27.02.04

Influenza: in medio stat virus

Sei al cinema, in ufficio, o nella metro affollata di volti anonimi. Tu non la vedi, ma lei ti ha adocchiato, e ti senti strano. Poche ore dopo siete a letto insieme. Sai benissimo che per lei non sei il primo: se la sono già fatta tutti i tuoi amici, la tua fidanzata, il tuo nipotino di sei anni e qualche milione di italiani, stando a quel che dice il tiggì. Ma nessuno se la prende, perché lei, l'influenza, prima o poi la prendono tutti. Più che un'epidemia, una stakhanovista del malanno stagionale che ogni autunno sbarca in Europa dal lontano Oriente, e se ne va in primavera, quando le scade il permesso di soggiorno. Se non vuoi che si accorga di te, o se hai già il tuo daffare con i raffreddori e la bronchite cronica regalati da umidità e smog cittadino, puoi scegliere fra le tre possibilità indicate qui sotto. Però dopo non dire che non ti avevamo avvertito.

IL VACCINO. Lo fanno in pochissimi, perché un'inverno senza influenza è come un dicembre senza Natale, e poi perché tre giorni di relax e spremute sgonfiano più di una settimana alle terme. Va detto che il vaccino ti protegge da un solo virus, in genere il più fesso fra gli ottocento bacilli para-influenzali in circolazione. Il vero casino è sbarazzarsi degli altri settecentonovantanove virus troppo furbi per farsi incastrare in una provetta. Abbandonato il traffico illecito di febbroni e maldigola, caro alle vecche cosche virali e ormai smantellato dalla Squadra Antipiretici, le influenze dell'ultima generazione hanno cambiato bersaglio: ti devastano l'apparato gastrointestinale all'insignificante temperatura di trentasei e sette. Risultato, stai da cani ma siccome la febbre non c'è ti senti in dovere di uscire lo stesso, contagiando a tutta birra amici e colleghi. Inutili i farmaci: se in due-tre giorni il virus non sloggia da solo, viene linciato da una ventina di colleghi bramosi di sostituirlo. Sù col morale: dopo venti para-influenze in una stagione, hai il diritto di cucirti una stellina sul pigiama.
RIVOLGERSI AL PROPRIO MEDICO. Come no! E' più difficile beccare lui che il sei al Superenalotto, considerato che devi condividerlo con altri milleduecento pazienti, in maggioranza anziani, per i quali andare dal dottore è rimasto l'unico svago quotidiano da quando Raiuno ha soppresso il programma di Paolo Limiti. Ai primi sintomi ti infili nell'ambulatorio (dal latino "ambulare", passeggiare: già nell'antica Roma non c'erano mai abbastanza sedie per tutti i pazienti e si ingannava l'attesa girellando sù e giù). Naturalmente, è già gremito fin dall'alba di vegliarde catarrose e nonnetti valetudinari che si sfruculiano reciprocamente le analisi delle urine. Quando arriva il tuo turno l'influenza ti è già passata, ma a forza di sentir parlare di morbi incurabili, ricoveri d'urgenza e asportazioni varie, sei caduto in depressione e devi farti prescrivere il Prozac. Visite a domicilio? Ah ah ah. Oggi i medici curanti si scomodano solo dalla polmonite in sù, e chiedergli di visitare un banale influenzato è come domandare a Picasso di verniciare un paracarro. Puoi sperare di vedere un dottore al tuo capezzale solo se hai la febbre a 41°; tanto vale arrivare a 42°, così insieme al medico vedrai anche Elvis e Padre Pio.
CURE NATURALI. Male non fanno, e poi in erboristeria c'è sempre meno fila che in farmacia. C'è chi assicura che trenta gocce di propoli ogni mattina mettono al riparo dal contagio; il problema è che devi prenderle senza interruzione da almeno vent'anni, se no ciccia. Per un'azione rapida, se l'aspirina ti sembra troppo global prova con un cucchiaio di tintura di echinacea, la cui efficacia è stata dimostrata anche da test clinici: non contiene alcun principio attivo, ma il suo sapore contorce il volto del paziente in smorfie così agghiaccianti che in effetti i virus se la danno a gambe terrorizzati. Molti si affidano ai rimedi omeopatici, anche se azzeccare il giusto orario di assunzione (vanno presi quattro volte al dì, lontano dai pasti, tre ore dopo il caffé e due prima del tè, mai prima di essersi lavati i denti o dopo una sigaretta, ecc.) è già da solo causa di nausea ed emicrania. Forse i rimedi della nonna restano i più affidabili: a tener lontano il virus dell'influenza sono sufficienti due arance al giorno. Se poi hai una buona mira, ne basta una.
(gennaio 2002)

Posted by Lia Celi at 27.02.04 23:22
Comments

Me la prenderei volentieri una bella influenza; 3 giorni almeno di letto e 2 di convalescenza: è l'unico modo per saltare una settimana lavorativa intera. Se il virus avesse la benevolenza di venirmi a far visita, gli proporrei questo programma: al mattino colazione a letto, film su SKY (o su PC o DVD); telefonata in ufficio per sapere come vanno le cose, ma facendo attenzione a mantenere un tono di voce molto sofferente. Pranzo a letto e riposino pomeridiano. Seguire l'apertura di Wall Street e l'andamento dei miei titoli; quando volgono al rosso (cosa che capita regolarmente, ahimè), mi farei un giro per i blog per tirarmi su di morale (Bendix è il primo della lista, Signora Lia, anche se lei centellina le sue perle). Un po' di sport su SKY prima di cena (sempre a letto perchè di sera la temperatura sale e bisogna riguardarsi). Niente compiti con i ragazzi, permesse le telefonate, il sesso non è controindicato. Sarà per questo che virus e microbi vari mi scansano sempre e non becco una malattia infettiva da 20 anni?

Posted by: Bongo at 28.02.04 12:40

Sei più fortunato di me, carissimo (a proposito, Signora Lia mi ricorda una tremenda canzone di Baglioni, ti prego dammi del tu): io da giovane, quando potevo poltrire a volontà, non mi ammalavo mai, adesso sono diventata il centro d'accoglienza per tutti i virus e i bacilli che le mie pargole raccattano a scuola (è il bambino dell'asilo il vero untore moderno). Si dà il caso che alle madri è proibito stare a riposo, quindi devo farmi tutti i malanni in piedi, dopandomi di tachipirina in dosi da cavallo. Vaccinarmi? Certo, ma dal '98 a oggi sto sempre allattando qualcuno, e il vaccino è controindicato a noi balie. Non mi resta che aspettare con fiducia la primavera!

Posted by: lia at 28.02.04 23:25

Sembrava anche a me che qualcosa non andava in quel "Signora Lia". Terribile la canzone e il suo autore. D'altronde, mi hanno insegnato che ad una signora si dà del tu solo se si è espressamente autorizzati dalla signora stessa. Ciao Lia e buona domenica. PS: Anche oggi c'è qualcuno a letto a casa mia, con la febbre. Purtroppo non io.

Posted by: Bongo at 29.02.04 08:49

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