Nuovo libro di Saviano sulla coca, i tossici: «E spòstalo, cazzo!»

Appena uscito ha già sollevato un vespaio ZeroZeroZero, il nuovo lavoro dell’autore di Gomorra dedicato al business più ricco del mondo. Le librerie sono state subito invase da migliaia di cocainomani che hanno rovesciato le pile di volumi: «Hanno saputo che il libro è sulla cocaina e hanno frainteso» spiega un libraio sconsolato, «pensano che basti sollevarlo per trovare bamba a volontà. Guardi che disordine». I rivenditori più astuti hanno infilato la sovracopertina di ZeroZeroZero su vecchi libri impolverati nei magazzini: grazie alle potenti narici dei drogati, dopo pochi minuti sembra che sia stato passato ovunque il Folletto.

Ma l’effetto-Saviano non finisce qui: oltre che dai camorristi ancora imbestialiti per le rivelazioni di Gomorra, ora lo scrittore è braccato anche dai narcotrafficanti e dalle multinazionali quotate in borsa, i cui titoli più redditizi, secondo ZeroZeroZero, impallidiscono rispetto ai guadagni che offre la coca: eserciti di traders hanno già disinvestito da Apple e AT&T per puntare tutto su Los Zetas e sul Cartello di Tijuana, ma si sapeva da tempo che i broker di Wall Street e della City guadagnano di più spacciando coca ai colleghi che azioni ai clienti. Eppure né Saviano né la sua scorta sembrano preoccuparsi per l’aumento esponenziale dei nemici: «Sono tanti e così impegnati a scannarsi fra loro su chi ha il diritto di eliminare Roberto,» racconta un bodyguard, «che dopo sette anni può finalmente andarsene in giro indisturbato.»

California, sotto accusa i distributori automatici di cannabis: «Iniziano con l’erba poi ti offrono eroina»

SAN DIEGO. Le autorità californiane sono disperate. I distributori automatici di marijuana, che dovevano essere dovevano essere il simbolo della legalizzazione della cannabis e del suo riscatto dalla clandestinità, si stanno rivelando un flop clamoroso. «Infili la carta di credito ed esce la dose» brontola un fricchettone trentenne, «dov’è la poesia? E’ più eccitante un casello autostradale». In effetti affidare la realizzazione delle macchinette a una fabbrica di distributori di caffè non è stata una buona idea: dover scegliere fra “spinello espresso” “skunkaccino” “pakistano macchiato” disorienta il cliente, specie quando il display gli chiede di indicare il numero dei cucchiaini di zucchero.

Molti rimpiangono il rapporto umano con lo spacciatore, che ti conosceva per nome da quando eri ragazzino, sapeva tutto di te e ti consigliava. Per ritrovare questa cordialità molti abbandonano le canne per le droghe pesanti, ancora vendute da pittoreschi fuorilegge dall’aria equivoca e dal linguaggio colorito. I Comuni dell’East Coast sono corsi ai ripari infilando parrucche rasta e magliette con Bob Marley sui distributori di cannabis, ma senza grande successo. «Dobbiamo mobilitarci noi,» osserva il decano degli spacciatori di erba californiani, Joint P. Usher, «per salvaguardare la nostra professionalità e la qualità del prodotto. Per questo abbiamo fondato un Gruppo di Spaccio Solidale che garantisce marijuana genuina e completamente biologica, nel rispetto delle stagionalità e delle biodiversità e a prezzi decisamente più bassi della grande distribuzione. La nostra cannabis è presidio Slowfood, così sana e leggera che la si può dare con fiducia anche ai bambini».

Salvate il sondato Ryan! Statistiche elettoriali affette dal morbo di Mannheimer?

L’ennesima disfatta subita dagli istituti demoscopici nell’ultima tornata elettorale evidenzia una drammatica verità: l’italiano non vuole più fare il sondato. «Una volta era considerato un obbligo morale, anzi, un onore per qualunque maggiorenne sostenere la patria e la democrazia rispondendo a tono al sondaggista,» lamenta, a nome degli alti ufficiali della Statistica, il Feldmaresciallo René von Mannheimer, «oggi purtroppo è crollato il senso civico, i cittadini disertano o si mostrano renitenti alla leva demoscopica, tacendo, mentendo o mandando affanculo senza complimenti l’intervistatore.» Il commodoro Piepoli auspica il superamento della naja sondaggistica per passare a esercito di sondati professionisti: «Dei veri campioni, da far intervenire su tutti i teatri di guerra d’opinione, dalle elezioni a Sanremo. Gente allenata a dire a comando come la pensa, anche se interpellata nelle situazioni più estreme, non solo al telefono o all’uscita dei seggi, ma anche mentre sta partorendo, o sta dichiarandosi all’innamorata o si sta lanciando con il paracadute». Si eviteranno così le risposte false che hanno reso inattendibili exit e instant poll, inconveniente dovuto al fatto che le tecniche d’indagine sono state messi a punto in Paesi occidentali dove la gente è mediamente civile e onesta. «Il sondato italiano ha così poca autostima» spiega Mannheimer «che non può credere che a qualcuno interessi veramente la sua opinione. Sotto sotto è convinto che i sondaggisti siano spie dell’Agenzia delle Entrate, e che se dirà di avere votato centrodestra eseguiranno degli accertamenti, e questo lo spinge a mentire». Ma può farlo anche in buonafede, come spiega un intervistatore:. «Per superare la diffidenza del sondato italiano, specie se anziano, spesso gli offriamo piccoli doni, perline o biscotti, che per un attimo addolciscono la sua indole diffidente e lo rendono meno rabbioso e ostile verso l’umanità, tanto che gli viene da dire che voterà centrosinistra o qualche partito ragionevole. Poi l’effetto del dono si spegne e torna ad aver paura anche della sua ombra e al seggio vota centrodestra». Ultimora: l’Agenzia delle Entrate fa sapere che quella dei controlli fiscali su chi ha votato Pdl in effetti è un’ottima idea.

Pest-seller: isolato il lettore-zero dell’ultimo libro della Tamaro!

Si sa che è donna, ha circa quarant’anni ed è già stata vittima in passato del virus tamariano. E questo è il dato più preoccupante per gli epidemiologi che tengono sotto osservazione G. T., la prima donna che acquistato e letto Ogni angelo è tremendo, l’ultimo libro di Susanna Tamaro. Già 19 anni fa si era pensato che la lettura di Va’ dove ti porta il cuore, il pandemico flagello editoriale che aveva infuriato per mesi nelle librerie colpendo milioni di lettori, sarebbe bastata a produrre nei pazienti anticorpi a sufficienza per evitare qualunque recidiva. Invece solo tre anni dopo non pochi erano caduti vittime di Anima Mundi, il successivo romanzo della scrittrice triestina, e perfino di Ascolta la mia voce, il seguito di Va’ dove ti porta il cuore, libro per mesi in testa alle classifiche “Orticultura e Giardinaggio” in quanto ottimo come fertilizzante organico.

In realtà i libri della Tamaro sono virus mutanti,» spiega un ricercatore «sembrano tutti ugualmente melensi, ma ognuno ha piccole differenze da quello precedente, e questo impedisce una completa immunizzazione. Il vero problema, però, è un altro: ogni romanzo della Tamaro provoca danni cerebrali tali per cui il malato, anche dopo la guarigione, riesce a leggere solo libri tamariani o tamariformi, come quelli di Alessandro D’Avenia.» L’identificazione della lettrice-zero servirà a chiarire altri dettagli sulle modalità di diffusione del morbo: G. T. ha raccontato di essere stata contagiata dall’ospitata della Tamaro a «Che tempo che fa» e di avere letto Ogni angelo in metropolitana e nella sala d’aspetto del dentista. «Luoghi affollati,» gemono i sanitari, «anche di minori. Su di loro le conseguenze del morbo possono essere fatali.» Da grandi smettono di leggere? «Peggio: si mettono a scrivere come la Tamaro.»

Lotteria del Financial Times, ricchi premier in palio!

L’originale gioco del più autorevole quotidiano economico europeo, «Guess Who’s Fit To Lead Italy» (“Indovina chi è adatto a governare l’Italia”) sta appassionando e divertendo migliaia di lettori in tutto il mondo. Tranne che nel nostro paese, l’unico in cui non è stata afferrata la finalità puramente ludico-ricreativa a dell’iniziativa, come dimostrano le reazioni irritate al recente articolo in cui si diceva che Mario Monti «non era l’uomo giusto» per il nostro Paese. «Il fatto che il pezzo non fosse nella pagina Esteri ma in quella Enigmistica e Passatempi avrebbe dovuto dirvi qualcosa,» osserva sconcertato il direttore del Financial Times; «sapete quanto ce ne frega a noi chi diventerà il vostro premier, tanto siete del tutto irrecuperabili. E’ solo un indovinello per aguzzare l’ingegno di grandi e piccini. Se avete notato, oggi proponiamo di scoprire chi sarà il prossimo presidente del Consiglio italiano collegando a matita una serie di puntini, e il risultato è la sagoma di Arlecchino.»

La moda lanciata dal FT sta dilagando nella stampa internazionale, e ormai non c’è testata al mondo che non dedichi un piccolo spazio alle scommesse sul migliore o peggiore inquilino potenziale di Palazzo Chigi. Il Papuasia Echo punta decisamente su Pierluigi Bersani, a causa della spiccata somiglianza con la maschera rituale del dio-orangutan Rula-Bula; il Silicon Valley Tribune scommette su Grillo, non solo perché scommette sulla Rete ma anche perché sarebbe il primo premier cyborg, teleguidato da Casaleggio, mentre l’Heraldo de Guatemala fa un tifo scatenato per Antonio Ingroia: «Non siamo sicuri che per gli italiani sa un bene che il giudice stia per cinque anni a palazzo Chigi,» si legge in un editoriale, «ma per noi guatemaltechi sicuramente sì».

Salto con lista! Facile pronostico per le elezioni 2013: urne vuote, palle piene

Ormai è chiaro: a condizionare il voto del 24-25 febbraio sarà la scelta degli indecisi. Indecisi non fra un partito e l’altro, ma fra la tentazione di emigrare su Betelgeuse e quella di entrare nelle sezioni elettorali a bordo di una ruspa. Dopo sole due settimane di chiacchiericcio propagandistico, slogan spudorati, manifesti agghiaccianti e inflazione radiotelevisiva di facce a culo, l’insofferenza degli italiani per il prossimo appuntamento elettorale è già così elevata che la fatidica domenica si aggireranno intorno ai seggi vere e proprie bombe umane pronte a scoppiare. Già adesso le cronache registrano i primi casi di malori, svenimenti e gesti inconsulti di fronte all’ennesima apparizione tv di Giulio Tremonti. «Il pubblico si era disabituato,» spiega un medico che ha appena somministrato sedativi agli anziani di una casa di riposo colpiti da crisi nervose dopo aver visto per tre sere di fila in televisione l’ex ministro dell’Economia atteggiarsi a paladino della povera gente; «poi, dopo mesi di astinenza, viene subissato dagli stessi brutti musi che dopo avere rovinato l’Italia vengono di nuovo a chiedere il voto. Pochi riescono a mantenere la calma.»

Le ripetute apparizioni televisive di Silvio Berlusconi sono devastanti per la psiche dei meno corazzati. Dalle scuole materne di tutta Italia si segnala con preoccupazione la costante presenza nei disegni dei bimbi di un personaggio con una calotta marron sulla fronte, due fessure nere al posto degli occhi, le guance cascanti come Hamtaro e un mostruoso enorme sorriso. Accanto a loro i bambini disegnano i propri genitori con le braccia al cielo e la bocca aperta in un urlo, dalla quale escono fumetti sgrammaticati come «Lo stronzo a detto tolgo Imu» o «Stavolta lo amazo bruta merda». Non meno deleterio è Mario Monti, che ad ogni comparsata a «Porta a porta» o a «Otto e 1/2» incendia i centralini dei reparti Psichiatria. «I telespettatori sentono il premier che ha introdotto l’Imu affermare che è ingiusta e va tolta,» riferisce un sanitario, «e credendo di essere impazziti ci telefonano per chiedere aiuto. Noi li rassicuriamo dicendo che allora avremmo bisogno del Tso anche noi. Altra cosa è se qualcuno ci chiama sostenendo di avere visto in tivù Bersani mentre diceva cose convincenti. Allora mandiamo subito l’ambulanza». I candidati più sensibili, rendendosi conto del pericolo saturazione, stanno mettendo in atto piani di emergenza. Correre per un seggio al Parlamento genera ormai tale e tanto ribrezzo che alcuni hanno adottato come slogan autopromozionale «Io non mi presento alle elezioni: vota per me».

Missoni Impossible! Venezuela, libri di Giacobbo sul fondo del mare: ecco cosa fa cadere gli aerei

LOS ROQUES. La telecamera subacquea inquadra la cassa incrostata di alghe, adagiata fra rocce e conchiglie. E gli esperti della Protezione civile in missione in Venezuela per indagare sulla scomparsa dell’aereo su cui viaggiava Vittorio Missoni impallidiscono: ora è tutto chiaro. Sullo schermo appaiono, sbiadite ma leggibili, le copertine di «Templari: dov’è il tesoro?» e «Le piramidi: mistero e realtà», «2012. La fine del mondo?» e tutta la serie I Grandi Misteri del giornalista Roberto Giacobbo.  Secondo gli inviati della Protezione Civile quei libri spiegano non solo la sparizione dell’aereo con a bordo gli italiani, ma anche i quattro sconcertanti incidenti avvenuti in passato su quella rotta maledetta: «Sono almeno quaranta chili di pseudoscienza, malafede e fuffa. Un quantitativo abnorme, in grado di creare un campo magnetico potentissimo e pericoloso per tutti i velivoli e i natanti nelle vicinanze, peggio del Triangolo delle Bermude.» A confermare l’inquietante teoria, la distesa di relitti che, come si vede nelle riprese della telecamera, circonda la cassa di libri giacobbiani.

Ma come ha fatto ad arrivare lì? L’ipotesi più probabile è che qualcuno abbia voluto sbarazzarsi di materiale compromettente. Per la legge italiana tenere in casa più di due libri del vicedirettore di Raidue, com’è noto, è giusta causa per divorzi, annullamenti di matrimoni, interdizioni e sospensioni della patria potestà. Può darsi che qualche fan di Giacobbo, timoroso di incorrere in uno di questi rischi, e non potendo liberarsi altrimenti dell’opera omnia del suo beniamino (i volumi, se bruciati, producono vistose colonne di fumo nauseante i cui sbuffi formano la scritta «Voyager»), abbia deciso di disfarsene nel modo a suo parere più drastico e sicuro: gettandoli in mare durante una crociera ai Caraibi. «La cassa è doppia, con l’interno di piombo e l’esterno di legno,» osserva uno dei ricercatori italiani, «e durante il viaggio di andata ha protetto la nave che lo trasportava dalla letale influenza del contenuto. Ma una volta sul fondo le correnti sottomarine hanno fatto saltare le giunture e le fesserie più pericolose sono fuoriuscite, con tragiche conseguenze». E l’incidente di Missoni jr. potrebbe non essere l’ultimo, se la zona non sarà bonificata al più presto. E non sarà facile«Quel cumulo di superstizione ha un’energia negativa così intensa che fa impazzire qualunque macchinario,» spiegano alla Protezione Civile. «Forse l’unica soluzione è calare sul posto lo stesso Giacobbo, con apposito scafandro di ghisa.» Per consentirgli di recuperare senza danno i volumi? «No, per toglierci finalmente dalle balle anche lui.»

Primo, secondino e contorno! Dopo lo sciopero della fame di Pannella, lo sciopero dell’indigestione di Fiorito

ROMA. Ha preso un impegno e non intende rimangiarselo. Ma è l’unica eccezione. Tutto il resto Franco Fiorito intende mangiarselo fino all’ultima briciola, in segno di protesta contro il sovraffollamento nelle carceri italiane. Detenuto da due mesi a Regina Coeli per peculato, il corpulento ex capogruppo del Pdl laziale ha annunciato l’intenzione di ingerire ininterrottamente sostanze commestibili e no fino a nuovo ordine. A dire il vero non è sicuro che la sua frase «Che fame ahò, oggi me magnerei er monno intero» fosse un vero e proprio grido di battaglia. Fiorito anche nel penitenziario ha mantenuto la voracità che l’aveva reso famoso in tutti i ristoranti della regione, e gli altri carcerati si sono spesso lamentati con la direzione per il suo modo di consumare i pasti in refettorio: inclina il tavolozze verso le fauci e ci fa scivolare dentro tutto quel che c’è sopra, stoviglie comprese. «La prima volta che Fiorito è venuto qui allo spaccio» riferisce il cassiere «mi ha mostrato un sacchetto di patatine e gli ho battuto lo scontrino di un euro. E lui mi fa: ma che hai capito? Te volevo dì tieni questo, compro tutto er resto der negozio».

Per questo, quando ieri mattina l’ex sindaco di Anagni ha trangugiato la colazione di tutti i compagni del suo braccio e si è spruzzato in bocca 27 bombolette di schiuma da barba a mo’ di panna spray sembrava una mattina come tutte le altre. Ma quando poi ha preso due brande della sua cella, le ha sovrapposte e le ha addentate come un panino tutti hanno capito che non era più il caso di scherzare. La concomitanza con il sì di Marco Pannella alle cure idratanti per riprendersi dallo sciopero di fame e sete contro la situazione delle carceri ha fatto pensare che Fiorito volesse raccogliere a modo suo il testimone della protesta: «Digiunando non rischiava nulla, anzi, la sua salute ne avrebbe guadagnato,» sottolinea il suo avvocato, «smettere di mangiare e bere è quel che gli consiglia il suo medico da anni. Per mettere in pericolo la sua vita in nome della giustizia poteva solo mangiare leggermente più del solito». Dopo i letti col materasso e tutto, nel formidabile stomaco del Batman del Lazio sono finite quattro stufette elettriche, scope e secchi per le pulizie e metà dei libri della biblioteca del carcere, per non parlare delle quantità incalcolabili di derrate alimentari che gli portano i colleghi di partito. E c’è già chi lo scongiura di interrompere lo sciopero dell’indigestione, a cominciare dai comitati pro-detenuti: «Anziché combattere il sovraffollamento Fiorito lo aggrava. E’ già triplicato di volume, e i suoi compagni di cella vivono schiacciati contro il muro, senza possibilità di sfuggire ai metri cubi di gas venefici prodotti dal suo intestino, costretto al superlavoro.» Per ora l’esponente Pdl ha risposto picche, ma a convincerlo potrebbe tentare lo stesso Pannella, che Fiorito si è detto disposto a incontrare: «Aho’, so’ già un po’ pieno ma a Marco nun se dice mai di no. All’ora di merenda inzuppato nella cioccolata dev’esse ‘na bontà».

Per questo, quando ieri mattina l’ex sindaco di Anagni ha trangugiato la colazione di tutti i compagni del suo braccio e si è spruzzato in bocca 27 bombolette di schiuma da barba a mo’ di panna spray sembrava una mattina come tutte le altre. Ma quando poi ha preso due brande della sua cella, le ha sovrapposte e le ha addentate come un panino tutti hanno capito che non era più il caso di scherzare. La concomitanza con il sì di Marco Pannella alle cure idratanti per riprendersi dallo sciopero di fame e sete contro la situazione delle carceri ha fatto pensare che Fiorito volesse raccogliere a modo suo il testimone della protesta: «Digiunando non rischiava nulla, anzi, la sua salute ne avrebbe guadagnato,» sottolinea il suo avvocato, «smettere di mangiare e bere è quel che gli consiglia il suo medico da anni. Per mettere in pericolo la sua vita in nome della giustizia poteva solo mangiare leggermente più del solito». Dopo i letti col materasso e tutto, nel formidabile stomaco del Batman del Lazio sono finiti l’albero di Natale di Regina Coeli, quattro stufette elettriche, scope e secchi per le pulizie e metà dei libri della biblioteca del carcere, per non parlare delle quantità incalcolabili di derrate alimentari che gli portano i colleghi di partito. E c’è già chi lo scongiura di interrompere lo sciopero dell’indigestione, a cominciare dai comitati pro-detenuti: «Anziché combattere il sovraffollamento Fiorito lo aggrava. E’ già triplicato di volume, e i suoi compagni di cella vivono schiacciati contro il muro, senza possibilità di sfuggire ai metri cubi di gas venefici prodotti dal suo intestino, costretto al superlavoro.» Per ora l’esponente Pdl ha risposto picche, ma a convincerlo potrebbe tentare lo stesso Pannella, che Fiorito si è detto disposto a incontrare: «Aho’, so’ già un po’ pieno ma a Marco nun se dice mai di no. All’ora di merenda inzuppato nella cioccolata dev’esse ‘na bontà».

E’ meglio il mio guru della tua faccia! Manicomio 5Stelle, Beppe Grillo dai meetup al Tso

Ecco nella sua interezza il contestato post apparso nei giorni scorsi sul blog di Beppe Grillo.

«…Se qualcuno nel MoVimento pensa che io sia antidemocratico, allora prende e se ne va fuori dalle palle. Perché quelle che si avvicinano non sono elezioni, sono una guerra contro gli zombi. Ma l’avete visto Rigor Montis? Ha detto che suo nipote all’asilo lo chiamano Spread. E tutti a ridere. C’è da piangere, ma ci pensate che vita fa quel povero bambino? «Se cresci ancora il tuo papà si ammazza!» oppure «Mamma posso invitare a casa lo Spread?» «Provaci e ti rompo le ossa!» Che se poi qualcuno nel MoVimento pensa che io usi un linguaggio violento lo sbudello io a mani nude e gli drappeggio le viscere intorno al collo… E poi Monti invece si dimette. Perché? Perché il Pdl gli ha tolto la fiducia. Ma cazzo, quello era un complimento! Se ti dà la fiducia il Pdl devi essere per forza un pezzo di merda! Se avessi la fiducia di Gasparri e Cicchitto io non avrei il coraggio di farmi vedere da mia madre! E la mummia del Quirinale invece che rimandare Monti a calci in culo a palazzo Chigi, dice «parlerò solo fra otto giorni». Ma guardati, hai 87 anni, alla tua età non si fanno programmi oltre i due giorni! Fra otto giorni potresti super partes definitivamente! E poi dicono che sono incoerente io. Allora, se qualcuno nel MoVimento pensa che io sia incoerente prende e va a iscriversi all’Udc di Casini, come peraltro ho fatto io stesso l’altro ieri. E il non-morto Bersani? E’ ancora peggio, lui il lifting se l’è fatto con le primarie. Ha adesso ha la faccia come il culo di uno più giovane. Il più vivo degli zombi è lo psiconano che ormai ha le palpebre così tirate che sembra la nonna di Bruce Lee. L’hanno invitato al British Museum, vogliono esporlo insieme alla mummia della nipote di Tutankhamen. E poi dicono che il megalomane sarei io. Se qualcuno nel MoVimento pensa che io sia un megalomane gli faccio mangiare la mia statua in costume da Napoleone, capito?

E invece io secondo gli zombi io sarei dispotico perché ho cacciato dal MoVimento la Salsi, quella che si faceva titillare il punto G dalle telecamere e quel cagacazzi rottinculo di Favia. A proposito so che qualcuno qui pensa che io sia un misogino omofobo. Bè, se nel MoVimento c’è qualcuno che lo pensa, e dev’essere sicuramente qualche troia cretina o un frocio di merda, può prendere e andarsene affanculo, proprio come quelli che pensano che Casaleggio si tenga i soldi del MoVimento, che possono anche prendere e levarsi dalle palle, ovviamente dopo aver lasciato la solita busta per Gianroberto che dopo gliela passo io come al solito. Che se poi qualcuno tira fuori che sono solo una marionetta mossa dalll’alto gli faccio il culo come un inceneritore, lo giuro su questi fili che ho sulle braccia. Perché quando io mi incazzo mi incazzo, mordo, urlo e graffio… mi viene la bava alla bocca… mi copro di peli.. e se poi qualcuno pensa che io sia un licantropo, alla prima notte di luna piena vengo lì e lo sbrano con questi artigli… auauauauauauauUUUUUHH!

Getta la mamma dal trono! Povero Carlo d’Inghilterra, diventerà nonno prima di diventare re

Sarà un lui o una lei il bebè di William e Kate? Dettaglio influente solo per i colori del fiocco. Una recente modifica dell’antica legge ereditaria salica ha abolito ogni discriminazione: anche una femmina Windsor potrà essere una perfetta deficiente, privilegio finora riconosciuto solo agli eredi maschi. «Non è stato facile superare i nostri millenari pregiudizi» ammette il portavoce della Camera dei Lord, «secondo cui la cretinaggine regale può trasmettersi solo in linea maschile e la testa dell’uomo che porterà la corona deve suonare a vuoto come una teiera. Ma oggi i costumi sono cambiati: l’Inghilterra è matura per avere non solo re e principi coglioni, ma anche principesse e regine incapaci di contare fino a venti senza togliersi le scarpe». Già da molti anni le Windsor più intraprendenti reclamavano il loro legittimo diritto all’idiozia. L’apripista fu la sorella di Elisabetta, la principessa Margaret, che riuscì a memorizzare la tabellina del 2 solo a quarant’anni, quando le fu spacciata per una canzone di Tom Jones. La più irrequieta fu sicuramente la defunta lady Diana, così ingenua che credeva che lo scellino fosse la dodicesima parte dello scellone, e che un giorno domandò a Camilla Parker Bowles: «Credo che Carlo abbia un’amante. Tu che vai a letto con lui così spesso, non è che sai qualcosa al riguardo?»
«Rivendicava il diritto di essere scervellata come suo marito e suo suocero, per questo era sgradita alla famiglia», ricorda oggi una dama di compagnia. «Avrebbe voluto fare gaffes razziste come il principe Filippo o farsi fotografare con l’occhio vitreo e la bocca semiaperta come il principe di Galles, ma la tradizione non glielo permetteva». Come le ripeteva severamente la regina Elisabetta: «Guarda me: sotto sotto io sono ancora convinta che l’Habeas Corpus sia un lassativo e che nel televisore ci siano degli omini piccoli piccoli che recitano, ma come donna dei Windsor il mio dovere è sembrare almeno normodotata, e Dio solo sa quanto mi costa».
L’eventuale figlia di Kate e William non solo potrà diventare regina (anche se, considerate la lista d’attesa e la longevità dei membri della dinastia, non le succederà prima dei 148 anni) ma potrà anche permettersi di non dire una sola cosa sensata in vita sua come nonno Carlo o andare alle feste vestita da nazista come zio Harry. Ora, per stabilire la perfetta parità fra i sessi bisognerebbe che le Camere approvassero una riforma che permettesse anche a  un Windsor maschio di comportarsi anche in modo maturo e intelligente. Ma si teme che la sua prima decisione sarebbe di abbattere la monarchia e istituire una repubblica.