2000 Europei fa: Chi va con lo Zoff impara a zofficare/1

Italia-Turchia, esordio incoraggiante per la Nazionale di Zoff: «Se ci regalano un rigore già nella prima partita – ha confidato il cittì – nella prossima come minimo ci danno la vittoria a tavolino». Del Piero è rimasto in campo solo venti minuti, poi il suo tutor Cepu ha suonato la campanella e lo ha riportato per un orecchio in aula a finire il compito di aritmetica. Fra i turchi, in evidenza il portiere Palo, che ha neutralizzato tutte le migliori sortite dei nostri attaccanti.

Brevissime dal dopo-partita. «Dedico il mio gol a un ragazzo in coma che sognava di giocare al calcio» ha dichiarato il generoso Conte. Nonostante la sua discrezione, tutti hanno capito che si tratta di Demetrio Albertini. Grandi elogi per la prestazione di Fiore. Il suo segreto? Fare sempre il contrario di ciò che gli gridava Zoff dalla panchina. La stampa turca se la prende con l’arbitro Dallas: «Era molto meglio Dynasty».

Come tutti i cittì azzurri, Dino Zoff continua ad essere convinto che i veri avversari della Nazionale non siano i calciatori stranieri, ma i giornalisti italiani. Per questo ha sostituito il vecchio schema di difesa a quattro con un modulo a tre: Cannavaro, Nesta e Maldini in campo, Panucci in tribuna stampa a menare chi critica. Nell’ultima conferenza stampa Zoff se l’era presa con i cronisti accusandoli di avergli sempre nascosto che l’Under 21 e l’Ander 21 sono la stessa cosa.

Dopo la sconfitta contro il Belgio, appare finalmente chiaro il motivo per cui la Svezia ha due allenatori: schiaffeggiarsi da soli è una faticaccia. Stampa unanime: è stato Andersson l’uomo-partita, anche se è ancora in dubbio se si tratti del difensore Andersson, dei centrocampisti Andersson e Andersson o dell’attaccante Andersson. L’alto tasso di Andersson nella compagine svedese non è casuale. A causa di un errore del fabbricante, le casacche della squadra portano tutte scritto «Andersson», e i parsimoniosi dirigenti svedesi hanno ritenuto più conveniente ingaggiare solo giocatori con questo cognome piuttosto che comprare maglie nuove. Ma c’è chi comincia a sospettare che Andersson sia il nome collettivo di un gruppo di calciatori svedesi situazionisti, sorto sull’esempio italiano di Luther Blissett.

Cosa c’era dietro al rigore che ha consentito all’Olanda di superare la pur combattiva Repubblica Ceca? Un eccellente imitatore dell’avvocato Agnelli, che ha telefonato all’arbitro Collina chiedendogli un piacerino. Benko, direttore di gara in Francia-Danimarca, ha ingoiato a malincuore la smagliante tripletta segnata dai campioni del mondo: «Non mi hanno chiesto nemmeno un aiutino. Così che gusto c’è?»

Il coach tedesco Ribbeck potrebbe pentirsi di aver introdotto nella sua attempata nazionale il giovane centrocampista Dreissler. I giocatori teutonici, età media cinquantaquattro anni, lo trattano come un bebè, e durante la partita si interrompono per fargli fare il ruttino e cambiargli il pampers. Oggi la Germania scenderà in campo contro la Romania: viva curiosità intorno a Vlad Drakul, l’eccentrico portiere transilvano che para coi canini.

Vita dura per David Beckham, l’aitante star dell’Inghilterra che oggi vedremo contro il Portogallo. Il marito della ex Spice Victoria Adams, appena finisce la partita, deve saltare su un aereo e tornare a Londra in tempo per preparare la cena e dare la pappa al pupo. «Vicky e io ci siamo divisi equamente i lavori domestici – spiega il calciatore – io faccio i lavori, lei si fa i domestici». Come ai Mondiali ’98, Beckham porta con sé un paio di slip della moglie, ma stavolta non si tratta di scaramanzia: «E’ che glieli devo lavare».

(Giugno 2000)

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