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04.05.05

2001/Usa, coda ai botteghini per "The Piazza Fontana Witch Project"

NEW YORK. Tre ragazzi incuriositi da una leggenda vecchia di tre decenni. Una misteriosa sparizione. Un videotape amatoriale a base di omissis. Sommate gli ingredienti e avrete il cult-movie horror che ha seppellito perfino il recente «Mistero della Strega di Blair». E la cosa più stupefacente è che «The Piazza Fontana Witch Project» è un successo quasi esclusivamente italiano, giocato sul labile confine tra il reale e il virtuale. Il film si presenta come un documentario girato da tre studenti di liceo decisi a indagare su un inquietante fenomeno verificatosi a Milano il 12 dicembre del 1969, quando una banca situata in Piazza Fontana saltò in aria uccidendo sedici persone. Secondo un'antica superstizione ritrovata in una pergamena, si trattò di un attentato fascista organizzato con la complicità della Cia. I ragazzi, naturalmente, ci ridono sù e, più realisticamente, suppongono che si tratti della maledizione di una strega bruciata dall'Inquisizione proprio sul luogo dove poi sarebbe stata costruita la banca...

Ma, proseguendo nelle loro ricerche, documentate con la videocamera, scoprono che il confine fra realtà e leggenda è molto, molto più labile: si imbattono in finti suicidi dalle finestre della Questura, neonazisti veneti, ministri democristiani dalle orecchie a punta, giudici insabbiatori, trame golpiste. Un gorgo tenebroso che si conclude con la scomparsa dei tre protagonisti, lasciando nel pubblico un'angoscia difficile da esorcizzare. «The Piazza Fontana Witch Project» è il filmato amatoriale che mostra l'agghiacciante odissea dei giovani malcapitati: smozzicato, mutilato da potenze occulte, popolato di dossier fantasma e di piste inquietanti. «Non ho ancora capito se è verità o finzione, ma è la cosa più terrificante che abbia visto in vita mia -, dice una ragazza, pallida e stravolta, all'uscita di un cinema di Manhattan -. E' troppo poco parlare di "suspence". Qui c'è una vera e propria strategia della tensione». E un altro spettatore, esperto di cinema horror, non ha dubbi: «Una trama pazzesca, troppo paurosa per essere stata inventata solo da un pugno di dilettanti italiani. Si intuisce benissimo che il regista è americano».
(Clarence, Paginatré, autunno 2001)

Posted by Lia Celi at 04.05.05 23:21
Comments

Hai dimenticato di precisare a chi spettano le spese di produzione e distribuzione di questo “cult-movie horror”. Tiro a indovinare: alle famiglie delle vittime?

Posted by: Roquentin at 06.05.05 22:10

brava Lia!
pungente come sempre! se non ci fosse da piangere ...

Posted by: allylally at 07.05.05 20:03

Vabbè, ho riproposto una vecchia cosa scritta per Clarence, ma ero così giù che non mi è venuto fuori niente di nuovo. Non resta che sottoscrivere la profonda analisi di Elio: Italia sì, Italia no, la strage impunita, puoi dir di sì puoi dir di no, ma questa è la vita.

Posted by: Lia Celi at 07.05.05 23:08

Elio profeta in Patria! :-))

Posted by: hernando at 09.05.05 00:48

E io che, da milanese, ho sempre pensato che prima ci fosse il Verzée (cioè il mercato ortofrutticolo) al posto della banca... Bah, cantonate se ne prendono tante.
D'altro canto una piazza che prende il nome da una fontana senza nome... può anche tenersi stretta una strage con mandanti senza nome, con assassini senza nome con una giustizia senza nome.
Chissà mai che non ricominci il sacrosanto rito della strega bruciata (sperando di non essere io la prima, chiaramente)... magari le cose migliorano.

Posted by: Momyone at 12.05.05 01:11
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