Macché Mondiali! L’evento sportivo che ogni anno inchioda al televisore migliaia di italiani si chiama maturità. E, come sempre, scatta il toto-autori per lo scritto d’Italiano. Chi fra i padri della nostra letteratura metterà a dura prova le meningi dei maturandi? Abbiamo girato la domanda a quattro degli scrittori più accreditati.
GIOVANNI PASCOLI «Lo so, burdèl, sono anni che mi aspettate alla maturità, ma Zvanì sta bene qui in campagna con la sua Mariù, i fanciullini, gli uccellini e Valentino vestito di nuovo, mica si scomoda per una patacàta come il diploma. Quella Gelmini, poi, mi ricorda tanto le suorine di San Mauro che da piccolo mi sculacciavano con le ortiche. Mo lasciatemi in pace, ho ben altri guai: nei Canti di Castelvecchio ho divulgato l’interrogatorio della Cavallina storna («disse un nome, suonò alto un nitrito»), e con la nuova legge sulle intercettazioni rischio una multa grossa così. Ah, poter ricominciare tutto da capo! Invece di mettere tutti quei videvitt, chiù, din don e gregrè nelle mie poesie, andrei a farli a Zelig. E gli spot dell’Unieuro con Gianni li avrei fatti io invece che quell’ignorantone del Tonino Guerra.»
GABRIELE D’ANNUNZIO «Ecché? L’Imaginifico, degradato a plumbeo spauracchio per pubescenti? Più facile che Mila di Codro, putta di fienile e di stabbio, torni pulzella, o che Andrea Sperelli acquisti un divano da Poltrone&Sofà! In altre favelle, non contate su di me. Il governo Berlusconi non solo ha speculato sulle tragedie del mio tremebondo Abruzzo, ma ha tagliato i fondi per la manutenzione del Vittoriale, e ora le pulizie e i lavori di riparazione mi tocca farmeli da me – vabbè che sono un esperto nel fai-da-te (saprete certamente quel che si dice sulla mia costola mancante). Bah, era meglio se noleggiavo uno yacht, come Briatore. Già che c’ero, noleggiavo pure la Gregoraci, per l’inesausta mia febre dei sensi (alla lunga anche il fai-da-te tedia).»
UMBERTO SABA «Chi, mi? All’esame de maturità? ‘Ndemo, fioi, no xè roba par mi e gnanca par voi. Poareti, costreti a scriver dò pazine de monade sul mio Canzoniere, che forse manco ci siete arivai col programa d’Italian. Piuttosto vegni qui che ve offro uno spritz al caffè dei Specchi, nella mia Trieste, insieme a Lelio Luttazzi. Oppure se vedemo insieme i Mondiai, lo sapete che mi vado mato par il calzio. Pensate che avevo proposto al Tg1 di scrivere delle poesie sulle partite degli azzurri, ma Minzolin me gà dito che avevano già un poeta, e molto meggior de mi, un certo Sandro Bondi. Mi no lo gò mai coverto, xè bravo?»
ALESSANDRO MANZONI «Al solito: il Ministero non si sa che pesci pigliare per il tema della maturità, e per non scontentare nessuno pensa al vecchio zio Lisander, buono per tutte le stagioni, uno che piace alla destra e alla sinistra, ai preti e ai liberali, ai leghisti e agli statalisti. Un don Abbondio disposto sempre all’ubbidienza, un conte-zio che vuole solo troncare e sopire, al massimo un fra’ Cristoforo che si appella alla Provvidenza ma, alla fin della fiera, non dà noia a nessuno. Eh no, adesso basta. Il senatore del Regno d’Italia Alessandro Manzoni è ancora vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, e siccome ha sciacquato i panni in Arno, non vi manda a dà via i ciapp, ma vi manda tutti direttamente affanculo, bischeracci che siete.»
dal Misfatto, giugno 2010

Commenti recenti