Più sinistro di «The Blair Witch Project», più pauroso di «Paranormal Activity»: è «Paranormal Condonity», l’horror italiano a basso costo che sta insidiando il primato di «Avatar» nei nostri cinema. Classico lo spunto: una giovane coppia si trasferisce in un vecchio appartamento in periferia, ma ben presto deve fare i conti con fenomeni inquietanti: lugubri scricchiolii, muri oscillanti, black out continui e vapori mefitici. I ragazzi pensano alla spiegazione più logica: la casa è infestata da un demone assetato di sangue. Ma una vecchia pergamena ritrovata al catasto narra una leggenda allucinante: l’abitazione sorge sul letto di un torrente zeppo di residuati bellici, è stata costruita in barba alle norme antisismiche da un geometra mafioso con materiali scadenti, in un quartiere dove si aspettano ancora fogne e elettricità promesse nel 1975 – tutti abusi sanati grazie ad altrettanti condoni edilizi. I due giovani scuotono la testa: è molto più credibile la storia del demone. Sperano di incastrarlo lasciando accesa la loro videocamera, ma l’apparecchio viene distrutto da un improvviso crollo di calcinacci… Una trama mozzafiato, non priva di momenti umoristici, come quando l’assessore all’Edilizia assicura che quella casa era sicurissima. Il pubblico fa la coda ai botteghini, anche se i cinefili più avveduti lamentano la commistione fra i generi: «Due ventenni con i soldi per mettere sù casa? Altro che horror, questo è un fantasy».
Troppi effetti speciali, poca efficienza: così Guido Bertolaso, in missione a Haiti, ha sintetizzato le carenze degli aiuti Usa alla sventurata isola. «La Casa Bianca ha messo a disposizione navi-ospedale e portaerei,» spiega il capo della nostra Protezione Civile, «ma non ha pensato a mandare sulla terraferma un politico che andasse a rallegrare gli sfollati con simpatiche battute tipo “ora vi portiamo tutti in vacanza gratis” o “avrete una casa entro sei mesi”. Sono questi gli interventi che hanno fatto la differenza dopo il sisma in Abruzzo.» Sarebbe stata la Cia a sconsigliare a Obama a recarsi di persona a Haiti, per motivi di sicurezza: «Nero e magro com’è, la scorta avrebbe faticato a distinguerlo dai terremotati haitiani». Ma sulla spettacolarizzazione degli aiuti Washington ha fatto una parziale autocritica: «E’ vero, forse non avremmo dovuto affidare a James Cameron la regia della missione umanitaria. Ha insistito per sganciare su Haiti pacchi viveri in 3D, ma gli isolani, a causa della loro tecnologia arretrata, li vedono solo in due dimensioni. Stiamo già provvedendo a sganciare su Port au Prince pacchi di appositi occhialini polarizzati.» Altro problema, i marines inviati dal Pentagono sull’isola caraibica sono disorientati: «Qui è già tutto pieno di morti e macerie. Eppure siamo sicuri di non essere mai stati in missione qui di recente.»
Da quando è sceso in campo ha avuto tutti contro: classe medica, tivù, giornali. Lo accusano di insidiare minorenni, di farsi strada grazie a gente con le mani sporche, di invadere ogni settore della società grazie ai suoi canali di trasmissione capillari, rubando spazio agli altri malanni stagionali. Ma il virus H1N1, responsabile dell’influenza A, non è più disposto a tollerare il linciaggio mediatico: «E’ una persecuzione orchestrata da medici comunisti snob. Ce l’hanno con me perché sono un morbo che si è fatto da solo, nei porcili, non una patologia radical-chic. Ma proprio per questo il popolo è con me: anch’io vengo dal basso. E ogni giorno acquisto consensi.» Secondo gli osservatori stranieri non stupisce che da noi il virus sia più aggressivo che nel resto d’Europa: nato in un paese a democrazia fragile come il Messico, ha trovato in Italia una seconda patria. E la campagna di vaccinazione promossa dal ministero della Salute potrebbe non bastare a fermarlo. «Un’iniziativa stalinista, - tuona H1N1, - per impedire agli italiani di contrarre il virus che preferiscono. Ma io non mi lascerò mettere sotto da qualche anticorpo bolscevico: ho i mezzi per smascherare l’ipocrisia dei miei avversari.» Pare stiano già circolando video compromettenti che mostrano autorevoli infettivologi, direttori di quotidiani, e perfino dirigenti di Asl a letto con l’influenza A: si parla di veri e propri festini a base di Tachipirina e di un illustre politico, soprannominato Bronchi d’Oro, sorpreso ad approfittare in privato dell’aerosol blu di servizio.
Lavori al Giornale? Ti chiudi in bagno a vomitare o a piangere, quando devi ordire volgari rappresaglie contro giornalisti che osano criticare il governo o politici dell’opposizione? Devi fingere ogni giorno con i colleghi, perché uno sfogo ti costerebbe il posto? Da oggi non sei più solo: rivolgiti all’AFA, l’Associazione Feltristi Anonimi, nata per sostenere psicologicamente i dipendenti di Vittorio Feltri che conservano ancora un barlume di decenza. «Meno male,» confessa un redattore del Giornale, «non ce la facevo più. Già stavo male durante la direzione Giordano, quando chiamavamo i giapponesi “musi gialli” e accusavamo Livia Turco di volere l’eutanasia obbligatoria. Ma col caso Boffo la mia autostima è precipitata sottozero: pur di punirlo per i suoi attacchi a Berlusconi, abbiamo fatto da sicari a mezzo stampa in un regolamento di conti fra gerarchie vaticane. Vorrei dare le dimissioni, ma come fare? Di questi tempi è un salto nel buio e io ho famiglia.» «Il problema del Feltri-dipendente,» avverte uno degli psicologi fondatori dell’AFA, « è che non vuole liberarsi dalla dipendenza, perché ha paura di non trovare più un altro impiego, se non a Libero. Noi lo aiutiamo a gestire il suo problema, con esercizi per vincere la nausea durante le riunioni di redazione, mantra da ripetere mentre si “passa” l’ennesimo articolo razzista, visualizzazioni di Indro Montanelli che torna dall’aldilà per scacciare Feltri a calci nel didietro.»
Gli scatti più proibiti di Villa Certosa? Non le docce in topless, né lo zizì del premier ceco Topolanek, ma una mancia: un biglietto da cinque euro allungato da una signora in bikini a Silvio Berlusconi in persona, che le ha appena aperto l’ombrellone. E non è l’unica immagine «rubata» in cui il premier appare impegnato nelle più umili mansioni, come pulire le toilettes o svuotare i posacenere. Foto che, archiviate le elezioni europee, rompono finalmente il segreto di Villa Certosa: non il lussuoso buen retiro di un grande, ma uno dei tanti resort della Costa Smeralda che il Cavaliere, grazie a un’abile montatura mediatica, è riuscito a far passare per casa sua. «Silvio? Lavora per noi da anni come factotum,» chiarisce il direttore del resort, «ma ha la mania di spacciarsi per il proprietario, specie con le ospiti più carine. Abbiamo sempre lasciato correre perché la nostra clientela estera lo trovava pittoresco . Sì, sapevamo che quel fanfarone aveva un secondo lavoro a Roma, ma non credevamo fosse a Palazzo Chigi.» E Putin, Blair, Topolanek e gli altri Vip invitati nella villa? «Ce li ha portati lui, giurando che si trattava di ospiti paganti,» svela il manager. «A loro invece diceva che erano ospiti suoi. Risultato, hanno lasciato un conto lungo così. Per saldarlo, Silvio dovrà lavorare da noi gratis fino al 2065. Ecco perché lo si vede così spesso qui al Villa Certosa Village.»
Terremoto in Abruzzo, insieme alle ultime vittime cominciano ad emergere le prime responsabilità. E l’accusato numero uno è lui, il sisma: ha sorpreso tutti nel sonno, senza preavviso, nell’era della comunicazione globale, quando nessuno fa più uno sternuto senza anticiparlo con un video su Youtube o almeno con due righe su Twitter. Secondo il responsabile della Protezione civile Bertolaso, lo sciame sismico che da due mesi interessava l’Abruzzo e le emissioni di radon segnalate dal laboratorio del Gran Sasso non bastano per parlare di catastrofe annunciata: «E un sisma, in uno dei paesi più industrializzati del mondo, crede di farsi prendere sul serio annunciandosi con tremolii e nuvolette di gas? Gli costava tanto mandare un sms?» A dire la verità, nei giorni scorsi la polizia abruzzese fa aveva intercettato un’inquietante telefonata tra la faglia appenninica e quella adriatica: «Sono sconvolta da sommovimenti profondi, mi sa che nella notte fra domenica e lunedì provocherò un terremoto a l’Aquila. Spero di non fare troppi danni», diceva una zolla, e l’altra: «Non preoccuparti, è zona notoriamente sismica, gli edifici saranno stati messi in sicurezza da un pezzo.»
Dopo un training durato sedici anni, finalmente Silvio si è aggiudicato quello che, secondo la prestigiosa Butler’s Academy londinese, è il miglior maggiordomo d’Europa: Gianfranco Fini. Physique du role, eloquio compassato, flemma british-petroniana, l’ex leader di An è il Jeeves ideale per un uomo di governo. «All’inizio era un po’ selvaggio, - ammette Berlusconi -, non mi fidavo a mettermelo in casa a tempo pieno. Così lo tenevo come alleato part-time, di giorno serviva Forza Italia, la sera tornava dai suoi di An. Poi l’ho mandato alla Farnesina, così ha imparato le lingue e il galateo internazionale. Infine, l’ho promosso a presidente della Camera: è diventato bravissimo a suonare il campanello e a presentare i deputati senza impappinarsi. Ora l’ho convinto a sciogliere An e a lavorare solo per me. Mi farà fare un figurone: è più efficiente di un filippino e non mi lascia tutta quella saliva sulle scarpe come Bondi.» Pare che Putin, invidioso, abbia offerto a Berlusconi tre gasdotti e tutte le ballerine del teatro Kirov in cambio dell’impareggiabile Gianfry, ma il premier ha risposto picche: «Mi spiace, ora deve spazzarmi la strada per il Quirinale. A Vladimir posso dare al massimo Ghedini. Sembra Lurch della Famiglia Addams, ma alto com’è riesce a spolverare anche gli scaffali irraggiungibili.»
Dietro il no di Ferruccio De Bortoli alla presidenza Rai c’è il no dei direttori di rete all’aggiornamento dei palinsesti proposto dal direttore del Sole24Ore. Ecco i programmi con cui De Bortoli intendeva rispondere alla crisi economica:
PIAZZA AFFARI TUOI: Formula opposta a quella del gioco reso famoso da Bonolis: lì il concorrente doveva indovinare il prodotto contenuto nel pacco, qui deve scoprire se in un prodotto bancario è contenuto un pacco. Per il primo classificato, mille azioni Lehmann Brothers, per il secondo, duemila azioni Lehmann Brothers.
FICTION: «Un mutuo al sole» (intrighi immobiliari sotto il Vesuvio), «Il commissario straordinario Montalbano» (l’eroe di Camilleri alle prese con aziende pubbliche in crisi), «Una Social Card in famiglia» (le allegre avventure di due cassintegrati con figli piccoli costretti a mangiare in quattro con quaranta euro al mese).
L’ISOLA DEI BROKER. Dodici agenti di borsa abbandonati in un’isola deserta devono imparare a sopravvivere sfidando belve feroci (i colleghi), tribù ostili (i colleghi) e parassiti famelici (i colleghi). Il pubblico non noterà la differenza con l’Isola dei Famosi: anche anche i broker sono sempre impegnati a cercare di fottersi a vicenda.
Il mondo ha già abbastanza guai per occuparsi anche degli incidenti diplomatici causati da Berlusconi. I governi Ue stanno cercando nuove figure professionali per prevenire situazioni imbarazzanti. Ecco i profili più richiesti.
ESPERTO IN LETTURA LABIALE, per decifrare le battute fuori microfono (a una settimana dall’incidente con Sarkozy, è ancora incerto se Berlusconi ha detto “je t’ai donné la tua donna”, “j’ai étudié à la Sorbonne” o “tu as la patte sbottonée”). Bisogna pendere dalle labbra di Silvio, non staccargli mai gli occhi di dosso e dare importanza a ogni sua alzata di sopracciglio: il problema è che attualmente gli unici in grado di farlo sono già tutti parlamentari del Pdl.
SOLLETICATORE munito di lunga piuma, per strappare agli astanti almeno una risatina di cortesia quando il premier racconta barzellette da piazzista. Incarico non facile, vista la difficoltà di distinguere le barzellette di Berlusconi dai suoi discorsi politici.
ACCOMPAGNATORE PROFESSIONISTA, per gli intermezzi musicali che il nostro presidente offre durante i summit: appena dice «e ora vi canterò…», l’accompagnatore interviene con decisione e lo accompagna all’uscita.
Grazie al pacchetto sicurezza, possiamo dormire tranquilli: se i vicini di casa leghisti sono fuori a caccia di stranieri, non verranno a massacrare noi. Ecco una miniguida per cavarsela nell'inferno dei nuovi «angeli custodi».
RONDE DI PENSIONATI: coppoletta in testa e «Libero» arrotolato sottobraccio, mettono in fuga i bruti lanciandogli a mo’ di fionda la borsina della spesa che portano sempre appesa al polso. Unico problema: quando chiamano il 118 non spiegano l’accaduto, ma si mettono a raccontare per filo e per segno i propri malanni.
STUDENTI VIGILANTI: fosse per loro se ne starebbero a letto, ma gli affitti per fuorisede sono inavvicinabili, e quando chiudono le biblioteche i poveracci sono costretti a girovagare in città per scaldarsi. Riconoscibili perché mentre pattugliano ripassano ad alta voce Diritto Privato.
RONDE PADANE: si distinguono per la bandana verde, non portano armi da fuoco ma le sparano grosse ugualmente, specie se nei pressi c'è un giornalista. Non intervengono mai d’impulso: quando sentono una donna gridare aiuto, si accertano che abbia un accento settentrionale.
CITY ANGELS: il loro modello sono i Guardian Angels di New York, tant’è vero che si scambiano al telefonino indicazioni concitate tipo «Scippo all’angolo Broadway-34esima» quando in realtà sono in corso Buenos Aires. Non servono a un tubo, però si divertono un sacco.
FRONDE: ronde di sinistra nate per prevenire gli eccessi quelle di destra. Quando vedono tre o quattro bianchi che girano insieme guardandosi intorno con aria aggressiva, li seguono leggendogli ad alta voce l'ultimo editoriale di Famiglia Cristiana. In genere vengono salvati da un romeno di passaggio che chiama la polizia.
Stillicidio quasi quotidiano di messaggi minatori e offensivi. Invasione continua della privacy. Riferimenti ossessivi e morbosi alla sfere più intime della vita umana per suscitare nelle vittime uno stato di ansia e soggezione. Bravate da oggi potrebbero costare care ai tanti stalker che, all’ombra di curie, vescovati e palazzi vaticani, da tempo importunano gli italiani e soprattutto le italiane attraverso i media. Il disegno di legge anti-stalking appena approvato dal Consiglio dei Ministri sembra riferirsi proprio ai molestatori in tonaca, quando prevede aggravanti per gli stalker che agiscono in maschera o in gruppo o che prendono di mira donne incinte. Ma d’ora in poi le vittime potranno rivolgersi all’autorità, che provvederà ad ammonire o a dissuadere papi e cardinali importuni, e all’occorrenza a far intervenire le forze dell’ordine. Soddisfazione fra gli stalker laici: «E’ una legge severa, ma almeno è uguale per tutti: sono duemila anni che quelli là, con la scusa della religione, rovinano la vita a donne, gay e liberi pensatori, e non hanno mai rischiato niente.»
(3 febbraio 2009)