ROMA. Ha preso un impegno e non intende rimangiarselo. Ma è l’unica eccezione. Tutto il resto Franco Fiorito intende mangiarselo fino all’ultima briciola, in segno di protesta contro il sovraffollamento nelle carceri italiane. Detenuto da due mesi a Regina Coeli per peculato, il corpulento ex capogruppo del Pdl laziale ha annunciato l’intenzione di ingerire ininterrottamente sostanze commestibili e no fino a nuovo ordine. A dire il vero non è sicuro che la sua frase «Che fame ahò, oggi me magnerei er monno intero» fosse un vero e proprio grido di battaglia. Fiorito anche nel penitenziario ha mantenuto la voracità che l’aveva reso famoso in tutti i ristoranti della regione, e gli altri carcerati si sono spesso lamentati con la direzione per il suo modo di consumare i pasti in refettorio: inclina il tavolozze verso le fauci e ci fa scivolare dentro tutto quel che c’è sopra, stoviglie comprese. «La prima volta che Fiorito è venuto qui allo spaccio» riferisce il cassiere «mi ha mostrato un sacchetto di patatine e gli ho battuto lo scontrino di un euro. E lui mi fa: ma che hai capito? Te volevo dì tieni questo, compro tutto er resto der negozio».
Per questo, quando ieri mattina l’ex sindaco di Anagni ha trangugiato la colazione di tutti i compagni del suo braccio e si è spruzzato in bocca 27 bombolette di schiuma da barba a mo’ di panna spray sembrava una mattina come tutte le altre. Ma quando poi ha preso due brande della sua cella, le ha sovrapposte e le ha addentate come un panino tutti hanno capito che non era più il caso di scherzare. La concomitanza con il sì di Marco Pannella alle cure idratanti per riprendersi dallo sciopero di fame e sete contro la situazione delle carceri ha fatto pensare che Fiorito volesse raccogliere a modo suo il testimone della protesta: «Digiunando non rischiava nulla, anzi, la sua salute ne avrebbe guadagnato,» sottolinea il suo avvocato, «smettere di mangiare e bere è quel che gli consiglia il suo medico da anni. Per mettere in pericolo la sua vita in nome della giustizia poteva solo mangiare leggermente più del solito». Dopo i letti col materasso e tutto, nel formidabile stomaco del Batman del Lazio sono finite quattro stufette elettriche, scope e secchi per le pulizie e metà dei libri della biblioteca del carcere, per non parlare delle quantità incalcolabili di derrate alimentari che gli portano i colleghi di partito. E c’è già chi lo scongiura di interrompere lo sciopero dell’indigestione, a cominciare dai comitati pro-detenuti: «Anziché combattere il sovraffollamento Fiorito lo aggrava. E’ già triplicato di volume, e i suoi compagni di cella vivono schiacciati contro il muro, senza possibilità di sfuggire ai metri cubi di gas venefici prodotti dal suo intestino, costretto al superlavoro.» Per ora l’esponente Pdl ha risposto picche, ma a convincerlo potrebbe tentare lo stesso Pannella, che Fiorito si è detto disposto a incontrare: «Aho’, so’ già un po’ pieno ma a Marco nun se dice mai di no. All’ora di merenda inzuppato nella cioccolata dev’esse ‘na bontà».
Per questo, quando ieri mattina l’ex sindaco di Anagni ha trangugiato la colazione di tutti i compagni del suo braccio e si è spruzzato in bocca 27 bombolette di schiuma da barba a mo’ di panna spray sembrava una mattina come tutte le altre. Ma quando poi ha preso due brande della sua cella, le ha sovrapposte e le ha addentate come un panino tutti hanno capito che non era più il caso di scherzare. La concomitanza con il sì di Marco Pannella alle cure idratanti per riprendersi dallo sciopero di fame e sete contro la situazione delle carceri ha fatto pensare che Fiorito volesse raccogliere a modo suo il testimone della protesta: «Digiunando non rischiava nulla, anzi, la sua salute ne avrebbe guadagnato,» sottolinea il suo avvocato, «smettere di mangiare e bere è quel che gli consiglia il suo medico da anni. Per mettere in pericolo la sua vita in nome della giustizia poteva solo mangiare leggermente più del solito». Dopo i letti col materasso e tutto, nel formidabile stomaco del Batman del Lazio sono finiti l’albero di Natale di Regina Coeli, quattro stufette elettriche, scope e secchi per le pulizie e metà dei libri della biblioteca del carcere, per non parlare delle quantità incalcolabili di derrate alimentari che gli portano i colleghi di partito. E c’è già chi lo scongiura di interrompere lo sciopero dell’indigestione, a cominciare dai comitati pro-detenuti: «Anziché combattere il sovraffollamento Fiorito lo aggrava. E’ già triplicato di volume, e i suoi compagni di cella vivono schiacciati contro il muro, senza possibilità di sfuggire ai metri cubi di gas venefici prodotti dal suo intestino, costretto al superlavoro.» Per ora l’esponente Pdl ha risposto picche, ma a convincerlo potrebbe tentare lo stesso Pannella, che Fiorito si è detto disposto a incontrare: «Aho’, so’ già un po’ pieno ma a Marco nun se dice mai di no. All’ora di merenda inzuppato nella cioccolata dev’esse ‘na bontà».
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