Una volta mandare i figli al centro estivo era l’ultima ratio dei riminesi che d’estate lavoravano e avevano figli talmente ingovernabili da non poter essere parcheggiati presso nessun parente o vicino di casa. Oggi sono sempre di meno le mamme che possono permettersi di scarrozzare per tre mesi la prole fra casa e spiaggia tutti i santi giorni, e i bambini sono sempre meno autosufficienti in fatto di intrattenimento vacanziero, e, se non c’è qualcuno a dirgli cosa fare, diventano capaci di tutto. Sta di fatto che dai cinque anni in sù ormai almeno due-tre settimane di centro estivo se le fanno tutti, ricchi e poveri, anche perché ci vanno gli amichetti e in spiaggia trovi solo i bebè, che hanno il diritto di precedenza su tutti i giochi del bagnino e fanno regolarmente pipì sullo scivolo...
Negli ultimi anni la scelta in città si è molto ampliata, e un genitore ha una vasta gamma di alternative, tutte più o meno costose, per togliersi di torno i pargoli alle otto del mattino e vederseli riconsegnare a pomeriggio totalmente lessi e catatonici. Ecco i tipi di centro estivo più gettonati.
IL COMPETITIVO. “E’ caro, eh, ma lui si diverte un sacco, fa tutti gli sport”, cinguetta la mamma riminese, sempre ossessionata dallo spettro di un figlio ridotto a un piccolo Leopardi rachitico e malmostoso. La giornata passa fra tornei di nuoto, tennis e calcio, salvo due o tre volte alla settimana, quando i bambini vanno al mare, a fare gare di castelli di sabbia, di biglie e di rubabandiera: ciù che farti degli amici, conosci un sacco di concorrenti. Costa come una vacanza studio in Inghilterra, con la differenza che quando lo vai a prendere il bambino è così stanco che non riesce nemmeno a parlare in italiano.
IL CREATIVO. Ispirato a teorie pedagogiche progressiste, impegna i bambini nei più vari lavori manuali, dalla pittura su stoffa alla cucina, e se il sistema funziona con i ragazzi dei carceri minorili, funzionerà anche con i piccoli riminesi incensurati. Unico problema per mamme e papà, fingere quotidianamente smodato entusiasmo per i lavoretti che i bambini portano a casa tutti i giorni. Molti genitori, finita la stagione, rivendono i lavoretti dei figli come artigianato etnico, per recuperare almeno una piccola parte dell’ingente retta.
IL PARROCCHIALE. Allestito nei locali della parrocchia, è piuttosto spartano, ma non c’è tanto bisogno di sofisticate attrezzature: terminate la preghiere della mattina e la prima session di canti, è già mezzogiorno e scatta la rissa per conquistare l’unico calciobalilla a disposizione. Nel pomeriggio, dopo la visione di una fiction registrata dalla Rai sui misteri di Fatima o sulle vicende di San Paolo, una botta di vita: si fa tutti insieme i compiti delle vacanze.
LA NEW ENTRY. Nel dépliant distribuito in maggio prometteva piscina, campo da calcio e zona giochi. Disgraziatamente, i lavori sono andati a rilento, e finora le uniche strutture completate sono il citato dépliant e un capannone surriscaldato a ridosso della Statale, ma grazie alla fantasia e all’entusiasmo degli animatori (almeno quelli che sopravvivono ai colpi di calore), i bambini si divertono un sacco, specie quando piove e il terreno intorno diventa un’arena perfetta per il catch nel fango. Alla fine del soggiorno, quando già cadono le foglie, il bambino riceve la maglietta e il berrettino con il logo del centro estivo “estate 2006” (quando era prevista l'inaugurazione).
da "Chiamami Città"
Gli scatti più proibiti di Villa Certosa? Non le docce in topless, né lo zizì del premier ceco Topolanek, ma una mancia: un biglietto da cinque euro allungato da una signora in bikini a Silvio Berlusconi in persona, che le ha appena aperto l’ombrellone. E non è l’unica immagine «rubata» in cui il premier appare impegnato nelle più umili mansioni, come pulire le toilettes o svuotare i posacenere. Foto che, archiviate le elezioni europee, rompono finalmente il segreto di Villa Certosa: non il lussuoso buen retiro di un grande, ma uno dei tanti resort della Costa Smeralda che il Cavaliere, grazie a un’abile montatura mediatica, è riuscito a far passare per casa sua. «Silvio? Lavora per noi da anni come factotum,» chiarisce il direttore del resort, «ma ha la mania di spacciarsi per il proprietario, specie con le ospiti più carine. Abbiamo sempre lasciato correre perché la nostra clientela estera lo trovava pittoresco . Sì, sapevamo che quel fanfarone aveva un secondo lavoro a Roma, ma non credevamo fosse a Palazzo Chigi.» E Putin, Blair, Topolanek e gli altri Vip invitati nella villa? «Ce li ha portati lui, giurando che si trattava di ospiti paganti,» svela il manager. «A loro invece diceva che erano ospiti suoi. Risultato, hanno lasciato un conto lungo così. Per saldarlo, Silvio dovrà lavorare da noi gratis fino al 2065. Ecco perché lo si vede così spesso qui al Villa Certosa Village.»