Oh, gioia! Belzebù ha concesso a me, Giacomo Casanova, di tornare per ventiquattr'ore nel mondo dei vivi. E soprattutto delle vive. E' una vacanza-premio, un guiderdone per duecent'anni di buona condotta nell'aldilà. Alla mia morte, nel 1798, credevo che, dopo una vita di femmine, gioco e bestemmia, avrei scontato la mia pena nel girone dei Lussuriosi, degli Azzardatori o dei Sacrileghi. Invece, con sommo mio scorno, Caronte mi depositò nel girone dei Vituperatori di Gatti. «Affè! - sbottai - Il leggendario Casanova, che ha più peccati mortali sulla coscienza che peli sotto l'ascelle, trattato come un volgarissimo spregiator di felini?» Il diavolo barcaiolo mi spiegò che noi uomini di bene e di male non abbiamo mai capito una fava e, agli occhi dell'Altissimo, la ciabatta che nel 1756 tirai in capo al soriano del macellaio, acciaccandogli per sempre un orecchio, è peccato molto più grave di qualche migliaio di sottane gualcite nella mia carriera di libertino. Il nostro girone è una distesa di lettiera piena di enormi cacche di gatto, e i dannati sono costretti a raccogliere le porcherie con una palettina grande come un ditale. Appena finito, arriva un'orda di gattoni infernali giganteschi, che sporcano tutto di nuovo...
Ah, questi due secoli d'inferno, senza veder donne, senza sfogliar libri, senza fiutare tabacco! Ogni tanto viene qualche pubblicitario a girare uno spot del caffè, ma a parte questo diversivo, qui negli inferi è una noia che sembra di stare in Paradiso. Ma un demonio mi fa segno che la mia vacanza sta per cominciare. Donne del 1998, a me!
Ore 8
Il principe delle tenebre mi fa riapparire in un luogo che, a colpo d'occhio, sembra la Bastiglia assaltata dai sanculotti il 14 luglio 1789. Poi ricordo le descrizioni fatte dai dannati più giovani, e capisco che si tratta della stazione di Roma Termini in un giorno qualsiasi. Mi bastano pochi minuti per capire come mai il girone dei bestemmiatori era pieno di utenti delle Ferrovie italiane. «Buon uomo - chiedo a un vecchierello - sul Corriere della Bolgia ho letto che nel mondo dei vivi la luce della ragione, che durante la mia vita stava celebrando i suoi primi trionfi, ha rischiarato le tenebre dell'ignoranza». «Non saprei, dottò, - risponde colui - noi stamo annando a Civitavecchia, 'a Madonnina ha sanguinato di nuovo». Rivolgo la medesima domanda a una comitiva di dame attempate. «Siamo di fretta, ci scusi, abbiamo un appuntamento con il dottor Di Bella, quello che cura i tumori con l'orzata». Ora che mi sovviene, la redazione del Corriere della Bolgia si trova nel girone dei Bugiardi.
Ore 10
Trecento anni d'ozio mi hanno infiacchito: sono nel mondo dei vivi già da due ore e ancora non ho conquistato una femmina. Sceglierò fra queste leggiadre donzelle che, attirate dalla mia zimarra di broccato e dalla mia parrucca arricciata di fresco, mi guardano, mi scrutano e sussurrano fra loro. Una mi si avvicina e sorridendo mi chiede un autografo. «Giacomo Casanova? - esclama delusa, decifrando la mia firma. - Mi scusi, ma sa, con quel vestito e quei capelli l'avevo scambiato per Gina Lollobrigida». Mi coglie il sospetto di portare un abito fuori moda. Purtroppo nell'aldilà mi è stato impossibile rinfrescare il guardaroba: Gianni Versace è impegnato in Paradiso a ridisegnare le divise dei cherubini, e per farsi fare una giacca da lui v'è una fila di anime lunga così. Un gazzettiere mi porge l'ultimo numero di una rivista, sulla cui copertina vedo una bionda pulzella dal volto delicato che accende i miei sensi. Chiedo al gazzettiere chi è questo bocconcino. L'uomo mi fissa come se fossi un folle: «Come, non lo sa? E' Leonardo Di Caprio. L'idolo delle ragazzine». Ho capito, sarà il solito castrato. Ai miei tempi impazzivano per Farinelli.
Ore 15.
Una picciola sosta in un negozio di abbigliamento maschile mi consente di ripresentarmi al pubblico femminile in vesti più adatte ai tempi. Peccato per quel piccolo alterco col negoziante che non accettava di farmi credito, nonostante esibissi un documento firmato dal ministro delle Finanze di Luigi XVI che attestava la mia solvibilità. Ho dovuto rinunciare alla parrucca: il barbiere cui mi sono rivolto, dopo avermi assicurato che «oggi va il look alla Pantani» mi ha rapato a zero e mi ha tinto di giallo pizzetto e sopracciglia. Così abbigliato, porgo i miei omaggi a una procace fanciulla: «Signorina, lo sa che ho conosciuto Voltaire?». Ella fugge urlando. Insomma, che vogliono queste femmine d'oggi? Cosa mi manca per tornare ad essere il più grande seduttore d'Europa? Ho capito: devo farmi vedere a bordo di un mezzo di trasporto veloce e potente. Chiedo a Belzebù di mandarmi sù il mio tiro a quattro, alcova viaggiante che molceva le dame più pudiche, e mi apposto all'entrata di un parco in attesa di belle vogliose. Il mio cocchio viene assaltato non da belle vogliose, da coppie attempate di turisti inglesi che mi chiedono di fare il giro della città.
Ore 19
Siedo a un lussuoso caffè del centro, e, per passare il tempo, intavolo una conversazione con alcuni gentiluomini in doppiopetto blu. Fra una chiacchiera e l'altra, accenno alla mia celebre fuga dalla prigione veneziana dei Piombi. «Un'altra vittima dell'iniquo sistema giudiziario italiano!» tuona uno dei messeri, un certo Presbiti o Previti. Preciso che, a onor del vero, non si trattò proprio di un errore giudiziario: oltre che sciupafemmine fui truffatore, spia, falsario, ladro, eccetera. «Allora avrà conosciuto Bettino Craxi», replica Presbiti. Non personalmente, ma all'inferno si parla molto di lui. Inutile spiegare che non si tratta di una «boutade»: Previti e i suoi amici mi propongono di candidarmi alle prossime elezioni europee nelle liste di Forza Italia. Chiarisco che io sono un uomo dell'ancien régime e questa storia della sovranità popolare, elezioni, libertà fraternità e uguaglianza, non mi piaceva molto nemmeno nel 1789, ma i compari non si scoraggiano, anzi, mi promettono una striscia televisiva su Canale 5 al posto di «Sgarbi quotidiani». E io che con loro speravo di parlare di donne.
Ore 22
E' calata la sera sulla mia giornata da Casanova risorto, e ancora non ho tenuto una donna fra le braccia. Mi specchio in una vetrina: qualche ruga, un po' di borse sotto gli occhi, ma via, chi direbbe che sono nato nel 1725? Eppure le donne mi sfuggono. Ho infilato le mani nella scollatura di una bella americana. «Chi ti credi di essere? - ha strillato la prosperosa quacchera, - Il presidente Clinton?». Ho abbordato una ragazzina davanti a una scuola e sono stato cacciato via a pugni da un pedofilo. Per la disperazione sono saltato addosso a una sessantenne ma lei mi ha dato dello «sporcaccione impasticcato di Viagra». All'inferno stanno ridendo di me. Ecco un locale dove bere l'ultimo caffè prima di ritornare nel mio girone a spalare sterco felino. Strano posto. Gli avventori sono seduti davanti a schermi luminescenti, e fanno scorrere le dita su strani clavicembali muti.
Ore 24
Finalmente è scoccata l'ora della riscossa. Nel giro di centoventi minuti ho sedotto virtualmente trentacinque donne, delle più diverse nazionalità. Meglio che ai bei tempi. Tutto merito di questa straordinaria invenzione chiamata Internet. Posso tornare nell'oltretomba felice. Non prima di aver lasciato a tutte le signore il mio indirizzo e-mail: casanova@infernomail.com.
(da Avvenimenti, agosto 1998)
grande lia! come sempre! ciao, ally
Posted by: allylally at 04.10.09 10:29