Chi verrà dopo Osama? Il successore ufficiale è Al Zawahiri, ma la base scalpita: il nuovo leader vogliono sceglierlo i militanti. E già fioccano le candidature.
ROTTAMA ABU RENZ
Giovane ambizioso, vuole svecchiare Al Qaeda: le barbe vanno ridotte a pizzetti, i turbanti lavati ogni anno, e dopo tre attentati tutti a casa. Per Rottama la jihad avrebbe più successo se aprisse all’Occidente: ad esempio, trasformando la rete terroristica in un team pan-arabo di basket, gli Harem Globetrotter. «E poi è ora di dirlo: si scrive Al Quaeda» ha tuonato nell’ultimo congresso. Osama l’aveva scritto senza “u” negli anni ‘70, e nessuno aveva mai osato correggerlo.
MULLAH GRILLAH
Predica la eco-jihad: non bisogna ridurre in cenere l’Occidente perché ci vorrebbe un inceneritore grande come l’Asia e si libererebbero tante nanoparticelle da ammalare di tumore tutti i credenti. Per Grillah il vero compito di Al Qaeda, alias Movimento Cinque Mezzelune, è smontare l’Occidente, separarne i materiali e riciclarli per produrre babbucce. A lui si ispirano i bio-kamikaze che si fanno esplodere nei mercati dopo aver ingerito quattro chili di borlotti.
ROSY BIN DHI
Donna, ex-dc, è in Al Qaeda per la legge statistica secondo cui ogni partito o associazione del cosmo deve beccarsi una quota di reduci scudocrociati. Amata per la sua moralità e la sua schiettezza, derisa per il look poco femminile (in realtà sotto la barba ha un viso molto piacente), vuole abolire l’unico aspetto divertente dell’Islam, la poligamia, ed è contraria ad aborto, divorzio ed eutanasia, il che la rende invisa all’ala più integralista: «E’ ancora più integralista di noi.»
ULEMA D’ALEMA
Chi lo considera il Machiavelli dei fondamentalisti, chi un residuato della IV Internazionale del Terrore. Fatto sta che D’Ulema ha collezionato un’impressionante serie di fallimenti, a partire dalla famigerata Commissione Bicamerale da lui fondata ai tempi di Bush jr. per convincere gli americani a non mangiare più maiale, o almeno a non rieleggerlo alla Casa Bianca. Non gli si conoscono debolezze a parte quella per le regate veliche insieme alla moglie, in stile prettamente musulmano: lui in barca, lei in burqa.
OMAR SAVYAN
Autore di un bestseller-choc sulla camorra islamica (la jihad sarebbe la copertura di un giro di corse clandestine di cammelli), è responsabile di collane editoriali, corsi di scrittura e show tv, tanto che gira con la scorta per difendersi dagli altri scrittori, invidiosissimi. Odiato dagli imam perché fra le dieci cose per cui vivere non ha inserito “morire per Allah”, la base lo vorrebbe come capo di Al Qaeda, ruolo per il quale ha competenze pari a un uistiti. Ma lui almeno se ne rende conto, il che ne fa il candidato in assoluto più credibile.
ROTFL
che dire iccomplimenti Lia!
Applausi a scena aperta, ho le lacrime agli occhi.
Posted by: Iorek at 13.05.11 10:55