31.08.10

Amaro medicinale Tulliani


Fosse stato figlio unico, Giancarlo Tulliani oggi laverebbe la Ferrari di qualcun altro. Del resto gli psicologi lo ripetono da tempo: nella vita i figli unici hanno meno chances di successo. Troppi vizi, e soprattutto nessuna sorella bona su cui costruire le proprie fortune. Basta sfogliare i libri di storia per scoprire che i vincitori nati spesso sono cognati.

IL FRATELLO DI BIANCANEVE TULLIANI
Per battezzarlo, la madre usò lo stesso metodo usato con la figlia: guardò fuori dalla finestra. Era estate, e invece della neve vide le chiappe di un mietitore. Il giovane Facciaculo fece onore al suo nome: grazie alla sorella fu nominato amministratore delle miniere dei Sette Nani. «Non distingueva un piccone da una zucchina,» ricorda Brontolo, «e a parte girare per il bosco con la Ferrari delle Sette Leghe, non faceva una mazza.» Pare che in seguito sia riuscito a convincere il Principe Azzurro a vendere il castello avito a una sua società con sede in una fiaba delle isole Cayman...

POPPEO TULLIANO
Fratello di Poppea, divenne così intimo dell’imperatore Nerone che questi non capì mai con chi dei due fosse fidanzato. Forte del suo appoggio, Poppeo diede la scalata allo show-business: le sue società di produzione di spettacoli gladiatori si assicuravano ricchi contratti a dispetto del livello scadente dei duelli (gladiatori guerci o ubriachi che combattevano contro leoni di peluche). Inseguito dal pubblico, fuggì a Nord, ma fu giustiziato dai barbari Iperborei, le cui leggi prevedevano lo scuoiamento per chi parcheggia la Ferrari sul marciapiede.

JEAN-CHARLES LE TULLIEN
A sette anni il fratello di Madame Le Tullien, favorita del re Sole, era già Maresciallo di Francia, Gran Connestabile e Gobbo di Notre Dame: non essendo ancora stata inventata la Psp, l’unico modo in cui il re riusciva a toglierselo dalle palle era regalargli ogni sera una nuova carica. Ma la sua vera passione era lavare la sua Ferrari nelle fontane della reggia di Versailles. Quando distrusse la Galleria degli Specchi scambiandola per un parcheggio, il ministro Colbert, esasperato, lo fece gettare nella Bastiglia insieme alla Maschera di Ferro. L’indomani Jean Charles scrisse alla sorella: «Che culo ahò, sto in cella co’ Batman!»

TULLIANITO PERON
L’eccezione fra tanti cognati avidi: raccoglitore di guano in Patagonia, era così disinteressato che fu lui ad aiutare Evita, ridotta a fare la moglie di un dittatore da due soldi come Peròn. Però l’unico aiuto che Tullianito poteva offrirle erano tonnellate di guano, e ben presto la dimora presidenziale, da Casa Rosada, divenne Casa Marròn. Per corromperlo, Peròn gli spedì in Patagonia una Ferrari che, parcheggiata all’aperto, in poche ore diventò un enorme cono di guano. «E’ l’auto dei miei sogni,» gli telegrafò commosso Tullianito, «saprò sdebitarmi». I Peròn capirono che era meglio fare le valigie. Troppo tardi: centinaia di Tir carichi di guano stavano già marciando su Buenos Aires.

Posted by Lia Celi at 31.08.10 01:51
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