COLLE, PINNE, FUCILE ED OCCHIALI, ovvero: Quirinale 1999, chi sarà capo dello Stato di uno Stato senza capo (ne coda)?
Prima giornata
A sette giorni dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica, una sola cosa è certa: in attesa di avere un presidente scelto dal popolo, dovremo beccarcene uno scelto dai Popolari. «Nessuno può trastullarsi con sordidi giochetti politici mentre è in corso una guerra – ammonisce Franco Marini -. Tranne noi, beninteso».
Ferve il dibattito intorno al nuovo inquilino del Quirinale. La maggioranza pensa a un affitto per sette anni con patti in deroga, Forza Italia preferirebbe un contratto uso foresteria. «Così quando il mio Piersilvio si sposa – ha spiegato Berlusconi – posso mandar via l’affittuario senza problemi». Tutti d’accordo sull’ipotesi di inviare al Quirinale una donna, con un mandato ben preciso: tre ore al giorno, pulire bene i vetri e sbattere i tappeti.
Ore tristi per la famiglia Scalfaro. Il presidente uscente ha smentito di voler fare un lungo giro del mondo da libero cittadino: «Libero cittadino? Magari. Mi tocca portarmi dietro Marianna». La più malinconica è proprio lei: dopo sette anni il parrucchiere e il sarto le hanno annunciato che alle figlie degli ex Presidenti non si fa credito e che finalmente possono dirle che è una vecchia nasona antipatica.
«La mia candidatura – ha proclamato Emma Bonino – è l’unica nata alla luce del sole». E’ vero: infatti a forza di stare alla luce del sole rischia di bruciarsi.
Quale dev’essere il background storico del futuro Presidente? Secondo Rifondazione deve aver fatto la Resistenza, secondo i Verdi deve essere stato un pioppo in una vita precedente, per la Lega è necessaria una militanza nelle file dei Lanzichenecchi. I Socialisti Italiani hanno ritirato la candidatura di Bettino Craxi: «Non vale la pena scomodarlo: l’argenteria del Quirinale è roba da quattro soldi».
Seconda giornata
Sui giornali stranieri si parla molto della corsa al Quirinale, per lo più nella pagina «Animali e giardinaggio». I più autorevoli commentatori faticano a spiegare ai lettori perché l’Italia abbia bisogno di un Capo dello Stato visto che c’è già il Papa. Sempre più arruffato il toto-candidati. Respinta dal Polo l’ipotesi Mancino («troppo schierato, noi preferiremmo Ambidestro»), la maggioranza, nel chiaro intento di confondere le idee all’opposizione, ha proposto Rosa Russo Jervolino e Carlo Azeglio Ciampi, due che il biglietto da visita devono farselo pubblicare a dispense. «Avevamo chiesto una rosa di nomi – lamenta il forzitaliota Giuliano Urbani -, non un’ortensia». Possibile un accordo sul nome di Jerveglio Ciampolino.
Sarà Yuri Chechi il candidato di bandiera dei Comunisti Italiani: è un personaggio prestigioso, è di sinistra, e soprattutto è l’unico in grado di sventolare appeso in cima a un’asta. Unico problema, non ha ancora compiuto cinquant’anni. «Niente paura – assicura il ginnasta – dopo aver parlato un quarto d’ora con Cossutta mi sembra di averne ottanta».
Prime indiscrezioni sui colloqui fra Ibrahim Rugova e Massimo D’Alema. In cambio dell’ospitalità italiana a migliaia di suoi connazionali, il leader kosovaro moderato dovrebbe deportare in Kosovo Clemente Mastella e i suoi seguaci e abbandonarli in prossimità di un plotone di cetnici. Netto disaccordo di Rugova, secondo cui sarebbe più opportuno ed economico raccogliere i mastelliani su un gommone e affondarlo in pieno Adriatico.
Terza giornata
Dalla presidenza dell’Inter a quella della Repubblica? Secondo voci insistenti, dietro le clamorose dimissioni di Massimo Moratti ci sarebbe l’intenzione di candidarsi al Quirinale. «Fare il Capo dello Stato comporta molte meno responsabilità – spiega l’ex presidente nerazzurro -. Potrò cambiare l’allenatore del governo anche sei volte a stagione, e nessuno ci farà caso». Moratti preme per una riforma che consenta ai governi italiani di ingaggiare fino a tre ministri stranieri. Ma, si chiedono gli osservatori, riuscirà ad essere un uomo al di sopra delle partite?
A sei giorni dall’elezione, il candidato più caldo sembra Giuliano Amato. Piace sia a Marini che a Maroni; una volta convinti anche Marani, Mareni e Maruni è fatta. Al Polo è molto gradita la sua esperienza di studioso della Costituzione: «La conosce così a fondo – osserva Enrico La Loggia – che all’occorrenza può colpirla nei punti deboli e stenderla al primo round».
Salgono anche le quotazioni di Rosa Russo Jervolino, sostenuta da un partito trasversale di sordi. Dal Viminale la pimpante vedova fa però sapere di non voler abbandonare il suo impegno a favore dei profughi kosovari. «Hanno fame e sete – chiarisce -, ma sono molto meno insaziabili di Clemente Mastella».
«Il nostro candidato per il Colle? Marco Formentini», rivela Bossi ai giornalisti. «Gli stiamo già facendo fare le vaccinazioni anti-tifo e anti-dissenteria in previsione del viaggio a Roma». L’ex sindaco leghista, che in caso di elezione continuerebbe a fare il pendolare fra il Colle e la capitale morale, ha chiesto il prolungamento della linea gialla della metropolitana milanese fino a Piazza del Quirinale.
(Maggio 1999/Continua)





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