30.12.10

29/12/1170: assassinio nella cattedrale, le ultime parole di Becket: «La messa e io siamo finiti»

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29 dicembre 1170. Canterbury, l’arcivescovo Tommaso Becket viene pugnalato da quattro sicari mentre celebra la messa. Sdegnato re Enrico II: «Sicari? Sigari, dannazione, avevo detto di mandargli dei sigari». Nemici politicamente, ma uniti da una profonda complicità, Becket e il re d'Inghilterra erano diventati protagonisti di una popolarissima serie di chansons de geste (nella foto, Ansa-Guareschi, l’arcivescovo ed Enrico II in una miniatura medievale). Secondo Sir Maurice Prettypeter, primo cronista alla corte dei Plantageneti, l'attentato è solo una messinscena, organizzata dallo stesso Becket per screditare il sovrano, e per di più smaccatamente copiata da Assassinio nella cattedrale di Thomas S. Eliot. Tommaso Becket, immediatamente canonizzato, godrà di vastissima fama fino al 1935, quando viene fatto santo il suo quasi omonimo Tommaso Moro, ministro di Enrico VIII e vittima di una vicenda analoga. Da allora Becket viene regolarmente scambiato per lui, con sua grande irritazione: «Cacchio ne so io con chi scopava Anna Bolena?»

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27.12.10

Anche gli zampognari con Casini, Fini resta con le pive nel sacco

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Da trent’anni è protagonista delle cronache politiche. Ma dopo la sua scelta di «opposizione costruttiva» al governo Berlusconi, Pierferdinando Casini è diventato protagonista anche del folklore popolare. Un’equipe di antropologi impegnata in Abruzzo ha scoperto che la figura dell’aitante leader cattolico, insidiato dal premier con mille seducenti tentazioni volte a conquistarne l’appoggio politico, ha sostituito nel repertorio dei cantastorie il tradizionale sant’Antonio avversario del demonio. Gruppi di rustici cantori itineranti, muniti di zampogne e chitarre, attraversano le borgate intonando stornelli che inneggiano alla strenua resistenza dell’ex presidente della Camera, l’unico in grado di rintuzzare le avances del diabolico Cavaliere. «Il difficile è usare questo ridicolo dialetto,» confessa uno dei cantastorie, che nella vita è professore associato di Tradizione musicale centro-mediterranea. «Nessuno lo parla più, nemmeno nei villaggi più sperduti, e i vecchi contadini ci pregano di tradurre il testo in italiano, o corrono a cercarlo su Internet.

Per non parlare delle zampogne, ormai completamente obsolete. Le contadine più anziane le scambiano per borsette di Dolce e Gabbana». Voglia di rinnovare l’antica musicalità abruzzese? «Veramente no,» confida un altro cantore, ricercatore di Storia del canto popolare presso un ateneo italiano, «è che dopo l’esibizione i contadini ci regalano vino, salami e prosciutti che con il nostro stipendio all’Università non potremmo mai permetterci.» Vi proponiamo alcuni degli stornelli più graditi: saranno una simpatica alternativa alle solite carole natalizie.

Bonasera cari amice / donne e uommini leali
Voi che Silvio Berluscone / lu dareste a li maiali
Basta co lu mal de panza / ve purtamo la speranza
La speranza è Pier Casini / che è chiù furbe anche di Fini.

Pier Casini lu centriste / fa lu Polu de la Nazione
Berlusconi pe’ dispette / Je promette due poltrone
Pier Casini non ce casca / e la leadership s’intasca
Pier Casini sia lodato / lu nimiche del nano pelato

Pier Casini da Bologna / nun appoggia lu Piddielle
Berlusconi satanasse / fa l’uocchiette a lu Rutelle
Pier Casini se ne frega / e si inciucia cu la Lega
Viva viva Pier Casini / che sfangula li pidiellini

Pier Casini vuol trattare / co ‘a Diccì di Peppe Pizza
Berlusconi gli offre in cambie / quattro escort co le zizze
Pier Casini è tanto bbuone / le regala a Buttiglione
Noi vogliamo Pier Casini / paladino de li beghini

Pier Casini ad Annozero / è chiù fico de George Cluni
Berlusconi pe l’invidia / je chiudette la trasmissiuni
A Casini nun je importa / l’indomani è a Porta a porta
Pier Casini per piacere / manda via lu Cavaliere

Pier Casini in confessione / parla male de lu guverne
Ma lu prete lo minaccia / «sta’ cu Silvie o vai all’inferne»
Pier Casin nun se scompone / macché prete, è Berluscone
Pier Casini sii cortese/ manda Silvio a quel paese.

Posted by Lia Celi at 23:49 | Commenti (2)

21.12.10

La parentopoli dei regali di Natale

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Le feste si avvicinano, la crisi morde il budget-regali. Per fortuna in Italia i doni più graditi sono quelli che non costano nulla – o meglio, nulla a chi fa, ma un sacco alla collettività. Un incarico pubblico, una cattedra, una consulenza: questi sono regali che dimostrano ai tuoi cari quanto tieni a loro. E quella che i giacobini chiamano Parentopoli, a Natale può diventare la soluzione giusta per rendere felice chi ami senza girare troppo per negozi. La regione Piemonte, la giunta Alemanno e tante università ci dànno un sacco di idee: per realizzarle basta un briciolo di potere, qualche complicità e una buona dose di impudenza. La sera della vigilia dì ai tuoi cari di appendere i culi al caminetto: la mattina ci troveranno tante belle poltrone! Ecco qualche consiglio per gli indecisi.

Per la tua lei
Nessun regalo è abbastanza per una fanciulla che ha gettato alle ortiche una limpida reputazione di lapdancer, spogliarellista e hostess solo-distintissimi per lo squalificante ruolo di fidanzata di un politico di centrodestra già nel mirino di certa stampa moralista – e tu sai bene che a lei non piace essere sbattuta sui giornali, a meno che lo strato non sia abbastanza spesso...


Ma si sa, dopo i diamanti, gli impieghi pubblici sono i migliori amici delle ragazze, e un tuo
amico dirigente dell’Azienda municipalizzata dei Trasporti sta cercando una nuova segretaria perché quella attuale scalcia nel sonno. Con una sola mossa renderai felici due persone: il tuo amico, che avrà un’assistente personale qualificata professionalmente per dimenarsi sulle ginocchia di signori importanti, e la tua lei, che non sarà più costretta a infilarsi le mance nel reggiseno, ma ogni mese avrà un sexyssimo bustier-paga. Attenzione: se è un’animalista convinta, devi cambiare regalo. Lei non accetterebbe mai uno stipendio ricavato spellando una specie in via di estinzione, i contribuenti.

Per il tuo lui
Che fosse un po’ imbranato l’avevi intuito fin dal vostro primo incontro, alla finale del concorso «Italian Macho»: se non correvi tu ad aiutarlo, durante lo strip finale per poco non si auto-strangolava con la canottiera. Eppure gli hai detto subito che anche se eri una donna di potere, il tuo uomo doveva farsi strada con suoi mezzi. Lui, detto fatto, ha investito con la Ferrari una processione che rallentava il traffico. Da allora dirigi tu la sua vita, decisa a renderlo presentabile negli ambienti che contano - impresa non così impossibile, da quando ha smesso di scambiare il papillon per un perizoma e la mousse di salmone per crema depilatoria. A Natale premia il suo impegno con un regalo importante – no, non un’altra Ferrari, troppo pericoloso, ma un posto da commissario all’Aci di Milano. Si divertirà un mondo a organizzare il Gran Premio di Monza insieme al figlio di La Russa, al figlio di Ermolli e, si spera, anche a qualche
figlio normodotato. E poi, andiamo, se quella sciacquetta di Vittoria Brambilla è riuscita a piazzarci il suo compagno, puoi riuscirci anche tu.

Per la nonna
Ammettilo, intestandole la tua società di produzioni televisive il regalo l’hai fatto a te stesso: ti sei risparmiato un po’ di noie col fisco, al quale non interessa se la titolare della Top Techno Dream Productions è una novantenne invalida che crede ancora che dietro lo schermo del televisore ci siano davvero omini e donnine piccini picciò che cantano e ballano. E’ venuto il momento di farle un regalo vero: smuovi le tue conoscenze politiche e procura alla nonna un lauto contratto in Rai per una fiction su santa Flagellata da Buonabitacolo. Vedrai i suoi occhi appannati luccicare di gioia: i soldi non le interessano (in casa di riposo la nonna non saprebbe che farsene, e comunque li tieni tu), ma è una fervente devota di santa Flagellata, e secondo la Chiesa produrre una fiction sacra per Raiuno ti risparmia non soquanti anni di Purgatorio. Considerato che l’autore del copione è l’ex marito della tua attuale compagna, affetto da psicosi a sfondo mistico, è possibile che la fiction non incontri l’entusiasmo della critica, ma nel frattempo la vecchia sarà già volata in Paradiso da un pezzo.

Per tuo figlio
Come docente universitario, hai sempre disapprovato i colleghi che regalano cattedre ai loro famigliari. Per questo hai suggerito al tuo ragazzo di scrivere una letterina a Babbo Natale, e sarà il buon vecchietto a fargli trovare sotto l’albero un posto di professore di Scienza delle Costruzioni, corredato di laureando sgobbone di oscuri natali al quale estorcere lavori da pubblicare a proprio nome. Accessorio indispensabile, perché di costruzioni tuo figlio non ne sa mezza e a trent’anni non riesce ad assemblare due mattoncini Lego senza l’aiuto della colla. Avrebbe fatto meno danni a Giurisprudenza, dove insegni tu, ma con la riforma Gelmini genitori e figli non possono più insegnare sotto lo stesso tetto, e così hai dovuto ripiegare sulla prima cattedra vacante presso una facoltà qualunque. Del resto tutti i posti disponibili nel tuo dipartimento Babbo Natale li aveva già regalati alle tue dottorande più carine.

Per tua figlia
Alla principessina di casa non mai fatto mancare nulla: cellulare, Smart, appartamento, vacanze in Inghilterra per impadronirsi della lingua di Shakespeare (c’era quasi riuscita, dio sa quanto hai dovuto pagare per mettere a tacere la cosa con la polizia di Stratford-on Avon). E dopo quel che hai pagato per farle prendere un diploma, l’istituto «Poverelle di Gesù» si chiama «Riccone della Madonna», con eliporto e Calvario artificiale nel giardino. Con la quarta di seno che le hai regalato per l’ultimo compleanno, poi, eri sicuro che la piccina non avrebbe avuto problemi a trovare un impiego di prestigio. Eppure finora non ha avuto fortuna, forse perché l’unica cosa che non le hai mai regalato è una sveglia e prima delle 13 non si schioda dal letto. A Natale sorprendila con un contratto di collaborazione con la Regione, dove potrà mettere in luce le sue competenze nel campo della multimedialità: riesce contemporaneamente a spettegolare con tre amiche via iPhone, twittare le foto del suo cane e giocare a Farmville su Facebook mentre ascolta Gigi D’Alessio sull’iPod, e tutto senza smettere di guidare. E’ vero, il regalo utile a volte è un po’ squallido, ma con un posto di «vice-pro-addetta ausiliaria a supporto dell’Ufficio Comunicazione»
l’utilità è un rischio inesistente.

Posted by Lia Celi at 23:28 | Commenti (2)

20.12.10

19/12/1941: scandalo in mare, un Borghese fotte la Queen Elizabeth

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19 dicembre 1941: Alessandria d’Egitto, gli italiani affondano le navi inglesi Valiant e Queen Elizabeth. Britannici sbalorditi: «Devono aver usato dei mandolini grossissimi». Non erano mandolini, bensi i leggendari Slc (siluri a lenta corsa) della X Mas, ribattezzati «maiali» perché alimentati a ghiande, carburante autarchico. Ricavati dal pentolame e dalle cancellate di ferro donati alla patria (emanavano terrificanti zaffate di soffritto e su alcuni si leggeva ancora “attenti al cane”) i «maiali» erano il fiore all’occhiello della Regia Marina, eppure Mussolini li disprezzava perché colpivano il potenziale bellico del nemico ma non causavano vittime, anzi, per rincuorare i naufraghi delle navi colpite, gli cantavano «Siam tre piccoli porcellin» (nella foto Stefani-Big Bad Wolf, tre Slc al termine di un’azione vittoriosa). «Non si vince la guerra con la X Mas,» confidava il Duce a Ciano, «al massimo si pareggia.» Comandante della flottiglia era il fascistissimo Junio Valerio Borghese, al quale nel 1970 la Cia affiderà l’organizzazione di un golpe. Ma sarà proprio l’anziano ufficiale ad abortirlo, alla notizia che il «carismatico uomo di destra» al quale gli Usa intendono affidare l’Italia non è Gabriele d’Annunzio, ma Giulio Andreotti.

Posted by Lia Celi at 23:19 | Commenti (1)

18.12.10

Tu scendi dagli stand: mercatini di Natale, sono più autentici quelli di Bolzano o quelli di Montecitorio?

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Qualcuno li considera addirittura sacrileghi, i mercatini di Natale. In effetti il 25 dicembre si commemora un Personaggio che con mercanti e mercatini non aveva un gran feeling, specie quando si mescolavano abusivamente alla religione. Ma in fondo i mercatini di Natale sono tipici di regioni nordiche in cui le feste di fine anno hanno conservato l’antico sapore pagano di celebrazioni del solstizio d’inverno, e il sole è molto più rilassato su certe cose. Splende sui venditori di centrotavola con le pigne ricoperte d’oro, quasi come le budella che si fanno gli altoatesini grazie ai mercatini natalizi – che sono, per inciso, una geniale iniziativa promozionale ideata della Suedtirol Marketing Gmbh-Srl, azienda legata alla Svp (e nelle valli si spettegola che i banchetti vengano affidati rigorosamente a commercianti iscritti al partito, vabbè che lassù dev’essere difficile trovarne di iscritti ad altri partiti). Il sole splende sugli ingenui mediterranei che nei weekend di dicembre si imbacuccano come Pugacioff, manco Bolzano fosse il capoluogo della Kamciatka, e si incolonnano più o meno disciplinatamente sulla A22, già incasinata in tutti gli altri giorni dell’anno, per andare a sborsare fior di euro euro in cambio di decorazioni per l’albero a forma di casetta tirolese.

E poche ore prima il sole splendeva sugli operai cinesi che hanno realizzato l’80 per cento del «vero artigianato dell’Alto Adige» (e il 99 per cento degli addobbi natalizi nel mondo, come facemmo notare su queste pagine un anno fa). Non possiamo biasimare i commercianti bolzanini e meranesi se si approvvigionano in Oriente: per soddisfare la domanda di paccottiglia natalizia tiroleggiante in legno bisognerebbe disboscare tutto l’arco alpino, e gli artigiani locali (se ancora ce ne sono) dovrebbero lavorare tutto l’anno 24 ore al giorno, schiavizzando pure la famiglia. Un po’ come succedeva nella Val Gardena dell’800, dove si producevano a milioni bambole di legno stravendute sia in Europa che in Nord America. Però qualche frecciatina sulla pirlaggine degli italianuzzi, fra cui parecchi riminesi, che si fanno centinaia di chilometri per andare ad arricchire gente già straricca anche grazie a cospicue iniezioni di denaro pubblico (cioè nostro), e per di più comprando oggetti acquistabili a minor prezzo nell’emporio cinese sotto casa o il sabato in piazza Cavour, ci sta eccome. Okay, intorno alla bancarella non c’è la città italiana che il Sole 24Ore mette al primo posto per qualità della vita, ma quella che sta al solo 17esimo (e ancora ci è andata bene). E forse la pirlaggine dei forzati dei mercatini natalizi è solo un inconscio desiderio di portarsi via un pezzettino di Alto Adige, una specie di talismano proveniente da quella terra mitica, opulenta, ordinata, linda e pinta, contadina ma anche fortemente turistica, gaudente ma frugale, semplice ma favolosamente ricca – insomma, una versione montanara e germanofona di quello che ogni tanto la Romagna sogna di diventare. Però se il talismano è made in China non funziona, accidenti.
(da Chiamami Città, 16 dicembre)

Posted by Lia Celi at 00:50 | Commenti (0)

16.12.10

15/12/1840: rientra a Parigi la salma di Napoleone, breve Corso di imperialismo

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15 dicembre 1840: la salma di Napoleone I viene riportata da Sant'Elena all’Hotel des Invalides. «Ehi, questo mica è invalido, questo è morto», obietta il concierge. Sulla morte deli Bonaparte il mistero è ancora fitto: non si sa se fu provocata da una dose di arsenico o da un tumore allo stomaco, fatto sta che al momento dell'autopsia i due erano ancora lì dentro che litigavano. Ma essendo Napoleone sotto custodia degli inglesi, una cosa è certa: il maggiordomo sapeva tutto. Ventinove anni dopo, le spoglie dell’uomo di Ajaccio vengono tumulate solennemente a Parigi dentro una bara contenuta in altri sei contenitori (nella foto Ansa-Tupperware), una pratica soluzione che assicura una perfetta conservazione dei resti, sia del pranzo che degli autocrati. Napoleone in realtà avrebbe voluto essere sepolto sulle rive della Senna, ma si temeva che il cadavere avrebbe attirato antigienici sciami di bateaux-mouches.

Posted by Lia Celi at 01:49 | Commenti (0)

15.12.10

Meglio un grissino che un Grassano

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Gli osservatori sono unanimi: nell’ultimo scorcio dl 2010 ad animare il commercio, più che lo shopping natalizio, è la corsa all’acquisto dei parlamentari in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre. Fiutata la tendenza, aziende italiane e multinazionali straniere stanno lanciando sul mercato modelli di deputati per tutte le tasche, i gusti e le età. Ecco le proposte più utili e originali.

BEGHELLI
Il tuo premier è anziano e la sua maggioranza non è più autosufficiente? Hai paura che il governo possa cadere nel bagno e non riesca a chiamare aiuto? Con il Salvagoverno Beghelli puoi dormire tranquillo: è un parlamentare pratico e compatto, alloggiabile in qualunque partito, piccolo o grande, di sinistra o di destra. Dotatodi efficientissimi sensori collocati sulle mascelle, il Salvagoverno riesce ad avvertire puzza di crisi a dieci chilometri di distanza, e la segnala con un allarme acustico percepibile anche dal più imbambolato dirigente del Pd. Una volta in aula, qualunque sia il suo schieramento, basta inserire la funzione “Pionati” e vota la fiducia al governo o al massimo si astiene. E al mese ti costa solo come un arata del mutuo! Salvagoverno Beghelli, e il tuo esecutivo muore solo quando lo vuoi tu!

MATTEL
Bionda, sorridente, glamorous, con più curve di Barbara Matera e più cervello di Michela Brambilla, Barbie Deputata farà vivere anche alle bambine il sogno più bello: assicurarsi una lauta pensione dopo soli due anni di Parlamento! Grazie alla schiena pieghevole, ai piedini in due scarpe e a un guardaroba di gabbane firmate intercambiabili, Barbie Deputata è la compagna di giochetti ideale, nella tua Camera o nel tuo Senato. Presto! L’onorevole Barbie è attesa a Montecitorio, dove il suo voto è il più desiderato. E dopo, una serata romantica con il suo Ken Bocchino… Accessori compresi nella confezione: pupazzo di Silvio Berlusconi a grandezza naturale, tailleur per le sedute in aula con disegno di legge in tinta e portaborsette coordinato, vestitino nero e trucco leggero per i party a palazzo Grazioli. Auto blu acquistabile separatamente, a spese del contribuente italiano. In vendita anche nella versione Barbie Deputata Europea (in bikini).

BERETTA
Difendi la tua poltrona e quella dei tuoi cari con il Grassano 7.65, ultimo nato tra i pistola di casa Beretta (7.65 non è il calibro, mail numero dei suoi neuroni). Progettato in Padania, il Grassano unisce l’eccellenza leghista nello spararle grosse all’infallibilità berlusconiana nel puntare all'arricchimento personale, due caratteristiche che fanno di quest’arma la preferita dai franchi tiratori. Il segreto della sua efficienza? Un processo pendente per truffa aggravata che lo aspetta subito fuori da Montecitorio: non c’è da stupirsi pur di restare in Parlamento il Grassano 7.65 spari tutte le sue cartucce, voto di fiducia compreso.

GILLETTE
Il primo voto fa il contropelo al governo, il secondo lo accarezza: è il doppio taglio di Gillette Scilipoti Fusion, il nuovo deputato bifronte che assicura una faccia liscia come il culo e offre prestazioni mai viste prima in un parlamentare usa e getta. A primavista sembra un tagliente e affilato peone dell’Italia dei Valori, pronto ad abbattere un governo asfittico e inutile alla prima occasione, ma, come dice il nome, la specialità di Scilipoti è fondere i propri interessi personali con quelli del Pdl. Infatti basta ricordargli le sue sette case pignorate e i 200mila euro di debiti, e lo Scilipoti Fusion, grazie alla sua innovativa coscienza girevole, s itrasforma in un efficiente berluscones che tonifica la pelle dell’esecutivo con un trattamento di agopuntura e un prezioso voto di fiducia. Governare è una barba, mantienila con Gillette Scilipoti Fusion, il meglio di un premier.

Posted by Lia Celi at 10:05 | Commenti (3)

14.12.10

13/12/2006, si estingue il delfino dello Yangtze, fauna ittica col luccio al braccio

13 dicembre 2006. Viene dichiarato estinto il lipote, raro delfino cinese di fiume, ma il Wwf minimizza: «Era solo un lipote acquisito». Pensoso e riservato, l’animale era tipico dello Yangtze, dove coabitava con la più estroversa e socievole neofocena. Convivenza difficile, secondo i testimoni: la neofocena bigiava sempre il suo turno per le pulizie, non contribuiva alle spese e ogni sera si portava a letto pesci di bassa lega, provocando l’ira del lipote (nella foto, Ansa-Cousteau, uno dei più imbarazzanti partner della promiscua cetacea). «Era contrario alle relazioni fra mammiferi e pesci,» ammette la neofocena. «Diceva che puzzavano ed erano così scemi che respiravano dalle orecchie. Come se avere le branchie anziché i polmoni fosse un merito! Comunque io non c’entro niente con la scomparsa di quello stronzo di un delfino razzista». Nessuno le crede fino a quando sul fondo del fiume viene trovato un biglietto: «Non mi sono estinto, sono a un corso di aggiornamento per delfini fluviali».

Posted by Lia Celi at 09:55 | Commenti (2)

10.12.10

‎9/12/1851, la YMCA arriva in Nord America, Gloria Gaynor: «Pazienza, io sopravviverò»

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9 dicembre 1851: viene fondata a Montreal la prima sede Ymca dell'America settentrionale, luogo di svago ideale per i giovani operai, ma anche per giovani poliziotti, motociclisti, soldati, indiani e cowboys. L’associazione era stata creata anni prima dal filantropo protestante George Williams per offrire ai lavoratori una stimolante alternativa ai piaceri del bordello e del pub: la lettura della Bibbia. Eccitati da quel libro zeppo di sesso e violenza, i ragazzi dell’Ymca facevano un tale troiaio che i clienti dei pub e dei bordelli adiacenti tutte le sere chiamavano la Buoncostume. Per intrattenere gli adolescenti in tempesta ormonale, la Ymca fu costretta a inventare il volley: era facile da imparare, praticabile anche al coperto e consentiva di vedere più falli e toccare più palle che a Sodoma (nella foto Ansa-Fuori, un piccante momento sottorete). Tuttavia le palestre dei Giovani Cristiani non furono mai la bengodi gay descritta dalla famosa canzone dei Village People, il cui titolo originale, infatti, era «Catholic Seminary»: fu il produttore a imporre di sostituirlo con «Ymca», il cui spelling era meno complesso.

Posted by Lia Celi at 23:36 | Commenti (0)

Bevete più Pentotal, prodotto italiano


E’ italiano il barbiturico preferito nei bracci della morte americani. A fornirlo è la Hospira di Liscate, un’azienda lombarda che contende agli studi Mediaset di Cologno Monzese il record nazionale nella produzione di anestetici. Una vergogna? «Anzi, è la prova del nostro impegno contro la pena capitale,» ha replicato il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, «interrompere la produzione del Pentotal infatti significherebbe condannare a morte un’azienda». Diremo di più: il successo oltreoceano del veleno di Liscate è un incoraggiante sintomo della ripresa del «made in Italy». Un’iniezione di fiducia, insomma.

HOSPIRA E AMMIRA
Ricco bouquet di profumi, retrogusto di mandorla amara e quella nota di sodio tiopentale che gli ha conquistato quattro teschietti sulla rivista specializzata «Poison Spectator»: ecco perché il Pentotal Hospira Vqprd è un must per i boia statunitensi. «I condannati a morte sono diventati molto esigenti,» spiega Kevin Needle, chimico-sommelier del carcere di Stato del Kentucky, «non si lasciano più iniettare l’anestetico della casa o quello del supermercato, magari adulterato con zolfo o metanolo...

veleno.jpgPrima di morire vogliono leggere l’etichetta, annusare il tappo, guardare controluce la siringa. I più raffinati ci chiedono anche se abbiamo una lista dei barbiturici». Ma per Needle è importante anche l’abbinamento giusto; il Pentotal Brut è perfetto con i crimini sessuali, il Rosé è amatissimo dalle signore, l’Amabile si sposa a meraviglia con i delitti passionali, e il Passito è ottimo per chi viene giustiziato a molti anni dal delitto. Ma dev’essere Pentotal italiano: un pluriomicida, accortosi che quello che gli veniva somministrato era di provenienza francese, si è alzato dal lettino e ha chiesto la sospensione dell’esecuzione: «Non voglio arrivare all’altro mondo con il mal di testa.»

SCOPPIA LA MODA
Gli Stati Uniti non sono i soli a pensare che uccidere italiano sia un segno di distinzione. In Afghanistan le mine anti-tank «made in Italy» sono lo status symbol del talebano chic per la raffinatezza dei dettagli e l’armoniosità della detonazione. E in alcune cantine di Kabul alcuni fortunati conservano decine di esemplari di mine antipersona prodotte a Brescia. «Peccato che abbiate smesso di farle», sospira un collezionista. «Erano così eleganti. Si capiva subito se un bambino si era storpiato saltando su una mina italiana: zoppicava con più stile.» Fortunatamente il penultimo governo Berlusconi ha tagliato i fondi per lo sminamento dei Paesi infestati dagli ordigni italiani: sarebbe stato un peccato sprecare manufatti nazionali ancora tanto apprezzati che all’ultima asta di Kandahar il prezzo all’etto di una mina bresciana stagionata ha raggiunto quello del tartufo di Alba.

QUATTRO SASSI NEL DELIRIO
La verità è venuta a galla grazie a un video di Amnesty International che documenta la lapidazione di un’adultera in Iran: su una delle pietre si vede, scolorita ma distinguibile, la testa di un gladiatore, un’altra è un frammento di un capitello corinzio. Proprio così: il «dernier cri» nelle teocrazie islamiche è lapidare le adultere con sassi provenienti da Pompei. I ripetuti crolli verificatisi nel sito archeologico sarebbero la conseguenza del continuo furto di ciottoli da parte di turisti iraniani e sauditi. Secondo i mullah l’eruzione del Vesuvio fu la punizione di Allah per la dissoluta e lussuriosa città campana, e pertanto i suoi reperti sono il proiettile più adatto per punire le musulmane che seguono le orme di Poppea e Messalina. «E’ così,» ammette un turista iraniano, «ma c’è anche un altro motivo: in tutto il Medio Oriente le rovine antiche sono custodite molto meglio e non puoi portar via nemmeno un sasso. Siamo musulmani, però i nostri monumenti li trattiamo più da cristiani di voi».

Posted by Lia Celi at 09:58 | Commenti (5)

09.12.10

6/12/1990, strage di Casalecchio, a scuola squilla la campanella a morto

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6 dicembre 1990: Casalecchio di Reno, un aereo militare precipita sull’Istituto Tecnico «Salvemini», uccidendo 12 studenti e ferendone decine. «Quante storie per un aeroplanino lanciato in classe,» sentenzierà il giudice che nel 1998 assolverà il pilota Bruno Vivani, sganciatosi prima dell’impatto. Come mai, accortosi di stare perdendo quota, l’uomo, invece di dirigere il velivolo verso l’Adriatico, lo ha abbandonato su una scuola? «Mi hanno sempre detto che con lo studio si arriva in alto, così ho pensato che qualche ora di lezione avrebbe elevato un po’ anche il mio aereo.» Vivani si meriterà solo una reprimenda per aver fatto entrare a scuola l’apparecchio fuori orario, senza giustificazione scritta e da un ingresso non consentito, la finestra (qui nella foto Ansa-Franti). Oggi il ministro dell’Istruzione Gelmini commemorerà la sciagura con un toccante discorso: «Casalecchio non è la solita strage impunita: l’istituto «Salvemini», colpevole di aver distrutto un aereo servitore della patria, è stato demolito e non esiste più.»

Posted by Lia Celi at 09:37 | Commenti (0)

06.12.10

5/12/63 a. C.: Cicerone presenta la Quarta Catilinaria, «Catilina e i doni della Morte»

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5 dicembre 63 a. C: Roma, Cicerone pronuncia in Senato la quarta e ultima orazione contro Catilina, ma secondo indiscrezioni starebbe già lavorando a un prequel. Sollievo tra i fan della popolarissima saga dedicata all’aristocratico e perfido cospiratore che fa vedere i sorci verdi alla Repubblica romana, un fenomeno che ha lanciato il tormentone «Usque tandem?» e ha trasformato un oscuro avvocato di Arpino in una celebrità internazionale. Le avventure di Catilina hanno soppiantato nei cuori di patrizi e plebei perfino serie amatissime come «Romano criminale», dedicata agli spietati fuorilegge della Banda della Suburra, e «Sexus et Urbs», le piccanti peripezie di Lesbia e Catullo. L’austero Catone si era scagliato contro la Catilina-mania e il suo invadente merchandising: toghe e lucerne con il logo, e il violentissimo videogame «Catilina: Final Conjuration», adorato dai ragazzi (nella foto, Ansa-Microsoftus, i resti di una Iocostatio III, una delle piattaforme più diffuse nel I sec. a. C., visibile in basso la porta Usb). Ma Giulio Cesare aveva minimizzato: «Andiamo, il mio Bruto ci gioca delle ore e non ce lo vedo da grande a ordire congiure».

Posted by Lia Celi at 00:07 | Commenti (3)

03.12.10

2/12/1901: nasce il rasoio Gillette, il Dalai Lametta ne ordina cento esemplari

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2 dicembre 1901. L’americano King Camp Gillette brevetta il rasoio usa e getta, ma è subito costretto a modificarne la forma, a causa di numerosi incidenti registrati fra i consumatori al momento di gettarlo (nella foto, Ansa-Billabong, la prima versione del rasoio Gillette). Fisico dilettante, anni prima aveva incontrato in treno il giovane e ancora sconosciuto Einstein, che si pagava gli studi facendo il garzone da un barbiere. I due si erano scambiati inavvertitamente gli appunti; risultato, il tedesco si ritrova a lavorare sull’equazione di Gillette, «E=mc2», scopre la relatività e vince il Nobel mentre Gillette realizza la formula einsteiniana «L1+L2 = P0» («la prima lama solleva il pelo, la seconda lo taglia a fondo») e diventa un imprenditore milionario. Il suo rasoio entra nell’equipaggiamento dei soldati Usa durante la I Guerra Mondiale; quando è consumato, verrà passato ai soldati Getta. Gillette muore nel 1932, ucciso per vendetta da un gangster. Le sue ultime parole: «Non può essere stata colpa del mio rasoio, mr. Scarface».

Posted by Lia Celi at 00:40 | Commenti (1)

01.12.10

30/11/1786, la Toscana abolisce la pena di morte, sollievo fra gli allenatori della Fiorentina

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30 novembre 1786. Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana, abolisce nel suo Stato la pena di morte: «Sù, sù, ci resta sempre la tortura, che dura di più ed è più divertente». La riforma, ispirata al pensiero illuminista di Cesare Beccaria, suscita lo sdegno del Vaticano: «Il condannato a morte sarebbe un essere umano? Eresie, di questo passo un giorno diremo che sono umani anche gli embrioni». Al grido di «Decapitare meno, decapitare tutti», i Cobas dei boia fiorentini, guidati da Pietro Leopoldo Pacciani, salgono sui tetti dei monumenti per difendere il loro posto di lavoro. Il granduca, con notevole sensibilità, li riassume tutti come esattori delle tasse, migliorando notevolmente l’efficienza del fisco toscano. Altri professionisti del patibolo apriranno corsi di impiccagione fai-da-te per suicidi, altri ancora si ricicleranno come spogliarellisti sadomaso per addii al nubilato (nella foto, Ansa-Mastro Titta, la star dei Toy Boia, Checco Brunellacci).

Posted by Lia Celi at 00:17 | Commenti (0)