
Una cosa è certa, Nicole Minetti non è «una maitresse da quattro soldi»: poverina, chi non gliene darebbe almeno sei, con tutto il mazzo che si fa? Ma per assurgere nel Pantheon delle mezzane ci vuole ben altro, come si desume dalle biografie di alcune tra le figure più luminose nella storia del meretricio.
DONNA DI MACRO’-MAGNON
Viene così chiamato lo scheletro rinvenuto di recente in una caverna dei Pirenei: a far intuire che si trattasse della prima maîtresse della storia furono il reggicalze di pelo di mammut e il numero di cellulare di Silvio Berlusconi inciso sulla parete della grotta. La prostituzione era nata subito prima della scoperta del fuoco: furono infatti le battone preistoriche ad accendere il primo falò, per riscaldare le fredde notti sui marciapiedi del Paleolitico. Ma le ragazze di madame Macrò-Magnon non vendevano sesso: l’homo sapiens viveva in orde dove nudità, stupri e orge erano routine, e per il cavernicolo la massima trasgressione era frequentare una donna solo per giocarci a sudoku. La prestazione della prostituta veniva pagata con un cervo (di qui l’espressione “fare le corna”)...
La Macrò-Magnon probabilmente gestiva una caverna a ore, ma probabilmente aveva anche altre fonti di sostentamento: secondo i paleontologi sarebbe stata sorpresa dall’ultima glaciazione mentre si stava recando a una riunione del Consiglio regionale.
MARCIA RUFIANA
Tenutaria del lupanare più frequentato dell’antica Roma, nelle sue lussuose sale si incontravano tutti i Vip dell’Urbe (fu in questo contesto che Cesare pronunciò per la prima volta la famosa frase “Anche tu, Bruto, figlio mio?»). Odiata dall’austero Catone perché applicava tariffe ridotte a studenti e legionari ma non ai filosofi stoici scapoli, Marcia non arruolava volgari prostitute, ma attrici in carriera e danzatrici in cerca di un ingaggio, perché a differenza delle professioniste del sesso, erano veramente disposte a tutto. Divenne amica di artisti e scrittori: fu lei a convincere Virgilio che un poema sulla sodomia fra gli eroi omerici intitolato Aneide non sarebbe mai stato adottato nei programmi scolastici, ed era meglio correggere qualcosa. Secondo i Cristiani il bordello di Rufiana riassumeva il peggio degli dèi pagani: le sue prostitute erano baccanti giunoniche, gioviali, afrodisiache e sessualmente vulcaniche. La maitresse, pentita, si convertì, promettendo che nel suo locale d’ora in avanti avrebbero lavorato solo figlie di Maria, le prime a darla via.
PU TAN
Leggendaria cortigiana nella Cina del XV secolo, iniziò la carriera come prostituta di corte, ma ben presto fu promossa a responsabile del bordello imperiale per aver guarito da un fastidioso problema di eiaculazione precoce il principe Dura Ming. Esperta di taoismo, Pu insegnava alle sue ragazze che il sesso è ricerca dell’armonia fra yin, yang e yuan, e che l’uomo è l’altra metà del cielo - quella che non resta incinta. Marco Polo, che frequentò il suo locale, fu così entusiasta dell’ambiente da dedicare a Pu Tan un intero capitolo del suo Milione. «Che taccagno,» commentò la maitresse, «si era detto almeno mezzo Milione». L’imperatore, che le era affezionatissimo, alla sua morte pretese che nella propria tomba fossero seppellite le effigi in terracotta di Pu e delle sue ragazze al completo, ma il progetto fu abbandonato perché i soldati dell’esercito di terracotta di Xian uscivano tutte le notti per andare a trovarle, e tornavano a pezzi.
GONE O’RHEA
Cresciuta nel quartiere a luci rosse di New Orleans, Gone credeva fermamente nel “destino manifesto”, dottrina secondo cui le prostitute Usa dovevano allargare la clientela oltre le Montagne Rocciose fino al Pacifico. Il suo bordello di Tucson, una delle leggende del vecchio West, accontentava tutti i gusti: c’erano donnine allegre per i cow-boy, puledre compiacenti per i loro cavalli e tangenti formose per lo sceriffo. Unico punto debole, l’igiene: nelle camere giravano piattole così grosse e agguerrite da mettere in fuga il Settimo Cavalleggeri, e il tipico ritmo saltellante della musica suonata nel saloon si doveva alle pantegane che correvano sù e giù sulla tastiera. La vecchia Gone fu costretta a chiudere quando gli avventori scoprirono che le strisce bianche, rosse e blu che si ritrovavano sul pisello alla mattina non erano un omaggio alla bandiera americana, ma una brutta forma di scolo. Però gli indiani la considerarono sempre un’amica: aveva steso più visi pallidi lei di tutte le tribù Apache.
WANDA FLANELLA
Indimenticabile maîtresse degli anni Cinquanta, nella sua «maison», poi chiusa dalla legge Merlin, è passato il fior fiore dell’intellighenzia italiana, che ne rimase segnata per sempre: ancora oggi sono molti gli intellettuali che vivono di marchette. In realtà Fellini e Montanelli, che ricordavano con struggente nostalgia le ore passate dalla Wanda, non avevano capito che si trattava di un bordello: credevano fosse una trattoria in cui le cameriere giravano in mutande perché non funzionava il ventilatore. «Del resto anche loro mica sembravano clienti,» ricorda la Wanda, oggi centenaria, «così magri e male in arnese avevano più l’aria di barboni: altro che scopare, gli davo un bagno e una minestra gratis. Sfido che poi hanno sentito la mia mancanza». Oggi il ministro Bondi ha finalmente colmato il vuoto lasciato dalla Merlin nella cultura italiana: sono due anni che sta andando a puttane.
"Il sesso è ricerca dell’armonia fra yin, yang e yuan". Maledetta, nemmeno se ci pensassi una settimana me ne verrebbe in mente una così buona.
Posted by: Michele at 02.02.11 02:05grazie, ma io sono particolarmente fiera dei nomi delle maitresse, mi vengono in mente per strada e rido ancora da sola - quando una è scema dentro...
Posted by: lia at 02.02.11 09:01Davvero bello, con le solite siringate di cultura classica. E poi cè`un divertente sottotesto femminista, non so quanto voluto, con le donne che inventano il fuoco, ispirano poemi immortali, si curano degli intellettuali. E il cinismo e`moderato da una vena dolce, la donna che compatisce l`uomo che, poverino, si fa guidare dal proprio pisello, mentre lei continua a usare il cervello.
Saluti
Posted by: Enrico Marsili at 02.02.11 14:40ehm, non è proprio volontario il sottotesto femminista - ho pensato soprattutto al lato comico, infatti mi sentivo un po' la coda di paglia... però se c'è, meglio così!
Posted by: lia at 03.02.11 00:33