29.02.12

E.R. Monnezza: ospedali romani nuova mecca per gli sport estremi

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L’ultimo a provarci era stato, nel 1997, Patrick de Gayardon, il compianto re delle imprese no-limits: si era fatto ricoverare al Policlinico Umberto I, sapendo che uscire sano e salvo dal nosocomio romano, già allora infestato da ratti e cani randagi e privo di sistemi di sicurezza, era al di sopra delle possibilità umane. De Gayardon era sopravvissuto solo grazie al suo zaino hi-tech contenente una coppia di infemieri svizzeri gonfiabili in pochi secondi mediante un apposito tasto. Ma nemmeno lui aveva osato affrontare il reparto più pericoloso dell’Umberto I, il Pronto soccorso, oggi diventato il sogno proibito dei suoi eredi più temerari. L’affollamento nell’Emergency Room del Policlinico si deve proprio ai tanti appassionati di sport estremi in cerca di nuovi brividi. «Bunjee jumping, parkour e attraversamento sulle strisce ormai fanno cacare», confida un ventenne malconcio che, in mancanza di barelle, è stato appeso con quattro mollette da bucato agli schienali di due sedie su cui agonizza un anziano investito da un Suv, «solo qui siamo sicuri di vedere in faccia prima la morte che un medico».

«L’importante è non avere conoscenze fra i sanitari», avverte un altro audace codice bianco, che attende da dieci ore sdraiato a terra accanto a una donna febbricitante e coperta di bubboni, «se no ti trovano subito un posto in reparto e l’avventura finisce. Per mia fortuna io sono sprovvisto di raccomandazioni e sono stato piazzato accanto a questa donna evidentemente affetta da un virus pericolosissimo, una splendida occasione per testare l’efficienza dei miei anticorpi».
A tarpare ulteriormente le ali agli epigoni di De Gayardon, le fastidiose incursioni nel Pronto soccorso di politici bipartisan a caccia di casi di malasanità. «Ieri il senatore Marino ha piantato un casino perché non mi davano cibo da tre giorni e nella mia flebo c’era un ragno,» protesta un temerario. «Ma crede veramente che io venga all’Umberto I per farmi curare? Sono qui solo per divertirmi. Se ho qualche problema di salute vado a Milano o a Bologna.» Ma secondo altri i parlamentari vanno negli ospedali solo perché anche loro vanno pazzi per le imprese ad alto rischio: «Si presentano come i paladini dei malati, ma tutti sanno che appartengono agli stessi partiti che controllano le Asl e usano i finanziamenti alla Sanità come strumento di potere, anziché per migliorare il servizio. Se i pazienti non fossero indeboliti dagli stenti, li impalerebbero sul posto. E gli spericolati saremmo noi?»

Posted by Lia Celi at 29.02.12 23:59
Comments

ridevo così tanto, in particolare per gli infermieri svizzeri gonfiabili...che ho dovuto per forza far leggere il tuo pezzo al marito, chirurgo d'urgenza in DEM [trad it di ER] Hai un fan in più :)

Posted by: Patty at 01.03.12 00:40
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