28.02.06

Panaryellow Submarine: giornale di bordo dal Festival dell’abisso/1

“Il mio modello sarà Corrado”, aveva assicurato alla vigilia Giorgio Panariello. E fin dalla prima serata ha tenuto fede all’impegno: sembrava morto da dieci anni. Delusi anche Rocky e Birillo, i cani che da anni gli scrivono i testi. Il comico, che si è aggiudicato la conduzione del Festival per mancanza di concorrenza (il fattorino del bar dell’Ariston aveva già prenotato la settimana bianca e Silvio Berlusconi, oltre a condurre la gara, voleva vincerla in tutte e tre le categorie), è stato oscurato dalla spigliata Victoria Cabello, che ha portato a Sanremo tutto il brio di Mtv. Se portava da Mtv anche qualche cantante decente, era meglio…

- Conciliare l’impegno di valletta e quello di madre, miracolo possibile per Ilary Blasi, che ogni sera addormenta il suo bebè in camerino, poi va sul palco ad addormentare il pubblico. Unico problema, l’allattamento: il piccolo Christian reclama il suo seno ogni quattro ore, gli spettatori ogni due minuti, e la povera ragazza a mezzanotte è sfinita.
- Sulle canzoni in gara ha pesato la profilassi anti-aviaria imposta dal ministero della Sanità: ammessi solo cantanti cotti e canzoni completamente asettiche. Anna Oxa ha sfidato il conformismo cantando un estratto del programma dell’Unione, quello più comprensibile. La sua sobria mise da Crudelia Demon dopo una tromba d’aria ha sconcertato il pubblico, ma in compenso Luigi Tenco le ha chiesto un appuntamento.
- Calorosi applausi per Gigi Finizio e i ragazzi di Scampia, giovanissimi musicisti strappati a un destino da baby-criminali. A Finizio è giunto un commosso messaggio dai clan di Ciccillo ‘o Puorco e di Ninno ‘o Malamente, che ogni anno riempiono da soli tre quarti dell’Ariston: “Grazie, guagliò: a Scampia ‘sti piccirilli nun li riuscivamo mai a incastrà, e voi ce li avete portati accà a Sanremo”.
- John Travolta, primo ospite straniero, ha divertito i giornalisti al suo arrivo fingendo di non sapere chi è Giorgio Panariello. Risate ancora più travolgenti quando, in conferenza stampa, ha finto di sapere chi è Giorgio Panariello. La cordiale atmosfera si è raggelata quando a Travolta è stato presentato Ron. L’attore, convinto seguace di Scientology, l’ha scambiato per una grottesca caricatura di Ron Hubbard e se n’è andato offesissimo.
- Non c’è più religione, torna il Festival del Freddurista. Chi è la valletta più sacrilega? Ilary Blasfemi. E il comico più apprezzato dai taoisti? Tao Taocoli. Chi canta le preghiere dalla cima del minareto? Il minareitano. Qual è l’hit di Povia più gettonato nelle sinagoghe? “Quando i rabbini fanno oh”. Come si chiamava la moglie di Maometto? Madonnetta. A domani!

Posted by Lia Celi at 11:55 | Commenti (0)

21.02.06

Ce n’est qu’un ragout:
Calderoli, macché vignetta satanica, era una macchia di sugo!

Dopo giorni di tumulti, la domestica dell´ex ministro delle Riforme smonta il caso della maglietta anti-islamica: "Mi de satira capissi no, ma de canotiere impatacade sì, pota". Vergogna: pur di giustificare in tivù i suoi indumenti impadellati di unto, Calderoli non ha esitato a far scoppiare uno scandalo internazionale: del resto, se sui media italiani uno così può essere scambiato per un ministro della Repubblica, uno schizzo di ragù può passare per una caricatura di Maometto.
Perfino il povero Bossi prende le distanze dal collega sbrodolone: "Io almeno ho la scusa delléictus". Amici libici, tornate alle vostre case: per lavare léoltraggio non serve il sangue, basta il Dash. Il dirigente leghista protesta: "Sono un uomo libero, nessuno può mettermi il bavaglino". Ora gli adoratori del Dio Po vogliono difendere le nostre radici cristiane: come paladini della fede, sono più credibili le Bestie di Satana. Ma Borghezio insiste: "Gesù Cristo era un padano purosangue: so per certo che la Maria e il Giuseppe erano di Nazarate, e lui è nato a Betlemmago di sopra".

Posted by Lia Celi at 10:42 | Commenti (3)

07.02.06

Never be rude to an Arab...

luotto90.jpg"Mai essere scortesi con un arabo", cantavano saggiamente i Monty Python più di trent'anni fa (e, aggiungevano, "nemmeno con un israeliano, un saudita o un ebreo, o un irlandese, non importa in che modo"). La canzone finiva bruscamente con un'esplosione nella seconda strofa, dove si consigliava di non sfottere neanche "negri, italiani e crucchi". Alla profetica riflessione pythoniana sui limiti della satira, mi permetto di aggiungere un mio personalissimo link tra il farsesco e agghiacciante reality show planetario e un insignificante, trascurabile episodio di cronaca televisiva, risalente al lontano 1985...

Più ci penso, più mi convinco che è cominciato tutto con Andy Luotto. Correva l'anno 1985, le torri gemelle svettavano ancora orgogliosamente nello skyline di Manhattan, gli Usa non avevano invaso l'Iraq e vendevano armi sottobanco all'Iran per finanziare i contras nicaraguensi, Osama bin Laden era ancora uno stimato palazzinaro saudita con buone entrature familiari nel clan Bush e Al Zarqawi era una matricola di medicina. La centrale dell'impero del male era ancora additata nel Cremlino, su cui sarebbe sventolata, ancora per qualche anno, la bandiera rossa. Gli italiani ancora facevano i lavori che oggi, potendo, non farebbero più nemmeno gli immigrati stranieri, la Lega sembrava un malriuscito spin-off dei "Gufi" di Gianni Magni, Berlusconi era solo l'arrembante tycoon milanese che regalava agli italiani "Sentieri", le tettone di "Drive In" e i trionfi del Milan, venerato nei pensierini sgrammaticati di "Io speriamo che me la cavo" e artisticamente sfottuto nel "Ginger e Fred" di Fellini. Già, era ancora vivo Fellini: basta questo a dirti che era proprio tutto un altro mondo.
Eppure, i primi sintomi dell"orribile degenerazione culturale che oggi ci fa tirare in ballo la guerra santa per un paio di vignette danesi (scarsine, peraltro) su Maometto, sono apparsi proprio allora, quando Roberto D"Agostino non era ancora Dagospia e teorizzava l"edonismo reaganiano nel salotto di Quelli della notte. Dove, per qualche tempo, apparve anche Andy Luotto, nei panni di un improbabile sceicco bianco che si esprimeva in un grammelot arabeggiante, punteggiato dal tormentone "popl' arab'".
Macchietta non particolarmente sofisticata, un classico della farsa dai tempi dei finti turchi del ¨Borghese gentiluomo" di Molière, ma la mimica e la simpatia di Luotto conquistarono al personaggio una certa popolarità. Da un giorno all"altro, lo sceicco sparì dal programma. Se non ricordo male, fu lo stesso Luotto ad autocensurarsi, impensierito da "minacce" non meglio precisate: si capiva, comunque, che il suo "sceicco" aveva fatto arrabbiare qualcuno
. All'episodio non si diede una grande importanza. Nessuno si mobilitò in difesa di Andy. Il Foglio di Ferrara non esisteva (l'Elefantino era ancora alla corte di Craxi), il Giornale "di Montanelli" non perdeva tempo con beghe di guitti televisivi e, in genere, i preti stavano un po' più zitti.
Oggi, probabilmente, Ferrara scenderebbe in piazza per il comico arboriano, vittima del fanatismo islamico e del panciafichismo laicista, e promuoverebbe una colletta in suo favore spiritosamente intitolata "Luotto per mille". Il Giornale di Belpietro gli chiederebbe una rubrica settimanale in pseudo-arabo. Le gerarchie ecclesiastiche metterebbero in guardia dagli eccessi della satira (di cui, in vent'anni, pare siano diventati profondi esperti) Su "popl' arab'" si misurerebbe l'adesione ai valori dell"Occidente. Forse, masse di islamici furenti in Pakistan e Indonesia circonderebbero le nostre ambasciate bruciando le immagini di Luotto, di Arbore e, già che ci sono, anche di Marisa Laurito.
A questo punto, dovrei decidere dove andare a parare. Abbiamo sbagliato vent"anni fa, nel non difendere la libertà di sfottere anche i musulmani, o sbagliamo adesso, nel fare di quattro vignette non finissime una bandiera di civiltà? Abbiamo sbagliato tutt'e due le volte, temo. Ma almeno quel primo sbaglio era in buona fede.

(Articolo pubblicato da Il Giornale di Sardegna il 6 febbraio 2006)
Posted by Lia Celi at 17:47 | Commenti (14)

06.02.06

Lego Nord:
la satira è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai danesi

Lo scandalo mondiale delle vignette anti-Islam riaccende in Europa la discussione sui limiti della satira: forse è meglio vietarla nei paesi a nord del Benelux.
Danimarca, il dramma di una nazione eccezionalmente progredita nei costumi, ma drammaticamente arretrata nel disegno umoristico: i primi graffiti rupestri risalgono al 1912 e i massimi campioni di comicità danese sono tuttora il principe Amleto e Soren Kierkegaard. La libertà d’espressione non si tocca, ma, potendo scegliere, preferiremmo rischiare la guerra santa per una vignetta di Altan che per le caricature xenofobe dei Forattini vichinghi: se quella è satira, Borghezio potrebbe essere un eccellente ministro degli Esteri.
Ora la Danimarca vorrebbe ricostruire il dialogo con gli arabi, ma disgraziatamente "Dialogo con gli arabi” è l’unica serie di mattoncini che la Lego non ha mai pensato di produrre. Forse l'arma più efficace per placare l’ira musulmana contro le ambasciate scandinave è diffondere sui media islamici la "Sirenetta” e la "Piccola fiammiferaia" di Andersen: straziati dalla commozione, i fanatici torneranno a casa in lacrime.

Posted by Lia Celi at 14:13 | Commenti (6)