29.04.08

Mein Kampfidoglio: Roma, Erich Priebke nuovo assessore alla sicurezza

Altro che piani, pacchetti e giri di vite! Per ripulire l’Urbe dalla feccia umana che terrorizza la gente perbene, la nuova giunta di destra richiama in servizio l’uomo con il knowhow giusto. La ricetta dell’ex capitano delle Ss: «Bisogna intecrare immicrati nel territorio, ad esempio zeppellendoli in eine cava di pietra abbandonata». Violenza alle donne, il supercommissario Angelo Izzo annuncia una campagna di prevenzione nelle stazioni: “Violenterò e ucciderò io le passanti prima che possa farlo un romeno”. Ripristinato il ghetto per gli elettori di sinistra: verranno tutti concentrati nel quartiere Prati, dal quale potranno uscire solo per poche ore al giorno; sconcerto degli interessati: «Ma noi viviamo già così da anni». Che bellezza: con il neo-podestà Eja Alalemanno, i cittadini potranno camminare per strada indisturbati, a passo dell’oca.

Posted by Lia Celi at 17:27 | Commenti (12)

16.04.08

Berlusconi, tragedia italiana: dovremo consegnarlo alla Storia per non averlo consegnato in tempo alla giustizia

L’Italia colpita dala sindrome di Carlo d’Inghilterra: fa fuori il partner più giovane e figo e si getta tra le braccia di un vecchio carampano dal passato discutibile in cui, purtroppo, ha trovato la sua anima gemella. Bossi soppianta Bertinotti nel cuore degli operai: fra due parolai sconclusionati, hanno votato quello che almeno ha la scusa dell’ictus. Ondata omofoba a Montecitorio: cacciato Luxuria, verrà messo al bando anche il Trans-atlantico. Primi contrasti sulla formazione del governo: Silvio porterà a palazzo Chigi quattro donne, ma chi porterà la coca e lo champagne? Presto risolta l’emergenza spazzatura a Napoli: trasportata a Mediaset, verrà trasformata in programmi di intrattenimento. Esselunga comprerà Alitalia: visto che i prezzi degli alimentari continuano a volare, i vecchi carrelli della spesa verranno sostituiti dai velivoli della compagnia di bandiera. E ora il Churchill di Arcore ci promette “lacrime e sangue”: niente paura, è solo il titolo della nuova canzone di Mariano Apicella.

Posted by Lia Celi at 23:33 | Commenti (10)

09.04.08

2004/ELEZIONI: NIENTE AMORE, SOLO SEGGIO

Il cast sembra assortito dalla Aran Endemol: una mezza dozzina di studenti ambosessi, disoccupati o atipici a canna, più uno statale di mezza età con tendenze dispotiche. Il format li obbliga a coabitare per cinque giorni in una fetida aula scolastica compilando registri e spulciando schede. E' la sezione elettorale il prototipo dei reality show, o, come la definiscono i critici d'arte contemporanea, un Ur-Grande Fratello ibridato con un happening di Allan Kaprow? Lo verificheremo domenica, quando dalle 6 alle 22, tutti potremo interagire creativamente con i performer votando, o solo guardarli mentre scrutano, amoreggiano o si imboscano le biro. Intanto, scopriamo alcuni aspetti del "making-of"...

IL BALLO DI SAN VOTO
La strada della democrazia è lastricata di soprusi. Esempio, il presidente di una sezione elettorale non viene eletto dai suoi membri, ma imposto dall'alto. Compito del presidente è nominare il segretario (di solito l'unico fra giovinastri cresciuti nell'era digitale che sa ancora usare una penna) e strapazzare il resto della ciurma urlando come Trapattoni a bordo campo. Vigilare sulla correttezza del voto è per lui un obiettivo secondario. Quello principale è battere sul tempo il presidente della sezione 407, suo rivale fin dalle Europee dell'84, un negriero in monocolo e stivaloni che gira con uno staffile e riesce sempre ad aggiudicare al suo equipaggio il titolo di Sezione Più Veloce. Per sconfiggerlo l'avversario usa tutti i mezzi, dal sabotaggio dei temperini al lassativo nell'acqua minerale. Unisce i duellanti il disprezzo per i rappresentanti di lista, sempre pronti a scambiare per brogli il loro sano agonismo.
IL RATTO DELLE CABINE
La prima brutta sorpresa per lo scrutatore è che l'unica sedia da adulto è stata requisita dal presidente e che per cinque giorni lui dovrà accoccolarsi su un banco da scolaretto dal quale si rialzerà rattrappito come Leopardi. Seconda brutta sorpresa, lo spoglio delle schede è l'ultimo dei suoi doveri. Prima bisogna aprire gli scatoloni con le scenografie che trasformeranno un'aula di II elementare in un tabernacolo di democrazia. Pregevole modernariato anni '50, dalle urne tarlate alle cabine con i graffiti vintage "Abbasso Saragat", alle matite che Gaber buonanima "quasi quasi si portava via". Poi occorre staccare dalle pareti tutti i disegnini degli alunni per far posto alle liste dei candidati. Problema: come appendere un manifesto formato lenzuolo con lo scotch fornito dallo Stato, adesivo su qualunque superficie che non sia carta o muro? Il segreto è appendere le liste in obliquo (per una nota legge fisica, il manifesto appeso diritto si stacca continuamente, quello sbilenco non fa una piega neanche con un sesto grado Richter), altrimenti finisci imbozzolato nel manifesto e nello scotch, e il presidente ti obbligherà a fare l'uomo-sandwich. A questo punto, approntati i registri, si devono contare le schede vergini e pre-piegarle una a una secondo lo schema ideato dai Padri Costituenti, prima di consegnarle all'elettore. (Fatica inutile: malgrado la pre-piegatura, nove elettori su dieci chiudono la scheda a casaccio, il che spiega come mai Italo Calvino decise di ambientare la sua "Giornata di uno scrutatore" direttamente al Cottolengo).
OGNUNO FA LA SUA CROCE
Come ben sanno gli scrutatori di lungo corso, le elezioni fanno sentire giovani i vecchi e vecchi i giovani. I neo-elettori non si affannano, vanno a votare alla sera e si spicciano in pochi minuti, come se non avessero fatto altro nella vita. I vegliardi si agitano come matricole e si fiondano al seggio all'alba, convinti che funzioni come al mercato: chi arriva prima si accaparra i candidati migliori, mentre i tiratardi devono votare gli scarti. Certi nonni votano dal '46 ma non hanno ancora capito che la preferenza non va espressa a voce alta allo scrutatore. Per non parlare di quelli che cercano nelle schede i partiti della Prima Repubblica, costringendo gli scrutatori a improvvisare un sunto bipartisan degli ultimi 15 anni di storia italiana. Meglio lasciare ai vecchietti le loro illusioni, in stile Goodbye Lenin, almeno finché ogni sezione non verrà fornita di defibrillatore.
ANALISI DELLE URNE
Concluse le operazioni di voto, arriva il momento più difficile: la conta ad alta voce. Lo scrutatore deve appellarsi a tutto il suo self-control per non salutare ogni voto con pernacchie o "evvài" a seconda del suo personale orientamento. Soprattutto deve resistere alla tentazione di completare di nascosto le schede bianche con una crocetta a suo piacimento o di ingoiare quelle favorevoli a chi gli sta sulle balle. Al massimo può distrarsi con le schede nulle, sperando invano di intercettare la leggendaria fetta di mortadella con relativo "magnatevi pure questa". Forse non è una leggenda, ma oggi la mortadella costa come il Parma, e neanche i qualunquisti hanno soldi da buttar via.

(da Urban, giugno 2004)

Posted by Lia Celi at 23:07 | Commenti (5)