Come sono tristi e impersonali le ceste natalizie… quando arrivano agli altri. Collocate sotto il tuo albero di Natale, chissà perché, fanno tutta un’altra figura. Anzi, guai se gli auguri del tuo datore di lavoro o del tuo cliente arrivano senza un adeguato corteggio di vini banali e dolcetti stomachevoli, debitamente avvolti in paglia e cellofan. Ma perché questo rito squisitamente pagano scatena emozioni così ambivalenti? Studiamolo più da vicino.
LEI NON SA A CHI DONO IO La cesta natalizia non è mai un dono fra uguali. E’ un geroglifico pappatorio che codifica il tuo posto in una gerarchia, uno status sociale espresso in vettovaglie, un cavallo di Troia mangereccio che occulta una leccata a un superiore o un buffetto a un sottoposto. La corbeille da Arcigola per l’Avv. o il Dott. sottintende una formula d’ossequio tipo «O sublime ingegno, depongo ai tuoi piedi augusti i più scelti frutti di Cerere e Bacco come pegno della mia umile devozione», mentre il set tristanzuolo moscato-panetùn va letto come «Tenga Fantozzi, e non si strafoghi». Ma lo spirito natalizio inzucchera il bieco classismo, e comunque il coinvolgimento emotivo in chi offre la cesta e in chi la riceve è pari a quello di una transazione al casello autostradale. Spesso il contatto diretto fra donatore e destinatario è nullo: la cesta viene confezionata da un addetto anonimo e recapitata da un fattorino ignoto a una portinaia seccata. Invece di respingere il dono al mittente con un biglietto sdegnoso, sia l’Avv. o il Dott. che Fantozzi lo incamerano senza fare una piega: gli uni perché sono troppo superiori, l’altro perché è troppo goloso di moscato e panetùn.
IL VASO DI PANDORO Come le cavallette, le ceste viaggiano a sciami. Nel senso che se sei un tipico destinatario di ceste natalizie, te ne arrivano dalle cinque in sù e con la paglia degli imballaggi potresti imbottire un mammut. Se la cesta è una sola, quasi certamente era destinata al dentista del piano di sopra, e farai bene a imboscarla prima che il fattorino si accorga dell’errore. Quanto al dentista, non ci farà caso: già la settimana prima di Natale la sua sala d’aspetto sembra la dispensa di Gargantua, i pazienti sono costretti a sedersi in un Arcimboldo di torroni, mentre zamponi e culatelli pendono dalle lampade dello studio a mo’ di albero della cuccagna. Fra tutti i professionisti, i medici sono i maggiori beneficiari di ceste, come se i pazienti temessero di non averli ingrassati a sufficienza con le parcelle, o piuttosto nutrissero inconsciamente il sadico desiderio di sottoporli al trattamento di iperalimentazione forzata stile oche da foie-gras. Del resto, se la cesta è un residuo delle regalìe feudali, chi meglio del medico incarna il ruolo di moderno feudatario, nella cui rocca asettica gli inermi vassalli cercano asilo contro gli acciacchi dell’era del benessere? Risultato, nei giorni tra Natale e l’Epifania la seconda categoria più rappresentata nei pronto soccorso, dopo i feriti dai petardi, sono i domestici dei medici, usati come tritarifiuti umani per smaltire le decine di cotechini e le montagne di mandorlati al limoncello.
VIMINI E MISFATTI Con l’ultimo rintocco della mezzanotte del 6 gennaio, le delicatessen delle feste perdono di colpo ogni appeal, e la livida alba del 7 illumina cassonetti dell’organico stivati di zamponi. Niente è patetico come un pandoro che non capisce di aver fatto il suo tempo e, invece di autodisintegrarsi, staziona sulla credenza sperando che qualcuno si decida a cogliere la sua irrancidita verginità. Per chi tollera la vista delle specialità natalizie dopo Natale, ma solo a patto di non doverle mangiare, ecco una mini-guida al riciclo intelligente. Panforte: perfetto surrogato del compensato per il bricolage domestico (qualche dissennato lo usa come freesbee per giocarci col cane, finché la povera bestia non si fracassa i denti nel tentativo di acchiapparlo al volo). Panettone: tagliatelo a fette rettangolari, e avrete una scorta di ottime spugne per il lavello della cucina. Stecca di torrone: l’unico corpo contundente che può superare senza problemi i controlli all’entrata dello stadio. Bottiglia di moscato: collocatela segretamente in casa del vostro nemico, ai primi caldi esploderà meglio di una molotov. Cotechino: opportunamente scavato, diventa un originale salvatelecomando. Lenticchie: tenetele pronte in previsione di un’incursione aerea, quando al Brico saranno esauriti i sacchetti di sabbia per proteggere i vetri delle finestre.





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