Professione Sagittario: la vita segreta dei segni zodiacali

Come possono dodici costellazioni governare la vita di miliardi di persone? Semplice: si fanno un mazzo così. Armati di telescopio, abbiamo spiato per voi la giornata-tipo dei forzati dell’Azienda Zodiaco.

Ore 23. Brain-storming fra i dodici segni zodiacali per decidere a) il destino degli umani nelle prossime ventiquattr’ore; b) le solite bufale da sbolognare agli astrologi. Esultanza generale alla notizia che in occasione dei mesi estivi i tre segni d’aria verranno sostituiti da tre condizionatori.

Ore 2. Disbrigo della corrispondenza. I terrestri pongono quesiti complessi: «Un ex coniuge Gemelli ha diritto a doppi alimenti?» «Un disoccupato Pesci fa bene a mandare il curriculum a un Acquario?» «C’è un vaccino contro l’influenza di Saturno?» «Sono nato Cancro ma mi sento Ariete. Devo operarmi o bastano gli ormoni?»

Ore 6. Incontro con la delegazione dello zodiaco cinese (solo sette segni, gli altri venticinquemila sono scomparsi nei campi di rieducazione di Mao) per scambi culturali e commerciali. Concluso il summit, la più scontenta è la Vergine: la Scimmia, il Maiale, il Topo e il Bufalo hanno sporcato dappertutto e le pulizie toccano sempre a lei.

Ore 8. Assunzione nello zodiaco di tre nuove costellazioni con un contratto di formazione-lavoro: sono il Chihuahua Maggiore, la Pizza Boreale e l’Allenatore dell’Inter. Purtroppo i neo-segni riescono solo a produrre futuri balordi e fallimentari: sotto il loro patrocinio nascono esponenti dell’UDEur, supplenti di ginnastica e allenatori dell’Inter.

Ore 12. Brutte notizie dal commercialista: considerato che lo zodiaco conta dodici case astrologiche, i segni devono pagare un’Ici stellare, e nessuno ha contanti. Idea luminosa dello Scorpione: si auto-pronostica una lauta vincita al gioco, va al Casinò, lo sbanca e paga l’imposta.

Ore 14. Riunione lampo per un oroscopo urgente: dall’Italia un infelice che si firma «Pd» vuole sapere se riconquisterà l’amore di milioni di elettori, o almeno di uno solo, ma che duri per sempre. Viva ilarità fra le stelle: c’è ancora qualcuno così credulone da credere che la politica influenzi la vita della gente?

Ore 18. Zodiaco in panne: si sono guastati di nuovo tutti gli ascendenti e le stelle devono fare le scale a piedi. Sotto accusa i pestiferi Gemelli, che giocano sempre con i pulsanti. Purtroppo l’unico tecnico in grado di riparare gli ascendenti sta su Andromeda e così tocca alla Bilancia caricarsi i colleghi sui due piatti e trasportarli su e giù.

Ore 20. Immancabile lite fra i segni per scegliere il film della serata: fra Toro scatenato, Il Re Leone e Capricorn One, vince Vergine in calore. Poi, di corsa a programmare i destini umani, o c’è il rischio che, lasciati a se stessi, gli umani il destino se lo decidano da soli. E se lo Zodiaco chiude, chi lo riassume un Sagittario di sessanta milioni di anni?

Pantascienza o fantacalze? Spazio 1999, ovvero: il futuro è tuta

A ispirare i pigiami elasticizzati dei protagonisti della sci-fi televisiva, il sogno di una società libera, progredita, senza impacci. E cioè…
1. Senza sessi. La telefantascienza è unanime: le gonne non possono sopravvivere fuori dall’atmosfera terrestre. Fra l’altro l’assenza di gravità provocherebbe alle sottane delle eroine un continuo effetto-Marilyn distraendo i compagni d’astronave. La tuta stile boys della Carrà di Spazio 1999 annulla le discriminazioni uomo-donna, così tutti e due possono dedicarsi a discriminare gli alieni.
2. Senza classi. Su questo punto Spazio ci ha preso: nel 1999 la tuta è un vero e proprio rullo compressore delle differenze sociali. Basta andare alle otto del mattino ai giardini per constatare che è impossibile distinguere l’avvocato che fa jogging dall’albanese che spaccia, se non per il fatto che l’avvocato è più sudato…

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Figli di buona lupa, ovvero: perché gli antichi romani stanno un po’ sulle scatole a tutti

Troppo potenti, troppo vincenti, troppo Romani. E i barbari, da Asterix a Bossi, non gliel’hanno perdonata. Ecco i sette motivi per cui ancora oggi amiamo odiare quegli yankee coi calzari.
1. IL LATINO. Duemila anni non sono bastati a guarire le lingue occidentali dal morbo del legionario. Oggi usiamo lo stesso alfabeto di Plauto, e da Oslo a Buenos Aires le élites escono solo da scuole dove si studia «fero-tuli-latum-ferre». Insomma, come non detestare l’unico popolo che riuscì a imporre la propria lingua all’Inghilterra?
2. LA TOGA. Hanno conquistato il mondo con una mano sola. L’altra serviva a tener sù quella specie di mega-pareo. Meno male: se avessero portato maglie e calzoni sarebbero arrivati su Saturno. Però sarebbe ora che gli storici ci spiegassero perché gli uomini che hanno creato il diritto non sono riusciti a inventare i bottoni…

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il VIB, questo sconosciuto

Quante possibilità di successo ha un individuo che affronta il mondo globalizzato con una statura inferiore al metro, nessun titolo di studio a parte la buona conoscenza delle vocali “u” ed “a“, e un’accanita dipendenza da latte umano? Ben poche.
Eppure i neonati continuano a sbarcare sul nostro pianeta che li tratta un po’ come fa l’Italia con i profughi: sì, sì, bisogna accoglierli, però se non venivano era meglio. E dire che il cucciolo d’uomo, coraggioso, intraprendente, con un sacco di neuroni nuovi di zecca, potrebbe essere il padrone del mondo. A fregarlo è la fiducia negli adulti della sua specie, atout funzionale quando eravamo un branco di scimmioni solidali, ma che, da Adamo in poi, fa dell’infanzia il più rischioso degli sport estremi.
Anche quando si nasce nella culla di velluto del Vib, il Very Important Baby. (Ci fu un caso di Vib nato in una poco fotogenica mangiatoia, ma duemila anni fa non esistevano ancora Chi e il Tg2).
Chi è Vib? Il figlio di madre nota. L’ascesa mediatica del Vib va di pari passo con quella delle donne. Il “la” del matriarcato patinato lo diedero le principesse di Monaco: una donna normale poteva illudersi di assomigliare a Stephanie almeno su un punto: aver fatto figli con un cretino. (Errore: per essere come Stephanie bisogna aver fatto figli con almeno due cretini).
In Italia il proto-Vib fu Carlo Ponti Loren jr., che a poche ore dalla nascita fu bersagliato nell’ordine da un telegramma di congratulazioni di Saragat e dal soprannome dadaista Cipì.
Oggi il Vib è preannunciato da un’intervista alla futura madre intitolata “XY: “E adesso voglio un figlio“. Lui, ubbidiente, arriva subito, previa firma di un trattato in cui si impegna durante la gravidanza a non far ingrassare la madre più di otto chili, e, dopo la nascita, a non procurarle occhiaie da insonnia, che in tivù invecchiano un casino.
La mamma, da parte sua, si impegna a dargli un nome chic, a non lasciarlo alla tata anche a Natale e a trovargli un lavoro redditizio come testimonial di una linea di scarpine.
Ma attenzione: se i maschietti Vib sembrano paciocconi, le Very Important Neonate sono dei peperini. Baby Ludovica Pivetti, impedendo a mamma Irene di presenziare al voto di fiducia a Romano Prodi, ha fatto cadere un governo.
L’infanta Maddalena non avrà fatto cadere il Walhalla, ma i suoi vagiti wagneriani hanno impedito a mamma Giovanna Melandri di assistere al Crepuscolo degli Dei alla Scala, con scorno di Riccardo Wotan Muti. Grazie a Ludovica e Maddalena, c’è una speranza per la politica italiana.
Forse saranno loro, fra trent’anni, a toglierci dalle scatole Francesco Cossiga.

Febbraio ’99

One for you, one Formica

Il seguente pezzo, scritto in occasione dell’uscita di «Antz» di Steven Spielberg, comparve su Specchio della Stampa qualche anno fa.

Caro signor Spielberg,
un mio amico che lavora nel cinema (fa il pidocchio nel sedile di una multisala) mi ha informato che Lei sta producendo un kolossal sulle formiche, e la notizia mi ha messo in allarme. Quando voi uomini vi occupate di noi imenotteri succedono sempre dei guai. Del resto non fu una filosofa della vostra specie a sentenziare «della formica invece non ci cale mica»? A noi formiche invece ci cale eccome. Siamo ancora in causa con gli eredi La Fontaine per quella insultante favoletta sui rapporti fra noi e le cicale. Un falso velenoso che ci ha procurato la fama di ottuse spilorce stakanoviste e un brutto incidente diplomatico con i nostri amici emitteri, che da allora non ci danno più i biglietti gratis per i loro concerti. Abbiamo sporto querela anche contro un certo Roberto Formigoni perché la smettesse di trascinare il nostro nome onorato in avventure politiche degne di un acaro della polvere.
Ma so che Lei è una persona perbene, paladino dei diritti civili eccetera, e vorrei venirLe incontro. Ecco la mia proposta: mi assuma come consulente. Il mio cachet è modesto: con uno dei cestini-pranzo della troupe metto a posto la famiglia fino alla settantesima generazione. Le assicuro che, grazie alla mia supervisione, il Suo film sarà entomologically correct. Si risparmierà noiose odissee giudiziarie che potrebbero costarLe molti milioni di briciole, nonché fastidiosi rapporti con i nostri avvocati, i fratelli Cavalletta dello noto studio legale Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta-Cavalletta… Più che uno studio, uno sciame. Lei che conosce l’Antico Testamento sa cosa intendo.
Cordiali saluti, Suo Iridomyrmex humilis
Caro Steve,
cominciamo male. Il fatto che il tuo regista non usi formiche autentiche ma pupazzi animati è uno schiaffo alla miseria e un pugno alla verità. Non mi aspettavo del neorealismo dal creatore di Indiana Jones, ma perché spendere milioni di dollari per costruire insetti finti quando con un tozzo di pane, non in senso figurato, avresti potuto ingaggiare uno splendido cast di insetti veri? E non dilettanti, ma professionisti dello showbiz. Pensa che una mia cugina africana è stata protagonista in un documentario del National Geographic. Sexy come una mantide religiosa. Quella scena in cui accavalla le sei zampe… bè, Steve, tieniti pure la tua Sharon Stone. Peccato si sia rovinata con l’alcool: è annegata nel bicchiere di birra dell’operatore. Conosco un ballerino millepiedi che ha fatto A Chorus Line. Danzava tutti i ruoli da solo, contemporaneamente. Se non ti basta, pare che a Liverpool ci sia stata una rockband composta da quattro scarafaggi. Non c’è da stupirsi se le fan si mettevano a strillare appena li vedevano. E vogliamo parlare di Adam Ant? Vabbè, non somigliava molto a formica, ma nemmeno a un uomo. Insomma, avevi solo l’imbarazzo della scelta. Le tue formiche virtuali, lasciatelo dire, sono poco credibili. Assomigliano tutte a E.T., tranne una che assomiglia a Sylvester Stallone. Sai che miracolo, una formica con la faccia di Stallone. Lui sono cinquant’anni che ha il cervello di una formica, e nessuno ci fa più caso. Saluti dal tuo Iridomyrmex.
PS E’ vero in Herbie il maggiolino tutto matto il protagonista non è un coleottero ma un’automobile? Dimmelo, così disdico la prenotazione al videonoleggio.
Caro Steve,
che giornataccia. La microcriminalità nei formicai sta raggiungendo il limite. Oggi il mio vicino di casa è stato rapinato da un protozoo giovanissimo. E in pieno giorno. Non gli ha lasciato nemmeno le briciole, poveretto. Io l’altroieri sono stato aggredito da una zanzara. Mi minacciava con un pungiglione sporco di sangue.
Altro che Zeta la formica. Dovresti produrre Il formicaio trema, la polizia ha le antenne legate. Invece tu mi vieni a raccontare questa favoletta della formicuzza-Cenerentola che va dallo psicanalista e si innamora della principessa. Con le operaie alienate che alla sera vanno a sballare in discoteca, come in Flashdance. E tra un ballo e l’altro si scolano centilitri di birra di afide. Ridicolo! I formicai civili la birra di afide l’hanno messa fuorilegge da anni. Troppo zuccherina, favorisce carie e diabete. Andiamo, Steve, dove vivi? Vieni a fare quattro passi nel nostro formicaio… no, forse è meglio di no. Ma lascia che ti spieghi una cosa. Voi umani andate pazzi per le storie di gente che non sa stare al suo posto. E’ per questo che siete infelici. Del resto siete voi ad essere stati cacciati a pedate dall’Eden perché, con tutto quel bendiddìo a disposizione, non potevate rinunciare a uno spuntino a base di mele e a un bermuda di foglie di fico. A noi formiche non dispiace fare le operaie. Il nostro contratto dura solo tre mesi, ma considerato che la nostra vita media ne dura quattro non è un grosso problema. Quanto all’amore, non ci pensiamo proprio: i maschi crepano appena fecondate le femmine e non c’è sesso sicuro che tenga.
Eppure ce la passiamo bene. Se non fosse per le zanzare tossiche e i protozoi teppisti, tutto andrebbe per il meglio. A voi può fare impressione il fatto che, malgrado siamo tutti figli della regina, veniamo schiaffati a scavare gallerie fin da piccoli. Però credimi: se l’avesse fatto anche Elisabetta d’Inghilterra, il tunnel sotto la Manica ci sarebbe già da quarant’anni e il principe Carlo sarebbe una persona normale. Alla prossima. Tuo Myrmex.
PS Ma sì, lo ammetto: anch’io sono andato dallo psicanalista. Sai, ci andavano tutti. Il mio problema era che non soffrivo di aracnofobia. O almeno, non abbastanza per un insetto delle mie dimensioni. Pensavo che in fondo i ragni potessero essere nostri amici. Ricorda, Steve: mai giocare a tennis con un tipo che ha due braccia più di te.
Caro Steve,
mi chiedi quali sono i film preferiti da noi insetti. Vuoi dire che non ti è giunta l’eco dello straordinario successo di Tarmageddon? E’ stato l’hit della stagione. Lo spunto non è una novità: un asteroide di naftalina è in rotta di collisione con un comò e un’eroica pattuglia di tarme tenta di scongiurare la catastrofe. Ma gli effetti speciali erano straordinari. I maglioni di cachemire rosicchiati, ad esempio. Tutta roba fatta al computer. Di vero c’erano solo le tarme, che infatti sono morte di fame durante le riprese. L’anno scorso era andato benissimo Fuchi d’artificio, un’amara commedia sulla crisi d’identità dei giovani maschi. Posso mandarti il video, se il tuo videoregistratore prende cassette di due millimetri per tre. Saluti, Myrmex.
Ah, dimenticavo: secondo me Woody Allen come voce di Zeta la formica non funziona. Noi imenotteri abbiamo un tipo di humour molto più raffinato. Senti questa: «Qual è il colmo per un tarlo? Fare un buco nell’acqua». Oppure: «Non sottovalutate la partenogenesi. E’ fare un figlio con qualcuno che stimi». Altri esempi di umorismo formichiano potrai trovarli nella raccolta Anche gli uomini nel loro grosso si incazzano.
Caro Steve,
grazie per l’invito all’anteprima di Zeta per me e la mia numerosa famiglia. Spero tu ti sia ricordato di prenotarci un posto con una buona visuale. La scollatura di Jennifer Lopez andrebbe benissimo. A domani sera. Tuo Myrmie.
Gentile signor Spielberg,
come da Sua richiesta, abbiamo neutralizzato l’invasione di formiche che minacciava la sala in cui stasera verrà proiettata l’anteprima del Suo film. Accludiamo la fattura. Cordiali saluti, Acme disinfestazioni.