- Lo stentato pareggio contro il Paraguay non ha meravigliato nessuno: l’Italia, da che mondo è mondo, fa sempre schifo in tutte le fasi preliminari del Mondiale e comincia a giocare bene nelle semifinali - a meno che non la buttino fuori prima. Per motivare la squadra già in occasione del match con la Nuova Zelanda, Lippi potrebbe chiedere l’intervento di un ipnotizzatore che convinca gli azzurri di essere già in semifinale. Il guaio è che dopo due partite crederanno che il Mondiale sia già finito, e vorranno tornare a casa, per di più con un sacco di soldi.
- E i conti da saldare per la Nazionale sono già pesantucci: dopo i premi partita promessi alle celebrazioni per l’Unità d’Italia, il cittì si è impegnato pubblicamente a ripagare anche i 21 milioni di telespettatori che lunedì hanno seguito la partita con il Paraguay. A Lippi è arrivato un incoraggiante messaggio da Calisto Tanzi: «Tranquillo, se in galera per debiti non ci sono io, non ci finisce nessuno».
- Sorpresa fra i tifosi neozelandesi per il primo punto conquistato dai Kiwi in un Mondiale di calcio: «Da quando abbiamo anche una nazionale di calcio?» In effetti laggiù lo sport di casa è il rugby, tanto che gli All Whites, undici marcantoni alti dall’uno e novanta in sù, sono stati messi insieme rastrellando le riserve più mingherline degli All Blacks, i rugbisti più famosi del mondo. Ma gli azzurri, che li incontreranno domenica, non hanno nulla da temere dai prestanti Whites: «Le nostre mogli sono in Italia».
- Dopo il vice-Pirlo, non poteva mancare un vice-Buffon (non è colpa di nessuno se si infortunano solo gli azzurri con nomi ridicoli). Domenica a difendere la porta azzurra sarà Federico Marchetti. Scampato in gioventù a un tremendo incidente stradale, sostiene di dovere la vita a Zarathustra. «Sì, è vero,» conferma la Madonna, piccata, «e allora? Mica posso salvare tutti io, col traffico che c’è sulle strade oggigiorno ho dovuto chiedere aiuto alle altre religioni. Una volta mi dava una mano padre Pio, ma adesso fa la star della tivù.»
- Brasile, vittoria non esaltante contro l’ostica Corea del Nord, qualificatasi eliminando l’Arabia Saudita e l’Iran nell’apposito girone per squadre di paesi dittatoriali. L’allenatore Kim Jong Hun spiega i sofisticati schemi di gioco con cui la Corea ha spesso disorientato la Selecao: «Le teste dei giocatori, viste dall’alto, devono sempre formare la scritta “Lunga vita al Caro Leader Kim Jong Il”».