30.05.07

Tutti in piazza per il Family Dead: “Più tutela all’omicidio fondato sul matrimonio”

Il giallo di Perugia lo conferma: la vera famiglia italiana è composta da un papà, una mamma e un agente del Ris. Evidentemente, nel matrimonio sono cambiate le regole d’ingaggio, ma le mogli non sono state avvertite. Si evolvono i simboli del vincolo coniugale: per la donna la fede al dito, per l’uomo le manette ai polsi. Hanno ragione i teocon, non si può mettere sullo stesso piano una coppia gay e una coppia regolarmente sposata: è difficile che un omosessuale ammazzi di botte la moglie incinta. La Chiesa perdona Roberto Spaccino: «Barbara era perfettamente sana e non voleva morire: suo marito dunque non si è macchiato dell’orrendo crimine dell’eutanasia». Ma i vicini inveiscono contro l’uxoricida che ha messo in scena una rapina per nascondere il delitto: «Bastardo, se confessavi prima evitavamo di spendere una fortuna in antifurti». Domenica prossima grande manifestazione nazionale a Roma per protestare contro una magistratura relativista che si rifiuta di scaricare gli omicidi in famiglia al primo sbandato romeno a tiro. Silvio Berlusconi annuncia la sua presenza: «Così, se succede qualcosa a Veronica, avrò un alibi di ferro».

Posted by Lia Celi at 11:40 | Commenti (7)

22.05.07

Puzza e mandolino! Campania, scagionato il Vesuvio: fu la spazzatura a distruggere Pompei!

Gli archeologi svelano un colossale scandalo bimillenario: a uccidere migliaia di pompeiani nel 79 d. C. furono le tonnellate di immondizia abbandonata in strada e i vapori degli incendi appiccati nel tentativo di distruggerla. La verità in un papiro ritrovato nella “Villa dei misteri”, contenente la ventesima lettera di dimissioni del commissario imperiale Bertolasus. L’eruzione assassina? Un falso storico accuratamente confezionato per coprire le pesantissime responsabilità degli amministratori locali e l’insipienza del governo romano nella gestione dell’emergenza rifiuti. Plinio il Giovane, autore della relazione che ha ingannato gli storici per duemila anni, radiato dall’Ordine dei Giornalisti. Entusiasmo a Napoli: “Il futuro della città è assicurato – esulta il sindaco Jervolino – se continua così, nel Tremila saremo un visitatissimo parco archeologico.» I killer della camorra avvisano che a causa dell’impraticabilità delle strade invase dai liquami, i regolamenti di conti sono temporaneamente sospesi per motivi igienici. Finalmente individuato l'unico sito in Campania dove una discarica migliorerebbe il paesaggio: il set di "Un posto al sole". Intanto il fetore dei rifiuti putrefatti nella periferia nord arriva fino nei quartieri spagnoli: a Madrid venti persone hanno dovuto ricorrere al pronto soccorso.

Posted by Lia Celi at 12:21 | Commenti (4)

17.05.07

CANNES CHE ABBAIA NON MORDE

Fra tutte le brutte cose che terminano in “-filia”, la cinefilia rimane in fondo la più innocua. La macchietta del moviegoer bilioso immortalata da Nanni Moretti più di vent’anni fa ha sdoganato la categoria presso i quarantenni, ma oggi le generazioni più giovani sono impreparate a confrontarsi con spettatori a ridotta capacità di appiattimento. Uno degli ostacoli maggiori alla serena convivenza fra noi e i cinefili è la loro patologica suscettibilità. Ma basta evitare alcune frasi pericolose, e li vedremo sempre mansueti come agnellini.
“CHISSA' COSA DARESTI PER ESSERE A CANNES, EH?”
Sconsigliabile. Il cinefilo doc oggi prende in considerazione solo festival semiclandestini in luoghi impervi o desertici. Del resto solo i profani credono che Cannes sia ancora una rassegna cinematografica, e non la vetrina delle ultime novità trucco-capelli dell'Oreal, l'unico colosso della cosmetica il cui parco-testimonial annovera più attrici e modelle dell’agenda del pm John Woodcock...

Ormai la Croisette sembra il Cosmoprof, e molti film fanno venire il latte detergente alle ginocchia. La polizia cittadina ha ordini severi: vanno respinti alla frontiera tutti coloro che non hanno una prenotazione in un quattro stelle e che alla domanda “Lei perché è a Cannes?” non rispondono con la parola d’ordine “Perché io valgo”.
“AL CINEMA XY C'E' L'ULTIMO KAURISMAKI, ANDIAMO A VEDERLO DOMANI SERA?”
Follia pura. Domani è troppo tardi. Il giornale, il sito Internet e il cassiere del cinema assicurano che starà su per due giorni, ma il cinefilo sa che se stasera non si staccano almeno venti biglietti, la vostra raffinata cine-chicca verrà brutalmente sloggiata da “Pirati dei Caraibi 25: fateci scendere da qui”, “Il grosso grasso matrimonio dell’amico della migliore amica ispanica del fidanzato gay di mio suocero boss della mafia”, "Ti trombo, ti sposo, ti lascio, ti investo con la macchina, ti risposo, ti tradisco ma poi ti dono un rene e tu mi scrivi una canzone" o qualche altra cagata hollywoodiana. Il cinefilo è come un’ambulanza: appena gli segnalano un film d’autore in una sala nel raggio di 50 km, molla tutto e corre a sirene spiegate prima che sia troppo tardi. In genere i gestori assegnano al film “difficile” il giorno infrasettimanale più sfigato, in genere coincidente con il turno di chiusura delle pizzerie. E’ quasi meglio nelle odiate multisale, dove c’è sempre una saletta dedicata ai cinefili, quando non viene utilizzata come sgabuzzino per le scope.
“REPUBBLICA DICE CHE NON E' MALE”.
Non azzardarti. Il maniaco del grande schermo si fida più dei graffiti nei cessi che dei critici dei quotidiani. Tutti pagati, tutti fighetti, tutti somari. Non è che stimi di più i giudizi delle riviste specializzate: ha un’irrazionale diffidenza per chiunque scriva di cinema a pagamento su supporto cartaceo (quando ha scoperto che anche Godard e Truffaut avevano un passato da critici cinematografici gli sono caduti nella stima). Per lui gli unici pareri attendibili stanno nel blog di un fuoricorso del Dams afflitto da disturbo bipolare che conoscono in quattro gatti.
“TI VA UN PO' DI POPCORN?”
Come minimo andrà a sedersi sdegnato cinque file più in là. Per il cinefilo la visione è sempre un’esperienza mistica e totalizzante, anche a una retrospettiva di Bombolo e Cannavale. Afflitto da una sensibilità da principessa sul pisello, un solo popcorn sotto il suo sedile gli procura un acuto dolore fisico e il crocchiare del sacchetto lo rende idrofobo (però sarebbe anche ora di inventare sacchetti da popcorn che non crepitino come una mitragliatrice della Grande Guerra appena li si prende in mano).
“ANDIAMO VIA, CI SONO I TITOLI DI COD.”
Se c’è un modo infallibile per scivolare a meno 700 nella stima di un cinefilo, è uscire dalla sala prima dell’ultima riga dei titoli di coda, nel tentativo di evitare la calca (in realtà è il modo migliore per beccarla, visto che lo fanno tutti) Se non ti interessa sapere chi era il secondo maestro di scherma della quarta unità impegnata negli esterni a Ulan Bator, penserà che sei un ottuso zuccone e ti toglierà il saluto. Se vuoi piacergli, fa’ come lui: scruta minuziosamente l’interminabile lista di credits emettendo ogni tanto qualche “hmm” competente, come se conoscessi l'intero curriculum vitae di ogni membro della troupe.
“PERCHE' VEDI, LARS VON TRIER SI ISPIRA ALLA TECNICA DEI REGISTI HARD...”
Naaah, non tentare di battere il moviegoer sul campo del trivia cinematografico. Lui il giochino “la sai l’ultima su Von Trier?” lo fa dai tempi delle “Onde del destino”, anzi, il profeta di Dogma gli telefona per aggiornarlo sulle sue ultime bizzarrie. Meglio spiazzare il cinefilo facendo name-dropping a casaccio e sparando accostamenti senza capo ne coda, ma in tono ultra-assertivo: Almodovar ormai cita David Lean, Yang Zhimou plagia smaccatamente Camillo Mastrocinque, Tarantino sta girando il remake del "Posto delle fragole" con Bud Spencer e un cameo di Uma Thurman nel ruolo di un postino trans zombi venduto alla yakuza. Lì per lì lo vedrai sbiancare, ma poi ti darà ragione.

Posted by Lia Celi at 10:58 | Commenti (2)

14.05.07

Afghanistan, dalla padella alla brace: l’erede del mullah Dadullah è il mullah Mahbudreddinhallaghizrabnillallillah!

Privati del loro più temerario leader militare, i talebani sfidano gli occidentali con la guerra dei nervi: il successore di Dadullah è il vincitore del concorso “Mullah fanatico con il cognome più incasinato”. “E’ crudele e non conosce la pietà – assicura chi lo conosce – non permette nemmeno agli intimi di chiamarlo con un diminutivo.» Il suo quartier generale è la regione di Helmand, che occupa quasi interamente con la sua carta di identità. Già si contano le prime vittime: cinque inviati americani colpiti da crampi alla lingua mentre tentavano di comunicare le sue generalità. Preoccupazione alla Casa Bianca: quando Bush sarà riuscito a leggerne per intero il nome del mullah, il suo mandato elettorale sarà già scaduto. Il ministro Parisi: «La spedizione italiana verrà rafforzata da un battaglione di logopedisti». Intanto gli Usa tirano un sospiro di sollievo per le notizie rassicuranti sulla salute di Muammar Gheddafi: «Sarà una canaglia, ma almeno ha un nome facile da pronunciare.»

Posted by Lia Celi at 13:08 | Commenti (7)