Ballottaggi: a chi non vuol mettere le mani nelle loro tasche gli italiani hanno preferito chi non si mette le dita nel naso. E così Lega e Pdl partono alla riconquista delle buone maniere.
RUTTI. Allarme Lega: il «burp» in pubblico non fa più vibrare la Padania. Calderoli: «Balle, con un paio di litri di birra in più faccio vibrare tutto l’arco alpino». Maroni ha proposto il metodo inglese «E’ facile smettere di ruttare, se sai come farlo», ma gli istruttori britannici, dopo il primo incontro con gli allievi, hanno aggiunto la postilla «e se non sei leghista». L’unica regola finora assimilata è «non coprire il rutto con una scoreggia: il sincrono non è mai perfetto»...
TALK SHOW. Il videobullismo non paga più: i Vip del Pdl si sono affidati a esperti trainer che, mediante bastoni elettrici, li addestrano a tacere quando l’interlocutore parla e viceversa. Il problema è che i berlusconiani più sensibili, quando sentono le minchiate che sono costretti a dire, cominciano a guaire. Le pidielline ubbidiscono solo a comandi perentori («Ravetto, sitz!», «Gelmini, fuss!»): un training troppo molle ha fatto sì che Letizia Moratti azzannasse a sproposito Pisapia, che ora rischia di saltare l’Expo canina del 2015.
CORTESIA. Il voto ha dimostrato che oggi «mi passi il sale per favore» funziona meglio di «passami il sale se no aumenterà la tassa sul pepe, la tua tavola si riempirà di moschee e gli zingari ti ruberanno le posate». Un apposito corso insegnerà a La Russa e colleghi le formule di cortesia, soprattutto il «grazie»: uno come Borghezio deve ringraziare tutti i giorni la legge 180 se sta al Parlamento europeo e non in una cella imbottita.
PAROLACCE. Fioccano seminari per ripulirsi l’eloquio da termini come «coglione», «stronzo» e «gnocca»; ma per condicio, il Pdl chiede alla sinistra di attivare corsi analoghi per estirpare parolacce come “conflitto d’interessi” e “Costituzione”. Solo Grillo non rinuncia al turpiloquio: «Se abolisco i cazzi e i vaffa, la gente si accorge che dico le stesse cose di Grazia Francescato. E poi chi mi caga più?»