Monthly Archives: giugno 2012

Chi si contenta God! Basta con i padreterni, arriva la religione CinqueStelle

ROMA. Il nuovo dio avanza circondato da un gruppetto di credenti. Non ha barba né triangolo in testa, ma baffetti e cappellino a visiera. Da qualcuno accetta un panino, a qualcuno dà una pacca sulle spalle, si lascia perfino affibbiare calci nel sedere da chi lo critica. Si chiama Gustavo Palamita, è un contabile di Imperia ed è il primo dio CinqueStelle, cioè scelto liberamente dalla società civile, contro i monoteismi calati dall’alto di cui, secondo un’inchiesta, si fida solo un terzo degli italiani. Un dio non professionista, completamente volontario, cui i detrattori rimproverano la mancanza di competenze divine specifiche. «E’ vero, non ho mai creato un mondo,» ammette Palamita, ora in tournée nella capitale, «ma credo che sia difficile costruirne uno peggiore di questo: gira come una trottola tutto l’anno, è instabile, in certe zone è senz’acqua, in altre è coperto di ghiaccio. E Quello ci ha messo ben sette giorni per farlo! In spiaggia con secchiello e paletta ne costruisco dieci in un giorno, di mondi così.» La accusano anche di non essere in cielo, in terra e in ogni luogo… «L’onnipresenza? Facile per i Padreterni che possono contare sui voli di Stato pagati dai cittadini! Io grazie alla Rete arrivo dappertutto in tempo reale, senza costi per i miei fedeli e senzafarmi tanto pregare.»

In poche settimane la religione CinqueStelle ha conquistato stuoli di fedeli in tutta Italia: «Non vogliamo più un Dio che si finge onnipotente e poi si fa solo gli affari suoi,» afferma una signora. «Prendiamo il dio cristiano,» rincara un giovanotto, «solo perché stato una volta con questa minorenne di Nazaret e ci ha fatto un figlio, da duemila anni le fa costruire case sontuose in tutto il mondo, altro che Ruby. Per non parlare del suo vicario, che vive da Papa a spese dei fedeli ed è inchiodato alla poltrona finché campa. Gustavo è davvero uno come noi, mica come Gesù, che fa solo finta di essere un uomo normale. E chi di noi normali è mai riuscito a moltiplicare pani e pesci?». Gli scettici fanno notare che Palamita non ha ancora chiarito come risolverà i problemi più urgenti di cui un dio si deve occupare, primo fra tutti quello della morte. «Ci sto studiando,» afferma la divinità civica, «e ho scoperto che altri Paesi sono molto più avanti di noi nel trattamento dei defunti. Qui buttiamo via anche le anime usate pochissimo, come quelle dei bambini o delle soubrettes televisive, in India da millenni fanno la reincarnazione differenziata, capite che risparmio?
E su Internet ho scoperto che in Svezia c’è il life-sharing: si condivide una vita in due o tre persone, a turno, diminuendo l’impatto sull’ambiente». Stranamente, al nuovo culto manca solo la benedizione che più conta, quella di Grillo. «E chi è questo Grillo?» trasecola Palamita «Io ricevo istruzioni solo dal mio guru, Gianroberto Casaleggio».

Maturità, cani poliziotto si addormentano sulle tracce di Italiano (2010)

Macché Mondiali! L’evento sportivo che ogni anno inchioda al televisore migliaia di italiani si chiama maturità. E, come sempre, scatta il toto-autori per lo scritto d’Italiano. Chi fra i padri della nostra letteratura metterà a dura prova le meningi dei maturandi? Abbiamo girato la domanda a quattro degli scrittori più accreditati.

GIOVANNI PASCOLI «Lo so, burdèl, sono anni che mi aspettate alla maturità, ma Zvanì sta bene qui in campagna con la sua Mariù, i fanciullini, gli uccellini e Valentino vestito di nuovo, mica si scomoda per una patacàta come il diploma. Quella Gelmini, poi, mi ricorda tanto le suorine di San Mauro che da piccolo mi sculacciavano con le ortiche. Mo lasciatemi in pace, ho ben altri guai: nei Canti di Castelvecchio ho divulgato l’interrogatorio della Cavallina storna («disse un nome, suonò alto un nitrito»), e con la nuova legge sulle intercettazioni rischio una multa grossa così. Ah, poter ricominciare tutto da capo! Invece di mettere tutti quei videvitt, chiù, din don e gregrè nelle mie poesie, andrei a farli a Zelig. E gli spot dell’Unieuro con Gianni li avrei fatti io invece che quell’ignorantone del Tonino Guerra.»

GABRIELE D’ANNUNZIO «Ecché? L’Imaginifico, degradato a plumbeo spauracchio per pubescenti? Più facile che Mila di Codro, putta di fienile e di stabbio, torni pulzella, o che Andrea Sperelli acquisti un divano da Poltrone&Sofà! In altre favelle, non contate su di me. Il governo Berlusconi non solo ha speculato sulle tragedie del mio tremebondo Abruzzo, ma ha tagliato i fondi per la manutenzione del Vittoriale, e ora le pulizie e i lavori di riparazione mi tocca farmeli da me – vabbè che sono un esperto nel fai-da-te (saprete certamente quel che si dice sulla mia costola mancante). Bah, era meglio se noleggiavo uno yacht, come Briatore. Già che c’ero, noleggiavo pure la Gregoraci, per l’inesausta mia febre dei sensi (alla lunga anche il fai-da-te tedia).»

UMBERTO SABA «Chi, mi? All’esame de maturità? ‘Ndemo, fioi, no xè roba par mi e gnanca par voi. Poareti, costreti a scriver dò pazine de monade sul mio Canzoniere, che forse manco ci siete arivai col programa d’Italian. Piuttosto vegni qui che ve offro uno spritz al caffè dei Specchi, nella mia Trieste, insieme a Lelio Luttazzi. Oppure se vedemo insieme i Mondiai, lo sapete che mi vado mato par il calzio. Pensate che avevo proposto al Tg1 di scrivere delle poesie sulle partite degli azzurri, ma Minzolin me gà dito che avevano già un poeta, e molto meggior de mi, un certo Sandro Bondi. Mi no lo gò mai coverto, xè bravo?»

ALESSANDRO MANZONI «Al solito: il Ministero non si sa che pesci pigliare per il tema della maturità, e per non scontentare nessuno pensa al vecchio zio Lisander, buono per tutte le stagioni, uno che piace alla destra e alla sinistra, ai preti e ai liberali, ai leghisti e agli statalisti. Un don Abbondio disposto sempre all’ubbidienza, un conte-zio che vuole solo troncare e sopire, al massimo un fra’ Cristoforo che si appella alla Provvidenza ma, alla fin della fiera, non dà noia a nessuno. Eh no, adesso basta. Il senatore del Regno d’Italia Alessandro Manzoni è ancora vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, e siccome ha sciacquato i panni in Arno, non vi manda a dà via i ciapp, ma vi manda tutti direttamente affanculo, bischeracci che siete.»

dal Misfatto, giugno 2010

2000 Europei fa/3: chi va con lo Zoff impara a Zofficare (terza giornata)

A poche ore da Italia-Belgio, scarse le novità da Casa Azzurri. I nostri ragazzi sono riusciti a recuperare le energie spese domenica pomeriggio? «Non so – ha detto Zoff – non sono ancora riuscito a svegliarli». Conte, che con il gol contro la Turchia ha vinto 2000 bottiglie di vino messe in palio da un viticoltore di Asti, spera di fare il bis: «Così magari vinco anche il cavatappi». Non ci sarà Del Piero, per la gioia dei due fratellastri invidiosi, Inzaghi e Totti. Stasera Pinturicchio dovrà spazzare il focolare del ritiro, e potrà comparire allo stadio Re Baldovino solo grazie a un incantesimo della Fata Madrina. Il problema sarà calciare le punizioni con una scarpetta chiodata di cristallo.

Italia-Belgio, è caos biglietti. Vittime della gestione disorganizzata degli ingressi non solo migliaia di supporters italiani, ma anche Zoff e i nostri giocatori, che, privi del tagliando, stasera rischiano di rimanere chiusi fuori dallo stadio di Bruxelles. C’è chi sospetta un broglio delle autorità belghe, disposte a tutto pur di far vincere la squadra di casa. «E dire che avevamo prenotato da mesi». strepita Zoff. I belgi per scusarsi hanno offerto ai quattro azzurri senza biglietto una trasferta-lampo nelle Seychelles per una partitella contro la nazionale locale.

Ci sarà anche Romano Prodi fra gli italiani che sosterranno la Nazionale dalle tribune dello stadio belga. L’ex premier, che fra il ’96 e il ’98 riuscì a conquistare all’Italia una fortunosa qualificazione europea, ha regalato a Zoff un prezioso consiglio dettato dall’esperienza: «Se vuole andare avanti, sbatta subito fuori dalla squadra Bertinotti. Io non l’ho fatto, e non sono arrivato ai quarti di finale». Ma Prodi ha in serbo alcuni incitamenti strategici che urlerà a Zoff nei momenti più critici della partita: «Riduci il debito pubblico! Aumenta il Pil! Riforma le pensioni!»

Fuori Hakan Sukur, dentro Ali Agca. «E’ in stato di grazia» ha spiegato il cittì turco Denizli, annunciando la sorprendente sostituzione in occasione del match contro la Svezia. Finalmente scarcerato grazie all’intervento di Ciampi, il centravanti dei Lupi Grigi scoperto dalla Madonna di Fatima ha subito raggiunto l’Olanda per unirsi al resto della squadra. Agca stava scontando una squalifica a tempo indeterminato per un bruttissimo fallo contro il bomber vaticano Karol Wojtyla, che in seguito all’infortunio fu costretto a rimanere fermo per molte domeniche.

Aumenta la tensione nella compagine svedese, ed emergono le prime crepe nell’inossidabile coppia di allenatori. Soderberg punta su uno schema 4 Andersson – 4 Andersson – 2 Andersson, mentre Lagerback preferirebbe un modulo a 3 Andersson – 5 Andersson – 2 Andersson. Drammatico outing del difensore Andersson, che ha confessato di chiamarsi in realtà Sandersson e di essersi amputato l’iniziale per essere ammesso in squadra. Il giocatore è stato immediatamente allontanato.

(Giugno 2000)

2000 Europei fa/2: Chi va con lo Zoff impara a Zofficare (seconda giornata)

«Squadra che vince non si cambia», ha intimato Zoff ai suoi ragazzi negli spogliatoi dopo Italia-Turchia. Gli azzurri, sgomenti, sono stati costretti a indossare fino a nuovo ordine le magliette sporche, gli slip e i calzini maleodoranti della partita contro i turchi, e dovranno tenerseli almeno fino a domani sera. Per scongiurare il rischio che qualcuno si cambi di nascosto, il cittì ha sequestrato tutta la biancheria pulita dei calciatori, compresi i mutandoni a mezza gamba di Del Piero e il sospensorio con airbag di Nesta. I belgi, nostri prossimi avversari, hanno chiesto il permesso di gareggiare con una molletta al naso.

Sfiorata la tragedia dopo la splendida partita Inghilterra-Portogallo. Imbufaliti dalla riscossa degli uomini di Rui Costa, gli hooligans britannici stavano per lanciarsi sui tifosi portoghesi, ma questi hanno reagito intonando in coro i più strazianti fados della defunta Amalia Rodrigues. Bilancio: migliaia di inglesi in preda a crisi depressive che si fracassavano bottiglie di birra in testa e vagavano per Eindhoven frignando sulle spalle dei passanti. Chiarito il mistero dell’iniezione che ha riportato in efficienza il malconcio Shearer. «E’ bastato avvicinargli un ago alle chiappe – confida il medico della squadra – che dal terrore è schizzato in piedi ed è scappato in campo».

Sarà Jugoslavia-Slovenia la partita più emozionante di oggi. Informata che la nazionale serba schiera in attacco Milosevic, la Nato ha annunciato che invierà in Belgio quattro squadroni di caccia in appoggio alla squadra slovena. Boskov ha tentato di spiegare che il Milosevic in questione è un calciatore ventiseienne che milita nel Real Zaragoza e non si occupa di politica, ma è stato inutile. Se la Jugoslavia uscirà dai confini della propria area di rigore, sarà investita da una pioggia di bombe. Gli spalti dello stadio di Charleroi sono stati provvisti immediatamente di rifugi antiaerei.

Panico nel girone C per un’altra notizia dell’ultima ora. Le più recenti misurazioni dell’Osservatorio altimetrico europeo rivelano che la statura dello smisurato norvegese Tore Andre Flo è aumentata di altri venticinque centimetri rispetto ai Mondiali ’98, e attualmente sfiora i due metri e ottanta. Secondo gli studiosi, la straordinaria crescita, insolita in un ventisettenne, è una conseguenza dello scioglimento della calotta artica, ma Flo assicura che si tratta di un carattere ereditario, e che suo nonno Sven era molto più alto di lui quando morì inciampando in un campanile. La Spagna, che affronta oggi la Norvegia, potrebbe essere costretta a marcare Flo con tre terzini uno sopra l’altro, a meno che le autorità sportive non obblighino lo scandinavo a giocare da seduto, riducendo la propria altezza a un più ragionevole due metri e dieci.

Rivoluzione in corso per la malconcia nazionale svedese in vista dell’incontro di domani con la Turchia: confermato Andersson in difesa, gli allenatori potrebbero rafforzare il centrocampo introducendo Andersson al posto di Andersson, mentre in attacco è certo l’impiego della coppia Andersson-Andersson (quest’ultimo in alternativa ad Andersson) affiancata da Andersson, Andersson o Andersson. In caso di necessità, la tifosa numero uno dei gialloblù, l’attrice Bibi Andersson, ha generosamente messo a disposizione dei cittì tutta la sua numerosa parentela.

(Giugno 2000)

2000 Europei fa: Chi va con lo Zoff impara a zofficare/1

Italia-Turchia, esordio incoraggiante per la Nazionale di Zoff: «Se ci regalano un rigore già nella prima partita – ha confidato il cittì – nella prossima come minimo ci danno la vittoria a tavolino». Del Piero è rimasto in campo solo venti minuti, poi il suo tutor Cepu ha suonato la campanella e lo ha riportato per un orecchio in aula a finire il compito di aritmetica. Fra i turchi, in evidenza il portiere Palo, che ha neutralizzato tutte le migliori sortite dei nostri attaccanti.

Brevissime dal dopo-partita. «Dedico il mio gol a un ragazzo in coma che sognava di giocare al calcio» ha dichiarato il generoso Conte. Nonostante la sua discrezione, tutti hanno capito che si tratta di Demetrio Albertini. Grandi elogi per la prestazione di Fiore. Il suo segreto? Fare sempre il contrario di ciò che gli gridava Zoff dalla panchina. La stampa turca se la prende con l’arbitro Dallas: «Era molto meglio Dynasty».

Come tutti i cittì azzurri, Dino Zoff continua ad essere convinto che i veri avversari della Nazionale non siano i calciatori stranieri, ma i giornalisti italiani. Per questo ha sostituito il vecchio schema di difesa a quattro con un modulo a tre: Cannavaro, Nesta e Maldini in campo, Panucci in tribuna stampa a menare chi critica. Nell’ultima conferenza stampa Zoff se l’era presa con i cronisti accusandoli di avergli sempre nascosto che l’Under 21 e l’Ander 21 sono la stessa cosa.

Dopo la sconfitta contro il Belgio, appare finalmente chiaro il motivo per cui la Svezia ha due allenatori: schiaffeggiarsi da soli è una faticaccia. Stampa unanime: è stato Andersson l’uomo-partita, anche se è ancora in dubbio se si tratti del difensore Andersson, dei centrocampisti Andersson e Andersson o dell’attaccante Andersson. L’alto tasso di Andersson nella compagine svedese non è casuale. A causa di un errore del fabbricante, le casacche della squadra portano tutte scritto «Andersson», e i parsimoniosi dirigenti svedesi hanno ritenuto più conveniente ingaggiare solo giocatori con questo cognome piuttosto che comprare maglie nuove. Ma c’è chi comincia a sospettare che Andersson sia il nome collettivo di un gruppo di calciatori svedesi situazionisti, sorto sull’esempio italiano di Luther Blissett.

Cosa c’era dietro al rigore che ha consentito all’Olanda di superare la pur combattiva Repubblica Ceca? Un eccellente imitatore dell’avvocato Agnelli, che ha telefonato all’arbitro Collina chiedendogli un piacerino. Benko, direttore di gara in Francia-Danimarca, ha ingoiato a malincuore la smagliante tripletta segnata dai campioni del mondo: «Non mi hanno chiesto nemmeno un aiutino. Così che gusto c’è?»

Il coach tedesco Ribbeck potrebbe pentirsi di aver introdotto nella sua attempata nazionale il giovane centrocampista Dreissler. I giocatori teutonici, età media cinquantaquattro anni, lo trattano come un bebè, e durante la partita si interrompono per fargli fare il ruttino e cambiargli il pampers. Oggi la Germania scenderà in campo contro la Romania: viva curiosità intorno a Vlad Drakul, l’eccentrico portiere transilvano che para coi canini.

Vita dura per David Beckham, l’aitante star dell’Inghilterra che oggi vedremo contro il Portogallo. Il marito della ex Spice Victoria Adams, appena finisce la partita, deve saltare su un aereo e tornare a Londra in tempo per preparare la cena e dare la pappa al pupo. «Vicky e io ci siamo divisi equamente i lavori domestici – spiega il calciatore – io faccio i lavori, lei si fa i domestici». Come ai Mondiali ’98, Beckham porta con sé un paio di slip della moglie, ma stavolta non si tratta di scaramanzia: «E’ che glieli devo lavare».

(Giugno 2000)

Once we were Grillo: il falso Beppe che scrissi per Cuore nel 1996

… Dovreste incazzarvi. Vi stanno prendendo in giro! L’Onda Verde, ad esempio. L’avete mai sentita, alla radio, l’Onda Verde? Per dirti che a Ferragosto c’è traffico sull’Autosole c’è un elenco di gente che sembra l’Annuario Seat: pronto polizia stradale, qui comando dei carabinieri, parla il ministero dei lavori pubblici in collaborazione con il ministro dei trasporti, Aci, Società Autostrade e gestori Agip. Sei, ma ti rendi conto? C’è la coda, all’Onda Verde, come sulla Bologna-Firenze! Dovrebbero fare un bollettino a tre corsie! Ci credo che poi ti danno le indicazioni in ritardo. Sono fuori uso le colonnine del soccorso Aci fino al chilometro 103: grazie, adesso che lo so vedo di schiantarmi solo al chilometro 104. Che poi ti trattano come un bambino scemo: non bere prima di metterti in viaggio, non mangiare pesante, se hai sonno fai un pisolino, mettiti la maglia di lana. E poi non ti dicono che c’è un tamponamento a catena con morti e feriti sulla A1!

…Dico io, ma in questo paese si può fare qualcosa senza dare soldi alla famiglia Moratti? Sto a casa davanti alla televisione, devo pagare il canone a Letizia Moratti. Allora dico: vado a fare un giro in macchina. Faccio benzina, e i soldi vanno a finire in tasca a Gianfranco Moratti. Per la disperazione mi drogo, finisco a San Patrignano, e anche lì ci trovo i Moratti! Non c’è scampo! Lo sapete, Gianfranco il più grande imprenditore italiano in campo petrolifero. E’ l’equivalente della Shell. La Shell, avete presente, quella che ha impiccato lo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Moratti i negri li umilia anche di più: li fa giocare nell’Inter.

… La Rai è foderata di amianto. Viale Mazzini 14 è una scatola di amianto. Sapete che cos’è l’amianto, no? E’ un materiale antincendio, lo stesso di cui sono foderati i vagoni dei treni. Ti dà la sicurezza di non morire mai bruciato. In compenso ti da quella di crepare di asbestosi. Che vuol dire che i tuoi polmoni si riempiono di polvere velenosa, come succede a chi lavora in miniera. Vuol dire che la signora Moratti rischia le stesse malattie professionali di un minatore del Sulcis. Signora, glielo dico per il suo bene: vada a lavorare in miniera, che almeno fa un po’ di moto. A Viale Mazzini, non puoi nemmeno attaccare un chiodo al muro, per non produrre polvere d’amianto. Il ritratto del presidente della Repubblica hanno dovuto attaccarlo con lo scotch! Hai presente il cavallo della Rai, sì, il cavallo di Manzù che sta davanti all’ingresso, tutto sbilenco? Tu credi che sia sempre stato così, eh? Una volta era rampante come il cavallino della Ferrari! E’ l’amianto che l’ha ridotto così. Giucas Casella, prima di venire alla Rai, era uno normale, si chiamava Giuseppe Casella, faceva il carpentiere a Cosenza. Ti rovina, l’amianto.

… Pensate alla parola «barriera architettonica». Bisogna «abbattere le barriere architettoniche». Uno pensa come minimo alla Grande Muraglia Cinese. E invece, da noi, «barriera architettonica» è il gradino del marciapiedi, sette centimetri di altezza. Il tacco di una scarpa di Berlusconi, tanto per intenderci. Ma per uno sulla sedia a rotelle, salire sul marciapiede è come scalare la Grande Muraglia. Mi dicono che sono fissato con la Germania. Ma sapete perché sei anni fa i tedeschi hanno abbattuto il muro di Berlino? Perché non era transitabile alle sedie a rotelle. Quella sì che era una barriera architettonica. In Italia vogliamo fare le cabine telefoniche a misura di handicappato. Ma rendere accessibili i marciapiedi delle città alle sedie a rotelle, quello no, è banale. Quanto costa una cabina telefonica per handicappati? Venti milioni? Per diecimila cabine, fanno duecento miliardi. Con quei soldi lo Stato può comprare un cellulare per ciascuno, agli handicappati: tò, telefona da dove vuoi. Come si chiama il ministro delle Poste? Ministro, sù, compri un bel po’ di cellulari. Magari della Olivetti, così fa contento anche De Benedetti, che poverino è un po’ disabile anche lui. Ha provato a scalare di qua e di là, la Mondadori, una società belga, ma non c’è mai riuscito. Per lui dovrebbero abbattere le barriere architettoniche nella finanza.

… Dicono che io rompo le scatole. Dovreste essere voi, a romperle. Le scatole vanno rotte. Anzi, certe scatole proprio non dovrebbero esserci, perché sono pericolose. Quelle di plastica, ad esempio. Siete mai andati a mangiare nei fast food? Quei posti dove si mangia in dieci minuti e si digerisce in dieci anni? Bè, tu ordini il tuo hamburger di Mac Donald, con la sua foglia di lattuga, e te lo danno in una bella scatola di plastica. Tu cosa fai? Butti via la plastica e ti mangi l’hamburger. La plastica buttata va a finire nell’inceneritore e produce diossina. La prossima volta, butta l’hamburger nei rifiuti e mangiati la plastica. Il sapore non cambia, giuro. Tu dirai: ma buttare via l’hamburger è uno spreco. Bè, sai dove vanno a finire le hamburger precotte di Mac Donald che non vengono smerciate entro quindici minuti? Nella rumenta. Sì! Il regolamento interno vieta perfino di regalarle ai barboni. Non ve lo dice nessuno, questo. La carne bovina è uno schiaffo alla miseria. Per produrre un chilo di filetto di manzo, bisogna sfruttare ettari di pascolo. In Africa ci sono terreni immensi coltivati a foraggio, destinato esclusivamente ai bovini della Mac Donald. E’ documentato. E i bambini africani muoiono di fame. Altro che i comunisti, sono le mucche a mangiarseli, i bambini!,Che se fossero dei cuccioli di panda, o di foca, ci sarebbe la fila per salvarli.

… Io gli animalisti non li capisco. Qualche mese fa – l’ho letto sul giornale – si è parlato di addestrare una specie di scimmie africane per la raccolta delle olive. Bè, gli animalisti sono insorti. Hanno detto che bisognava rispettare la professionalità delle scimmie: o raccoglitrici di banane, o niente. Bravi, hanno ragione. E la professionalità di un nigeriano è quella di raccoglitore di pomodori a Villa Literno? Manco ci sono, i pomodori, nel Senegal. Gli animalisti sono contro i prodotti testati sugli animali. Lei, signora, ha il rossetto? Lo hanno testato su quattro porcellini d’India, lo sa? Ma non si preoccupi, ne sono morti solo due. Adesso dia un bacio a suo marito. E sù, mica è un porcellino d’India. No?…