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21.03.04

Le diete: una minaccia alla democrazia

Avete presente il finale della Maschera di ferro? Il gemello buono viene insediato sul trono e il suo doppio malvagio e dispotico finisce inchiavardato in una cella. Con la parola "dieta" è un po' la stessa cosa: lei regna, austera e benefica, sulle copertine dei settimanali patinati e sui nostri sensi di colpa, mentre nelle galere del linguaggio politico è incatenato il suo inquietante sinonimo: "regime". Proprio così, il vocabolario parla chiaro: dieta uguale "regime alimentare". Un regime autoritario, visto che per lo più consiste nell'eliminare dai pasti i cibi "sovversivi", soffocare i moti dello stomaco ed esercitare un controllo poliziesco su tutto ciò che passa nel piatto.

Come i regimi dittatoriali, le diete fanno promesse mirabolanti, pretendono l'accettazione fideistica di teorie non verificabili (il cioccolato fa ingrassare! il baccello di fagiolo assorbe i lipidi! chi mangia gorgonzola è perduto! spezzeremo le reni al tiramisù!) e hanno bisogno di additare ai sudditi un nemico: i grassi animali, le carni rosse, gli zuccheri composti o altre sostanze accusate di tramare nell'ombra contro la nostra forma fisica. Last but not least, le diete-regime troppo severe spesso crollano drammaticamente, rovesciate da una scorpacciata insurrezionale di gianduiotti o da un assalto notturno al piccolo, domestico Palazzo d'Inverno: il frigorifero.
Weight Watchers come Mein Kampf? Rosanna Lambertucci come Pol Pot? Non esageriamo. Quel che è sicuro è che fra molti beveroni "dietetici" e un bicchiere di olio di ricino l'unica differenza è il prezzo, sapore ed effetti sono identici. Ecco perché noi veri democratici dobbiamo diffidare di chi ci invita a "metterci a regime", anche se solo dietetico. E non importa se, guardandoci allo specchio in mutande, è forte la tentazione dell'autogolpe per mettere in riga quel corpo ciccioso e panciafichista, rammollito, come diceva Mussolini a proposito della perfida Albione, "dalla demoplutocrazia dei cinque pasti al giorno". Bisogna resistere all'impulso di fare di quella pancia sorda e grigia un bivacco per manipoli di germogli di soia e carote grattugiate. No, no: meglio indire un'assemblea costituente e modificare l'assetto istituzionale del menù possibilmente in tempo per l'ora di cena. Il sistema alimentare più equo dovrebbe essere un proporzionale non troppo secco, dove tutti i cibi sono rappresentati secondo la loro importanza nutrizionale, e concorrono al bene del corpo. Da scartare il modello francese (non c'è la pastasciutta) o il cancellierato alla tedesca (troppo calorico, basta guardare la stazza di Helmut Kohl), pericoloso il doppio turno in pasticceria. Il nostro obiettivo dev'essere una soluzione all'italiana, che lasci molto spazio ai verdi. Nel senso di ortaggi, naturalmente.
(aprile 1998)

Posted by Lia Celi at 21.03.04 02:28
Comments

Buona Primavera, Lia.

Posted by: Bongo at 21.03.04 08:45

really? is that it? :)

Posted by: nu to the net at 03.09.05 18:15

Bellissimo, questo lo linko al mio sito.
Dobbiamo cercare di avere di più: più forza, più entusiasmo, più energia,
NON DI MANGIARE DI MENO (E DIMINUIRE ANCHE MATERIALMENTE)

Posted by: la carampana intrepida at 05.09.05 01:14
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