16.03.11

Mr. Nutella è più ricco di Berlusconi e contiene meno coloranti artificiali

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Viva costernazione in Italia dopo la diffusione della classifica 2011 dei super-ricchi stilata dalla rivista Forbes: Silvio Berlusconi è solo 118esimo, contro Michele Ferrero 32esimo. Non ci resta nemmeno la soddisfazione di essere tiranneggiati da uno dei primi cento nababbi del mondo. Dove abbiamo sbagliato? Non ci siamo impegnati abbastanza per rimpinguare le sue casse? Mentre ci pensiamo, ecco un breve excursus storico sulle origini della hit-parade più esclusiva del mondo.

MONDO ANTICO
Al vertice della top ten di Forbes, allora stampata su speciali anfore patinate, troviamo Creso, il leggendario monarca che possedeva Asia e Lidia, ovviamente all’insaputa della moglie. Beccato mentre cercava di falsificare il certificato di nascita dell’Asia Minore per farla apparire Maggiore, fu costretto ad abdicare. Si rovinò per costruire a Efeso il tempio dedicato ad Artemide, nonostante già il preventivo per le lampade stilato dalla nota azienda fosse esorbitante. Al secondo posto, il banchiere greco Plutone, protettore dei ricchi (in greco “plutos” significa anche Fondo Monetario Internazionale). I posteri lo confusero con il dio degli Inferi perché in effetti nella sua residenza si entrava da morti: i bodyguard sparavano a vista. Ottimo piazzamento anche per il celebre Mida, alias Bernard Midoff, il broker che trasformava in oro ciò che toccava...

In realtà si trattava di un astuto ciarlatano, autore della grande truffa finanziaria che distrusse il paganesimo. Anche gli dèi dell’Olimpo, che avevano affidato a Mida i loro risparmi, finirono infatti sul lastrico: Zeus vendette i fulmini, Mercurio fu costretto a entrare nell’industria dei termometri, Apollo dovette ritirare suo figlio Apelle dal college e mandarlo a guadagnarsi da vivere fabbricando palle di pelle di pollo. I templi vennero pignorati e, privi di acquirenti, andarono in rovina. Un colpo da cui la Grecia non si è ancora ripresa.

ETA’ ROMANA
E’ l’epoca di Licinio Crasso, che secondo la rivista Forbes, allora iscritta su tavole di marmo, era addirittura l’uomo più ricco della storia dell’umanità. E ha conservato il record: fosse vivo oggi, il suo patrimonio ammonterebbe a 170 miliardi di dollari, e Obama dovrebbe imparare il latino per chiedergli un prestito. La sua immensa ricchezza proveniva da corruzione, furti e ricatti, anche se lui sosteneva di non tenere nulla per sé: il denaro andava tutto al Partito (si riferiva a Marcio, il suo fedele amministratore, tempestivamente partito per il Lussemburgo). In un sogno ricorrente, Marte gli suggeriva di compiere saccheggi nelle terre dei Parti. Il dio intendeva la Persia, dove regnava il secondo piazzato nella classifica di Forbes, lo scià Miliar Dario, ma Crasso si svegliava sempre prima che riuscisse a spiegarglielo, e si rese odioso piombando in armi a tutti i party nel bacino del Mediterraneo. Catturato in battaglia, gli fu fatale l’oro fuso versatogli in bocca dai nemici: morì qualche ora dopo incastrato nel water dove cercava di recuperarlo. La palma della donna più facoltosa dell’epoca spetta a Cleopatra regina d’Egitto, arricchitasi con una linea di creme anti-age all’estratto di fegato, anche se non tutte le signore erano disposte a farselo estrarre con un uncino dalle narici. Le sue tinte per capelli ebbero grande successo fra le umili popolane anche grazie allo slogan «Perché io volgo».

MEDIOEVO
Secondo Forbes, che nei secoli bui diffondeva le sue classifiche per mezzo di cantastorie, il Paperone dell’epoca era l’imperatore di Costantinopoli, città leader nella produzione di bizantinismi, già allora molto apprezzati nel mondo politico romano. Ma intorno all’anno Mille nella top-ten dei ricconi apparve un industriale: frate Marchionno, abate-manager di Montecassino, centro leader per la produzione di pergamene istoriate. Il suo scriptorium era il più attivo dell’epoca grazie a un accordo siglato con i sindacati dei copisti, che sostituiva il comodo ma superato “ora et labora”, con il più produttivo “10 ore et labora”, senza nemmeno il permesso di andare al gabinetto (questo spiega come mai il «crampo dell’amanuense» non riguardasse tanto la mano quanto la vescica). Grazie ai lucrosi dividendi, Marchionno girava con saio di cachemire e viveva in un lussuoso eremo in Svizzera. Ma Billus Gateus, umile fraticello anglosassone, inventò che nel suo garage un nuovo sistema operativo; invece che in un papiro da srotolare, prevedeva una copertina contenente delle pagine. L’innovazione cambiò per sempre il mercato editoriale: finché si potevano usare come carta da pacchi, i testi scritti si vendevano anche fra il popolo, ma quando si capì che
bisognava leggerli la clientela si restrinse agli intellettuali.

Posted by Lia Celi at 16.03.11 01:17
Comments

Come sempre, sei mitica. Ma stavolta l'aggettivo ci sta a pennello.

Posted by: Piero Colombo at 17.03.11 07:36
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