- Sempre più folto il fronte dei detrattori di Jabulani, il pallone ufficiale dei Mondiali, definito disastroso, osceno, incontrollabile. L’unico modo per rivalutarlo è paragonarlo alla legge Alfano sulle intercettazioni. Ormai è rimasta solo l’Adidas a difendere Jabulani, (nome che in lingua tswana significa “è uguale al SuperTele dell’oratorio ma costa cento volte tanto”): «Per contenere i costi abbiamo dovuto abbassare l’età degli operai. E dovete ammettere che, per essere stato cucito da bambini di quattro anni, è un bellissimo pallone.»
- L’imperscrutabilità delle traiettorie di Jabulani, che fino all’ultimo non ti fa capire se si butterà a destra o a sinistra, ha favorevolmente impressionato Pierferdinando Casini, che ha invitato il pallone come ospite d’onore alla Festa nazionale dell’Udc.
- Un pool internazionale di antropologi è in missione in Lombardia per studiare il curioso rituale dei Gufana Gufana, la bizzarra tribù padana che tifa contro gli azzurri. «Non sono antipatriottici,» spiegano gli scienziati, dopo qualche giorno di osservazione, «è che sono completamente sbronzi». Stasera i Gufana Gufana non canteranno l’inno di Mameli, ma quello della Nuova Zelanda: «Cos’è cos’è che fa nuova la Zelanda, è chiara la faccenda, son quelle come me».
- Sempre in tema musicale, per scavalcare le polemiche sull’inno nazionale, la squadra azzurra potrebbe adottarne uno scritto appositamente per questo Mondiale: «Lippi, Lippi, Lippi, che nome fa un po’ ridere, ma voi riderete per quello che farò.»
- Decisamente astrusa l’ultima raccomandazione di Marcello Lippi ai suoi ragazzi prima del match contro i neozelandesi: «Fate gol, fate gol, fate gol». Gilardino e compagni si sono scambiati sguardi sconcertati: cos’avrà voluto dire il coach? Secondo alcuni si tratta di uno scongiuro in dialetto maori, per altri questo «Fategol» sarebbe un nuovo integratore per sportivi cui Lippi farebbe da testimonial. Qualcuno interpreta le parole del mister come «Fa’ De Gaulle, fa’ De Gaulle,» frase rivolta a Gigi Buffon per invitarlo a cimentarsi nell’imitazione del dinoccolato statista francese, cui il nostro portiere, con l’età, assomiglia sempre di più. L’ipotesi meno credibile per gli azzurri è che Lippi li incitasse a fare gol: «Se gli piacessero i giocatori che segnano, ci avrebbe lasciato tutti a casa.»
- Scomparsi nel nulla quattro giocatori della Corea del Nord. «E’ per far sentire gli altri calciatori a casa loro.» tranquillizza Kim Il Yun, cittì delle Zanzare rosse. «I nostri ragazzi sono così abituati a veder sparire ogni giorno amici e conoscenti, che abbiamo dovuto mantenere l’usanza anche qui in Sudafrica, per non traumatizzarli.» I portoghesi, prossimi avversari degli asiatici, stanno visionando il loro match contro il Brasile per decifrarne la tattica, ma finora l’unico schema calcistico coreano evidente è che le teste dei giocatori viste
dall’alto devono formare la scritta «Lunga vita al Caro Leader Kim Il
Sung».