
Reintegrare il Fus rincarando la benzina non è così fuori luogo, visto che arte e cultura sono il nostro vero petrolio. E pieno dopo pieno, ogni consumatore potrà assurgere al ruolo di mecenate, finora riservato a re e potenti. Davanti ai distributori sta crescendo la nuova generazione di patroni delle arti: ecco i più generosi.
GIULIO SECONDO
Parroco di campagna, macina chilometri ogni weekend trasportando in pellegrinaggio il suo gregge (cioè i parrocchiani, ma l’odore che ristagna nel pullman ricorda da vicino un ovile). Benché imparentato con la ricca famiglia dei Della Rover, guida una malconcia corriera d’anteguerra che, letteralmente, beve come un alpino: è stata usata per anni da un prete di Montebelluna che la alimentava a vinassa e fiaschi de vin. Per disintossicarla, don Giulio l’ha adottata e, con grande pazienza, la sta riabituando ai carburanti analcolici. Ma la riabilitazione è lenta: per ora l’automezzo fa solo venti cm con un litro ed emette rutti terrificanti al monossido di Cabernet. Grazie all’aumento della benzina, don Giulio finanzierà il restauro della Casa di Loreto, anche se riterrebbe più pratico comprargli una gabbia nuova.
MARIAPIA GUGHENAIM
Pare che questa sensibile casalinga veneta abbia ereditato il fiuto artistico da certe zie francesi, quattro damigelle di Avignone così all'avanguardia che erano cubiste quando ancora non esistevano le discoteche. Non sorprende che Mariapia sia diventata un’attiva patrona delle arti: con le rette di iscrizione ai venticinque corsi di pittura, scultura, teatro e danza cui manda i suoi due figli, Dada e Dalì, mantiene un esercito di artisti, attori e ballerini che altrimenti morirebbero di fame. L’altra metà del suo stipendio da impiegata la spende nella benzina necessaria per portare i figli da una palestra all’altra a bordo della sua Citroen Picasso, insieme a Braque, il simpatico segugio di casa. Con i denari di Mariapia si potrà rafforzare la sorveglianza nalla Gnam di Roma, dove recentemente alcuni vandali hanno rammendato un quadro di Burri.
LORENZO IL MAGNIFICO
Esponente del ramo povero della famiglia Medici, i Medici di Famiglia, ha abbracciato la professione di autista di Tir perché ritiene meno disonorevole essere pagato dalle aziende farmaceutiche per trasportare medicinali che per prescriverle secondo i loro interessi. Autista infaticabile, con un mese di viaggi sù e giù per l’Italia Lorenzo potrebbe finanziare da solo il restauro della Galleria degli Uffizi, anche se crede che il Parmigianino sia un panino dell’Autogrill e Durer un preservativo. Ma il suo vero sogno sarebbe poter restaurare la galleria Paci II, sulla Salerno-Reggio Calabria: giudicata dalla Ue il tunnel più malmesso d’Europa, secondo il Magnifico andrebbe invece inserita fra i siti Unesco, «perché se c’entro col camion, ‘un esco più».
WILMER POLGHETTI
Nessuna parentela con Paul Getty, il miliardario che ospitava nel suo castello notevoli pezzi d’arte come la Venere di Morgantina. Il sciur Polghetti è un esuberante pensionato padano che ogni sera ospita nella sua Multipla notevoli pezzi di gnocca come la Diana di Lardirago, la Ebe di Vidigulfo e la Dafne di Pozzobonella, professioniste dei marciapiedi fra Milano e Pavia. L’aumento del prezzo alla pompa non lo ha sconvolto, anzi: «Lo sanno tutte, quando una pompa è fatta bene il Polghetti non guarda il centesimo». Grazie al suo contributo verrà presto posata la prima pietra del Museo dell’Escort, all’Olgettina, ma con la consueta modestia, Wilmer non ha voluto essere ricordato con una targa: «Per carità, se mia moglie riconosce il numero mi fa un culo così».
BRUNO GECCHI CORI
Quasi omonimo del grande produttore, Bruno era uno sfaccendato bamboccione quarantenne la cui unica occupazione consisteva nello sfrecciare tra Roma e la Versilia a bordo di una Lancia Aurelia dal clacson inconfondibile, corrompendo ingenui studenti di Legge, abbordando turiste e cafoneggiando nei ristoranti. In virtù del motore concepito in epoche pre-choc petrolifero, l’auto faceva fuori un pieno di benzina solo per abbassare i finestrini, il che, alla luce del provvedimento di Tremonti, avrebbe reso Bruno uno dei più promettenti finanziatori dei nostri film di qualità. Peccato che ieri sera si sia schiantato nei pressi di Viareggio a causa di un sorpasso azzardato.

I tagli al Fus hanno fatto fare a Bondi, come al solito, la figura del Fes, come al solito. Ma lo spettacolo italiano non si perde d’animo, e riuscirà a dimostrarci che si possono fare le Nozze di Figaro coi fichi secchi. Ecco le novità più interessanti nei diversi generi artistici.
OPERA LIRICA
La crisi costringe a una seria revisione di alcuni capolavori del melodramma. Ad esempio, Traviata: tre ore sono veramente troppe per raccontare le disavventure di una escort tisica che regge solo per quattro atti. L’opera va affidata a una professionista del sesso, che in media quattro atti li consuma in un’ora senza batter ciglio, con grande risparmio di fondi pubblici. Del resto con i tagli alla sanità e alla profilassi anti-tubercolotica, Violetta muore con molto anticipo, e l’opera si chiude al secondo atto con una retata per sfruttamento della prostituzione e Alfredo Germont che giura di avere una fidanzatina stabile gelosissima. Gli enti lirici, in alternativa a Traviata, possono proporre uno show di Patrizia D’Addario, che racconta più o meno la stessa storia e costa come due peperoni.
Oppure ripiegare su Rigoletto, la vicenda di un tiranno donnaiolo che seduce minorenni (a quanto pare tutti i librettisti di Verdi
collaboravano all’«Espresso» e al «Fatto»), a patto di modificare il finale: il duca di Mantova si fa la figlia di Rigoletto e risarcisce il buffone gobbo pagandogli l'operazione alla schiena.
DANZA CLASSICA
L’esiguità dei fondi offre l’occasione per una rilettura filologica di celebri balletti, come lo Schiaccianoci, opera che meriterebbe una denuncia per pubblicità ingannevole: quanti spettatori vanno a teatro curiosi di conoscere l’ultimo ritrovato per frantumare i gusci della frutta secca, e sono costretti a sorbirsi una serie di insensate acrobazie? Le risorse del Fus sono più che sufficienti per finanziare piacevoli e istruttive dimostrazioni di utensili da cucina, inframmezzate da estemporanee improvvisazioni coreografiche, quando il dimostratore si incastra un dito nello schiaccianoci. Gli assessori alla Cultura più intraprendenti, con modica spesa e una rapida visita al più vicino negozio di casalinghi, possono allestire un intero cartellone di danza comprendente, anche Cavatappi, Pelapatate e Arricciaburro. Rimane in repertorio anche il Lago dei Cigni: non ci sono soldi per i cigni, ma considerate le condizioni fatiscenti di molti teatri, basta un acquazzone e sul lago si ottiene un lago autentico, e a costo zero.
TEATRO SHAKESPEARIANO
In tempi di crisi, la scena italiana riproporrà i capolavori del Bardo inglese in chiave più realistica. A cominciare dall’Otello: perché coprire d’oro un gigione imbellettato per interpretare un ruolo che l’ultimo fidanzato squilibrato recita gratis, e meglio di lui? La nostra cronaca nera ci offre almeno tre versioni dell’Otello al giorno: ce ne sarà pure uno disposto a venire ad ammazzare la partner fra le tre pareti di un palcoscenico anziché fra le quattro pareti domestiche. Altre compagnie presenteranno l’«Amleto nei luoghi amletici», se il Pd concederà l’uso delle proprie sedi, Molto rumore per nulla, lettura animata della riforma della giustizia targata Berlusconi, e Le allegre comari di Minzo, una simpatica pièce sulle giornaliste del Tg1. A Verona Shakespeare incontra le nuove tecnologie: basta con balconi e sospiri, gli spettatori potranno seguire le chat amorose di Giulietta e Romeo comodamente sul computer di casa, con notevole risparmio per gli enti teatrali.
MUSICA SINFONICA
A dispetto delle lamentele del maestro Muti, è un genere musicale originariamente economico, i cui costi sono stati gonfiati dalla sindacalizzazione dei musicisti: uno spartito autografo ritrovato chissà come nella scrivania del ministro Tremonti dimostra che Beethoven aveva scritto le sue Nove sinfonie per armonica a bocca, ma poi fu costretto a moltiplicare le parti per accontentare i Cobas degli orchestrali viennesi. Le orchestre italiane, peraltro, hanno già ridotto i costi all’osso: aboliti ovunque i leggii, gli spartiti vengono attaccati sulla schiena dell’orchestrale davanti; la sezione violini dispone di un unico archetto, che viene passato fulmineamente da un violinista all’altro e, al termine dei concerti, riciclato come filo interdentale dal direttore. Con i nuovi tagli, gli ottoni saranno ridotti a cinquoni, e molti stumentisti dovranno fare fagotto, anche se sono diplomati in oboe o clarinetto. Via anche timpani e tamburi: basta che gli artisti scendano in piazza a protestare e le forze dell’ordine forniranno percussioni a volontà. Limitazioni anche nel repertorio: le Quattro Stagioni vivaldiane verranno sostituite da più economiche Marinare, mentre molti auditorium ospiteranno la Moldava (Danka, una simpatica donna delle pulizie originaria di Chisinau, sei euro l’ora in nero e spolvera i palchi che è una meraviglia).
Via Gheddafi, Ben Alì, Mubarak: tutta la prima fila degli amici internazionali di Silvio Berlusconi è stata spazzata via dai giovani in rivolta. Non sarà facile sostituirli. Se c'è qualcosa che al mondo non manca, sono i dittatori con pochi scrupoli; ma quelli con così pochi scrupoli da diventare partner del nostro premier si contano sulle dita di una mano. Ecco i leader mondiali che, da semplici alleati, verranno presto promossi dal Cavaliere a «veri amici».
KWASA LXXVIII
Re del Mambaziland, sta guidando il suo popolo nella delicata transizione dalla monarchia assoluta al dispotismo megalomane. Il Paese sarebbe ricco di materie prime, ma da anni il ferro, l'oro e i diamanti estratti con fatica dai mambazilandesi vengono interamente requisiti per la costruzione di una gigantesca limousine per l'harem di Kwasa. A innescare il feeling con Berlusconi, la lettura casuale di un articolo del «Giornale» intitolato «Il Cavaliere si è mangiato i suoi avversari», ma quel che più unisce Kwasa al nostro premier è la passione per le belle donne: nella sua prima visita in Mambaziland Berlusconi ha potuto assistere alla Danza delle Orchidee, rito ancestrale in cui le vergini danzano nude davanti al re, che sceglie la più bella come sposa e la più incompetente come Ministro per l'Istruzione.
Inoltre Kwasa ha autorizzato il presidente del Consiglio ad attribuirgli tutte le nipoti che vuole: con più di seimila fra mogli e concubine, statisticamente è probabile che ci prenda. «Un grande sovrano che mi deve eterna riconoscenza», ha riferito Berlusconi al suo ritorno: «Gli ho spiegato finalmente cosa significano quelle lettere dopo il suo nome».
SGOZZIK TAMERLANOV
Autocrate dello staterello caucasico dell'Egoistan (capitale Masakranda) unisce lo spirito filantropico di un capo mongolo all'apertura mentale di un quadro locale del Pcus, carica che rivestiva fino all'agosto 1991, quando scoprì un giacimento di petrolio sotto la sede del partito. Da allora si è autonominato Gran Khan dell'Orda di Greggio, erede della mitica Orda d'Oro. Ma sarebbe ingiusto accusare Tamerlanov di usare il petrolio per ricattare l'Occidente: allo scopo sono più efficaci le bombe nucleari ereditate dall'Urss. Il premier ha già incontrato Tamerlanov, con cui ha siglato un vantaggioso trattato: dall'Egoistan partirà un oleodotto per l'Italia e da Modena un acetodotto verso l'Egoistan. «Il miglior accordo mai firmato nel parcheggio di un autogrill», ha commentato Berlusconi, incurante del fatto che il paese asiatico è stato recentemente espulso per indegnità dalla lista degli stati-canaglia e inserito nella lista degli stati-figlidimignotta. Infondate secondo il Cavaliere anche le voci secondo cui Tamerlanov avrebbe inviato a Mosca le donne-kamikaze responsabili degli ultimi gravissimi attentati: «Erano un regalo per il nostro amico Vladimir,» spiega «so per esperienza che apprezza le pupe esplosive».
DOKTOR VON SCHUTZ-STAFFELN
Più noto col diminutivo Von SS, l'anziano medico tedesco è il leader di Adolfa, un'isoletta caraibica da lui acquistata nel 1945 a poche miglia da Antigua (si tratta in realtà della ex isola Barbuda, da lui accuratamente rasata, a parte un paio di inconfodibili baffetti a spazzolino). Qui, grazie ad alcune misteriose provette portate dalla Germania, fondò la discussa Mein Fuehrer Samenbank, la prima banca del seme offshore per chi desidera figli con le sembianze di Hess o di Goering; ma pare che per ora gli unici risultati ottenuti siano dei piccoli sosia di Calderoli e di Boso. Diventato suo vicino di isola, Berlusconi volle incontrare Von SS per chiedergli dove aveva comprato quei cactus a forma di svastica, e se ne avevano anche a forma di scudetto del Milan. Nonostante le trattative in corso per commercializzare in Italia bizzarri paralumi d'antiquariato realizzati in Polonia, il feeling fra il Cavaliere e il dottore non è idilliaco: «Non sopporto che a poche miglia dal mio buen retiro ci sia il covo di un fanatico paranoico dal passato imbarazzante», avrebbe confidato Von SS agli intimi.
STALI' BEN OMAL
Traballante emiro del Golfo Persico, ha stretto una volta per puro caso la mano a Berlusconi nel 1997, nella sala d'aspetto di un aeroporto e ora, essendo terribilmente superstizioso, vive nel terrore di fare la stessa fine di Gheddafi, Mubarak e Ben Alì. Per scongiurare la sorte, ha chiesto un esorcismo purificatore agli imam del suo Paese, ma questi, appreso che Ben Omal era stato toccato da quello jettatore del nostro presidente, l'hanno cacciato via da tutte le moschee per timore del contagio. Vano anche il precipitoso pellegrinaggio dell'emiro alla Mecca per purificare l'arto contaminato: Ben Omal aveva appena toccato la porta della città sacra quando si è verificato uno scontro fra carovane di pellegrini, la Kaaba è stata invasa dalle cavallette e il Sommo Mullah si è rotto una gamba cadendo dalle scale. Evitato come un lebbroso da tutti i leader del mondo arabo, il povero Ben Omal sta pensando seriamente di tagliarsi la mano destra, col rischio di passare per ladro in tutto l'Islam.
L'INFALLIBILE OZUNAMAS
Gran Vicario del Serpente Strabico, antica divinità precolombiana, Ozunamas governa l'ultima teocrazia del Sudamerica, la Ciudad de Vaticamba, un minuscolo stato andino caratterizzato da istituzioni primitive: le donne non hanno diritti politici, sono proibiti aborto, divorzio e contraccezione, non sono ammesse altre religioni e i gay sono fuorilegge. Difficile capire perché il Vaticano sia ammesso all'Onu e il Vaticamba no, anche se pare siano i sacrifici umani a fare la differenza. Di recente l'Infallibile si è rivolto al governo italiano annunciando che, secondo attendibili fonti storiche, l'aiutocuoco sul galeone di Pizarro era di Savona; pertanto anche l'Italia va ritenuta corresponsabile delle atrocità dei Conquistadores e deve versare un ingente risarcimento al Vaticamba – una truffa spudorata cui nessun premier sano di mente abboccherebbe. «L'Italia farà il suo dovere,» ha subito risposto Berlusconi, stanziando un miliardo di euro. Il presidente è certo che il Vaticamba è il partner giusto per rilanciare l'economia italiana: «Ozunamas mi ha promesso uno stock di Potentissimi Talismani del Serpente Strabico. Quando arriverà l'apocalisse del 2012, i nostri imprenditori saranno gli unici a salvarsi, e rimarranno padroni del mercato!»

Viva costernazione in Italia dopo la diffusione della classifica 2011 dei super-ricchi stilata dalla rivista Forbes: Silvio Berlusconi è solo 118esimo, contro Michele Ferrero 32esimo. Non ci resta nemmeno la soddisfazione di essere tiranneggiati da uno dei primi cento nababbi del mondo. Dove abbiamo sbagliato? Non ci siamo impegnati abbastanza per rimpinguare le sue casse? Mentre ci pensiamo, ecco un breve excursus storico sulle origini della hit-parade più esclusiva del mondo.
MONDO ANTICO
Al vertice della top ten di Forbes, allora stampata su speciali anfore patinate, troviamo Creso, il leggendario monarca che possedeva Asia e Lidia, ovviamente all’insaputa della moglie. Beccato mentre cercava di falsificare il certificato di nascita dell’Asia Minore per farla apparire Maggiore, fu costretto ad abdicare. Si rovinò per costruire a Efeso il tempio dedicato ad Artemide, nonostante già il preventivo per le lampade stilato dalla nota azienda fosse esorbitante. Al secondo posto, il banchiere greco Plutone, protettore dei ricchi (in greco “plutos” significa anche Fondo Monetario Internazionale). I posteri lo confusero con il dio degli Inferi perché in effetti nella sua residenza si entrava da morti: i bodyguard sparavano a vista. Ottimo piazzamento anche per il celebre Mida, alias Bernard Midoff, il broker che trasformava in oro ciò che toccava...
In realtà si trattava di un astuto ciarlatano, autore della grande truffa finanziaria che distrusse il paganesimo. Anche gli dèi dell’Olimpo, che avevano affidato a Mida i loro risparmi, finirono infatti sul lastrico: Zeus vendette i fulmini, Mercurio fu costretto a entrare nell’industria dei termometri, Apollo dovette ritirare suo figlio Apelle dal college e mandarlo a guadagnarsi da vivere fabbricando palle di pelle di pollo. I templi vennero pignorati e, privi di acquirenti, andarono in rovina. Un colpo da cui la Grecia non si è ancora ripresa.
ETA’ ROMANA
E’ l’epoca di Licinio Crasso, che secondo la rivista Forbes, allora iscritta su tavole di marmo, era addirittura l’uomo più ricco della storia dell’umanità. E ha conservato il record: fosse vivo oggi, il suo patrimonio ammonterebbe a 170 miliardi di dollari, e Obama dovrebbe imparare il latino per chiedergli un prestito. La sua immensa ricchezza proveniva da corruzione, furti e ricatti, anche se lui sosteneva di non tenere nulla per sé: il denaro andava tutto al Partito (si riferiva a Marcio, il suo fedele amministratore, tempestivamente partito per il Lussemburgo). In un sogno ricorrente, Marte gli suggeriva di compiere saccheggi nelle terre dei Parti. Il dio intendeva la Persia, dove regnava il secondo piazzato nella classifica di Forbes, lo scià Miliar Dario, ma Crasso si svegliava sempre prima che riuscisse a spiegarglielo, e si rese odioso piombando in armi a tutti i party nel bacino del Mediterraneo. Catturato in battaglia, gli fu fatale l’oro fuso versatogli in bocca dai nemici: morì qualche ora dopo incastrato nel water dove cercava di recuperarlo. La palma della donna più facoltosa dell’epoca spetta a Cleopatra regina d’Egitto, arricchitasi con una linea di creme anti-age all’estratto di fegato, anche se non tutte le signore erano disposte a farselo estrarre con un uncino dalle narici. Le sue tinte per capelli ebbero grande successo fra le umili popolane anche grazie allo slogan «Perché io volgo».
MEDIOEVO
Secondo Forbes, che nei secoli bui diffondeva le sue classifiche per mezzo di cantastorie, il Paperone dell’epoca era l’imperatore di Costantinopoli, città leader nella produzione di bizantinismi, già allora molto apprezzati nel mondo politico romano. Ma intorno all’anno Mille nella top-ten dei ricconi apparve un industriale: frate Marchionno, abate-manager di Montecassino, centro leader per la produzione di pergamene istoriate. Il suo scriptorium era il più attivo dell’epoca grazie a un accordo siglato con i sindacati dei copisti, che sostituiva il comodo ma superato “ora et labora”, con il più produttivo “10 ore et labora”, senza nemmeno il permesso di andare al gabinetto (questo spiega come mai il «crampo dell’amanuense» non riguardasse tanto la mano quanto la vescica). Grazie ai lucrosi dividendi, Marchionno girava con saio di cachemire e viveva in un lussuoso eremo in Svizzera. Ma Billus Gateus, umile fraticello anglosassone, inventò che nel suo garage un nuovo sistema operativo; invece che in un papiro da srotolare, prevedeva una copertina contenente delle pagine. L’innovazione cambiò per sempre il mercato editoriale: finché si potevano usare come carta da pacchi, i testi scritti si vendevano anche fra il popolo, ma quando si capì che
bisognava leggerli la clientela si restrinse agli intellettuali.

Quest’anno l’8 marzo coincide con il Martedì grasso: più alto il rischio che la Festa della donna si risolva nella solita carnevalata. Ma per l’italiana media la tempistica della giornata delle mimose è già scritta. Vediamola.
Ore 6.30
La nostra eroina si sveglia in un letto coperto di fiorellini gialli, mentre il suo partner, improvvisamente giovane e muscoloso, esegue per lei uno strip da California Dream Man e poi le serve una sontuosa colazione. Lei capisce che si tratta di sogno solo quando lui le sussurra «E ho anche stirato la biancheria». Mentre lei prepara il caffè, come tutti i santi giorni, uno spot radiofonico annuncia la fantastica iniziativa per l’8 marzo di un negozio di intimi: sconti dell’8 per cento alle prime otto clienti che portano l’ottava misura.
Mentre va al lavoro accompagna i figli all’asilo, ma lo trova chiuso senza preavviso: «E’ ancora Carnevale, e ogni scherzo vale,» spiega un cartello. Chiede alla nonna se può tenerle i bambini, ma la signora sta partecipando al casting per lo spot per i pannoloni per anziane Senior Lady Dignity, slogan: «Direste mai che mi sto pisciando addosso?». Prova con la babysitter, una studentessa 20enne, ma ci sta già provando il suo professore. Si rivolge al suo compagno: una volta tanto potrebbe farsi dare un permesso lui per stare a casa con i bambini. Lui sospira: che bello se, invece di quel reportage sui padri norvegesi, lei si guardasse un bel porno.
Ore 9.30
E’ stata costretta a portare i figli con sé in ufficio: un vero guaio, perché per ottenere l’impiego ha giurato al suo capo di essere nubile, sterile e impossibilitata ad avere relazioni affettive in quanto iscritta ai Responsabili, sindrome che la rende ripugnante a chiunque. Per salvare la situazione, spaccia i bimbi per stagisti di statura molto bassa. Il trucco funziona: il maschietto viene subito adibito a portare il caffè e a badare alla stampante, la bambina viene invitata a cena dal capo.
Ore 13
Pausa pranzo, il menù del ristorante è ispirato alle conquiste delle donne: invece degli spaghetti alla puttanesca ci sono quelli alla ministresca, il petto di pollo è siliconato e al posto dell’arrosto c’è una nuvoletta di fumo. In compenso, oggi alla toilette anche le clienti donne hanno il diritto di pisciare sulla tavoletta del wc. Dalla tivù, Daniela Santanché dichiara di voler abolire l’8 marzo, in quanto «costoso, ridicolo e inutile». Molte avventrici osservano che, volendo abolire ciò che è costoso, ridicolo e inutile, si potrebbe cominciare dalla Santanché.
Ore 18
I suoi pargoletti si rifiutano di continuare la messinscena degli stagisti: anche dei bambini dell’asilo capiscono che lo stage è solo un modo per sfruttarti. Il capo, scoperta la truffa, licenzia tutti in tronco, tranne la bambina, che ha solo cinque anni ma, sostiene lui, possiede la dote più indispensabile a una segretaria: non ha problemi a stare sulle ginocchia di uomini molto più vecchi di lei. All’uscita dell’ufficio, una rom chiede l’elemosina con un neonato in braccio e un altro figlio per mano: uno dei pochi modi un cui in Italia si possono conciliare lavoro e famiglia.
Ore 20
La giornata è quasi terminata, e l'unico che l'ha chiamata per augurarle buona festa è il suo stalker di fiducia. Rapida sosta al supermarket per non perdere le grandi promozioni della Festa della Donna: la crema corpo che fa impazzire lui, il sugo pronto che piace tanto a lui, lo yogurt coi fermenti che fa andare di corpo lei, ma ha come testimonial la bonazza che fa sbavare lui. La nostra eroina si accontenta di un pacco di assorbenti con le ali: per ora sono le uniche ali che le donne italiane sono riuscite a conquistare.

Mentre sul leader beduino la tenda sta per calare definitivamente, i suoi numerosi rampolli si preparano a spartirsi la sua eredità più ingombrante: un colossale guardaroba di divise pacchiane che solo di naftalina costa milioni l'anno. Alcuni dei Gheddafi jr. sono già noti alle cronache italiane, ma i più interessanti sono ancora tutti da scoprire. Conosciamoli meglio!
MIRAMMAR GHEDDAFI
Nato dalla relazione fra Muammar e l'animatrice di un Club Mediterranée, sostiene che il futuro della Jamahiriya libica sia il turismo balneare: ormai è arrivata all'ultima spiaggia. La formula all-inclusive sarebbe superata: Mirammar ha realizzato i resort all-reclusive, pittoreschi bunker affondati nella sabbia, circondati di filo spinato, in cui il villeggiante può abbandonarsi all'ozio più completo, anche perché se fa un passo fuori si becca una mitragliata...
Ma scegliere il personale fra gli orgogliosi beduini del deserto non è stata una buona idea: sono così orgogliosi che se il turista gli chiede di rifargli il letto, lo sgozzano seduta stante. Mirammar ha appena inaugurato una serie di piscine all'aperto, erroneamente scambiate dai media per fosse comuni: «Macché cadaveri,» ha spiegato, «erano solo bagnanti che facevano il morto».
MONAMUR GHEDDAFI
Figlio del Colonnello e una ballerina del Crazy Horse, ha una solida fama di tombeur: le donne non riescono a dirgli di no perché è ricco, fascinoso e soprattutto perché le imbavaglia. Da vent'anni corre dietro a tutte le sottane d'Europa, come dimostrano le sue numerose love story con Guardie scozzesi, Evzones greci e monsignori cattolici. Tra i suoi flirt, Stefania di Monaco, che lo lasciò dopo aver scoperto che, malgrado l'aspetto, non era un domatore di leoni psicopatico, e Carla Bruni, alla quale ispirò la tenerissima ballata Cochon, ne me touche pas ou j'appelle la police. E' accertato che Monamur voleva la mano di Camilla Parker Bowles, ma non era una proposta di matrimonio; convinto che la donna gli avesse rubato i bagagli all'aeroporto, le augurava la pena islamica per i ladri.
MUAMMARCORD GHEDDAFI
Frutto dal matrimonio tra il Rais e la cassiera di un cineclub di Derna, fin da ragazzo ha il culto di Federico Fellini: è convinto che il maestro riminese in realtà fosse libico purosangue, e che tutti i suoi film, a dispetto delle apparenze, siano ambientati a Giarabub. In onore del suo mito, Muammarcord indossa sempre un cappello nero a larghe falde e una sciarpa bianca, e il suo passatempo preferito consiste nel radunare inermi cittadini sulla spiaggia, vestirli da clown e obbligarli con voce in falsetto a camminare in tondo suonando la tromba, oppure immergere giunoniche attrici in fontane di petrolio (l'acqua è razionata). Spera di aprire il suo paese all'Occidente per poter importare le tettone e le culone felliniane di cui la Libia per ora è sprovvista. L'Italia punta molto su di lui: è l'unico che potrebbe sbarazzarci per sempre di Sandra Milo.
VAMMORIAMMAR GHEDDAFI
Il più intrattabile della famiglia, ha ereditato il carattere irruento del padre e i tratti bruschi della madre, una pesciarola appartenente alla tribù dei Vattelapijàh. Per addolcirlo, il Colonnello l'ha inviato a studiare all'estero, esperienza da cui Vammoriammar ha tratto profitto: oggi sa insultare in diciotto lingue, bestemmia correntemente in arabo, latino, ebraico e giapponese ed è in grado di creare incidenti diplomatici con qualunque stato del sistema solare. Ha peraltro una grande capacità di mobilitare le masse panafricane: gli basta aprire bocca perché una folla inferocita lo insegua per tutto il continente. Ma ben pochi scommettono su di lui come prossimo leader, al massimo è candidabile al ruolo di controfigura di La Russa nei talk-show italiani.
MIDIAUNAMMAR GHEDDAFI
Figlio di Gheddafi sr. e della cinesina del Rabarbaro Zucca, è stato spinto all'alcolismo dagli imprenditori italiani: ansiosi di combinare affari, gli offrivano tutti giorni lauti pranzi e cene, e guai se non accettava un goccio d'amaro dopo il caffè. Oggi l'abitudine è diventata vizio, tanto che una clausola segreta degli accordi italo-libici prevedeva il pagamento di una parte dei danni di guerra in bottiglie di Genepì, e il nostro governo si è impegnato a costruire un liquorodotto che collegherà la villa di Midiaunammar alla fabbrica dello Jaegermeister. Potrebbe essere lui il successore del Rais: nei recenti disordini ha conquistato la fiducia del popolo neutralizzando con un rutto un intero squadrone di mercenari; quindi, balzato su un tank, ha arringato i cittadini con un discorso memorabile: «E se son pallida come una strassa, vinassa vinassa e fiaschi de vin». Sta di fatto che, fra tutti i Gheddafi, oggi Midiaunammar sembra quello meno ubriaco.