
4 gennaio 2010. Dubai, viene inaugurato il Burj Khalifa, che con i suoi 828 m è il grattacielo più alto del mondo: «Altro che grattarmi,» obietta il cielo, «questo un altro po’ mi incula». Nello stesso momento, a Taiwan, il grattacielo Taipei 101 domanda al suo specchio magico: «Specchio delle mie brame, chi è il più alto del reame?» e si sente rispondere «Fino a ieri eri tu, ma oggi il Burj Khalifa lo è di più». Fra gli altri record conquistati dal Burj, quello degli ascensori più veloci del mondo (così veloci che anziché ai piani, si fermano ai pit-stop), dei suicidi più pazienti del mondo (quando si schiantano a terra sono già morti di vecchiaia) e dello spazio per lapidazioni più alto del mondo. A sorpresa, non si aggiudica il record del maggior numero di piani, solo 160 contro i 175 di un condominio abusivo sul litorale laziale, di altezza non regolamentare ma sanati nell’ultimo condono edilizio (nella foto, Ansa-Ibsen, l'inquilino del 164° mentre riordina il suo salotto). Il nome previsto per l’edificio di Dubai era Burj Khalifano, in onore del cantautore trasteverino, popolarissimo negli Emirati arabi, ma il Califfo aveva negato l’autorizzazione: «A’ beduini der cacchio, buri sarete voi e li mortacci vostra».
(nella foto, Ansa-Ibsen, l'inquilino del 164° mentre riordina il suo salotto)
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