anni e due figlie di distanza, alcuni risultati positivi li ho raggiunti: Emma e Gioconda non insidiano più il letto dei genitori, ci lasciano abbastanza tranquilli quasi tutte le notti, e Iris ha già capito da molto tempo che di notte si dorme, salvo qualche poppatina sonnifera. Detto così sembra la perfezione, e, alla lettera, è verità sacrosanta. Ma questo non significa che le mie figlie abbiano imparato a passare tutta la notte nel loro letto. Anzi, nella nostra famiglia l'unica vera regola notturna è che nessuno si sveglia mai nello stesso posto in cui si è addormentato.
Ecco la cronologia di una notte-tipo, e scandalizzatevi pure.
Ore 21.30: accompagno Gioconda ed Emma nei rispettivi giacigli, preventivamente accostati, e mi sistemo nel mezzo con Iris che poppa, finché non vedo sei palpebre abbassate.
Ore 22: cerco di resistere al sonno quel tanto che basta a trasportare Iris addormentata nel suo lettino, in camera nostra, e mi piazzo al computer per un po' di lavoro extra.
Ore 24: Iris piagnucola, la prelevo dal lettino per consolarla nel letto grande con un po' di latte e subito crolliamo entrambe, cercando di lasciare una piazza libera per Roberto.
Ore 1.30 circa: Gioconda lascia il suo letto e sconfina in quello della sorella occupandone i tre quarti.
Ore 2:
Emma quatta quatta arriva in camera nostra, tira fuori da sotto il lettone il materassino gonfiabile targato Barbie e ci si sistema, senza svegliare nessuno. Rimarrà lì fino al mattino.
Ore 3:
leggera come un grizzly, sopraggiunge Gioconda, che invade rumorosamente il lettino di Iris (vuoto, per fortuna) e si riaddormenta da sola vuotando un biberon di succo di frutta.
Ore 4: Roberto, esasperato dagli scricchiolii provenienti dal materasso di Barbie, si alza e va a concludere la notte in santa pace nel letto di Emma.
Osservazioni:
1) ormai Iris la sera si rilassa solo quando vede vicino a sé non solo la mamma, ma anche entrambe le sorelle; 2) la povera Gioconda è in piena sindrome della sorella di mezzo, e il suo nomadismo nei letti di Emma e Iris è una trasparente metafora delle sue difficoltà esistenziali; 3) quanto alla primogenita, beh, ha semplicemente ereditato la fatale tara di sua madre, che ogni notte si intrufolava in camera dei genitori e ha smesso solo intorno agli otto anni.
Si domanda: quanto resisterà il povero babbo a questo turbinoso valzer di materassi? Quando i nostri amici raccontano le imprese sonnifere dei loro figli ("Ieri sera è crollato alle otto e si è alzato stamattina alle dieci!" "Quattro ore filate di sonnellino, ti rendi conto?", "E' andata a letto da sola, e stamattina ho faticato a svegliarla!"), i suoi occhi si riempiono di lacrime. Dopo, a casa, scatta fra noi il rimpallo di responsabilità: "E' colpa tua, le hai abituate male!" "Sì, ma tu non ti sei mai imposto!" e via battibeccando, finché non ce la prendiamo unanimemente col Destino che ci ha dato tre figlie dal sonno inquieto.
Tanto vale prenderla con filosofia: prima o poi le bambine impareranno a dormire da sole, e io e Roberto dovremo riabituarci a dormire in due... o saranno le figlie, molto meno tolleranti di noi, a cacciarci via dalla loro camera.

Ottobre 2003

Posted by Lia Celi at 15.02.04 00:04
Comments

Come vi capisco, da noi è sempre capodanno! La bella cameretta tre letti di Semola e la Belva rimane sempre vuota...il lettone, invece, si riempie... a noi non servono piumoni..se penso che tra un po' non sarà più così, divento triste...stiamo stretti ma felici. Si dorme mooolto poco, ma siamo felici. Un bacio a tutti voi da noi 4 nel lettone.

Posted by: MAMMINA at 15.02.04 10:59

bellissimi siete :-) io e pulp ci siamo pure commossi dalla descrizione notturna di casina verde!

Posted by: vesnuccia at 15.02.04 13:35

Non so quanti anni hanno le tue figlie,ma la mia che ha 11 anni ,ogni tanto me la ritrovo nel lettone.Ti auguro una buonanotte meno movimentata :)

Posted by: arimar at 15.02.04 22:09

oddio, come vi capisco! ma leggi qui cosa capita a me invece (http://piccolacanaglia.splinder.it/1055240167#307617); per me la notte è proprio piccola poi: risvegli continui e ...mai una volta che chiamasse papàààààà!!

Posted by: iuma at 16.02.04 12:27

Anche noi facciamo parte della banda del lettone. Con buona pace di tutti i teorici del "Big no no", però a noi piace contenderci il fagottone durante la notte...:-D

Posted by: NDV at 16.02.04 12:31

noi ai lati e i piccoletti al centro: loro due si abbracciano sempre mentre dormono...e io al mattino, dato che sono la prima ad uscire di casa, me li guardo un po' (dopo averli sbaciucchiati tutti e tre) e faccio una gran fatica a lasciarli lì, beati nel lettone...Mi ci ritufferei!

Posted by: MAMMINA at 16.02.04 13:14

LA VITA E' UNA CASSATA
Dio come passa il tempo!!
Ti ho lasciata per fondare "Il Recidivo" e tu aveva in animo di impalmare quell'anima lunga del Grassili ed ecco ti ritrovo con tre figli.
Ma quanti anni ha Clarence?
Un abbraccio
Aldo Vincent
Il Gelataio di Corfu'
cassate.blog.excite.it

Posted by: Aldo Vincent at 17.02.04 06:46

@tutti: non ho mai capito perché proprio i bambini debbano dormire da soli, mentre noi grandoni abbiamo il diritto, sancito dalla legge e dalla religione, di starcene a letto in compagnia. I cuccioli non dormono lontano dai genitori, no? Verrà, verrà anche troppo presto il giorno - anzi, la notte - in cui non avranno più bisogno dei nostri abbracci e del nostro calore... o (sigh) li cercheranno altrove. Comunque ho dovuto aggiornare il vecchio proverbio "dormi con i cani, ti svegli con le pulci" in "dormi con Emma e Gioconda, ti svegli con i lividi". Perché i giovani scalciano così tanto? :-)

Posted by: lia at 17.02.04 10:36

marta per me è una tentazione e un alibi di ferro allo stesso tempo, a volte arriva alle 7.00 nel letto, io penso: "Non scendo ancora, è così bello stare vicini nel letto" e TATAN dormo fino a delle ore indecenti, tipo le 9.00. Non capita molto spesso, ma devo dire che è un autentico piacere.

Posted by: comidademama at 18.02.04 21:15

Anche a casa nostra, in 4 per ora, la notte è peggio di una stazione ferroviaria e ho l'impressione che che appena arriverà il " Quinto Elemento" saremo meglio di un aereoporto...

Posted by: stregabionda at 22.02.04 18:40

@comida: è un piacere sanissimo, per lei e per te. E vuoi sapere l'ultima? Al mattino, se Gioconda non si è fatta ancora vedere, io scivolo in camera sua e la trasferisco nel letto di Emma (più capiente). Indi mi ci infilo anch'io e la abbraccio per un'oretta sonnecchiando... @strega: dipende dalla corpulenza e dalla placidità dei cinque elementi. Noi non ce l'abbiamo fatta, e ci distribuiamo in varie combinazioni nei giacigli della casa - unica costante, il bebè nel lettone.

Posted by: lia at 22.02.04 19:12

Wow!!!Non ci posso credere di aver trovato finalmente un sito tutto tuo!!!Ho appena finito di leggere insieme di marzo e voi tre siete una meraviglia nella nuova foto!!E come ti somigliano!!!!ma c'era roberto all'atto del concepimento???cmq mi aggrego anch'io alla schiera del "almeno "accattiamoci"un letto modello americano KING SIZE!!!".Ma trovate romantiche anche le sberle in pieno viso,la sua dolce testolina puntata contro la vostra spina dorsale,la lotta per un pezzo di coperta visto che il vostro pargolo c'ha le caldane a tutte le ore????baci a tutti!!

Posted by: Daniela at 25.02.04 17:26

Ops...voi 4!!!..ahem...

Posted by: Daniela at 25.02.04 17:27

@daniela: credimi, la somiglianza emerge solo nelle foto, io continuo a pensare di essere la meno rappresentata della famiglia nei tratti somatici delle mie figlie. Ci vedo le facce di mio marito e sua sorella, di mio padre, di mia nonna e di mio zio, ma di me non vedo traccia. E meno male, visti i complessi che mi hanno afflitto fino a tarda età!

Posted by: lia at 25.02.04 22:28

Ehi Daniela! Giuro che c'ero!!! :))

Posted by: Roberto at 25.02.04 23:17

lia le tue parole sono sacrosante verità....
ma dal blog di mammenellarete sei mai passata??un saluto!

Posted by: ago at 03.03.08 11:37

Non parlo da mamma ma da figlia, ho dormito nel lettone dei miei, e quando me lo impedivano sullo scendiletto lato mamma...fino a quando nn è nato mio fratello:avevo 11 anni!
Non ho turbe sessuali di nessun tipo ed ora che sono mamma capisco che anche se fa caldo, si sta scomodi e stretti...è bello voltarsi ed abbracciare il proprio cucciolo, pensando al futuro quando non ci vorrà più stare e tirando un sospiro perchè siamo ancora nel presente!

Posted by: tatiana at 26.05.08 17:03

Ciao, vorrei consigliarvi un sito in cui troverete tantissimi consigli per affrontare la vita da mamme. Si possono ricevere degli omaggi per il tuo bambino e partecipare a divertenti concorsi a premi. Le tematiche affrontate nel sito sono tantissime.

www.mammamoderna.com

Posted by: claudia at 26.06.08 09:29

Ciao Lia, proprio ieri ho stretto la mano a Roberto alla Blogfest e stasera, mentre navigavo, mi sono dett "Ma Il Grassilli è il marito della Lia!" e sono finito qui a trovare conferma. E ho letto il post. Ebbene, io da emigrante notturno ci vivo (4 femmine+domestic partner) e vago alla ricerca di luoghi ove poter riporre le mie stanche ossa, ma trovo la cosa divertente ed anche creativa. Sono stato sorpreso (e fotografato) nella vasca da bagno con un plaid che sorridevo nel sonno. Ci siamo riproposti tante volte di usare il polso di ferro, ma alle 3 di mattina e con le ossa rotte si diventa molto elastici. :) Non dormo otto ore dal 1492 circa, e assomiglio più a Kung-Fu anda che non ad un essere umano, ma molto sottovoce devo confessarti che mi piace. Inoltre se mai tentassi di affermare il mio strapotere e mi ficcassi nel lettone di forza, durante la notte i miei reni verrebbero macinati a suon di pedate o mi ritroverei con una bella pisciatina omaggio della piccola, per cui gioco di rimessa. :)
Fatti forza, cresceranno.

Posted by: Diego at 14.09.08 22:55

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BUONGIORNO SN LA MAMMA DI EMANUELE LO BUE
RINGRAZIO DI CUORE KIUNQUE POSSA AIUTARE
IL MIO ANGIOLETTO
ELEONORA CRESPI
333 2915 163

Ema ammiratore del grande eroe Salvo d'acquisto.

Leggete la storia qui elencata:

La storia del Piccolo Carabiniere


28 settembre 2000: nasce Emanuele


La storia di mio figlio inizia come quella di tutti i bambini. Nasce da un amore e cresce in una famiglia come tante: mamma, papà, una sorella più grande, i nonni, gli zii.


E’ un bambino come gli altri, un angioletto pieno di vita e di cose da fare. Va a scuola volentieri, a quattro anni comincia a suonare il pianoforte, studia l’inglese, fa karate, gioca a calcio. E’ appassionato di astronomia e legge i libri di Margherita Hack, che lui chiama “la signora delle stelle”.


Da grande vuol fare il carabiniere. L’ha deciso il giorno in cui ha visto il film su Salvo D’Acquisto, quello con Massimo Ranieri. Dice che un carabiniere deve parlare l’inglese per svolgere indagini internazionali e deve essere un campione di karate per combattere contro i nemici. Perciò studia e si impegna al massimo. Tutti i giorni vuole passare davanti al monumento di fronte alla caserma di Cologno Monzese intitolata a Salvo, a due passi da casa nostra. E ogni 23 settembre (anniversario dell’eroico sacrificio di D’Acquisto) e ogni 25 aprile gli porta un mazzo di fiori.


Primavera 2007


Emanuele ha 6 anni. Frequenta la prima elementare. A marzo cambia scuola. Nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui si trova subito bene, è felice.


Studia. Corre la Stramilano. Il 17 maggio farà il suo secondo concerto di pianoforte. Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate.


10 aprile 2007: mattina


Mio figlio ha mal di pancia. Viene il dottore e ci consiglia di andare al pronto soccorso.


Ospedale San Raffaele. Pronto soccorso. Attesa. Visita. Attesa. Esame. Attesa. Altro esame. Passano così otto ore.


Emanuele ha paura, è tutto nuovo per lui, non ha mai visto un dottore finora. Si sforza di restare tranquillo, vuol fare l’ometto. Solo lo sguardo impaurito tradisce la sua ansia. Lo tranquillizzo. Si fida di me, purtroppo, sono la sua mamma! Vuol fare il bravo: otto ore di visite e controlli senza un capriccio e senza mai dire no.


Finalmente la diagnosi: appendicite. Bisogna operare. Subito.


Lo accompagniamo in sala operatoria, mio marito e io. Lui ci arriva sulle sue belle gambette sane e forti. Sale da solo sul lettino. E’ impaurito ma non versa una lacrima.


10 aprile 2007: tarda serata


Tutto è pronto. Gli do un bacio. L’ultimo.


Aspettiamo in pediatria. Il lettino è pronto da ore. Nessuno ci dice niente. Preoccupazione. Ansia. Panico!


Ma ecco quattro dottori in camice. Chi sono?

“Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!”

Cosa? Che vuol dire? Aspettate! Se ne vanno.


Noi non capiamo. Cos’è successo? Un problema! Che problema? Ossigeno? Cervello? CHE VUOL DIRE? Nessuno ci spiega niente. Incubo! Il pensiero si ghiaccia. Poi esplode.


Terapia intensiva


Corriamo al reparto Terapia intensiva. Qualcuno ci ha detto che nostro figlio è là. Ci precipitiamo. Porta chiusa. Suoniamo il campanello. Entriamo: Emanuele!

Intubato. Aghi nel collo, nelle braccia, nelle caviglie. Il torace blu per colpa del defibrillatore.

Nudo, coperto solo da un lenzuolo, livido, martoriato come il Cristo del Mantegna.

E tutti quei rumori, di quelle macchine che lo tengono in vita.


Ricordo che pensavo “speriamo che non l’abbiano lasciato solo e che non abbia sofferto”.

Non mi rendevo conto. Non è possibile! Perché al mio angelo?


Aveva ancora i capelli. Il sabato successivo glieli hanno rasati.


Cos’è successo?


Perché gli sono mancati 15 minuti di ossigeno? Non si sa. Il fatto è che senza ossigeno i neuroni sono morti a grappoli. E da lì è finito e cominciato tutto.


Quattro giorni dopo


Nel pieno dell’incubo!

Devono trapanargli la testa per misurare la pressione endocranica (dentro il cranio) che sale vertiginosamente. Emanuele è in pericolo di vita. Gli asportano d’urgenza la teca frontale, l’osso della fronte. Lo rompono in più pezzi altrimenti il cervello non troverebbe spazio per aumentare il proprio volume. Si sta espandendo, si gonfia, si gonfia, come un pallone e adesso che c’è solo la pelle a coprirlo, sporge all’infuori.

Terribile? Spaventoso? Atroce? Non c’è una parola sufficiente.

Rimarrà così per tanti mesi. In costante pericolo di vita. Continuamente lo sottopongono all’ipotermia, cioè gli abbassano la temperatura del corpo per controllare meglio la situazione. Succede di tutto. Gli fanno anche una trasfusione e gli somministrano farmaci. Molti e molto potenti.

Non scorderò mai più in tutta la vita il suo pianto continuo. Lo sento appena si aprono le porte di Terapia intensiva. E’ l’unico che piange. Lui vuole la sua mamma ma io non posso stargli accanto se non negli orari permessi. Perché ci sono le regole.


28 maggio 2007


Emanuele viene trasferito alla clinica La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Lecco.

Altra sofferenza! Per stargli accanto devo affidare ai miei genitori mia figlia di 13 anni, mentre mio marito vive con me in clinica e passa le notti in un appartamento in affitto. Le spese, e sono molte, a carico nostro.

Emanuele ha la fronte gonfissima perché il cervello è fuoriuscito ormai dalla cavità cranica e non è ancora tornato alle sue dimensioni normali.


Bosisio Parini: clinica di riabilitazione


E’ un mondo a parte. La valle della sofferenza dei bambini. Emanuele piange, piange. Viene alimentato artificialmente con un sondino naso-gastrico, la testa fasciata. Una sofferenza indicibile! Passano i giorni, i mesi.

Gli tolgono le bende. E’ senza capelli, rasato a zero. Una cicatrice immensa, larga un dito. Sembra un’aureola. La pelle tenuta insieme da una cucitura e da graffette di metallo come quelle per i documenti. La ferita è fresca. Ci fanno raccomandazioni, non bisogna toccarla: rischio infezioni. Le medicazioni sono dolorose.


Inizia la fisioterapia, per evitare l’atrofia di muscoli e nervi, e la logopedia, per cercare di recuperare e mantenere la capacità di deglutizione, che per il momento non sembra compromessa del tutto.


Emanuele non fa altro che piangere. Non parla, non ride più, non suona più il piano, non gioca, non studia. Non può più fare niente di tutto ciò che faceva prima di quel 10 aprile maledetto. Gli hanno spezzato le ali della vita!

Non ha più alcun diritto, tranne quello di soffrire e di piangere.

Ogni movimento è sofferenza. Emanuele piange continuamente, forse anche solo per comunicare. Chissà.


Settembre 2007: inizio del mese


Emanuele viene portato di nuovo al San Raffaele. Arriviamo il lunedì alle 15 e facciamo non poca fatica ad organizzarci perché spostare il bambino e coordinare per giorni i vari controlli, i pasti e tutto il resto non è facile.


Mercoledì

Operazione per rimettere al suo posto l’osso autologo, vale a dire l’osso frontale di Emanuele. L’intervento dura tutta la mattina.


Giovedì Giornata tranquilla.


Venerdì

Gli mettono la PEG per l’alimentazione artificiale: un tubicino che attraverso l’addome porta il cibo alla stomaco. Due giorni di vomito a causa dell’anestesia e tantissimi altri problemi. Le informazioni sono latenti.


Lunedì

Torniamo a Bosisio. Io e mia mamma con Emanuele, mio marito a casa con nostra figlia.

Fra fisioterapia, logopedia, alimentazione e tutto il resto si sta in ballo da mattina a sera e anche la notte e bisogna essere in due per darsi il cambio. Perché Emanuele ha bisogno di tutto: quindi non ci possiamo permettere neanche un minuto di disattenzione.


4 ottobre 2007

Inizio uno sciopero della fame per ottenere attenzione e riuscire così a scoprire se c’è un qualche posto al mondo dove possano curare Emanuele e farlo migliorare il più possibile.

Tante promesse e tanto fumo. La realtà è che siamo soli e abbandonati a noi stessi. Tutti si aspettano da noi rassegnazione e pensano senza dircelo “portatevi a casa vostro figlio e arrangiatevi, che tanto così rimarrà per sempre”.

Quando chiediamo informazioni e aiuto tutte le porte ci vengono sbattute in faccia.

Nel frattempo ci alterniamo al capezzale di Emanuele perché anche nostra figlia ha bisogno della sua mamma.


Riesco ad ottenere qualche passaggio TV e qualche articolo. Le cose si muovono. Con l’aiuto di tante persone contattiamo centri europei e americani e raggiungiamo anche un dottore inglese che con un certo farmaco risveglia i pazienti dal coma neurovegetativo. Sotto stretto controllo medico lo proviamo su Emanuele, ma purtroppo non fa effetto.


12 dicembre 2007


Vogliono dimettere Emanuele ma gestirlo a casa sarebbe impossibile, gli spazi non sono ancora adeguati, dobbiamo fare tanti lavori, dobbiamo attrezzarci, c’è bisogno di tante cose. Secondo sciopero della fame: Emanuele rimane a Bosisio.

Passano i mesi. Contattiamo altri centri, riceviamo risposte e informazioni. Finalmente entro in contatto con una mamma italiana che sta curando suo figlio in Florida, negli USA.

Grazie all’aiuto di tanti amici, gente comune che vuole aiutare Emanuele, raccogliamo i fondi necessari per la terapia.

22 Aprile 2008


Partiamo per gli States!

Un volo umanitario, organizzato dall’Aeronautica Militare, ci porta a Fort Lauderdale dove, così come molti altri bambini italiani, Emanuele viene curato: ossigenoterapia (per fornire il “carburante” ai neuroni), fisioterapia intensiva (per stimolare una possibile ripresa), logopedia (per abituarlo di nuovo a mangiare da solo), terapia cranio-sacrale (utile per mantenere la funzionalità del corpo e degli organi interni).


15 Ottobre 2008


Rientriamo, per mancanza di fondi, con un nuovo volo umanitario.


Oggi


Emanuele è a casa. Ha bisogno di ore e ore di assistenza e cura giornaliera, ma le istituzioni, pur facendo del loro meglio, garantiscono solo una piccola parte del necessario. Purtroppo i malati allettati sono numerosi e molti sono bambini.

Noi facciamo di tutto per aiutare nostro figlio, e tante persone comuni, amici ma anche sconosciuti, ci aiutano come possono. Il buon cuore però non basta, ci vogliono fondi. Le esigenze sono moltissime, tutte cose assolutamente indispensabili.

Purtroppo questa è la vita reale.


Emanuele da grande voleva fare il carabiniere e servire la Patria …


SALVIAMO EMANUELE!

Tutti insieme. CONTRIBUITE ANCHE VOI!


Informazioni dettagliate e contatti diretti con la famiglia sul blog WWW.SALVIAMOEMANUELE.BLOGSPOT.COM


C/C 500

intestazione: Salviamo Emanuele

coordinate bancarie: IBAN IT22 D 05584 32970

Banca Popolare di Milano, filiale di Cologno Monzese (MI)


333 2915163


GRAZIE! di cuore dalla famiglia Lo Bue

Posted by: eleonora at 15.12.08 00:53

c'è un blog dove l'autore inserisce ogni giorno una favola nuova, magari da leggere la sera. Ne sito linkato ci sono anche i file con le favole raccontate a voce. Grande!

Posted by: roberta at 27.03.09 15:48
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