Tav ladrona, la Lego non perdona!

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Gli scontri in Valsusa ne sono l’ultima prova: il’Italia è l’unico paese al mondo in cui risulta impossibile costruire qualunque opera pubblica, utile o inutile, causa veti di residenti, mafie, ambientalisti, burocrazia, terremoti, flora, fauna, storia, geografia, scienze e arte. Il colosso danese del mattoncino ne ha preso atto: ecco le nuove proposte Lego per il mercato italiano.
HI-SPEED VALSUSA RIOTS #6543
La serie di costruzioni che in Francia e Germania è stata un gioco da ragazzi arriva in Italia e diventa un rompicapo senza uscita! Prova a costruire la Tav sulle teste dei valsusini incazzati: l’unico modo è spacciare le gallerie per megacantine per l’invecchiamento del vino locale. Nella confezione, una squadra di ruspe, poliziotti antisommossa, un’impresa di costruzioni in odore di mafia, attivisti no-Tav con fiaccole e forconi e l’occorrente per una pista transalpina per elefanti, ovvero l’alta velocità ecosostenibile sperimentata con successo da Annibale…

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Lo scopo della satira

Correva l’anno 1996, e io, ancora redattrice di Cuore, correvo ignara verso il licenziamento in tronco causa decesso del giornale. Simone, laureando romano di belle speranze, mi chiese un contributo per la sua tesi sulla storia della satira italiana. Ecco quel che gli proposi.


IL SENSO DELLA SATIRA

antica novella cinese
Un giorno Ping Hsiao si reco dal maestro Lao Tse. Lo trovò in giardino, assorto nella contemplazione della natura. Il maestro si accorse che il discepolo nascondeva una spada sotto le vesti, e gliene chiese il motivo.
«Sto andando nella capitale per uccidere Hua Wu, l’infame, abominevole, perfido ministro dell’Imperatore – spiegò Ping -. Pagherà il fio delle sue malefatte».
Il saggio Lao Tse non si scompose. «Molto bene – replicò -. Dopodiché ti sarà versato piombo bollente nell’ano, cera bollente nelle narici e olio bollente nelle orecchie, mentre un aguzzino farà stridere un gessetto su di una lavagna».
«Sono preparato alla morte. E perfino al gessetto», disse Ping.
«E come la mettiamo con i sette mesi di retta che ancora mi devi? Poi, ammesso e non concesso che tu riesca a immergere quella spada nel malvagio cuore di Hua, protetto, com’è noto, da guardie del corpo la cui circonferenza toracica equivale a quella della mia capanna, non saranno passati trenta secondi che l’imperatore avrà già nominato un ministro ancora più infame, abominevole e perfido di Hua».
«Non può esistere un essere più malvagio di Hua», replicò Ping.
«Non hai conosciuto la mia ex moglie, figliolo».
«Maestro, una donna, per quanto malvagia, non può diventare ministro».
«E’ vero. Ma io ti stavo parlando della mia ex moglie – precisò Lao Tse -. Assomiglia a una donna come io assomiglio a un bufalo d’acqua. Ed è molto più nociva di Hua. Almeno lui non cucina».
«Maestro, questa è bieca satira misogina».
«Naturalmente, figlio mio. Siamo in Cina, il paese più misogino del mondo. Se vuoi della satira femminista vai a cercarla in … a… oddìo, non mi viene in mente un paese in cui si faccia satira non maschilista. Rimanendo entro la nostra galassia, almeno».
Ping Hsiao era irrequieto. «Io non voglio la satira, di nessun genere. Voglio uccidere Hua Wu, l’infame, abominevole, perfido ministro dell’Imperatore e liberare il popolo dall’oppressione».
«Ragiona, Ping. Per te è più importante uccidere Hua, o rendere felice il popolo oppresso?»
«Rendere felice il popolo, certo. Togliere la vita a un essere umano, per quanto la definizione poco si addica a Hua, non mi dà alcun piacere».
«Ah no? A me ne darebbe eccome. Ma sbudellare quello stronzo di Hua come un coniglio e drappeggiargli le interiora intorno al collo è facile, riportare il sorriso sulle labbra dei contadini sfruttati no. Meglio così. Di solito sono sdentati come pettini usati. E voglio proprio vederli sorridere, quando saranno investiti dall’ondata di repressione che si scatenerà dopo l’omicidio del ministro!».
«A questo non avevo pensato, maestro».
«Stammi a sentire, Ping. C’è un solo modo per risolvere il problema Hua e rendere più sopportabile la dura vita del popolo. Ed è proprio la satira. Insomma, devi farlo ridere».
«Ma chi deve ridere, Hua o il popolo?»
Lao Tse non rispose, e si immerse nella contemplazione dei ciliegi in fiore.
«Maestro – insisté il discepolo -, chi devo fare ridere?»
Il suo interlocutore lo fissò con immutabile serenità: «Con sette mesi di retta ancora da pagare, ragazzo mio, non puoi pretendere che io scenda nel dettaglio. Ma ti elargisco un’altra perla di saggezza: mentre il saggio pensa, il mulo sciolto scappa».
«Dove vuoi arrivare, maestro?»
«Io non lo so, ma il tuo mulo dev’essere già arrivato a Nanchino. E’ un’ora che si è slegato dalla staccionata. Non te n’eri accorto?»
Ping Hsiao salutò in fretta il maestro Lao Tse, gettò a terra la spada e corse alla ricerca del mulo. Il giovane era molto turbato. Cosa aveva voluto dire il saggio? Per riportare la serenità nel paese, chi doveva far ridere? Un ministro divertito e rilassato sarebbe più clemente e umano? O il popolo, ridendo dei potenti, saprebbe affrontare con più coraggio le difficoltà dell’esistenza? O forse Lao Tse aveva bevuto troppa acquavite di riso?
Nessuna traccia del quadrupede fuggitivo. Ping Hsiao si rassegnò ad affrontare i cento giorni di cammino che lo separavano dalla lontana capitale. Nel frattempo, avrebbe meditato sul da farsi. D’accordo, la satira. Ma per chi, e contro chi? Il suo cuore lo spingeva a mettere il suo umorismo al servizio del popolo. Ma, pensava, un popolo che crede di liberarsi dalla sofferenza con una risata non si deciderà mai a ribellarsi. Forse è più utile farsi assumere come giullare alla corte di Hua Wu, metterlo di buonumore con barzellette su quel ciccione del ciambellano o quella zoccola dell’imperatrice, sperando che prima o poi rida tanto da crepare.
Al centesimo giorno di cammino, quando entrò nella capitale, Ping Hsiao non era riuscito ancora a capire quale doveva essere era lo scopo della satira.
Figuratevi se l’ho capito io, che ci sto pensando solo da un paio d’ore.

Never be rude to an Arab…

luotto90.jpg"Mai essere scortesi con un arabo", cantavano saggiamente i Monty Python più di trent’anni fa (e, aggiungevano, "nemmeno con un israeliano, un saudita o un ebreo, o un irlandese, non importa in che modo"). La canzone finiva bruscamente con un’esplosione nella seconda strofa, dove si consigliava di non sfottere neanche "negri, italiani e crucchi". Alla profetica riflessione pythoniana sui limiti della satira, mi permetto di aggiungere un mio personalissimo link tra il farsesco e agghiacciante reality show planetario e un insignificante, trascurabile episodio di cronaca televisiva, risalente al lontano 1985

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L’embrione non è una muffa, il cervello del cardinal Ruini sì

Il popolo astensionista plaude alla politica eterologa: sì alle leggi concepite con un seme estraneo allo Stato italiano e proveniente dalla Santa Sede. Per limitare il numero dei sì, domenica la Chiesa sospende anche i matrimoni. Il comitato Scienza e Vita: “O la legge 40, o la legge della giungla: dopo l’ovocita, arriverà l’ovotarzan”. Secondo i genetisti, il bigottismo avrebbe un’origine genetica: i fan di papa Ratzinger, oltre ai cromosomi X e Y, hanno anche quelli XVI. Grande successo sulla stampa cattolica per la striscia a fumetti ” Astienix e Ovulix”, i due eroi antireferendum con le fattezze di Carlo Casini e di Giuliano Ferrara. Dal centrosinistra, Rutelli invita all’astensione: okay, ci asterremo dal votarlo. Ma alle urne, domenica e lunedì, ci andremo eccome, per obbedire a un altro e più venerabile Camillo, il conte di Cavour. Per scegliere consapevolmente fra sì, no e scheda bianca, date un’occhiata al nostro corposo dossier sulla fecondazione satiricamente assistita…

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Otto Marzo

L’Otto Marzo, come tutte le feste, è un Giorno della Memoria.
Non commemora una vittoria del sesso femminile, ma una delle tante stragi di femmine che costellano la storia dei maschi. Non la più ingente, non la più efferata: erano operaie americane bruciate vive dal padrone perché chiedevano migliori condizioni di lavoro.

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Victor H. e Lia C.

Lia ha scritto, e pare stia ancora scrivendo, una rubrica settimanale per Clarence intitolata Paginatre. Dal 1997, prima per puro sostegno da pioniera del web, poi come regolare collaboratore, ha sfornato commenti, titoli, specialini e pezzuoli nel solco delle prose che uscivano regolarmente sulla terza pagina di Cuore.
Nel 2001 Einaudi propose a Clarence e a Lia di uscire con una raccolta degli articoli pubblicati fino ad allora sul portale. Il volume s’inititolò: Salvare le modifiche prima di chiudere? «Paginatre», dal secolo scorso la satira in rete (collana Stile Libero). Einaudi lo pubblicò e se ne dimenticò immediatamente.
Il volumetto, nei marosi del mercato librario italiano, senza nessun sostegno, intervista, pubblicità, passaggio promozionale di sorta, fece una silenziosa traversata e sparì tra i ghiacci del Grande Magazzino di Verona.
La Celi, già passata per esperienze analoghe, non se ne crucciò più di tanto. Paginatre le aveva già elargito sufficienti soddisfazioni, come, ad esempio, i complimenti di Victor Hugo in persona, raccolti in un intervista che il grande romanziere francese rilasciò alla redazione di Clarence proprio in occasione dell’uscita Einaudiana. Eccovelo qui riporposto.

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Apre cassa nove

L’influenza dei polli non è sempre un male. Il segreto è farsi influenzare dal pollo giusto. Ad esempio, quello marinato e grigliato che si mangia da Bendix, un ristorante economico del Greenwich Village, New York. Croccante, profumato, circondato di patate al forno e insalata verde comprese nel prezzo. Un pollo così può segnarti per la vita, com’è successo a me. Non sono sicura che i contenuti di “questo” Bendix, siano sempre al livello del pollo del Bendix newyorchese, ma fanno del loro meglio per assomigliargli: leggeri ma sostanziosi, insaporiti con onesto mestiere e serviti con decoro.

per “Noi Donne”

1950: esce il Tesoro del ragazzo italiano, flottiglia di otto volumi in pura ghisa utilissimi per costruire barricate anti-fratellino. Obiettivo: trasformare il fanciullo italico in un gentilometton pura ghisa utilissimi per costruire barricate anti-fratellino. Obiettivo: trasformare il fanciullo italico in un gentilometto edi boxe, citare brani di Tolstoj, produrre artigianalmente acido solforico e scrivere a un’Eminenza. Risultato reale, vent’anni dopo: Pierferdinando Casini.
1970: arrivano i Quindici, piastrellone rilegate in grigio, dagli spigoli altamente contundenti. Obiettivo: rendere socialmente utile la depressione dei figli unici in quel cupo decennio. Di culto l’ultimo volume (malattie infantili e incidenti domestici), destinato ai genitori ma spulciato in segreto dai ragazzini in mancanza dei «Piccoli brividi» oggi tanto di moda. Risultato reale, vent’anni dopo: la gioventù cannibale anni ‘90.
1998: con il Grande Libro per Ragazzi, possiamo contare su un’enciclopedia ampia, divertente, e soprattutto innocua dal punto di vista balistico. Obiettivo: forgiare una nuova generazione di adorabili secchioni in grado di scocciare l’ottanta per cento dei loro compagni e irritare il cento per cento dei loro insegnanti. Insomma, qualcosa a metà fra le Giovani Marmotte e Quentin Tarantino. Risultato reale, fra vent’anni: l’adulto che avremmo voluto essere noi, oggi.

Casimiro Stolz (per la Rosa Purpurea, febb. ’93)

Lia Celi

Nessuno potrebbe definire Casimiro Stolz il più grande poeta vivente. E per due buone ragioni. Intanto perché l’epico cantore del Pomeriggio belga di un cucù, il sulfureo veggente di Perplessi metacarpi, colui che ha saputo descrivere come nessuno la poesia incantata di piccole cose come uno scherzo telefonico ordito da quattro membri del Sant’Uffizio, è morto. Da poco, è vero, però è completamente defunto. Non era tipo da lasciare a metà un impegno così serio. La seconda ragione è che nessuno ha mai letto una riga di Casimiro Stolz. Tutte le sue opere sono rimaste chiuse in una cassapanca con la serratura rotta, il che per ora le rende accessibili solo a un esiguo pubblico di eruditi scassinatori. Quell’inespugnabile canterano tiene in ostaggio la fama di un grande poeta e il futuro dei suoi trentaquattro amici ed eredi. Ma lasciate che vi spieghi.
Un "povero scroccone": così lo giudicavano i meschini. Solo noi che lo abbiamo conosciuto sappiamo che in realtà Casimiro Stolz era un "sordido scroccone". Pagargli pranzi, cene, spuntini e cauzioni era un privilegio che egli concedeva con olimpica larghezza a chiunque. Intanto, libero dalle meschine cure quotidiane, lavorava indefessamente a Carrube in amore, il suo canzoniere in versi monosillabi sdruccioli (un metro tipico della tradizione papuasica, anche se il galateo lo sconsigliava in presenza di signore anziane). Un arduo capolavoro, che Stolz riscrisse a mano ben diciotto volte, prima di accorgersi che non aveva ancora tolto il cappuccio alla biro, scoperta che influenzò profondamente il suo stile. Finalmente soddisfatto, depose il manoscritto nella cassapanca del tinello, in attesa che la critica si accorgesse di lui. Agli amici che gli consigliavano di inviare le sue poesie a un editore, rispondeva pacato: "Omero ne ha avuto bisogno? Eh? Valgo forse meno di un vecchio greco rincoglionito? Eh?". Fatalmente, la cirrosi si accorse di lui prima della critica.
Spirò serenamente in un pomeriggio di settembre, lasciandoci come estremo messaggio l’ultima quotazione del franco belga. Poeta, anche nella morte. Ma, il giorno dopo le esequie, ognuno di noi ricevette una lettera sorprendente: "Caro amico, quando riceverà questa lettera, io starò facendo bisboccia con Baudelaire e Catullo. Le mie Carrube in amore saranno il successo postumo dell’anno. Il guaio è che non so ancora quale anno. Non potendo in futuro soddisfare personalmente la curiosità di studiosi e redattori culturali, ho deciso di lasciare ai miei benefattori la cosa più preziosa che possiedo: informazioni riservate sulla mia persona".
Seguiva, vergato su finta carta pergamena, un particolare della vita intima di Casimiro Stolz, di entità corrispondente ai favori ricevuti dal destinatario, secondo questa tabella:

Alloggio (pensione completa)…………………………Segreti inconfessabili
" (mezza pensione)……………………………………..Scabrosi retroscena
Pranzi, cene e colazioni all’inglese………………………Penose rivelazioni
Consumazioni al bar……………………………………………. Confidenze piccanti
Tabacchi, mentine e cioccolata…Gustosi aneddoti/Fosche profezie

Casimiro non aveva dimenticato nessuno dei suoi trentaquattro amici. Il conte Bistazzoni, notabile cittadino che ospitò il poeta nella sua villa in campagna, ora è il felice depositario di tre Segreti inconfessabili e un paio di Scabrosi retroscena; il cameriere del bar "Da Nestore" possiede un ricco assortimento di Confidenze piccanti. Stolz ebbe un pensiero anche per me, che gli avevo pagato tre bustine di tabacco da fiuto, in un inverno lontano. Un modesto investimento che mi ha fruttato altrettanti Gustosi aneddoti sul soggiorno di Stolz nella colonia "Sol et Salus" a Lido degli Scacchi nell’estate del ’36, roba che farebbe la fortuna di una trasmissione del pomeriggio o di un manuale di psicopatologia infantile. Uno però l’ho appena scambiato con una Fosca profezia sull’egemonia mondiale delle isole Marchesi nel 2154, ereditata dal mio amico Enzo, insieme a una Penosa rivelazione bisvalida sul trauma subito da Stolz padre, quando il figlio appena nato lo abbandonò sui gradini di un ospizio. Un mare di pettegolezzi che varranno una fortuna, non appena scoppierà il "caso Stolz". Al momento giusto potranno essere diffusi in interviste esclusive o talk-show alla moda, vendute ai biografi, o ceduti a giovani laureandi in Letteratura italiana contemporanea, in cambio di favori sessuali o lavoretti in casa. Quando le Carrube saranno famose, trentaquattro persone saranno ricche.
In questo momento la cassapanca di Casimiro Stolz è ancora nel deposito "Cosimati e C." in via Calasanzio 34. Ermeticamente chiusa. E la prossima settimana mi scade la rata del frigo.