Dal serpente dell’Eden che ingannò Eva offrendole futures ad alto rischio sulle mele, ai furboni che hanno mandato in bancarotta la Grecia e mezzo mondo: dietro ogni catastrofe nell storia dell’uomo c’è una frode di Goldman Sachs, la banca d’affari che di legale ha solo la sede, a New York. Qualche esempio?
PALEOLITICO
Le caverne non furono la prima dimora dell’umanità. Due milioni di anni fa gli ominidi vivevano già in confortevoli villette, sorte grazie al boom immobiliare del Pleistocene e acquistate attraverso i mammutui, cioè mutui estinguibili a rate con il versamento mensile di un mammut. Disgraziatamente, a causa delle glaciazioni, i mammut si estinsero prima dei mammutui, le villette si svuotarono e i pitecantropi dovettero rifugiarsi negli anfratti rocciosi. Ma le vittime più illustri della crisi dei mammutui furono i dinosauri, distrutti da Asteroid, un prodotto finanziario creato da Goldman Sachs e appositamente inzeppato di titoli tossici derivanti dalla cartolarizzazione dei mammutui, veri e propri antenati degli odierni subprime. Gli ingenui bestioni, vecchi clienti della banca di Wall Street, abboccarono subito, e dopo un decennio erano completamente scomparsi dalla faccia della terra...
GUERRA DI TROIA
Gli ultimi rilevamenti archeologici gettano nuova luce sul conflitto omerico. Proprio a Troia, infatti, si trovava a quel tempo la sede centrale di Goldman Sachs. A innescare la sanguinosa guerra sarebbe stata l’ira degli Achei che avevano creduto nei derivati dell’alpacca, titoli fondati sulla convinzione degli analisti della Goldman che all’età del bronzo sarebbe seguita quella dell’alpacca o argentone, una lega nichel-zinco-rame ottima per le posate. Sordi ai consigli della loro consulente finanziaria Cassandra, Agamennone e Menelao si erano buttati sull’alpacca, il cui prezzo, secondo Goldman, sarebbe schizzato alle stelle. Ovviamente, all’inizio dell’età del ferro, gli Achei si trovarono sul lastrico, e si precipitarono in armi a Troia chiedendo la restituzione dei loro soldi, ma le loro spade di alpacca risultavano ben poco persuasive. Riuscirono nell’intento solo grazie alla class action condotta dall’avvocato Ulisse, che introdusse nel fortino della Goldman un cavallo di legno zeppo di agenti pignoratori.
ATLANTIDE
Non fu una serie di cataclismi a inabissare il leggendario continente, ma uno sciagurato espediente ideato da Goldman Sachs per truccarne i disastrati conti pubblici. Lo afferma Platone in una pagina della «Repubblica» (precisamente, nell’inserto economia): «La celebre Atlantide sarebbe ancora in piedi, se non fosse per il cross-currency-swap inventato dagli squali di Wall Street accecati dalla hybris». Secondo questo brano, finora considerato spurio dai filologi per la presenza di termini estranei al lessico platonico («hybris»), lo swap ampliò ulteriormente la già immensa voragine del deficit pubblico atlantidese, che finì per inghiottire l’isola, cui il dio Poseidone, allora presidente del Fondo monetario internazionale, rifiutò ogni aiuto. «Vogliano gli dèi,» concludeva Platone, «che gli Ateniesi non seguano giammai un esempio sì stolto e funesto».
Latrati bellicosi, morsi, zuffe apparentemente all’ultimo sangue; poi tutto torna come prima, e le gerarchie del branco restano immutate. Un copione scritto dalla Natura e sempre uguale, per i lupi dell’oasi faunistica «Popolo della Libertà», che proprio in questi giorni celebrano il loro rituale più spettacolare: lo scontro fra i due vecchi capibranco. «Tutto è iniziato quando il branco Forza Italia, capeggiato da un maschio alfa pelato e combattivo, ha assorbito il branco An, declassando il suo più giovane capo a maschio beta,» spiega un naturalista che studia da tempo la comunità Pdl. «Questo, periodicamente, cerca di recuperare la leadership sfidando il capobranco alfa con atteggiamenti insubordinati, ad esempio minacciando di formare una corrente insieme ad altri lupi. Ma il lupo alfa pelato non cede, e il lupo beta, conscio che separarsi dal branco principale significherebbe non partecipare alla divisione delle prede e quindi morire di fame, fa atto di sottomissione pisciandosi sull'addome, e riprende il suo ruolo. Ma al primo segno di debolezza del capo, ci riproverà.» I turisti che assistono a questi duelli restano impressionati, convinti che uno dei due sia destinato a soccombere. «Temono di vedere scorrere il sangue,» sorride lo studioso, «e non capiscono che sono proprio queste simboliche ribellioni ad assicurare la coesione del gruppo.»
Appare inarrestabile l’avanzata della gigantesca nube di vocali e consonanti sprigionata da un vulcano islandese. Il fenomeno sta paralizzando tutto il nord Europa, a cominciare dagli aeroporti, chiusi per motivi di sicurezza: la nebbia sillabica, infatti, confonde i messaggi fra piloti e torri di controllo, trasformandoli in incomprensibili scioglilingua. Del resto lo stesso impronunciabile nome del vulcano, Eyjafjallajokul, è in realtà un cono lavico di fonemi eruttati alla rinfusa intorno al cratere nel corso dei secoli: ai tempi dei Vichinghi il vulcano si chiamava semplicemente «Kul». L’ultima esplosione di fonemi impazziti ha sepolto i distretti circostanti, dove la popolazione attende l’arrivo dei logopedisti e dei grammatici promessi dalla Croce rossa. A destare preoccupazioni è l’ex fiume Å, che, con il nuovo nome di Åggurssmankjøgrudd, potrebbe rompere gli argini ricoprendo le campagne islandesi con uno strato di suoni gutturali. «E’ un tipo di vulcanismo caratteristico delle regioni scandinave,» spiega il geologo Gunnarlindfjomhelm Finnbogarskjoldurbergstrom, ultimo discendente di una famiglia duramente provata dalle eruzioni sillabiche. «Ma in passato ha provocato stragi anche in altre zone d’Europa, specialmente in Galles: il villaggio chiamato Llanfailpwllgwyngyllgogerychwyndrobw-llantysiliogogogoch fa pensare a una catastrofe paragonabile a Pompei.»
Cosa sogna in questi giorni il tuo divano sdrucito e deturpato dai peli del gatto? Che la fata madrina lo trasformi in un pezzo di design, per trionfare al Salone del Mobile di Milano, il mega-show dell'arredamento dove una sedia costa come Gisele Buendchen, ma è meno legnosa. Ecco in anteprima tutte le novità, stanza per stanza.
CUCINA
Il Salone conferma che oggi la cucina è un locale polifunzionale, dove si può leggere, lavorare, incontrare gli amici, suonare il sax - poi si scende a mangiare alla trattoria di sotto. Trionfano l'acciaio inox, le linee essenziali e le soluzioni hi-tech: la kitchen del XXI secolo ti accoglie con tutto il calore di uno studio dentistico. Ma per sdrammatizzarla basta poco: ti fai un caffè, e già è ridotta un cesso. L'interior-designer trova semplicemente intollerabile che in cucina qualcuno intenda cucinare sul serio, e dissemina mille trabocchetti per scoraggiare l'incauto: sgabelli da trampoliere perfetti per inciamparci quando si tiene in mano una pentola con del liquido bollente, lavello delle dimensioni di un ditale, cappa con spigolo ad altezza tempia del cuoco, niente pattumiera, forno gigantesco, solo che dentro c'è lo stereo. Tutto si spiega col fatto che nove volte su dieci il creativo è un single incapace di friggere un uovo, e che a cinquant'anni mangia dalla mamma, in una buona vecchia cucina stile Orietta Berti...
SOGGIORNO
Bada a come parli, adesso si chiama «living». Ovvero, un locale polifunzionale, dove si può leggere, lavorare, ricevere gli amici, suonare il sax - almeno questo è ciò che succede nei living di Manhattan, in quelli italiani ci si stravacca a guardare l'Isola dei Famosi, e riga. Il Salone di quest'anno segna il definitivo tramonto degli ambienti mono-stile. La parola d'ordine degli home-stylists è mescolare spunti e tendenze con un pizzico di humour: la poltrona di Jacobsen e il pouf ricavato da un caciocavallo, il drappo bizantino e il dispositivo per la guerra termonucleare globale, il tavolino pescato vicino al cassonetto e la lampada da dieci milioni (anche quella stava vicino al cassonetto, solo che il designer è passato un minuto prima di te). Garantito un servizio su Bravacasa o una denuncia per ricettazione. Dettaglio chic: il divano bianco. Dettaglio choc: il conto annuale della lavasecco che deve smacchiartelo ogni due giorni.
CAMERA DA LETTO
Da zona-notte a (ma va'?) locale polifunzionale, dove leggere, lavorare, ricevere gli amici, suonare il sax, farsi rompere in testa il sax dal partner che ne ha piene le palle, ma sempre all'insegna dell'armonia interiore, grazie al Feng-Shui, la millenaria scienza cinese giunta fino a noi causa un'imperdonabile negligenza della Rivoluzione Culturale. Al Salone sarà in mostra una vasta gamma di mobili Feng Shui in grado di assorbire le energie negative derivanti dal pessimo orientamento dei nostri appartamenti, ma, visti i prezzi, si spende meno a radere al suolo l'intero quartiere e ricostruirlo con l'orientamento giusto. Continua inarrestabile l'abbassamento del letto: cinquant'anni fa i giacigli erano alti come tavoli da pranzo, poi, complice la moda-futon, si sono appiattiti fino a raggiungere il pavimento, e la tendenza più attuale è andare a dormire dall'inquilino del piano di sotto. Sempre più capienti le cabine-armadio, così vaste che dopo aver scelto i vestiti ti viene da cercare la cassa, come alla Rinascente.
BAGNO
Alt. Va bene il bagno come locale polifunzionale, dove si può leggere, lavorare, incontrare gli amici e suonare il sax, ma quando ti scappa ti scappa. Per fortuna, a capire che il bagno serve soprattutto per fare pipì e popò ci arriva anche l'interior-designer, anche se la cosa non gli va a genio. E al Salone del Mobile il motivo salta all'occhio: per lavabi, docce e vasche i creativi attingono alle ispirazioni più varie, dall'antica Grecia alla Terra di Mezzo tolkieniana, mentre nessun creativo spende un neurone per riscattare la prosaica ma imprescindibile coppia water-bidè dal neoclassicismo ospedaliero stile Altare della Patria. E così l'arredatore, costretto a inserire nel suo bel progettino tutto mosaici e vetri istoriati i due spudorati tazzoni bianchi, va in depressione, e per dispetto li occulta nell'angolo più remoto. In caso di bisogno urgente, si può sempre farla nel sax.
(aprile 2002)
Lunghi esami anatomopatologici, analisi accurate e ripetute, minuziosi confronti di referti medici, e finalmente una risposta certa: fino a un secondo prima di fermarsi, il cuore di Stefano Cucchi batteva ancora. Il professor Lapalisse, presidente dell’ultima commissione medica chiamata a pronunciarsi sul misterioso caso del 31enne romano deceduto in ospedale dopo , è ancora più preciso: «E’ morto nell’attimo esatto in cui ha smesso di vivere, e sfido chiunque a smentirmi quando affermo che, se Cucchi non fosse morto, sarebbe ancora vivo.» Il parere del luminare francese si aggiunge a quelli delle altre 52 commissioni nominate dalla Procura per spiegare un caso che sfugge ad ogni logica: un ragazzo sottopeso, pestato a sangue in carcere e poi abbandonato in ospedale senza cure, è morto, invece di mettersi a ballare il tip tap per i corridoi ringraziando forze dell'ordine e medici.
La commissione del prof. Donferrante ha esaminato gli ematomi presenti sul corpo di Stefano, per concludere che siccome i lividi non sono né materia né spirito, né sostanza né accidente, aristotelicamente parlando non esistono, e che il giovane è morto per una maligna congiunzione astrale fra Giove e Saturno. Il gruppo guidato dall’insigne professor Pino Chet, invece, ha scagionato le guardie carcerarie dall’accusa di aver massacrato di botte Cucchi: le fratture sarebbero solo l’effetto di un massaggio shiatzu eseguito in un centro benessere non autorizzato. A discolpare i sanitari dell’ospedale Sandro Pertini è stata invece la commissione guidata dal prof. Prolife, dell’Università Vaticana: «Non essendo Cucchi un feto, i medici non avevano alcun dovere di rianimarlo.»
TORINO. «Federa, speranza e carità»: con questo slogan il cardinale Fiorenzo Angelini ha presentato ai devoti il set di biancheria sacra in puro lino che completa la santa Sindone, esposta in questi giorni nel capoluogo piemontese. Il caratteristico motivo in sudore e sangue che decora il celebre lenzuolo ora compare anche su una federa e su un coprimaterasso, un'idea per dare un tocco di sacralità al letto singolo. «Risvegliarsi fra queste lenzuola sarà come risorgere», ha assicurato il presule, che ha fornito inoltre utili indicazioni per il bucato e la stiratura: vietato il candeggio, consentito il lavaggio in lavatrice, ma solo se dotata dello speciale programma per reliquie delicate. L'innovazione ha riscosso grande successo fra le casalinghe cattoliche e le perpetue, particolarmente colpite dalla Sindone con angoli, ingualcibile e facile da stendere. Per l'occasione è stata creata un'edizione limitata dell'ammorbidente Coccolino, profumata all'incenso.
Il clero cattolico non è fatto solo di molestatori di bambini: questo l’appassionato e orgoglioso grido lanciato in occasione della santa Pasqua da tanti sacerdoti, decisi a smentire l’equazione prete-uguale-pedofilo. «Fra noi ci sono anche fior di coprofili, zoofili, necrofili, esibizionisti, feticisti del piede, voyeur e s/m», precisa l’ultimo editoriale di «Tonaca Vera», la rivista dei parroci. «Ma siccome non facciamo sensazione, di noi non si parla mai, solo dei pedofili. Il problema è che così si attirano verso il sacerdozio cattolico sempre più pedofili, sicuri di essere apprezzati e protetti, e si inducono tutti gli altri pervertiti a rivolgersi alle confessioni concorrenti.» «E’ vero,» conferma un pope che desidera conservare l’anonimato. «Da giovane, quando ho sentito la vocazione, avrei voluto farmi prete cattolico. Non provando alcuna attrazione per i bambini, ma solo per la biancheria intima femminile, ho preferito entrare nella chiesa ortodossa, dove mi sento meno isolato.» Secondo «Tonaca Vera» la Chiesa dovrebbe essere più attenta alle altre devianze sessuali all’interno del clero. «I preti pedofili sono tenuti in palmo di mano,» lamenta un presule, «mentre noi preti feticisti riceviamo un misero contentino solo la sera del Giovedì santo, quando ci fanno lavare i piedi a dodici omacci. E non possiamo nemmeno dargli un tocco di smalto».