Fosse stato figlio unico, Giancarlo Tulliani oggi laverebbe la Ferrari di qualcun altro. Del resto gli psicologi lo ripetono da tempo: nella vita i figli unici hanno meno chances di successo. Troppi vizi, e soprattutto nessuna sorella bona su cui costruire le proprie fortune. Basta sfogliare i libri di storia per scoprire che i vincitori nati spesso sono cognati.
IL FRATELLO DI BIANCANEVE TULLIANI
Per battezzarlo, la madre usò lo stesso metodo usato con la figlia: guardò fuori dalla finestra. Era estate, e invece della neve vide le chiappe di un mietitore. Il giovane Facciaculo fece onore al suo nome: grazie alla sorella fu nominato amministratore delle miniere dei Sette Nani. «Non distingueva un piccone da una zucchina,» ricorda Brontolo, «e a parte girare per il bosco con la Ferrari delle Sette Leghe, non faceva una mazza.» Pare che in seguito sia riuscito a convincere il Principe Azzurro a vendere il castello avito a una sua società con sede in una fiaba delle isole Cayman...
POPPEO TULLIANO
Fratello di Poppea, divenne così intimo dell’imperatore Nerone che questi non capì mai con chi dei due fosse fidanzato. Forte del suo appoggio, Poppeo diede la scalata allo show-business: le sue società di produzione di spettacoli gladiatori si assicuravano ricchi contratti a dispetto del livello scadente dei duelli (gladiatori guerci o ubriachi che combattevano contro leoni di peluche). Inseguito dal pubblico, fuggì a Nord, ma fu giustiziato dai barbari Iperborei, le cui leggi prevedevano lo scuoiamento per chi parcheggia la Ferrari sul marciapiede.
JEAN-CHARLES LE TULLIEN
A sette anni il fratello di Madame Le Tullien, favorita del re Sole, era già Maresciallo di Francia, Gran Connestabile e Gobbo di Notre Dame: non essendo ancora stata inventata la Psp, l’unico modo in cui il re riusciva a toglierselo dalle palle era regalargli ogni sera una nuova carica. Ma la sua vera passione era lavare la sua Ferrari nelle fontane della reggia di Versailles. Quando distrusse la Galleria degli Specchi scambiandola per un parcheggio, il ministro Colbert, esasperato, lo fece gettare nella Bastiglia insieme alla Maschera di Ferro. L’indomani Jean Charles scrisse alla sorella: «Che culo ahò, sto in cella co’ Batman!»
TULLIANITO PERON
L’eccezione fra tanti cognati avidi: raccoglitore di guano in Patagonia, era così disinteressato che fu lui ad aiutare Evita, ridotta a fare la moglie di un dittatore da due soldi come Peròn. Però l’unico aiuto che Tullianito poteva offrirle erano tonnellate di guano, e ben presto la dimora presidenziale, da Casa Rosada, divenne Casa Marròn. Per corromperlo, Peròn gli spedì in Patagonia una Ferrari che, parcheggiata all’aperto, in poche ore diventò un enorme cono di guano. «E’ l’auto dei miei sogni,» gli telegrafò commosso Tullianito, «saprò sdebitarmi». I Peròn capirono che era meglio fare le valigie. Troppo tardi: centinaia di Tir carichi di guano stavano già marciando su Buenos Aires.
La crisi economica peggiore degli ultimi duecento anni non è una scusa sufficiente per passare il Ferragosto davanti alla tivù! I tour operator offrono allettanti pacchetti lowest-cost alla portata di tutte le pezze al culo. Ecco qualche offerta last-minute.
TOUR «SPLENDORI DELL’INPS»
Hai rimandato sine die il sognato viaggio all’isola di Pasqua? Ripiega sul giardino pubblico sotto casa, dove potrai ammirare manufatti antropomorfi ancora più enigmatici dei Moai: i pensionati, caratteristici monumenti della favolosa era dello Stato Sociale, perfettamente conservati fino a 80-90 anni grazie al servizio sanitario pubblico e a una pensione che tu, da vecchio, probabilmente manco te la sognerai. Se sei un giovanotto ambizioso puoi adescare qualche vedova novantenne rimbambita e risolvere per sempre i tuoi problemi economici; oppure rimorchiare la sua badante rumena e farti spiegare da lei come si abbatte un autocrate corrotto che ha rovinato un paese...
«MAGICO MUSEO CIVICO»
Per chi vuole trascorrere le ferie in un luogo tranquillo senza incrociare rumorose comitive di italiani, il museo della propria città è la migliore alternativa low-cost all’Alto Adige: garantisce frescura, ombra e silenzio come i boschi della val Pusteria, ed è frequentato soprattutto da tedeschi. La vera differenza è che anche nel più sperduto bosco sudtirolese ti senti a due passi dalla civiltà, mentre il museo italiano medio non si lascia contaminare dal progresso: anche nel Terzo Millennio presenta bagni indecenti, barriere architettoniche insormontabili, personale che si esprime a grugniti.
«PD SAFARI»
Agosto è il mese ideale per osservare le Feste Democratiche, struggenti celebrazioni in cui gli ultimi superstiti di una tribù un tempo grande e potente cercano di propiziare un improbabile ritorno all’antica grandezza. Il rito consiste nel riconquistare il favore degli dèi mediante il fumo emanato da migliaia di salamelle alla brace; superstizione assurda, ma non tanto quanto sperare di riconquistare il favore degli elettori con il fumo contenuto dagli interventi dei dirigenti del Pd. Il safari comporta qualche rischio: il minimo, ritrovarsi intrappolati fra coppie danzanti durante l’esibizione dei Samurai del Liscio, il massimo, farsi convincere a prendere la tessera Pd.
«EX-LOVERS SURVIVAL CAMP»
Una vacanza-avventura per tutte le signore che vogliono mettere alla prova le loro capacità di sopravvivenza in situazioni estreme senza farsi rapire dai predoni yemeniti o perdersi nella foresta amazzonica. Basta decidere di lasciare un fidanzato o un marito soffocante, e la banale routine quotidiana si trasforma in una ginkana mozzafiato tra minacce, pedinamenti e aggressioni. Indispensabili certificato di buona salute, foto recente per il servizio nella pagina di «nera», dichiarazioni dei vicini di casa («chi l’avrebbe mai detto, erano una coppia perfetta») e copia dell’ultimo testamento.
Il sottosegretario Caliendo, inguaiato da una cena insieme a Flavio Carboni, lo ha imparato a sue spese: un commensale sbagliato può mettere in serio pericolo la tua poltrona. Ma intorno alle tavole della Roma che conta sono possibili altri incroci compromettenti, e il politico avveduto dev’essere pronto a confrontarsi anche con i personaggi ben più imbarazzanti del faccendiere piduista. Ecco qualche esempio.
MATTEO MESSINA DENARO
Farti vedere a cena con il quinto boss più ricercato del mondo potrebbe essere un duro colpo alla tua carriera politica: dovresti andare solo alle cene frequentate dai quattro boss più ricercati di lui. Ma d’estate sono tutti in ferie, e Verdini e Dell’Utri fanno quello che possono - del resto anche tu sei stato invitato perché i pezzi da novanta del Palazzo sono in vacanza e in giro sono rimaste le mezzecalze come te. Lascia perdere la soffiata, non conviene: la giustizia ha messo sulla testa di Messina Denaro una taglia di un milione e mezzo, ma dopo la manovra economica la ricompensa è stata ridotta a dieci gratta-e-vinci «Turista per sempre».
LA SCUSA PEGGIORE: «Non potevo rifiutare l’invito, sapete, di questi tempi il Denaro mica si trova per strada.»...
ANGELO IZZO
Il rischio di incontrare a una cena il sadico pluriergastolano neofascista è decisamente basso: ora che si è sposato, finalmente ha trovato chi non lo lascia uscire. Nel caso, non farti fotografare a braccetto con lui: le tue elettrici non hanno dimenticato chi è Izzo, un morto di fame che attirava le ragazze in una villa del Circeo quando già era molto più in la Costa Smeralda. Va detto che oggi il mostro dei Parioli somiglia come una goccia d’acqua a Platinette senza parrucca, e l’equivoco è sempre in agguato. Regola generale: se al dessert le commensali sono ancora tutte vive, è Platinette.
LA SCUSA PEGGIORE: «Izzo? Charles Manson mi ha detto che era un tipo a posto e mi sono fidato».
BEPPE BIGAZZI
Da evitare come la peste: l’ex conduttore della «Prova del Cuoco», radiato da tutte le tivù del regno per aver apertamente lodato il sapore della carne felina, è balzato in cima alla top ten dei peggiori compagni di foto, seguito dal Ceo della BP e dal costumista di Lady Gaga. La lobby dei gattofili. più diffusa e potente della Massoneria e dell’Opus Dei, non perdona: piuttosto che farti paparazzare da Dagospia attovagliato con Bigazzi, meglio infilarti nel primo festino di trans brasiliani con cocaina, se verrai scoperto troverai più comprensione.
LA SCUSA PEGGIORE: «Sì, forse ho assaggiato il gatto, ma non ho inalato».
OSAMA BIN LADEN
Eh sì, quel buffo tipo in caftano che lancia aeroplanini addosso ai commensali (un suo vecchio vizio) è proprio il capo di Al Qaeda. Gli americani mettendo da anni l’Afghanistan a ferro e fuoco per trovarlo, ma la Roma che conta sa che basta telefonare a «Osama Kebab Catering» per vederselo arrivare a casa con tutto l’occorrente per una sontuosa cena araba, con spettacolo finale di Talebani Rotanti. Nata per finanziare la jihad, l’iniziativa sta avendo un tale successo che presto Al Qaeda potrebbe confluire in Slowfood. Ma per ora è top secret, e se la Cia ti interroga in proposito, tieni la bocca ben cucita: la Mad Mullah Sauce lascia un alito che vale una confessione.
LA SCUSA PEGGIORE: «Si è presentato come un vecchio amico di famiglia dei Bush…»
MASSIMO D’ALEMA
Nominato nel «Guinness dei primati» alla voce «Maggior numero di figure di merda collezionate da una persona intelligente», ribattezzato «Kiss of death» per l’esito disastroso cui approdano tutte le iniziative in cui è coinvolto, partecipare a una cena con D’Alema è più che compromettente, è una sfida al destino. Come minimo, entro ventiquattr’ore verrai convocato da un magistrato perché una escort barese ti ha citato in una telefonata intercettata con un assessore corrotto da un pregiudicato amico di un finanziere cocainomane implicato nella scalata a una banca sospettata di riciclaggio. Almeno provvediti di qualche amuleto: un ferro di cavallo, un mocassino di Rosy Bindi, un calzino di Prodi.
LA SCUSA PEGGIORE: «Perché, sedersi vicino a Veltroni porta fortuna?»
La cronaca vuole indurci a credere che la Chiesa sia ridotta a un un covo di pedofili e speculatori. Perché mettere limiti alla Provvidenza? La criminalità targata Vaticano si declina in forme molto più fantasiose: dagli archivi dell’Interpol, ecco le schede di alcuni religiosi prestati al crimine (o viceversa).
SUOR MARIE-ROULETTE
Nel 1917, quando era solo un’umile pastorella, la Vergine le apparve in una grotta presso Montecarlo e le rivelò tre segreti: 1) se escono due rossi punta sul nero, 2) mai sederti al tavolo verde con Emilio Fede, e il fatidico terzo segreto, che Suor Marie-Roulette confiderà in punto di morte solo al Papa (pare si tratti del trucco cinese per sbancare le slot-machines). Preso l’abito delle Clarisse (lo vinse giocando a poker con una badessa, insieme a velo, sandali e convento con annessa cantina), ha dedicato la sua vita a portare il Vangelo sui tavoli da gioco: lo usa per nascondere le fiches contraffatte. Ricercata in tutto il mondo per truffa, circonvenzione d’incapace e simulazione, ha chiesto asilo politico a Pietrelcina. Ma la sua ultima impresa rischia di alienarle la simpatia dalla Chiesa: ha spennato a carte anche la Colomba dello Spirito Santo...
CAPITAN BARBASANTA
Il Vaticano non possiede una flotta, ma nei Caraibi c’è un corsaro accreditato presso la Santa Sede. Ignota la sua vera identità, ma si dice si tratti di un cardinale ultra-conservatore che, sconfitto nel Conclave del ’78, chiese e ottenne una «lettera di corsa» che lo autorizzava ad assaltare navi miscredenti in nome della Chiesa cattolica. Da allora il suo galeone «Anathema» su cui batte il Jolly Peter (teschio con chiavi incrociate) è il terrore dei sette mari: con la sua ciurma di spietati chierichetti Barbasanta abborda mercantili e navi da crociera e, dopo aver immobilizzato equipaggio e passeggeri, li obbliga ad assistere a interminabili messe in latino. Chi non riesce a buttarsi in pasto ai pescecani, offre a Barbasanta tutti i suoi averi purché smetta. «Non è pirateria, corpo di mille diaconi, è questua marittima» spiega il Capitano, che sarà ospite d’onore al Meeting di Rimini in una tavola rotonda sulla finanza cattolica, titolo «Quindici presuli sulla cassa del morto ».
PADRE GUGGENHEIM
La Chiesa cattolica ha smesso di interessarsi all’arte trecento anni fa; unica eccezione, un anonimo prete di campagna che, con lo pseudonimo di padre Guggenheim, ha messo a segno i più clamorosi furti d’arte moderna degli ultimi anni, dai Picasso sottratti al museo della Villette agli impressionisti trafugati a Zurigo. «Nella mia chiesa non c’è posto per i soliti imbrattatele kitsch,» ha dichiarato in un farneticante messaggio lasciato in un cestino della spazzatura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, dopo aver rubato un De Chirico da appendere in canonica. Il suo fiuto gli ha procurato una grande reputazione nel mondo dell’arte, e i giovani autori essere rubati da lui è un lancio più prestigioso di una personale a Manhattan. Il Vaticano conosce la sua vera identità ma finora l’ha sempre protetto: «Non è un ladro, quei quadri gli servono solo per nascondere foto di bambini nudi».
Più indiscreti di Wikileaks, più pettegoli di Dagospia, vi riveliamo la cronaca segreta dell’ultimo Ufficio di Presidenza del Pdl.
Ore 9.30
Berlusconi riunisce lo stato maggiore del Pdl: primo punto all’ordine del giorno, la questione morale. L’oscuro vocabolo sconcerta i fedelissimi: Bonaiuti lo interpreta come “questione murale” e, in omaggio al volere del capo, comincia a imbiancare le pareti; Gasparri come “questione corale” e obbliga i colleghi a cantare “La montanara”, Mara Carfagna “questione orale” e arrossisce visibilmente. Il premier chiarisce: le procure vogliono far credere che nel Pdl ci siano solo mele marce, dimenticando che la maggioranza del partito è fatta di mele bacate, vizze e ammaccate. Marcello Dell’Utri, impegnato all’ateneo di Palermo nell’inaugurazione di una nuova facoltà, la Facoltà di Non Rispondere, avverte che arriverà in ritardo....
Ore 10.30
Si discutono le dimissioni di Denis Verdini. «Svergogna il partito,» sostengono i falchi del Pdl, «è indagato per tangenti e associazione segreta, ma di gnocca nemmeno l’ombra.» Il coordinatore nazionale manterrà comunque la sua carica ancora un paio di mesi: fino a settembre tutti i pregiudicati sono in ferie e non c’è modo di trovare un degno sostituto. Berlusconi è nervoso, sospetta che nel Pdl qualcuno voglia fargli le scarpe; Tremonti gli assicura che comunque saranno col rialzo. Si prolunga il ritardo di Dell’Utri, occupato a spiegare al Tg1 l’inattendibilità del pentito Spatuzza: «Berlusconi dietro le stragi? Figuriamoci, uno come Silvio vuole sempre stare in primo piano.»
Ore 11
Il finiano Granata chiede le dimissioni di tutti i sottosegretari indagati. I big del Pdl approvano: quando uno è indagato, il sottosegretariato è troppo poco, ci vuole una poltrona da ministro. Anche Berlusconi approva la richiesta di maggiore trasparenza: il fido Bondi batte due volte le mani e da dietro un paravento appare un’odalisca che si esibisce nella danza dei sette veli. Dell’Utri, in teleconferenza, propone per il caso Granata una soluzione imparziale: 50 per cento acido solforico, 50 per cento cloridrico.
Ore 11.30
I finiani fanno quadrato: scelta obbligata, visto che sono solo quattro. Maurizio Lupi insiste perché Granata si presenti ai probiviri del Pdl. Sconcerto nello stato maggiore del partito: tutti erano convinti che Probiviri fosse un integratore ai fermenti contro i problemi di erezione. Alla scoperta che i probiviri sono uomini onesti e autorevoli incaricati di dirimere i contrasti interni al Pdl, tutti rimangono male: come integratori avrebbero fatto più comodo. Coffee break, cui Dell’Utri si scusa telefonicamente di non poter partecipare: il suo assaggiatore personale è bloccato nel traffico.
Ore 12
Dove sono i probiviri? Collocati in un apposito terrario, erano stati affidati a Vittoria Brambilla, che avrebbe dovuto rifornirli ogni giorno di lattuga e di acqua fresca. Compito troppo superiore alle sue capacità, tanto da obbligare Berlusconi ad assegnargliene uno meno complesso: il Ministero del Turismo. Da allora dei probiviri non si sa più niente. La riunione è in stallo, quando il cellulare di Berlusconi squilla: è Fini, che offre una tregua «per fare meglio il bene del Paese» o «per arraffare meglio i beni del Paese» - non si capisce, il segnale è disturbato. Troppo tardi: il fido Bondi batte nuovamente le mani, e da dietro un paravento spunta un sexyssimo Pierferdinando Casini, pronto a sostituire Fini nel Pdl. Dell’Utri fa sapere di essere impegnato nell’acquisto dei diari autografi di Pinochet («sono autentici: leggerli è già una tortura») e augura a tutti buone vacanze.