Come cinquantotto anni fa, i nostri ragazzi partono per riconquistare alla civiltà la quarta sponda oltre Adriatico: ieri spezzavamo le reni, oggi rompiamo le balle. «Dobbiamo riportare la pace in Albania - spiega il comandante Forlani - e se prova a scappare di nuovo, la prendiamo a cannonate». Romano Prodi solidarizza con l'esercito: mercoledì alla Camera indossava una suggestiva faccia grigioverde. Fini eccitato: solo al pensiero di sbarcare in Albania, gli viene durazzo. Continua il no di Bertinotti alla spedizione nel Paese delle Aquile: «Non sarebbe meglio mandare un contingente della Lipu?». In esclusiva, ecco il diario della prima settimana della missione «Alba».
11 aprile
Chiarito dal sottosegretario agli Esteri Fassino l'obiettivo strettamente umanitario della missione (andiamo in Albania non per cacciare Berisha, ma per salvare la faccia a Prodi) scatta l'operazione Alba, così chiamata perché è più gonfiata della Parietti. Sul molo, la soubrette Natalia Estrada, venuta per salutare la nostra flotta, e il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni, venuto per salutare Natalia Estrada. Dagli Usa, l'apprezzamento di Clinton per il coraggio dei marinai italiani: «Per imbarcarsi su quei colabrodi ci vuole proprio un bel fegato». Commovente il messaggio del Papa: «Prego no spargete sangue inocente. Biip. Prego no spargete sangue inocente. Biip. Prego no spargete...». Da Tirana, il presidente Sali Berisha invia un festoso benvenuto ai nostri ragazzi, nonché la proposta affidare i loro risparmi a una finanziaria di sua conoscenza. Al momento di salpare, le navi risultano bloccate da imprevisti e misteriosi inconvenienti tecnici. Avaria? Sabotaggio? Viene chiamato un superesperto della Nato, che risolve il problema con un colpo di genio: fa levare le ancore.
12 aprile
Malgrado qualche piccolo intoppo (undici pescherecci carichi di profughi accidentalmente urtati e affondati), la flotta italiana raggiunge felicemente una spiaggia desolata, deturpata da edifici squallidi e cadenti, da cui escono frotte di poveracci che parlano un italiano approssimativo. Nonostante le difficoltà di comunicazione, i nostri soldati apprendono di essere sbarcati per errore sulla spiaggia di Barletta. Vivo rincrescimento del generale italiano: «La prossima volta che mi faccio indicare la rotta da un dannato traghettatore albanese, mi mangio le spalline». A nome del governo, Fassino corregge il tiro sugli scopi umanitari della missione: andiamo in Albania non per per accontentare Fini, ma per far dispetto a Bertinotti. Stupisce il sangue freddo dei nostri ragazzi all'idea di dover presidiare il Sud dell'Albania, la regione più pericolosa. Il segreto di tanta audacia lo spiega il comandante italiano: «Non gliel'ho ancora detto».
13 aprile
Felice approdo della flotta italiana sulla costa albanese. Nessun incidente durante la traversata, a parte quarantadue motovedette zeppe di profughi speronate e colate a picco. A placare gli animi giunge un'ulteriore nota di Fassino, secondo cui andiamo in Albania non per impensierire Casini, ma per rassicurare Kohl. Intanto, la missione si rivela davvero multinazionale: i soldati bevono Coca Cola, fumano Marlboro e nel tempo libero calzano Nike. Nei pressi di Valona le nostre truppe si congiungono ai contingenti turco e romeno in un'atmosfera allegra e cameratesca: gli italiani si turano vistosamente il naso in presenza dei romeni, i quali accolgono con uno scoppiettio di sputi in faccia i turchi che, con il loro tipico senso dell'umorismo, prendono tutti a fucilate. Gli albanesi si rendono conto di essere di troppo e vanno a massacrarsi qualche chilometro più a nord.
14 aprile
Fassino ridefinisce gli scopi umanitari della missione: andiamo in Albania non per sfidare la Nato, ma per risollevare la Borsa. La prima fase dell'operazione Alba, il controllo del porto di Valona, è un successo: grazie all'attenta sorveglianza dei nostri marò, il porto non si muove di un centimetro. In compenso, fedeli alla consegna di pacificare gli albanesi, gli artiglieri italiani donano la pace eterna a cinquecento profughi imbarcati su alcune zattere, colpite per sbaglio dalle motovedette. Intanto i fanti, muniti delle nuove divise in grado di adattarsi ad ogni clima e ambiente (sono composte di colbacco, sahariana e pinne da sub), si addentrano nell'entroterra, scoprendo con stupore che che Argirocastro non è il dittatore di Argirocuba e che i pacchi di viveri che ricevono puntualmente sono quelli spediti dall'Italia nel 1939, in occasione della prima spedizione italiana in Albania. Ben presto i nostri ragazzi si rendono conto che l'operazione Alba non è semplice beneficienza, a meno che quei signori che gli stanno puntando addosso i kalashnikov non siano volontari della Croce Rossa.
15 aprile
In effetti erano proprio volontari della Croce Rossa, come rivelano le autopsie, e i kalashnikov innocui cannocchiali. Poco male, i nostri proseguono la marcia fino ad incontrare il contingente greco. «Italiani e greci: stessa faccia, stessa razza», dice amichevolmente il comandante italiano al suo omologo ellenico, che, sentendosi dare contemporaneamente della faccia da culo e della razza di stronzo, si incazza come un puma. Per sdrammatizzare, il generale italiano gli legge la nuova, definitiva risoluzione di Fassino: andiamo in Albania non per provocare i venusiani, ma per fedeltà al Grande Patto Intergalattico di Ku-Gamma. Come in un film di Salvatores, militari italiani e greci ingannano il tempo con una partita di calcio, ma si rompono presto i coglioni e chiamano al telefono Salvatores per farsi dare qualche altra idea per il tempo libero. Salvatores li invita ad andare a fare in culo, suggerimento che i soldati mettono subito in pratica con reciproca soddisfazione.
16 aprile
La quotidiana precisazione di Fassino sugli scopi umanitari della missione Alba getta nel panico l'esercito italiano: forse andiamo in Albania anche per aiutare, nei ritagli di tempo, dei tipici bipedi locali chiamati "albigesi" o "albegnesi". C'è il sospetto che si tratti di quei poveracci affamati che ogni tanto sbucano dalle casupole che gli italiani prendono a cannonate. Visto che non offrono rose né vendono kleenex, i nostri non se la sentono di dare loro nulla, per paura di offenderli con un'elemosina. Il contingente italiano compie prodigi di valore: salva una pattuglia francese minacciata da un grossissimo calabrone, aiuta la popolazione nei lavori agricoli, anche se la tecnica di snidare le patate a colpi di granata si rivela poco fruttuosa, e riesce a rifilare alle bande di fuorilegge una partita di fucili vecchia come il cucco. Bashkir, un piccolo albanese di otto anni, diventa la mascotte dei soldati. Sua sorella Leila, una ragazza albanese di diciannove anni, diventa la mascotte degli ufficiali.
17 aprile
Un messaggio da Roma avverte il comando che, per sollevare il morale dei nostri reparti, sta per giungere in Albania un gruppo di star della tivù. Poche ore dopo, un drammatico dispaccio: l'aereo che portava gli artisti nel paese balcanico è stato inavvertitamente abbattuto dalle corazzate italiane nel porto di Durazzo. Ma un terzo messaggio ridimensiona la portata del disastro e riporta la serenità: a bordo dell'aereo colpito c'era il cast di «Macao». Fortunatamente, le risate per i nostri soldati sono assicurate da un comico fenomenale, un buffo spilungone raccomandato da Prodi in persona. Si tratta di Piero Fassino, che si esibisce per i nostri militi in un irresistibile numero: «Ce ne andiamo in Albania ia ia oh / a portar democrazia ia ia oh / c'è D'Alema miao, ema miao, e-e-ema / con Marini ih-oh, ini ih-oh, i-i-ini / c'è anche il Polo, oink, Polo, oink, Po-po-Polo / i carri armati crash, ati crash, a-a-ati / la Valsella bum, ella aaargh, e-e-ella / gli spaghetti ué, ghetti ué, ghe-ghe-ghetti / i giornalisti slurp, isti slarp, i-i-isti / ecco l'Onu ronf, l'Onu ronf, O-o-Onu, / la coscienza boh, enza boh, e-e-enza / ce ne andiamo in Albania ia ia oh!».
E` ancora un piacere rileggerlo dopo 6 anni, non e` cambiato nulla, stesse facce al governo, stessa ipocrisia, stesso contesto.
Posted by: Enrico Marsili at 11.08.06 01:07Già appunto, non è cambiato nulla, per questo non c'è alcun piacere! Da grattarsi furiosamente!
Posted by: Bruzolo, il nano valsusino at 13.08.06 15:03intelligente e simpatico. e ti pare poco?
ma i post hanno già le battute contate per essere pubblicati nei giornali?
nel tuo blog è impossibile lasciare un commento, ci sono riuscito al 150 tentativo.
Allarme immigrazione.
Il Libano è preoccupato per il continuo arrivo di barconi di migranti sulle sue coste. Più di 2000 italiani in pochi giorni. "Ma Gheddafi non fa niente?"
La missione in albania! quella in cui siamo riusciti ad incagliare la Vittorio Veneto su un banco di sabbia davanti a Valona!
Ci vollero trecento scafisti per tirarla fuori al traino. Che momenti...
LE GUERRE SON DI CONQUISTA,E SE LA GUERRA VIENE VINTA LA BORSA VA SU,TUTTO X TROVARE NUOVI MERCATI.........
BRIONI MARCO
WWW.BRIONIMARCO.COM