25.03.11

Tagli alla cultura: licenziate cinque muse su nove

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I tagli al Fus hanno fatto fare a Bondi, come al solito, la figura del Fes, come al solito. Ma lo spettacolo italiano non si perde d’animo, e riuscirà a dimostrarci che si possono fare le Nozze di Figaro coi fichi secchi. Ecco le novità più interessanti nei diversi generi artistici.

OPERA LIRICA
La crisi costringe a una seria revisione di alcuni capolavori del melodramma. Ad esempio, Traviata: tre ore sono veramente troppe per raccontare le disavventure di una escort tisica che regge solo per quattro atti. L’opera va affidata a una professionista del sesso, che in media quattro atti li consuma in un’ora senza batter ciglio, con grande risparmio di fondi pubblici. Del resto con i tagli alla sanità e alla profilassi anti-tubercolotica, Violetta muore con molto anticipo, e l’opera si chiude al secondo atto con una retata per sfruttamento della prostituzione e Alfredo Germont che giura di avere una fidanzatina stabile gelosissima. Gli enti lirici, in alternativa a Traviata, possono proporre uno show di Patrizia D’Addario, che racconta più o meno la stessa storia e costa come due peperoni.

Oppure ripiegare su Rigoletto, la vicenda di un tiranno donnaiolo che seduce minorenni (a quanto pare tutti i librettisti di Verdi
collaboravano all’«Espresso» e al «Fatto»), a patto di modificare il finale: il duca di Mantova si fa la figlia di Rigoletto e risarcisce il buffone gobbo pagandogli l'operazione alla schiena.

DANZA CLASSICA
L’esiguità dei fondi offre l’occasione per una rilettura filologica di celebri balletti, come lo Schiaccianoci, opera che meriterebbe una denuncia per pubblicità ingannevole: quanti spettatori vanno a teatro curiosi di conoscere l’ultimo ritrovato per frantumare i gusci della frutta secca, e sono costretti a sorbirsi una serie di insensate acrobazie? Le risorse del Fus sono più che sufficienti per finanziare piacevoli e istruttive dimostrazioni di utensili da cucina, inframmezzate da estemporanee improvvisazioni coreografiche, quando il dimostratore si incastra un dito nello schiaccianoci. Gli assessori alla Cultura più intraprendenti, con modica spesa e una rapida visita al più vicino negozio di casalinghi, possono allestire un intero cartellone di danza comprendente, anche Cavatappi, Pelapatate e Arricciaburro. Rimane in repertorio anche il Lago dei Cigni: non ci sono soldi per i cigni, ma considerate le condizioni fatiscenti di molti teatri, basta un acquazzone e sul lago si ottiene un lago autentico, e a costo zero.

TEATRO SHAKESPEARIANO
In tempi di crisi, la scena italiana riproporrà i capolavori del Bardo inglese in chiave più realistica. A cominciare dall’Otello: perché coprire d’oro un gigione imbellettato per interpretare un ruolo che l’ultimo fidanzato squilibrato recita gratis, e meglio di lui? La nostra cronaca nera ci offre almeno tre versioni dell’Otello al giorno: ce ne sarà pure uno disposto a venire ad ammazzare la partner fra le tre pareti di un palcoscenico anziché fra le quattro pareti domestiche. Altre compagnie presenteranno l’«Amleto nei luoghi amletici», se il Pd concederà l’uso delle proprie sedi, Molto rumore per nulla, lettura animata della riforma della giustizia targata Berlusconi, e Le allegre comari di Minzo, una simpatica pièce sulle giornaliste del Tg1. A Verona Shakespeare incontra le nuove tecnologie: basta con balconi e sospiri, gli spettatori potranno seguire le chat amorose di Giulietta e Romeo comodamente sul computer di casa, con notevole risparmio per gli enti teatrali.

MUSICA SINFONICA
A dispetto delle lamentele del maestro Muti, è un genere musicale originariamente economico, i cui costi sono stati gonfiati dalla sindacalizzazione dei musicisti: uno spartito autografo ritrovato chissà come nella scrivania del ministro Tremonti dimostra che Beethoven aveva scritto le sue Nove sinfonie per armonica a bocca, ma poi fu costretto a moltiplicare le parti per accontentare i Cobas degli orchestrali viennesi. Le orchestre italiane, peraltro, hanno già ridotto i costi all’osso: aboliti ovunque i leggii, gli spartiti vengono attaccati sulla schiena dell’orchestrale davanti; la sezione violini dispone di un unico archetto, che viene passato fulmineamente da un violinista all’altro e, al termine dei concerti, riciclato come filo interdentale dal direttore. Con i nuovi tagli, gli ottoni saranno ridotti a cinquoni, e molti stumentisti dovranno fare fagotto, anche se sono diplomati in oboe o clarinetto. Via anche timpani e tamburi: basta che gli artisti scendano in piazza a protestare e le forze dell’ordine forniranno percussioni a volontà. Limitazioni anche nel repertorio: le Quattro Stagioni vivaldiane verranno sostituite da più economiche Marinare, mentre molti auditorium ospiteranno la Moldava (Danka, una simpatica donna delle pulizie originaria di Chisinau, sei euro l’ora in nero e spolvera i palchi che è una meraviglia).

Posted by Lia Celi at 25.03.11 00:00
Comments

Mitica, come sempre. Sei la cosa più divertente dopo le dichiarazioni di La Russa e co.

Posted by: Piero Colombo at 25.03.11 07:39

Bellissimo, in particolare come musicista ho apprezzato la parte sulle orchestre! In Italia mi chiedevano di pagare per suonare, in USA mi pagavano, in Irlanda si suona gratis. La solita figura da provinciali.

Il titolo e`fulminante.

Posted by: Enrico Marsili at 25.03.11 18:23
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