“Il mio modello sarà Corrado”, aveva assicurato alla vigilia Giorgio Panariello. E fin dalla prima serata ha tenuto fede all’impegno: sembrava morto da dieci anni. Delusi anche Rocky e Birillo, i cani che da anni gli scrivono i testi. Il comico, che si è aggiudicato la conduzione del Festival per mancanza di concorrenza (il fattorino del bar dell’Ariston aveva già prenotato la settimana bianca e Silvio Berlusconi, oltre a condurre la gara, voleva vincerla in tutte e tre le categorie), è stato oscurato dalla spigliata Victoria Cabello, che ha portato a Sanremo tutto il brio di Mtv. Se portava da Mtv anche qualche cantante decente, era meglio…
- Conciliare l’impegno di valletta e quello di madre, miracolo possibile per Ilary Blasi, che ogni sera addormenta il suo bebè in camerino, poi va sul palco ad addormentare il pubblico. Unico problema, l’allattamento: il piccolo Christian reclama il suo seno ogni quattro ore, gli spettatori ogni due minuti, e la povera ragazza a mezzanotte è sfinita.
- Sulle canzoni in gara ha pesato la profilassi anti-aviaria imposta dal ministero della Sanità: ammessi solo cantanti cotti e canzoni completamente asettiche. Anna Oxa ha sfidato il conformismo cantando un estratto del programma dell’Unione, quello più comprensibile. La sua sobria mise da Crudelia Demon dopo una tromba d’aria ha sconcertato il pubblico, ma in compenso Luigi Tenco le ha chiesto un appuntamento.
- Calorosi applausi per Gigi Finizio e i ragazzi di Scampia, giovanissimi musicisti strappati a un destino da baby-criminali. A Finizio è giunto un commosso messaggio dai clan di Ciccillo ‘o Puorco e di Ninno ‘o Malamente, che ogni anno riempiono da soli tre quarti dell’Ariston: “Grazie, guagliò: a Scampia ‘sti piccirilli nun li riuscivamo mai a incastrà, e voi ce li avete portati accà a Sanremo”.
- John Travolta, primo ospite straniero, ha divertito i giornalisti al suo arrivo fingendo di non sapere chi è Giorgio Panariello. Risate ancora più travolgenti quando, in conferenza stampa, ha finto di sapere chi è Giorgio Panariello. La cordiale atmosfera si è raggelata quando a Travolta è stato presentato Ron. L’attore, convinto seguace di Scientology, l’ha scambiato per una grottesca caricatura di Ron Hubbard e se n’è andato offesissimo.
- Non c’è più religione, torna il Festival del Freddurista. Chi è la valletta più sacrilega? Ilary Blasfemi. E il comico più apprezzato dai taoisti? Tao Taocoli. Chi canta le preghiere dalla cima del minareto? Il minareitano. Qual è l’hit di Povia più gettonato nelle sinagoghe? “Quando i rabbini fanno oh”. Come si chiamava la moglie di Maometto? Madonnetta. A domani!
Dopo giorni di tumulti, la domestica dell´ex ministro delle Riforme smonta il caso della maglietta anti-islamica: "Mi de satira capissi no, ma de canotiere impatacade sì, pota". Vergogna: pur di giustificare in tivù i suoi indumenti impadellati di unto, Calderoli non ha esitato a far scoppiare uno scandalo internazionale: del resto, se sui media italiani uno così può essere scambiato per un ministro della Repubblica, uno schizzo di ragù può passare per una caricatura di Maometto.
Perfino il povero Bossi prende le distanze dal collega sbrodolone: "Io almeno ho la scusa delléictus". Amici libici, tornate alle vostre case: per lavare léoltraggio non serve il sangue, basta il Dash. Il dirigente leghista protesta: "Sono un uomo libero, nessuno può mettermi il bavaglino". Ora gli adoratori del Dio Po vogliono difendere le nostre radici cristiane: come paladini della fede, sono più credibili le Bestie di Satana. Ma Borghezio insiste: "Gesù Cristo era un padano purosangue: so per certo che la Maria e il Giuseppe erano di Nazarate, e lui è nato a Betlemmago di sopra".
"Mai essere scortesi con un arabo", cantavano saggiamente i Monty Python più di trent'anni fa (e, aggiungevano, "nemmeno con un israeliano, un saudita o un ebreo, o un irlandese, non importa in che modo"). La canzone finiva bruscamente con un'esplosione nella seconda strofa, dove si consigliava di non sfottere neanche "negri, italiani e crucchi". Alla profetica riflessione pythoniana sui limiti della satira, mi permetto di aggiungere un mio personalissimo link tra il farsesco e agghiacciante reality show planetario e un insignificante, trascurabile episodio di cronaca televisiva, risalente al lontano 1985...
Lo scandalo mondiale delle vignette anti-Islam riaccende in Europa la discussione sui limiti della satira: forse è meglio vietarla nei paesi a nord del Benelux.
Danimarca, il dramma di una nazione eccezionalmente progredita nei costumi, ma drammaticamente arretrata nel disegno umoristico: i primi graffiti rupestri risalgono al 1912 e i massimi campioni di comicità danese sono tuttora il principe Amleto e Soren Kierkegaard. La libertà d’espressione non si tocca, ma, potendo scegliere, preferiremmo rischiare la guerra santa per una vignetta di Altan che per le caricature xenofobe dei Forattini vichinghi: se quella è satira, Borghezio potrebbe essere un eccellente ministro degli Esteri.
Ora la Danimarca vorrebbe ricostruire il dialogo con gli arabi, ma disgraziatamente "Dialogo con gli arabi” è l’unica serie di mattoncini che la Lego non ha mai pensato di produrre. Forse l'arma più efficace per placare l’ira musulmana contro le ambasciate scandinave è diffondere sui media islamici la "Sirenetta” e la "Piccola fiammiferaia" di Andersen: straziati dalla commozione, i fanatici torneranno a casa in lacrime.