Lo sdegno unanime suscitato dall’incauta uscita del viceministro del Lavoro Michel Martone («Se a 28 anni non hai ancora la laurea sei uno sfigato») ha strappato al governo una prima misura concreta a favore dei giovani. Grazie a una sinergia tra ministeri del Lavoro e dell’Università verrà istituito un corso di laurea in Sfigataggine triennale che permetterà ai giovani italiani di sentirsi ufficialmente sfigati ben prima del termine indicato da Martone. «Sono stato superficiale,» ammette, «non tutti possono permettersi di considerarsi falliti solo dopo aver pagato nove anni di tasse universitarie. Grazie alla laurea triennale in Sfigataggine, a soli 24 anni un ragazzo potrà considerarsi un perdente senza prospettive e spendere subito la sua qualifica su un mercato in rapida evoluzione».
I tradizionali sbocchi per i senz’arte ne parte («Grande Fratello», «Amici», quiz preserali) sono diventati meno sicuri, ma con ben quattro talk-show dedicati alla crisi continua a tenere la domanda televisiva di ragazzi avviliti e demoralizzati, pronti a esporre le proprie recriminazioni nei confronti di Stato, governi presenti e passati, agenzie di rating, concorrenza degli immigrati, congiura dei decabristi e deriva dei continenti. Gli sfigati sono inoltre molto ricercati come protagonisti di fortunati romanzi-verità sui precari; non dei film che ne vengono tratti, però, in cui si preferisce far recitare il ruolo degli sfigati ad attori e attrici giovani, benestanti e con una dizione migliore.
Al corso di Sfigataggine si accederà con un severo test d’ammissione: passeranno solo quelli che non riescono a sapere in anteprima i quiz grazie ad amicizie, parentele e bustarelle. Poi le lezioni in aule sovraffollate e fatiscenti, con prof menefreghisti o maneggioni e burocrazia kafkiana. Risulta quindi difficile capire cosa differenzi Sfigataggine da un normale corso di laurea: «Niente,» spiega Martone. «tranne i tempi brevi. Se uno comincia a sentirsi sfigato già intorno ai vent’anni a 28 può conseguire un master in Vittimismo, Qualunquismo e Lamentela Comparata, specializzazioni molto richieste sia nei partiti di destra che in quelli di sinistra, e, dopo un Erasmus a Gemonio per disimparare l’italiano, trovare un’occupazione come scrittore di lettere indignate a Libero e alla Padania.» Per il resto, gli sfigati titolati avranno le stesse chances degli altri laureati. Grazie all’abolizione del valore legale del titolo di studio, nella ricerca di un lavoro dignitoso quella in Sfiga varrà come qualunque laurea in Italia: un cazzo.

Ci vorranno settimane, forse mesi per recuperare il carburante della Costa Concordia. Ma per recuperare la credibilità perduta dell’Italia dopo la tragedia del Giglio e la vergogna planetaria di cui si è coperto il comandante Schettino, ci vorranno decenni. Il nostro già debole Prodotto Interno di Rispettabilità (Pid), che grazie a Monti aveva riguadagnato qualche punto, è di nuovo sprofondato. «Sembra una maledizione», osservano gli esperti del World Sputtanation Board, l’agenzia che misura la rispettabilità di ogni Paese, «ogni volta che l’Italia prova a rendersi presentabile, le piomba addosso una palata di merda. Era appena riuscita a far dimenticare di essere stata la culla della dittatura fascista, ed è tornata a far notizia per il terrorismo, le stragi impunite, la mafia e i sequestri di persona.
Aveva recuperato un po’ di smalto con il Mundial, il made in Italy e le griffe, quando è scoppiata Tangentopoli. Dopo la parentesi di Prodi, ecco Berlusconi, con il bunga-bunga e i costruttori che ridono dei terremoti. Ora non è facile per Mario Monti convincere il mondo che l’Italia ha più autorevolezza internazionale di un bordello di Tijuana. Comunque nemmeno lì rimanderebbero tranquillamente a casa un irresponsabile codardo che prima provoca un naufragio e poi abbandona la sua nave prima dei passeggeri.» Lo Sputtanation Board ha calcolato che per ripianare il gap che ormai ci separa dallo stato immediatamente superiore a noi per rispettabilità, l’Azerbaigian, bisognerebbe che per cinquantasette anni nessun italiano, neonati inclusi, non solo non commettesse la minima infrazione a leggi e regolamenti, ma compisse almeno tre buone azioni al giorno. E ad aumentare il Pir non serviranno le solite scorciatoie all’italiana, tipo sacrificare qualche valoroso magistrato antimafia, o due o tre giornalisti scomodi, o un paio di giuslavoristi riformisti, o una decina di soldati in missione di pace. «Nella produzione di eroi disposti all’estremo sacrificio l’Italia si è sempre distinta,» osserva l’International Bureau of Defamation, «come molti paesi arretrati, del resto. Quel che le è sempre mancato è un numero sufficiente di persone normali che paghino puntualmente le tasse, non sorpassino a destra, raccolgano la cacca del proprio cane e insegnino ai figli a non urlare nei luoghi pubblici. E’ solo su di loro che si fonda un Pir forte e stabile».

File di auto e pullman, alberghi pieni, negozi affollati come cinema, dalle Dolomiti a Cervinia. I blitz degli ispettori dell'Agenzia delle Entrate stanno salvando una stagione turistica che la scarsità di neve sembrava aver già compromesso. Da tutta Italia intere famiglie accorrono per vivere in diretta gli ormai leggendari rastrellamenti di commercianti furbi e di falsi nullatenenti di cui hanno tanto parlato i media. "Siamo stati ad Avetrana, a Garlasco, a Perugia e in altri teatri di orribili delitti", assicura un gruppo di fan del "turismo dell'orrore" a spasso per Cortina, "ma solo qui senti la paura che si taglia con il coltello." L'interesse del grande pubblico per le gesta dei falchi di Attilio Befera è così febbrile che Bruno Vespa si è giá procurato i plastici di alcune note boutiques cortinesi per ricostruire nello studio di "Porta a porta" le efferate dinamiche delle ispezioni fino al tragico finale, la regolare emissione dello scontrino.
Orde di curiosi si appostano vicino alle supercar parcheggiate nelle strade di Cervinia o di Courmayeur nella speranza di veder spuntare i loro proprietari trascinati per un orecchio dai giustizieri dell'Agenzia. "Credevo che non sarei vissuto abbastanza da vedere incastrato un evasore fiscale", mormora commosso un vegliardo, sostenuto dai figli che l'hanno accompagnato sulle Alpi dalla lontana Matera, "ora posso finalmente morire in pace".
In pochi giorni, dalle rimostranze contro il governo negozianti e albergatori sono passati all'entusiasmo. "Non so più dove mettere la gente," confessa il direttore di un quattro stelle in Cadore. "E devo dire a tutti che il mio hotel pullula di evasori totali, se no rimangono delusi. Nella hall ho sostituito il cartello con il bollettino della neve con quello delle possibili nuove incursioni degli agenti del fisco. Un successone". Confermato proprio dall'Agenzia delle Entrate: "Ci chiamano aziende di soggiorno di tutto l'arco alpino: se una stazione sciistica non riceve almeno un paio di ispezioni significa che è un posto da morti di fame. Le pro loco ci implorano di fare almeno una capatina per salvargli la stagione. Ma non abbiamo abbastanza uomini per accontentare tutti." E così alcune località si arrangiano assumendo compagnie teatrali specializzate nell'intrattenere i turisti con finti blitz a forti tinte in cui gli evasori, tutti loschi cafoni carichi di pellicce e gioielli, vengono trascinati via in catene da ispettori con frustino e dobermann al grido di "Heil Irpef". La messinscena inganna i villeggianti italiani, ma non quelli provenienti dal Nord Europa: "Esattori con frustino e dobermann, che assurdità. Da noi quelli veri usano la pistola."

A: raffaele@rosamistica.god
Oggetto: sos uxoricidi
Da: belzebu@dite.inf
Raf, in nome della nostra vecchia amicizia devi darmi una mano. L’inferno sta scoppiando. Non sappiamo più dove mettere tutti quelli che arrivano qui per ucciso la loro donna. Uxoricidi ne abbiamo sempre ricevuti ma ora è diventata un’invasione. Caronte fa da mesi il triplo turno. I loro vicini di casa (tutti all’inferno anche loro, girone degli Ignavi) li descrivono come brave persone. Mica tipacci alla Barbablu o Enrico VIII: erano negozianti, ragionieri, pensionati. Le classiche mezzeseghe che nella vita prendevano schiaffi da tutti, purché ci fosse una donna disposta a prenderne da loro. Ma qui diventano dei cagacazzo. Frignano, fanno le vittime, dànno la colpa al femminismo, alla crisi, ai costi del divorzio. In qualunque girone li mettiamo, scoppiano casini. I diavoli si gettano nello Stige per il disgusto, i dannati dànno in escandescenze. Il conte Ugolino ha azzannato un Landru di Piacenza. Francesca da Rimini ha rivalutato suo marito Gianciotto, che almeno le corna ce le aveva davvero, e Paolo è andato in depressione…
Allora mi è venuta un’idea, Raf. Le mogli ammazzate sono tutte lassù in Paradiso. Se qualcuna perdonasse il marito, verrebbe trasferito in Purgatorio, e qui si respirerebbe un po’. Dài, provaci. Sei carino come un arcangelo, hai tutte le armi per convincere una donna. Bè, quasi tutte. Fammi sapere.
A: belzebu@dite.inf
Re: sos uxoricidi
Da: raffaele@rosamistica.god
Convincere le mogli a perdonare i mariti? Così fra qualche secolo di Purgatorio possono ottenere il ricongiungimento quassù? Scordatelo, Belz. Il Paradiso è un luogo di gioia eterna perché qui siamo quasi tutti single. Sai meglio di me che per sopportare il matrimonio si devono commettere tanti peccati che è più facile che un ricco passi per la cruna di un ago su un cammello, piuttosto che due coniugi si ritrovino in Paradiso. A proposito, zolfanello mio, che ne è del girone dei Violenti contro le donne? Dovevate costruirlo da un pezzo, mi pare. Ho capito, vi siete intascati i fondi e avete continuato a stivare uxoricidi, stalker e stupratori con i Violenti normali. In tal caso, tutti cazzi vostri, come disse Nerone ai mille Cristiani che aveva appena fatto evirare. Ora ti lascio, devo fare il sound-check delle arpe, stasera c’è il primo concerto celeste di Amy Winehouse. PS: Loyola ti regala un consiglio gesuitico. Gli uxoricidi in genere sostengono di aver ucciso per amore, il che è una bestemmia. Quindi puoi gettarli anche nel girone dei Blasfemi, a meno che tutti i posti non siano già prenotati dai concorrenti dei reality.
A: raffaele@rosamistica.god
Oggetto: Re: Re: sos uxoricidi
Da: belzebù@dite.inf
Raf, quel girone era il pet-project delle diavolesse. Purtroppo si sono tutte lanciate nella carriera politica in partiti di destra e hanno usato i fondi per i lavori per pagarsi tacchi a spillo e botox. Del resto il girone era già stato bocciato dai demoni ambientalisti: per ingoiare tutti i violenti contro le donne ci voleva il raddoppio di tutto l’inferno. Intanto qui la situazione precipita. Hai presente il Cpt Limbo, quello che il Papa ci ha fatto chiudere nel 2007, ufficialmente perché non esisteva, in realtà perché era un lager? Adesso gli uxoricidi si sono accampati lì, senz’acqua né servizi, viene una puzza che al confronto le scoregge di Calcabrina sono Guerlain. Ma il peggio è che hanno chiamato in aiuto dal Purgatorio le loro mamme, incazzate come pantere. Fatti venire in mente un’idea, una settantenne di Rieti mi sta prendendo a borsettate perché il suo bambino non ha la camicia stirata. Ti assicuro, è più fuori controllo della Winehouse!
A: belzebu@dite.inf
Oggetto: Re: Re: Re: sos uxoricidi
Da: raffaele@rosamistica.god
La soluzione è sempre la stessa, Belzy. Rimandiamone sulla terra qualche migliaio.
A: raffaele@rosamistica.god
Oggetto: Re: Re: Re: Re: sos uxoricidi
Da: belzebu@dite.inf
Un’altra reincarnazione-sanatoria? Lo sai che nella nostra religione non funziona. Quelli se rinascono mica si purificano. Si risposano, riammazzano e tornano qui! Il vecchio Minosse comincia a insospettirsi. Ieri fa: «Lo vedi quel tizio? Mi gioco la coda se non è lo stesso che aveva sgozzato la moglie col trinciapollo nel ‘58». Sarà suo figlio, azzardo io. «No, aveva ammazzato anche lui». Se fa un rapporto al Boss siamo nei guai, Raf. Lui è contro il riciclaggio delle anime, preferisce incenerirle. E poi sarà stufo di veder arrivare donne sgozzate col trinciapollo, no?
A: belzebu@dite.inf
Oggetto: Re: Re: Re: Re: Re: sos uxoricidi
Da: raffaele@rosamistica.god
Lo è, Belzy. Per questo ha appena preso accordi con la Brahma, Shiva&Visnù. Una sinergia fra Trinità, insomma. Stavolta sarà tutto in regola. Come saprai, gli indù prevedono la reincarnazione non solo in altri corpi umani, ma anche in animali. E il Boss pensa che per uomini che non hanno riconosciuto alle proprie compagne il diritto di vivere, qualche millennio di reincarnazioni heavy-rotation nel corpo di maschi di Mantide religiosa sia un contrappasso decisamente formativo. Ora smetti di rosicchiarti gli zoccoli e vai a farti bello. Ti ho tenuto un posto in prima fila al concerto di Amy. Mi raccomando il deodorante.
LONDRA. La pupilla di Murdoch travolta dallo scandalo intercettazioni dovrà trascorrere un periodo di rieducazione in Italia, nella redazione del Giornale. «E’ per lo stesso principio per cui puniamo i pirati della strada col lavoro coatto in ospedale,» spiega il giudice inglese: «solo nel quotidiano inventore del metodo Boffo la signora Brooks capirà dove porta il giornalismo-spazzatura da lei promosso». Entrata giovanissima nella scuderia di Murdoch, la volitiva Rebekah deve la sua rapida scalata nel giornalismo anche grazie a un uso spregiudicato del sesso: minacciava il tycoon di dargliela se non l’avesse aiutata nella carriera. Il suo primo colpo fu intercettare James Hewitt, amante di Lady Diana, che descriveva la principessa come una ninfomane insaziabile e drogata. Immediata la replica della Regina: «E vogliamo parlare di come va a cavallo?»
Nel 2000, alla guida del News of the World, la Brooks sbatté in prima pagina i nomi dei pedofili, «così la gente potrà evirarli». Era un refuso per «evitarli», ma i lettori lo presero alla lettera, causando un’ondata di selvagge violenze che nei pub inglesi viene ancora ricordata come «il cazzo di weekend più divertente del decennio». L’idea fu copiata da Feltri, allora direttore di Libero, ma la sua credibilità era tale che tutti i pedofili denunciati dal quotidiano vennero assunti negli asili. In compenso, se i lettori scoprivano il nome di un vicino nel colophon di Libero, lo sloggiavano con la forza.
Informata del suo prossimo esilio al Giornale, la Brooks ha reagito pacatamente divulgando un’intercettazione in cui James Hewitt descrive la moglie del giudice che l'ha condannata. E nemmeno Feltri farà le feste alla rossa Rebekah: «Ha 40 anni, lecca il culo a Murdoch dall’altro ieri e ha già aereo privato, ville e amicizie vip. Io ho i capelli grigi, faccio il servo da una vita e ho ricavato un bilocale a Bormio. Del resto, se Berlusconi fosse davvero ricco, anziché fare il premier se ne comprerebbe uno, come ha fatto Murdoch con Cameron».

Stressato dalla recessione? Immagina di essere il governo Berlusconi-Tremonti, e affronta i problemi economici di casa tua come se fossero quelli dell’Italia. Il senso di responsabilità svanirà e imparerai a fottertene. Ecco una giornata tipo.
- Ore 11. Dormi ancora, quando la tua banca tedesca ti avverte che i tuoi conti fanno schifo. E' perché al mattino non sono ancora truccati, spieghi, alla sera sono più carini. Ti riassopisci ma suona il postino: ti recapita la 140esima multa per infrazioni alle leggi europee. Adotti provvedimenti immediati: cambi il nome sul campanello...
- Ore 12. Moody, il guardone yankee del palazzo di fronte, dice in giro che non sei in grado di pagare i creditori. Gli gridi di infilarsi i suoi report sù per il buco del bilancio, ma per dar prova di buona volontà, tagli le cure oculistiche alla nonna, tanto, con la pensione che si ritrova non ha nemmeno gli occhi per piangere.
- Ore 16. I figli ti accusano di rubargli il futuro. Ridicolo: chi lo vuole un futuro di merda come il loro? Smettano di chattare su Fessbuc e ricomincino a faticare, ad esempio spostandoti il divano vicino al frigo, così non devi più alzarti per prendere la birra, l’unica cosa rimasta da quando hai tagliato a tua moglie i soldi per il cibo.
- Ore 19: Il nonno che abita sul Colle ti implora di rimettere a posto le tue finanze, ad esempio andando in pensione più tardi, aiutando i figli a trovare lavoro, rinunciando alla tua nuova Audi blu. Obbedisci: mandi tua moglie in pensione più tardi, togli i ragazzi dall’università e li spedisci a pulire i cessi. Tu, rinuncerai all’Audi solo nel 2014, quando sarà già uscita la nuova Mercedes.
- Ore 21. Sgridato da tutti, ti decidi a prendere in mano la situazione di casa tua. Ma nelle stanze a sud spadroneggiano i cugini mafiosi, nella parte nord c’è tuo cognato rincoglionito dall’ictus che si crede un Celta e vuole alzare un muro nel corridoio. Chissenefrega, basta che ti lascino libero il tinello e i telecomandi della tivù. Stasera c’è «Tamarreide».

Chi ha fondato l’istituto di rating Usa che sta per declassare l’Italia? Il John Moody di cui parla Wikipedia è solo un prestanome. Più probabile che Moody’s derivi da…
1) MOODYGLIANI
Pittore del primo ‘900 i cui ritratti rispecchiavano sfacciatamente il censo dei modelli: più erano ricchi, più Moodygliani li raffigurava belli ed eleganti, mentre se guadagnavano poco li dipingeva malissimo. Odiato per le sue stroncature (secondo lui il Pil di Utrillo era in ribasso, Braque non privatizzava il cubismo e Picasso avrebbe dovuto licenziare due Demoiselles d’Avignon su quattro), aprì un atelier a Wall Street, dove produceva quadri così assurdi che vennero scambiati per acute analisi finanziarie.
2) I MOODS
Movimento giovanile nato in Inghilterra negli anni ’50 quando la marijuana invase gli istituti tecnico-commerciali. Il teen Mood, il cui tipico outlook prevedeva giacca e ventiquattr’ore da analista finanziario, passava le notti in fumosi club a esaminare ossessivamente la solvibilità di enti e Stati, e poi a picchiarsi con i membri delle gang rivali, i Fitch e gli Standard&Poors, per imbrattare i quartieri con i loro famigerati graffiti: tripla A, doppia B e la famigerata C, più temuta della svastica.
3) MOODYSSEA
Antico poema epico dedicato alle peripezie di un eroe greco che torna in patria dopo vent’anni e scopre di avere un debito sovrano di 327 miliardi. La moglie accusa i Proci statalisti, questi accusano lei, che invece di produrre tela per l’export la disfaceva nottetempo. L’eroe prova a farsi restituire da Polifemo un vecchio prestito, ma il Ciclope dice che Nessuno gli ha prestato dei soldi, quindi ciccia. Il poema si interrompe a metà, l’altra è stata pignorata dalla Bce.
4) MOODY ALLEN
Geniale umorista e regista americano: fra i suoi capolavori «Il tasso purpureo del Cairo», «Il creditore dello Stato libero di Bananas» ed «Io e Eni», dedicato ai bilanci di un celebre gruppo italiano. Alcune sue celebri battute: «E’ il momento giusto per investire in Italia: Berlusconi sta attraversando la strada», «Il Padre Nostro è sull’orlo del default: non può più rimettere a noi nemmeno gli interessi sui nostri debiti.», e soprattutto «Non accetterei mai un rating fissato da un coglione come me».

- Hello Rome! Sono qui all’Europride come testimonial glamour dell’omosessualità calpestata. In realtà con questi zatteroni mi capita di calpestare anche molti etero, tanto non vedo mai dove cazzo metto i piedi. Adoro i miei tacchi! Sono così alti che sul lato hanno la scaletta antincendio.
- Ricevo il benvenuto di Mara Carfagna, il ministro delle Pari opportunità. So che da ragazza si è fatta fotografare nuda per un calendario. Io gliene avrei dati anche due di calendari, carina com’è. Paese strano, l’Italia. Mi dicono che un politico di nome Giovanardi sostiene che l’Ikea è come Sodoma. Falso, le inculate migliori le prendi da Aiazzone...
- In hotel mi ricordano di stare attenta all’Escherichia Coli, un orribile microbo che fa cagare a più non posso. Questa Coli dev’essere la versione europea di Katy Perry. Chiama il sindaco Alemanno: «Sono lieto di ospitare a Roma un’icona fashion». «Grazie,» ho risposto, «so da giovane era un gran fashion pure lei».
- In camera sfoglio i giornali sul caso Strauss Kahn. Secondo i giudici le macchie di sperma nella stanza sono la prova che lui ha violentato la cameriera. Secondo Dsk invece provano che lei è una troia: una cameriera mica lascerebbe in giro tutte quelle macchie di sperma. Comunque io non stuprerei mai una donna che fa le pulizie. Se le fa bene me la sposo.
- Il Circo Massimo è un bagno di folla. Se solo non fosse l’unico bagno nel raggio di due chilometri. Per fortuna i miei zatteroni sono forniti di wc chimico. Tutti si aspettano che io critichi la Chiesa. Perché? I preti dicono le stesse cose che dico nelle mie canzoni: «mmm, vieni bimbo, sei così sexy». Ma l’Osservatore Romano ha scritto che la mia canzone «Judas» è oltraggiosa: «Un personaggio del Vangelo va rispettato, porco Giuda.»
- Dopo l’Europride vengo invitata al Quirinale da un vecchino simpaticissimo. Io credevo fosse gay: avevo capito «Queer-in-alley» cioè «checca nel vicolo»! «Miss Gaga,» mi tranquillizza il nonnino, «il pericolo è l’omofobia, non l’omofonia». Però anche lui ha dei pregiudizi: «Non darò mai il governo a tizi con parrucca, tacchi e trucco pesante. Una volta è bastata».
Ballottaggi: a chi non vuol mettere le mani nelle loro tasche gli italiani hanno preferito chi non si mette le dita nel naso. E così Lega e Pdl partono alla riconquista delle buone maniere.
RUTTI. Allarme Lega: il «burp» in pubblico non fa più vibrare la Padania. Calderoli: «Balle, con un paio di litri di birra in più faccio vibrare tutto l’arco alpino». Maroni ha proposto il metodo inglese «E’ facile smettere di ruttare, se sai come farlo», ma gli istruttori britannici, dopo il primo incontro con gli allievi, hanno aggiunto la postilla «e se non sei leghista». L’unica regola finora assimilata è «non coprire il rutto con una scoreggia: il sincrono non è mai perfetto»...
TALK SHOW. Il videobullismo non paga più: i Vip del Pdl si sono affidati a esperti trainer che, mediante bastoni elettrici, li addestrano a tacere quando l’interlocutore parla e viceversa. Il problema è che i berlusconiani più sensibili, quando sentono le minchiate che sono costretti a dire, cominciano a guaire. Le pidielline ubbidiscono solo a comandi perentori («Ravetto, sitz!», «Gelmini, fuss!»): un training troppo molle ha fatto sì che Letizia Moratti azzannasse a sproposito Pisapia, che ora rischia di saltare l’Expo canina del 2015.
CORTESIA. Il voto ha dimostrato che oggi «mi passi il sale per favore» funziona meglio di «passami il sale se no aumenterà la tassa sul pepe, la tua tavola si riempirà di moschee e gli zingari ti ruberanno le posate». Un apposito corso insegnerà a La Russa e colleghi le formule di cortesia, soprattutto il «grazie»: uno come Borghezio deve ringraziare tutti i giorni la legge 180 se sta al Parlamento europeo e non in una cella imbottita.
PAROLACCE. Fioccano seminari per ripulirsi l’eloquio da termini come «coglione», «stronzo» e «gnocca»; ma per condicio, il Pdl chiede alla sinistra di attivare corsi analoghi per estirpare parolacce come “conflitto d’interessi” e “Costituzione”. Solo Grillo non rinuncia al turpiloquio: «Se abolisco i cazzi e i vaffa, la gente si accorge che dico le stesse cose di Grazia Francescato. E poi chi mi caga più?»

Fumo negli occhi, polveroni, boatos: strano fenomeno geofisico? No, normale campagna elettorale. Anche i 130 vulcani islandesi. politicamente i più evoluti del pianeta, stanno per eleggere il loro sindaco. Ecco i protagonisti della scoppiettante competizione.
EYJAFJALLAJOEKUL. Nel 2010 fu il primo a cercare popolarità eruttando cenere e paralizzando i cieli, oltre alle lingue dei giornalisti che tentavano di citarlo. Acceso nazionalista, attribuisce la crisi islandese alla deriva dei continenti: le placche anziché emigrare dovrebbero starsene a casa propria. Attualmente è sotto inchiesta per non aver dichiarato al fisco altre venti consonanti presenti nel suo nome. Slogan: «Buum! Proopp! Patapam!» («Pangea ladrona, la faglia non perdona!»)
GRINVOETN. Fiero liberista, rappresenta i piccoli vulcani autonomi, che a causa della legge attuale possono scaricare lava e non l’Iva. Il suo programma: abolizione delle tasse sui lapilli, condono per chi si fa una camera magmatica in più, parità tra vulcanologia pubblica e privata. In questi giorni i suoi vapori hanno bloccato i voli nel Nord Europa, ma lui ha alzato le spalle: «Le norme vietano il fumo sugli aerei, non quello attorno». Slogan: «Patapaff! Boom! Prazz!» («Non metteremo le mani nei crateri degli islandesi!»).
ELDJA’. Ha rinnegato il suo passato sexy da tettonica sui calendari per geologi e oggi è apertamente omosex: vive da anni con una caldera con cui ha adottato un piccolo soffione boracifero. Si batte per le nozze gayser e per la fecondazione assistita, grazie alla quale ogni vulcana sterile potrà diventare magma. Secondo gli esperti la sua elezione provocherebbe un terremoto; allertata la protezione civile di Rejkjavik. Slogan: «Boom! Patum! Froofzzz!» («Alle vulcane gli girano i piroclasti!»)
FEFE’ VESUVIO. Cugino del vulcano partenopeo, emigrò 500 milioni di anni fa a Rejkjavik, dove ha convertito il suo cratere in forno da pizza. Famoso per le sue eruzioni pirotecniche stile Piedigrotta, potrebbe essere la sorpresa di queste elezioni, anche se lo si sospetta di legami con la camorra, che lo userebbe da anni come inceneritore clandestino per rifiuti ospedalieri (lui sostiene che gli arti amputati rinvenuti nella sua lava sono vecchi souvenir di Pompei). Slogan: «Jamme jà, funiculì funiculà!» (trad.: «Boom! Pooof! Prarapratt!»)

La moneta è in crisi, la mona tira sempre: questa la morale del caso Strauss-Kahn. Ma i legami finanza-sesso sono sempre più stretti, come dimostrano queste news raccolte dai maggiori quotidiani economici.
- FMI, fazioni in lotta per la successione a Strauss-Kahn. Secondo alcuni dopo un direttore bruto è il turno di un feticista del piede o un coprofilo, mentre i continuisti spingono per una ninfomane. Intanto l'ex boss del Fmi ha messo a punto la sua difesa: perché violentare una ghanese quando può fottere economicamente tutta l’Africa?
- PIGS solidali con Strauss Kahn: «Uno di noi». Per i paesi europei economicamente più deboli (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, alias Pigs) sarà difficile rimpiazzare DSK: «Quando vedeva un buco impazziva,» sospira un ministro greco, «ecco perché adorava i nostri bilanci. Nessuno come lui saprà titillare le nostre zone eurogene».
- ECOFIN, stretta sulle vendite scoperte (naked short selling): «Se sono troppo scoperte il seller non si controlla ed emettere precocemente tutta la sua liquidità. E’ più sexy una vendita nude-look. Il selling non sia mai troppo short, ma appena sopra il ginocchio. E indossate sempre le calze a rating», avverte l’Ecofin, «o gli investitori correranno verso i classici peni-rifugio».
- VALUTE, scambi bollenti. «Che colpo,» gongola uno scambista single, «ho scambiato una moneta svedese con quattro rupie scatenate. Piccole, ma uau, fanno rialzare anche il tasso di interesse più moscio». Attivi anche i pervertiti, che comprano divise straniere per poi farle indossare all’amante.
- TANGOBOND, i titoli-truffa argentini spopolano nei sex-shop con il nome di tango-bondage. «Obbligazioni-capestro ideali per giochi di umiliazione, tipo chiedere per anni il risarcimento», garantisce un esperto. I vecchi titoli erano ottimi come lubrificante: grazie a loro le banche erano riuscite a metterlo nel didietro a un sacco di risparmiatori.
- COMMODITIES, tessili in subbuglio dopo che un alto dirigente del Wto è stato beccato in un hotel mentre faceva sesso con una pecora. Le quotazioni della lana, specie vergine, sono raddoppiate. Ora i produttori di seta chiedono interventi analoghi a loro favore, ma al Wto non si sbilanciano: «Con un baco è più difficile».

Privatizzare l’acqua o i gatti soriani? I brufoli o l’Umbria? Per far cassa il Colbert di Sondrio svenderebbe anche sua sorella, se non l’avesse già promessa a una banca degli organi. Ma prima procederà ad altre, fondamentali dismissioni.
ZODIACO
A causa dell’inefficienza della mano pubblica, dopo millenni i segni zodiacali sono ancora solo dodici e sovraffollati, e gli oroscopi ripetitivi. Esiste già un progetto di privatizzazione firmato Rupert Murdoch, deciso a inserire lo Zodiaco nelle offerte Sky: con un apposito decoder si potrà vedere un bouquet con tutti i segni degli oroscopi greco, cinese e azteco, più due mesi gratis di centurie di Nostradamus. L’utente moroso verrà sintonizzato su SkyJella, il canale di recupero crediti.
SALUTI
Ogni giorno vengono scambiati milioni di ciao: convenevoli poco convenienti quando a gestirli sarà Telecom, che vuole farne un servizio a pagamento. Previste tariffe di favore: la Bella zio (per teenager), la Mmh (per musoni) e la bioraria: invece di dire buongiorno di giorno, orario di maggior traffico, puoi dirlo la sera prima: fai la figura del cretino ma paghi meno. Interessanti i menu Business (saluti formali da ufficio con bonus palpata per la segretaria) e Vip (con saluti esclusivi come “Carissimo!”, “Ossequi Eminenza”, “Smack-smack Papi”).
TAVOLA PITAGORICA
Brutte notizie per offerte 3x2 e Panda 4x4: il geniale software per le moltiplicazioni creato 2500 anni fa da un nerd greco non sarà più una risorsa gratuita. Il ministero dell’Istruzione sta per dismetterlo (tanto le tabelline a scuola non si studiano più) e venderlo ai privati. Fra gli interessati, Ikea, che produrrà tavole pitagoriche rotonde e componibili a piacere, e Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, che già propone agli investitori le sue tabelline creative in cui 5 per 3 non fa 15, ma 25mila.
ZANZARE
Secondo gli entomologi liberisti privatizzare i noiosi insetti è l’unico modo per sterminarli definitivamente. Basta ribattezzare la specie Zanzitalia, affidarla all’ad delle ferrovie Mauro Moretti e aspettare: in poco tempo grazie ai ritardi, ai disservizi e ai debiti, gli sciami perderanno quote di mercato e falliranno. Nessun onere per l’utenza, che però dovrà pagare lo stesso per farsi togliere il sangue: dopo le elezioni il governo aumenterà il ticket sulle analisi.
PUBBLICO
Il nome inganna: al contrario degli statali, il pubblico di concerti e film paga di suo e quando è ora molla la poltrona. Vista la situazione dello showbiz nostrano il governo si limiterà ad amplierà le norme varate per le spiagge. Il pubblico verrà dato in concessione agli artisti per 90 anni: Dalla e De Gregori potranno riempire le sale ancora per mezzo secolo e Sanremo farà audience fino al 2040. Proteste del Wvf: «I Vanzina continueranno a realizzare ecomostri sullo scherno soffocando specie in pericolo: i registi impegnati, gli sceneggiatori seri e le attrici vestite».
Chi verrà dopo Osama? Il successore ufficiale è Al Zawahiri, ma la base scalpita: il nuovo leader vogliono sceglierlo i militanti. E già fioccano le candidature.
ROTTAMA ABU RENZ
Giovane ambizioso, vuole svecchiare Al Qaeda: le barbe vanno ridotte a pizzetti, i turbanti lavati ogni anno, e dopo tre attentati tutti a casa. Per Rottama la jihad avrebbe più successo se aprisse all’Occidente: ad esempio, trasformando la rete terroristica in un team pan-arabo di basket, gli Harem Globetrotter. «E poi è ora di dirlo: si scrive Al Quaeda» ha tuonato nell’ultimo congresso. Osama l’aveva scritto senza “u” negli anni ‘70, e nessuno aveva mai osato correggerlo.
MULLAH GRILLAH
Predica la eco-jihad: non bisogna ridurre in cenere l’Occidente perché ci vorrebbe un inceneritore grande come l’Asia e si libererebbero tante nanoparticelle da ammalare di tumore tutti i credenti. Per Grillah il vero compito di Al Qaeda, alias Movimento Cinque Mezzelune, è smontare l’Occidente, separarne i materiali e riciclarli per produrre babbucce. A lui si ispirano i bio-kamikaze che si fanno esplodere nei mercati dopo aver ingerito quattro chili di borlotti.
ROSY BIN DHI
Donna, ex-dc, è in Al Qaeda per la legge statistica secondo cui ogni partito o associazione del cosmo deve beccarsi una quota di reduci scudocrociati. Amata per la sua moralità e la sua schiettezza, derisa per il look poco femminile (in realtà sotto la barba ha un viso molto piacente), vuole abolire l’unico aspetto divertente dell’Islam, la poligamia, ed è contraria ad aborto, divorzio ed eutanasia, il che la rende invisa all’ala più integralista: «E’ ancora più integralista di noi.»
ULEMA D’ALEMA
Chi lo considera il Machiavelli dei fondamentalisti, chi un residuato della IV Internazionale del Terrore. Fatto sta che D’Ulema ha collezionato un’impressionante serie di fallimenti, a partire dalla famigerata Commissione Bicamerale da lui fondata ai tempi di Bush jr. per convincere gli americani a non mangiare più maiale, o almeno a non rieleggerlo alla Casa Bianca. Non gli si conoscono debolezze a parte quella per le regate veliche insieme alla moglie, in stile prettamente musulmano: lui in barca, lei in burqa.
OMAR SAVYAN
Autore di un bestseller-choc sulla camorra islamica (la jihad sarebbe la copertura di un giro di corse clandestine di cammelli), è responsabile di collane editoriali, corsi di scrittura e show tv, tanto che gira con la scorta per difendersi dagli altri scrittori, invidiosissimi. Odiato dagli imam perché fra le dieci cose per cui vivere non ha inserito “morire per Allah”, la base lo vorrebbe come capo di Al Qaeda, ruolo per il quale ha competenze pari a un uistiti. Ma lui almeno se ne rende conto, il che ne fa il candidato in assoluto più credibile.
Riformare gli accordi di Schengen: questa la richiesta del governo italiano ai partner europei. Ma in che modo? La Lega pretende la libera circolazione, ma solo nelle arterie di Bossi. Il premier vuole respingere gli immigrati sui barconi e tenersi solo le immigrate con gli zatteroni. I Responsabili chiedono di poter vendere il culo anche nei paesi nordici. Riuscirà Bruxelles a conciliare le esigenze italiane con quelle degli altri Paesi, e sembrare ugualmente un ente rispettabile? Ecco alcune delle riforme possibili per il discusso trattato.
PAROLA D’ORDINE
E’ la pragmatica Olanda a suggerire alla Ue il sistema più semplice per selezionare gli ingressi: la parola d’ordine. Si entrerà in un Paese solo se si è in grado di citare esattamente una frase cifrata, che verrà cambiata ogni giorno dal ministero degli Esteri. Potranno conoscere la parola d’ordine unicamente i migranti che avranno presentato regolare domanda a uno sportello dell’Ufficio Immigrazione a cui si accederà mediante una parola d’ordine che si otterrà attraverso una sezione dell’Ambasciata che risponderà solo a chi conoscerà una password che sarà inviata per email solo iscrivendosi a un sito greco dedicato all’enigmistica.
Bocciato l’emendamento della Lega Nord, che premeva affinché venissero scelte frasi che gli immigrati musulmani non oserebbero mai pronunciare, tipo «Ancora prosciutto, per favore», «Borghezio è un politico intelligente», «Mia moglie quando ha finito di insegnare all'Università fa le sfilate di biancheria intima».
REFERENDUM
Basta con i flussi decisi dall’alto che riempiono le città europee di volti anonimi: dalla civilissima Svezia arriva una proposta ispirata alla più schietta democrazia partecipativa. Per un’integrazione sicura ed efficace, il migrante verrà alloggiato in un apposito gabbiotto sul confine o presso l’aeroporto, dove sarà visionato da ogni singolo cittadino maggiorenne del Paese ospite, convocato per l’occasione; poi, attraverso un referendum, la collettività deciderà se è il caso di ammettere lo straniero o no. Per ogni ingresso ci vorranno almeno vent'anni, ma in questo i governi saranno al riparo dal malcontento popolare, anche perché la popolazione, impegnata 24 ore su 24 in spostamenti, votazioni e scrutini, non avrà tempo di preoccuparsi di vere urgenze come la crisi economica galoppante, il crollo dello stato sociale, eccetera. Si spera anche che il migrante, dopo aver incrociato gli sguardi iniettati di sangue di qualche migliaio di pensionati finlandesi o di esasperate casalinghe polacche ne abbia i coglioni così pieni da tornarsene in tutta fretta al suo Paese.
FOSSATO
Un pittoresco tocco animalier al grigio trattato di Schengen: lo promette la riforma caldeggiata dall'ultraconservatrice francese Marine Le Pen, che prevede di cingere ogni nazione europea con un fossato brulicante di coccodrilli. All’osservazione che oggi la maggior parte degli extracomunitari non arriva in Europa a piedi, ma in aereo e col visto turistico, Le Pen ha replicato che quello è anche il modo in cui arrivano in Europa i coccodrilli, dunque è sufficiente assicurarsi che loro e i migranti siano sullo stesso volo. La proposta ha attirato sulla Le Pen prevedibili accuse di crudeltà: «Il clima continentale è mortale per i coccodrilli,» rilevano le associazioni ambientaliste, «e la dieta a base di immigrato coriaceo ne ha già uccisi molti anche nel Sud degli Stati Uniti». Impraticabile anche l’opzione squali: «Spiacente, noi siamo solo pescecani,» precisa da Sharm el-Sheikh una nota della Federsquali, «per aggredire dei poveri disperati bisogna essere proprio dei pesceporci».
CAMPANA
Circolare in Europa potrebbe diventare un gioco da bambini, se verrà approvata la riforma che prevede di ridisegnare la mappa dell’Europa sul modello del più celebre gioco da cortile, la «campana». Il migrante, in piedi sulla costa nordafricana o su un’altura asiatica, dovrà lanciare una pietra piatta sul paese prescelto, quindi percorrere saltando su un piede solo tutti gli altri paesi dell’Unione per andare a recuperarla, Se ci riesce ottiene il diritto di restarvi, se inciampa deve ricominciare tutto da capo. A ostacolare la riforma sono le solite gelosie nazionali: il gioco della campana cambia nome a seconda delle regioni, così gli inglesi vorrebbero chiamarlo «hop scotch», i francesi «marelles» e i tedeschi «Tempelhupfen». Altro problema, stabilire in quali Paesi i migranti, secondo le regole della «campana» possono saltare con entrambi i piedi. La Svizzera ha annunciato che negherà il permesso di salto a piè pari:, «Se gli lasciamo appoggiare a terra anche l’altro piede gli stranieri credono che qui sia tutto facile e non se ne vanno più».

Il clima pre-elettorale ha condizionato la Pasqua. Dopo la sospensione del Discorso della Montagna (diceva "beati i poveri" e nemmeno un complimento ai miliardari), Gesù è stato costretto a rimanere nel sepolcro: a tornare dall'aldilà saranno i due candidati del centrodestra. E questa non è l'unica novità dal Golgota: ecco le ultime agenzie dalla Terrasanta.
- SI DIMETTE L’AUTORE DEL MANIFESTO “INRI”
«Era solo una provocazione», ripete Lassinaele, lo zelota del Pdl, candidato alle elezioni comunali di Gerusalemme e autore dell’inqualificabile cartiglio appeso sulla croce di Gesù, «Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum». L’appellativo, riassunto nella sigla “Inri”, è apparso come una crudele ironia verso chi aveva sempre ripudiato il potere e pagava con la vita il suo amore per la giustizia. Ieri, con una lettera al governatore Ponzio Pilato, Lassinaele si è scusato per il suo gesto e si è ritirato dalla contesa elettorale. L’uomo era stato difeso dai suoi compagni di partito, i quali avevano sostenuto che lo zelota intendeva solo proteggere Gesù dall’assalto della stampa: «E’ tutto un equivoco, in realtà la sigla Inri significava Io Non Rilascio Interviste».
- UN UOVO DI PASQUA NELLA MODELLA REGALATA A SILVIO!
La fantasia dei sostenitori del premier non ha davvero limiti. Nei giorni scorsi la stampa aveva riportato la notizia dell’uovo di Pasqua gigante regalatogli dal Pdl lombardo, e contenente la sexy violinista Charlotte Crona. Ma le sorprese non erano finite: qualche giorno dopo la bella svedese, che oltre ai calendari e ai concerti da camera ha al suo attivo il primo premio alla Fiera Agricola di Malmoe per la più realistica imitazione della gallina ovaiola, ha deposto davanti agli occhi stupefatti di Silvio un magnifico uovo di cioccolato fondente da un chilo. «Un’idea veramente elegante,» si è complimentato il leader del Pdl con Roberto Formigoni. Ancora fitto il mistero sul contenuto del secondo uovo, anche se pare che dall’interno si senta un ticchettio di minuscoli tacchi a spillo.
- ANCHE SAN TOMMASO FRA LE VITTIME DEL MADOFF DEI PARIOLI
Il suo celebre naso aveva dubitato della risurrezione del Messia, ma non dei fantastici dividendi prospettati da Gianfranco Lande. E così il nome di san Tommaso, il più diffidente fra gli apostoli, si è aggiunto alla lista dei truffati dallo spregiudicato broker della Roma-bene. Per il santo, che si è chiuso in un amaro riserbo, parlano i suoi conoscenti: «In realtà il suo scetticismo era solo un ricordo. Anzi, dopo aver toccato con mano che Cristo era davvero risorto dalla morte, Tommy era disposto a credere a qualunque assurdità». Da simbolo del dubbio era diventato la vittima ideale di ogni raggiro, da Wanna Marchi al gioco delle tre campanelle passando per i bond Parmalat. «E questo è niente» rincara un amico intimo, «pensi, è così credulone che
si fida ancora del contratto con gli italiani siglato da Berlusconi
dieci anni fa».
- MARIA MADDALENA: "MAI CONOSCIUTO LELE MORA"
L’affascinante escort israelita smentisce ogni legame con il pigmalione di Ruby e Marysthell Polanco. Era corsa voce che la Maddalena avesse conosciuto Gesù Cristo anni addietro, in occasione di un party a Gerusalemme al quale Mora l’aveva accompagnata per scaldare l’atmosfera con la sua specialità, un sensuale massaggio ai piedi eseguito con la sua lunga capigliatura. «Sì, ero una pioniera del burlesque,» conferma Maria, «ma avevo già il mio giro, non avevo bisogno di essere lanciata da Mora. All’epoca lui gestiva certe esordienti pronte a tutto, tipo Salomè, non so se mi spiego». Maddalena rivela che era Gesù ad essere stato portato a quella festa da Lele Mora: «Era il gioiello della sua scuderia, lo volevano tutti per l’happy hour: dove lo trovavi un altro bello, simpatico e capace di trasformare l’acqua in Mojito?».
SCARCERATO CONCUTELLI, PRIMA PASQUA AL FRESCO PER BARABBA
Come ogni anno aspettava il secondino sulla porta della cella con le valigie pronte. E quando gli hanno detto che poteva anche disfarle, Yehoshua Bar Abban, detto Barabba, ha dato in escandescenze. Ma ha dovuto arrendersi alla verità: dopo duemila anni il referendum più infame della storia aveva un nuovo vincitore. Non lui, e nemmeno l’eterno sconfitto Cristo, ma un outsider: Pierluigi Concutelli, ex leader di Ordine nuovo. Alla domanda «Volete libero Barabba o Concutelli?» la legge del peggiore è puntualmente scattata, e per il pluriomicida neofascista si sono aperte le porte della prigione. Dopo il primo sgomento, il malfattore evangelico ha accettato sportivamente il verdetto. «Largo ai giovani,» ha commentato, «e poi, diciamolo, rispetto a quel Concutelli io sembro veramente Gesù».

L’ipotesi che uno squalo come Silvio avesse scelto come successore un invertebrato come Angelino Alfano, accolta con entusiasmo solo fra gli Anellidi, è stata smentita dopo poche ore. L’equivoco è nato da un’errata interpretazione di una frase del premier durante la conferenza stampa con i giornalisti stranieri. Del resto la mobilità dei muscoli facciali berlusconiani, compromessi dai ripetuti lifting, è così limitata che ormai il suo eloquio è ridotto a confusi borborigmi di sempre più difficile interpretazione per i corrispondenti esteri. Ecco infatti come diverse testate internazionali hanno riportato la notizia.
FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG
«Annuncio a sorpresa di Herr Berlusconi nel corso dell’incontro con la stampa estera. Dopo aver spiegato che non si ricandiderà alle elezioni del 2013, il premier italiano ha indicato che il suo futuro è “a Fano”. Berlusconi si preparerebbe dunque un buen retiro nella ridente cittadina adriatica - bagnata, non a caso, dal torrente Arzilla, nome quanto mai appropriato alla gagliarda terza età del Cavaliere.
Gli imprenditori marchigiani sperano che l’interesse di Berlusconi per Fano avvantaggi tutta la regione: è ora che il presidente faccia qualcosa per le Marche, dopo aver fatto tanto per le marchette.»
LE NOUVEL OBSERVATEUR
«Imprevista svolta mitologica nell’esecutivo italiano: nell’incontro con la stampa estera il premier ha dichiarato di voler lasciare il governo “al fauno”. Si tratta di un’investitura largamente annunciata: il fauno appare come il successore più naturale di un anziano satiro. Il problema sarà piuttosto snidare la divinità silvestre dai boschi in cui vive e convincerla ad assumersi incarichi di governo che potrà svolgere solo al mattino, in quanto al pomeriggio, com’è noto, il fauno è impegnato in un celebre balletto di Claude Debussy. L’interim potrebbe essere assunto dal suo omologo greco Pan, molto gradito agli strati sociali meno abbienti in tempo di rincari dei generi alimentari, ma l’ala veneta della Lega insiste per un ticket Pan e Vin».
THE LOS ANGELES TIMES
«”My successor will be half-ano”: così, nel suo tipico inglese maccheronico, mr. Berlusconi ha delineato lo scenario politico al termine del suo mandato. Secondo i linguisti la sibillina espressione anglo-italiana significherebbe “fortunato a metà”, nel senso che chi ricoprirà in futuro la carica di capo del governo, dovrà assumersi, oltre all’onore, l’onere di un Paese sull’orlo del baratro. La relativa sensatezza dell’affermazione fa pensare che in realtà Berlusconi intendesse tutt’altro. "Half-ano" alluderebbe alla scarsa virilità dei suoi più accreditati competitor nel centrodestra, dal troppo molle Fini al gelido Tremonti all’ambiguo Casini. Un avvertimento in codice alla Chiesa cattolica sulla deriva omo cui sarebbe condannato il governo qualora Berlusconi dovesse lasciare palazzo Chigi.»
EL PAIS
«Spazientito dalle provocazioni della stampa straniera sulla sua successione il presidente Berlusconi è sbottato: “Lascio il governo al fan, oh!” Esclusa dunque la possibilità di cedere il posto a un esponente del centrodestra non perfettamente allineato con lui, il premier italiano vuole lasciare quel ruolo solo a uno dei suoi seguaci più fedeli, anzi, “al fan” per eccellenza. Berlusconi non lo ha nominato esplicitamente per non turbarne la già compromessa salute psichica, ma si tratta quasi certamente di Sandro Bondi, l’ex ministro il cui maggior contributo alla cultura italiana è la sua lettera di dimissioni.»
THE CHICAGO TRIBUNE
«Suggestivo contrattempo durante la conferenza di Berlusconi con la stampa straniera. Pare che fino a un attimo prima dell’incontro il premier fosse impegnato in una delicata seduta spiritica con Al Capone, attualmente ospite dell’inferno, per confrontarsi sulla linea di difesa da tenere nei processi. Al termine della seduta, il medium si era dimenticato di interrompere del tutto il contatto con l’aldilà. Risultato, lo spirito del famoso bandito si è sentito chiamato in causa durante la conferenza, e alla domanda “Presidente, lei pensa di lasciare?” ha espresso un chiaro segno di diniego, prontamente riferito da Berlusconi: “Al fa no”. Lo spirito di Capone avrebbe infatti chiesto al presidente del Consiglio di non lasciare l'incarico prima di aver ottenuto da Satana la sua estradizione in Italia, che per i gangster è anche meglio del Paradiso.»

Addavenì barcone! Per il governo si apre un’altra settimana di fuoco sul fronte immigrazione. Vi anticipiamo gli eventi più significativi.
LUNEDI’
Nuova missione del ministro Frattini in Tunisia per discutere dei rimpatri, ma il premier Essebsi rifiuta di riprendersi i migranti di Lampedusa, sostenendo che in realtà si tratta di un gruppo di imitatori ungheresi reduci dal concorso per la Migliore Imitazione del Disoccupato Tunisino. Regioni, il Viminale mantiene la linea dura: gli stranieri prelevati da Lampedusa vengono distribuiti in tutta l’Italia. Si tratta ovviamente dell’Italia in Miniatura, il parco tematico nei pressi di Rimini ispirato alla statura internazionale del nostro Paese. Molti immigrati scappano per raggiungere la Francia, ma devono mettersi in fila dietro un altro esercito di affamati, i neolaureati e ricercatori italiani che espatriano per trovare lavoro. Intanto il governo Sarkozy mette nuovi paletti sull’ingresso in Francia: sono molto appuntiti e stanno in fondo a buche nascoste da frasche...
MARTEDI’
La bella Afef, tunisina doc, confessa che anche lei, venendo in Italia, ha rischiato il naufragio: «sono rimasta a galla solo aggrappandomi a un Tronchetti». Lampedusa, sbarcano centinaia di immigrate seminude: sono le ballerine per la festa di inaugurazione della nuova villa di Berlusconi. Il premier ha sveltito l’iter dell’acquisto sostenendo che l’edificio è nipote della piramide di Cheope. Conflitto Italia-Francia sugli immigrati, secondo Frattini l’unica soluzione per superare le resistenze dei francesi è vendergli la Parmalat nascondendo i tunisini dentro i cartoni del latte a lunga conservazione. Ma i transalpini si limitano ad applicare integralmente il trattato di Schengen: aprono le frontiere solo ai maghrebini incensurati in possesso dei documenti necessari, che secondo Parigi includono una Visa Gold, la carta di circolazione di una Jaguar e l’atto di proprietà di un castello della Loira.
MERCOLEDI’
Tunisi, Essebsi apre uno spiraglio: l’Italia non può restituire gli immigrati, ma se sono ancora in garanzia può farseli sostituire con immigrati di prezzo equivalente. Frattini chiede aiuto a Lisbona, forse il paese più adatto ad accogliere gli stranieri alla deriva sui barconi è proprio il Portogallo: anche lui sta facendo acqua da tutte le parti. Mestre, tunisino fuggito da Manduria rapina un passante, dimostrando così di essersi perfettamente integrato nel nostro paese. Maroni promette multe agli extracomunitari che annegano in acque italiane: è vietato inabissarsi senza uno straccio di brevetto da sub. Parigi, nuove clausole al trattato di Schengen: ora per entrare gli immigrati devono anche saper cucinare il coq au vin, recitare un brano del Misantropo di Molière e suonare Sous le ciel de Paris con l’accordéon.
GIOVEDI’
Frattini vola a Londra: «Sui rimpatri degli africani conto sulla solidarietà del premier David Camerun». L’inquilino della Farnesina ha portato con sé tremila bambini nordafricani da offrire come paggetti per l’imminente matrimonio di William e Kate, ma Buckingham Palace rifiuta: solo per reggere lo strascico della sposa ce ne vogliono almeno quattromila. In compenso Madonna si offre di adottarne una decina, scelti uno per uno dal suo interior-designer di fiducia. Sardegna avvistato un gommone disperso, ma per fortuna l’immigrazione non c’entra: è solo Simona Ventura dopo l’ultimo intervento estetico alle labbra. Contrasti Italia-Francia, il nostro ministro dell’Interno Maroni rifiuta di incontrare l’omologo francese: crede che l’omologo sia il medico specialista dei gay. Per ripicca la Francia respinge tutti i tunisini che non si presentano alla frontiera vestiti da Pierrot.
VENERDI’
Fittissima l’agenda del ministro Frattini per risolvere il problema immigrati: ha in programma intensi viaggi di lavoro alle Maldive, a Sankt Moritz e a Malindi. La task force navale italo-francese che doveva pattugliare le coste tunisine è un fallimento: sono i tunisini a ripescare gli italiani e i francesi caduti fuoribordo durante le continue zuffe sul caso Materazzi-Zidane. Francia sempre più inumana: ora i tunisini che vogliono entrarvi devono conoscere a memoria l’ultimo album di Carla Bruni, un’ennesima vessazione che costa alla Francia una denuncia al Tribunale per i Diritti dell’Uomo. Intanto Bossi continua a ripetere «Foeura di ball», e finalmente la sua badante si rende conto che il Senatur non si riferiva ai tunisini né ai libici: voleva solo che gli raddrizzassero il cavallo delle mutande.

Intercettate, vilipese, e infine sottoposte a udienze tritacarne: che ne sarà delle Olgettine dopo il processo Ruby? Il ministero dell’Interno sta sondando la disponibilità delle Regioni ad ospitarne un certo numero, in appositi centri di raccolta. Intanto leassociazioni per la protezione degli animali, dall’Enpa alla Lav, si mobilitano per assicurare a tutte una sorte decorosa: «Non sappiamo nemmeno quante sono con esattezza,» osserva un esperto, «ne spuntano di nuove ogni giorno. Si potrebbe dire che le Olgettine si riproducono per partenogenesi, se “parthenos” non significasse “vergine”». Urge dunque un censimento, ma siccome il conteggio diretto è impossibile (si somigliano tutte, come i pinguini) si dovrà ricorrere a quello indiretto, basato sulla stima in base alla quantità di deiezioni lasciate da Ruby e compagne nelle aule del Tribunale di Milano: mozziconi di sigaretta, impronte di rossetto, autoreggenti bucate, unghie di silicone spezzate. Successivamente si dovrà pensare a un loro impiego dignitoso, e, benché paia impossibile, utile per la società. Sono già state suggerite alcune soluzioni.
OPZIONE FUKUSHIMA MON AMOUR
La Tepco, azienda che gestisce le centrali nucleari giapponesi, ha avanzato un’offerta per aggiudicarsi un cospicuo lotto di Olgettine da impiegare come cavie per saggiare la radioattività emessa dalla centrale lesionata di Fukushima.
«Le intercapedini di silicone di cui tutte le soubrettes sono abbondantemente imbottite le proteggono dalle radiazioni più pericolose,» spiega il responsabile per la sicurezza della Tepco. «Del resto, per creature che sono stati per mesi a contatto intimo con Silvio Berlusconi, una vecchia scoria tossica della Prima Repubblica che contamina da decenni un intero Paese, il contatto con innocenti particelle radioattive è del tutto innocuo». Pare che l’iniziativa nipponica incuriosisca non poco le Minetti girls: «In Giappone hanno un re attore? E' simpatico come Emanuele Filiberto, il principe ballerino?»
OPZIONE MOLL FLANDERS
Ripopolare angoli desertici delle colonie britanniche, sull'esempio dell’intraprendente eroina di Defoe: questa potrebbe essere la soluzione giusta per Barbara Guerra e compagne. Dopo aver visto in Internet le foto delle Olgettine, i rudi coloni solitari sparsi nelle zone più selvagge dell’Australia si sono fatti avanti con proposte serie, dalla convivenza al matrimonio. «Le prostitute russe sono troppo delicate,» scrive Ken MacManus, un pioniere della regione nord «qui nel bush ci vogliono donne dure, col pelo sullo stomaco, che non hanno schifo di niente. Come le gemelle De Vivo: per un gioiellino cafone scuoierebbero vivo un cucciolo di koala con la limetta da unghie». Altri però temono che l’introduzione delle Olgettine si riveli per l’Australia una piaga peggiore dell’arrivo dei conigli. «Sono roditrici voracissime,» avverte un colono, «gioielli, macchine, appartamenti, il loro appetito è insaziabile». L’uomo, per difendere le sue proprietà da eventuali attacchi, ha già costruito una trappola: una profonda buca mimetizzata con rami e foglie con sopra un cartello «Casting per la “Pupa e il Secchione”».
OPZIONE MY FAIR LADY
Trasformare un’orda di smandrappe sboccate in un’accolita di signorine chic: una sfida impossibile? Non per il professor Henry Higgins, il celebre studioso di fonetica londinese esperto nel trasformare popolane ignoranti in dame dell’alta società. «Ho letto le intercettazioni delle Olgettine, e la situazione è oltremodo grave,» ammette Higgins. «Ma i casi disperati sono il mio pane. Kate Middleton, la fidanzata del principe William, si metteva le dita nel naso e parlava come un portuale. La regina Elisabetta mi ha detto: “Senti, vecchio coglione, o insegni a questa puttanella a comportarsi da principessa del cazzo o porcodd… ti faccio inghiottire questa caccola”.» Una volta rieducate al galateo e alla retta pronuncia, le Arcore’s girls potranno aspirare a ricchi matrimoni e perfino alla carriera politica. «Ho già inviato loro il primo esercizio di dizione,» rivela il professore: «ripetere “La cagna in Spagna azzanna la Carfagna”».

Reintegrare il Fus rincarando la benzina non è così fuori luogo, visto che arte e cultura sono il nostro vero petrolio. E pieno dopo pieno, ogni consumatore potrà assurgere al ruolo di mecenate, finora riservato a re e potenti. Davanti ai distributori sta crescendo la nuova generazione di patroni delle arti: ecco i più generosi.
GIULIO SECONDO
Parroco di campagna, macina chilometri ogni weekend trasportando in pellegrinaggio il suo gregge (cioè i parrocchiani, ma l’odore che ristagna nel pullman ricorda da vicino un ovile). Benché imparentato con la ricca famiglia dei Della Rover, guida una malconcia corriera d’anteguerra che, letteralmente, beve come un alpino: è stata usata per anni da un prete di Montebelluna che la alimentava a vinassa e fiaschi de vin. Per disintossicarla, don Giulio l’ha adottata e, con grande pazienza, la sta riabituando ai carburanti analcolici. Ma la riabilitazione è lenta: per ora l’automezzo fa solo venti cm con un litro ed emette rutti terrificanti al monossido di Cabernet. Grazie all’aumento della benzina, don Giulio finanzierà il restauro della Casa di Loreto, anche se riterrebbe più pratico comprargli una gabbia nuova.
MARIAPIA GUGHENAIM
Pare che questa sensibile casalinga veneta abbia ereditato il fiuto artistico da certe zie francesi, quattro damigelle di Avignone così all'avanguardia che erano cubiste quando ancora non esistevano le discoteche. Non sorprende che Mariapia sia diventata un’attiva patrona delle arti: con le rette di iscrizione ai venticinque corsi di pittura, scultura, teatro e danza cui manda i suoi due figli, Dada e Dalì, mantiene un esercito di artisti, attori e ballerini che altrimenti morirebbero di fame. L’altra metà del suo stipendio da impiegata la spende nella benzina necessaria per portare i figli da una palestra all’altra a bordo della sua Citroen Picasso, insieme a Braque, il simpatico segugio di casa. Con i denari di Mariapia si potrà rafforzare la sorveglianza nalla Gnam di Roma, dove recentemente alcuni vandali hanno rammendato un quadro di Burri.
LORENZO IL MAGNIFICO
Esponente del ramo povero della famiglia Medici, i Medici di Famiglia, ha abbracciato la professione di autista di Tir perché ritiene meno disonorevole essere pagato dalle aziende farmaceutiche per trasportare medicinali che per prescriverle secondo i loro interessi. Autista infaticabile, con un mese di viaggi sù e giù per l’Italia Lorenzo potrebbe finanziare da solo il restauro della Galleria degli Uffizi, anche se crede che il Parmigianino sia un panino dell’Autogrill e Durer un preservativo. Ma il suo vero sogno sarebbe poter restaurare la galleria Paci II, sulla Salerno-Reggio Calabria: giudicata dalla Ue il tunnel più malmesso d’Europa, secondo il Magnifico andrebbe invece inserita fra i siti Unesco, «perché se c’entro col camion, ‘un esco più».
WILMER POLGHETTI
Nessuna parentela con Paul Getty, il miliardario che ospitava nel suo castello notevoli pezzi d’arte come la Venere di Morgantina. Il sciur Polghetti è un esuberante pensionato padano che ogni sera ospita nella sua Multipla notevoli pezzi di gnocca come la Diana di Lardirago, la Ebe di Vidigulfo e la Dafne di Pozzobonella, professioniste dei marciapiedi fra Milano e Pavia. L’aumento del prezzo alla pompa non lo ha sconvolto, anzi: «Lo sanno tutte, quando una pompa è fatta bene il Polghetti non guarda il centesimo». Grazie al suo contributo verrà presto posata la prima pietra del Museo dell’Escort, all’Olgettina, ma con la consueta modestia, Wilmer non ha voluto essere ricordato con una targa: «Per carità, se mia moglie riconosce il numero mi fa un culo così».
BRUNO GECCHI CORI
Quasi omonimo del grande produttore, Bruno era uno sfaccendato bamboccione quarantenne la cui unica occupazione consisteva nello sfrecciare tra Roma e la Versilia a bordo di una Lancia Aurelia dal clacson inconfondibile, corrompendo ingenui studenti di Legge, abbordando turiste e cafoneggiando nei ristoranti. In virtù del motore concepito in epoche pre-choc petrolifero, l’auto faceva fuori un pieno di benzina solo per abbassare i finestrini, il che, alla luce del provvedimento di Tremonti, avrebbe reso Bruno uno dei più promettenti finanziatori dei nostri film di qualità. Peccato che ieri sera si sia schiantato nei pressi di Viareggio a causa di un sorpasso azzardato.

I tagli al Fus hanno fatto fare a Bondi, come al solito, la figura del Fes, come al solito. Ma lo spettacolo italiano non si perde d’animo, e riuscirà a dimostrarci che si possono fare le Nozze di Figaro coi fichi secchi. Ecco le novità più interessanti nei diversi generi artistici.
OPERA LIRICA
La crisi costringe a una seria revisione di alcuni capolavori del melodramma. Ad esempio, Traviata: tre ore sono veramente troppe per raccontare le disavventure di una escort tisica che regge solo per quattro atti. L’opera va affidata a una professionista del sesso, che in media quattro atti li consuma in un’ora senza batter ciglio, con grande risparmio di fondi pubblici. Del resto con i tagli alla sanità e alla profilassi anti-tubercolotica, Violetta muore con molto anticipo, e l’opera si chiude al secondo atto con una retata per sfruttamento della prostituzione e Alfredo Germont che giura di avere una fidanzatina stabile gelosissima. Gli enti lirici, in alternativa a Traviata, possono proporre uno show di Patrizia D’Addario, che racconta più o meno la stessa storia e costa come due peperoni.
Oppure ripiegare su Rigoletto, la vicenda di un tiranno donnaiolo che seduce minorenni (a quanto pare tutti i librettisti di Verdi
collaboravano all’«Espresso» e al «Fatto»), a patto di modificare il finale: il duca di Mantova si fa la figlia di Rigoletto e risarcisce il buffone gobbo pagandogli l'operazione alla schiena.
DANZA CLASSICA
L’esiguità dei fondi offre l’occasione per una rilettura filologica di celebri balletti, come lo Schiaccianoci, opera che meriterebbe una denuncia per pubblicità ingannevole: quanti spettatori vanno a teatro curiosi di conoscere l’ultimo ritrovato per frantumare i gusci della frutta secca, e sono costretti a sorbirsi una serie di insensate acrobazie? Le risorse del Fus sono più che sufficienti per finanziare piacevoli e istruttive dimostrazioni di utensili da cucina, inframmezzate da estemporanee improvvisazioni coreografiche, quando il dimostratore si incastra un dito nello schiaccianoci. Gli assessori alla Cultura più intraprendenti, con modica spesa e una rapida visita al più vicino negozio di casalinghi, possono allestire un intero cartellone di danza comprendente, anche Cavatappi, Pelapatate e Arricciaburro. Rimane in repertorio anche il Lago dei Cigni: non ci sono soldi per i cigni, ma considerate le condizioni fatiscenti di molti teatri, basta un acquazzone e sul lago si ottiene un lago autentico, e a costo zero.
TEATRO SHAKESPEARIANO
In tempi di crisi, la scena italiana riproporrà i capolavori del Bardo inglese in chiave più realistica. A cominciare dall’Otello: perché coprire d’oro un gigione imbellettato per interpretare un ruolo che l’ultimo fidanzato squilibrato recita gratis, e meglio di lui? La nostra cronaca nera ci offre almeno tre versioni dell’Otello al giorno: ce ne sarà pure uno disposto a venire ad ammazzare la partner fra le tre pareti di un palcoscenico anziché fra le quattro pareti domestiche. Altre compagnie presenteranno l’«Amleto nei luoghi amletici», se il Pd concederà l’uso delle proprie sedi, Molto rumore per nulla, lettura animata della riforma della giustizia targata Berlusconi, e Le allegre comari di Minzo, una simpatica pièce sulle giornaliste del Tg1. A Verona Shakespeare incontra le nuove tecnologie: basta con balconi e sospiri, gli spettatori potranno seguire le chat amorose di Giulietta e Romeo comodamente sul computer di casa, con notevole risparmio per gli enti teatrali.
MUSICA SINFONICA
A dispetto delle lamentele del maestro Muti, è un genere musicale originariamente economico, i cui costi sono stati gonfiati dalla sindacalizzazione dei musicisti: uno spartito autografo ritrovato chissà come nella scrivania del ministro Tremonti dimostra che Beethoven aveva scritto le sue Nove sinfonie per armonica a bocca, ma poi fu costretto a moltiplicare le parti per accontentare i Cobas degli orchestrali viennesi. Le orchestre italiane, peraltro, hanno già ridotto i costi all’osso: aboliti ovunque i leggii, gli spartiti vengono attaccati sulla schiena dell’orchestrale davanti; la sezione violini dispone di un unico archetto, che viene passato fulmineamente da un violinista all’altro e, al termine dei concerti, riciclato come filo interdentale dal direttore. Con i nuovi tagli, gli ottoni saranno ridotti a cinquoni, e molti stumentisti dovranno fare fagotto, anche se sono diplomati in oboe o clarinetto. Via anche timpani e tamburi: basta che gli artisti scendano in piazza a protestare e le forze dell’ordine forniranno percussioni a volontà. Limitazioni anche nel repertorio: le Quattro Stagioni vivaldiane verranno sostituite da più economiche Marinare, mentre molti auditorium ospiteranno la Moldava (Danka, una simpatica donna delle pulizie originaria di Chisinau, sei euro l’ora in nero e spolvera i palchi che è una meraviglia).

Viva costernazione in Italia dopo la diffusione della classifica 2011 dei super-ricchi stilata dalla rivista Forbes: Silvio Berlusconi è solo 118esimo, contro Michele Ferrero 32esimo. Non ci resta nemmeno la soddisfazione di essere tiranneggiati da uno dei primi cento nababbi del mondo. Dove abbiamo sbagliato? Non ci siamo impegnati abbastanza per rimpinguare le sue casse? Mentre ci pensiamo, ecco un breve excursus storico sulle origini della hit-parade più esclusiva del mondo.
MONDO ANTICO
Al vertice della top ten di Forbes, allora stampata su speciali anfore patinate, troviamo Creso, il leggendario monarca che possedeva Asia e Lidia, ovviamente all’insaputa della moglie. Beccato mentre cercava di falsificare il certificato di nascita dell’Asia Minore per farla apparire Maggiore, fu costretto ad abdicare. Si rovinò per costruire a Efeso il tempio dedicato ad Artemide, nonostante già il preventivo per le lampade stilato dalla nota azienda fosse esorbitante. Al secondo posto, il banchiere greco Plutone, protettore dei ricchi (in greco “plutos” significa anche Fondo Monetario Internazionale). I posteri lo confusero con il dio degli Inferi perché in effetti nella sua residenza si entrava da morti: i bodyguard sparavano a vista. Ottimo piazzamento anche per il celebre Mida, alias Bernard Midoff, il broker che trasformava in oro ciò che toccava...
In realtà si trattava di un astuto ciarlatano, autore della grande truffa finanziaria che distrusse il paganesimo. Anche gli dèi dell’Olimpo, che avevano affidato a Mida i loro risparmi, finirono infatti sul lastrico: Zeus vendette i fulmini, Mercurio fu costretto a entrare nell’industria dei termometri, Apollo dovette ritirare suo figlio Apelle dal college e mandarlo a guadagnarsi da vivere fabbricando palle di pelle di pollo. I templi vennero pignorati e, privi di acquirenti, andarono in rovina. Un colpo da cui la Grecia non si è ancora ripresa.
ETA’ ROMANA
E’ l’epoca di Licinio Crasso, che secondo la rivista Forbes, allora iscritta su tavole di marmo, era addirittura l’uomo più ricco della storia dell’umanità. E ha conservato il record: fosse vivo oggi, il suo patrimonio ammonterebbe a 170 miliardi di dollari, e Obama dovrebbe imparare il latino per chiedergli un prestito. La sua immensa ricchezza proveniva da corruzione, furti e ricatti, anche se lui sosteneva di non tenere nulla per sé: il denaro andava tutto al Partito (si riferiva a Marcio, il suo fedele amministratore, tempestivamente partito per il Lussemburgo). In un sogno ricorrente, Marte gli suggeriva di compiere saccheggi nelle terre dei Parti. Il dio intendeva la Persia, dove regnava il secondo piazzato nella classifica di Forbes, lo scià Miliar Dario, ma Crasso si svegliava sempre prima che riuscisse a spiegarglielo, e si rese odioso piombando in armi a tutti i party nel bacino del Mediterraneo. Catturato in battaglia, gli fu fatale l’oro fuso versatogli in bocca dai nemici: morì qualche ora dopo incastrato nel water dove cercava di recuperarlo. La palma della donna più facoltosa dell’epoca spetta a Cleopatra regina d’Egitto, arricchitasi con una linea di creme anti-age all’estratto di fegato, anche se non tutte le signore erano disposte a farselo estrarre con un uncino dalle narici. Le sue tinte per capelli ebbero grande successo fra le umili popolane anche grazie allo slogan «Perché io volgo».
MEDIOEVO
Secondo Forbes, che nei secoli bui diffondeva le sue classifiche per mezzo di cantastorie, il Paperone dell’epoca era l’imperatore di Costantinopoli, città leader nella produzione di bizantinismi, già allora molto apprezzati nel mondo politico romano. Ma intorno all’anno Mille nella top-ten dei ricconi apparve un industriale: frate Marchionno, abate-manager di Montecassino, centro leader per la produzione di pergamene istoriate. Il suo scriptorium era il più attivo dell’epoca grazie a un accordo siglato con i sindacati dei copisti, che sostituiva il comodo ma superato “ora et labora”, con il più produttivo “10 ore et labora”, senza nemmeno il permesso di andare al gabinetto (questo spiega come mai il «crampo dell’amanuense» non riguardasse tanto la mano quanto la vescica). Grazie ai lucrosi dividendi, Marchionno girava con saio di cachemire e viveva in un lussuoso eremo in Svizzera. Ma Billus Gateus, umile fraticello anglosassone, inventò che nel suo garage un nuovo sistema operativo; invece che in un papiro da srotolare, prevedeva una copertina contenente delle pagine. L’innovazione cambiò per sempre il mercato editoriale: finché si potevano usare come carta da pacchi, i testi scritti si vendevano anche fra il popolo, ma quando si capì che
bisognava leggerli la clientela si restrinse agli intellettuali.

Quest’anno l’8 marzo coincide con il Martedì grasso: più alto il rischio che la Festa della donna si risolva nella solita carnevalata. Ma per l’italiana media la tempistica della giornata delle mimose è già scritta. Vediamola.
Ore 6.30
La nostra eroina si sveglia in un letto coperto di fiorellini gialli, mentre il suo partner, improvvisamente giovane e muscoloso, esegue per lei uno strip da California Dream Man e poi le serve una sontuosa colazione. Lei capisce che si tratta di sogno solo quando lui le sussurra «E ho anche stirato la biancheria». Mentre lei prepara il caffè, come tutti i santi giorni, uno spot radiofonico annuncia la fantastica iniziativa per l’8 marzo di un negozio di intimi: sconti dell’8 per cento alle prime otto clienti che portano l’ottava misura.
Mentre va al lavoro accompagna i figli all’asilo, ma lo trova chiuso senza preavviso: «E’ ancora Carnevale, e ogni scherzo vale,» spiega un cartello. Chiede alla nonna se può tenerle i bambini, ma la signora sta partecipando al casting per lo spot per i pannoloni per anziane Senior Lady Dignity, slogan: «Direste mai che mi sto pisciando addosso?». Prova con la babysitter, una studentessa 20enne, ma ci sta già provando il suo professore. Si rivolge al suo compagno: una volta tanto potrebbe farsi dare un permesso lui per stare a casa con i bambini. Lui sospira: che bello se, invece di quel reportage sui padri norvegesi, lei si guardasse un bel porno.
Ore 9.30
E’ stata costretta a portare i figli con sé in ufficio: un vero guaio, perché per ottenere l’impiego ha giurato al suo capo di essere nubile, sterile e impossibilitata ad avere relazioni affettive in quanto iscritta ai Responsabili, sindrome che la rende ripugnante a chiunque. Per salvare la situazione, spaccia i bimbi per stagisti di statura molto bassa. Il trucco funziona: il maschietto viene subito adibito a portare il caffè e a badare alla stampante, la bambina viene invitata a cena dal capo.
Ore 13
Pausa pranzo, il menù del ristorante è ispirato alle conquiste delle donne: invece degli spaghetti alla puttanesca ci sono quelli alla ministresca, il petto di pollo è siliconato e al posto dell’arrosto c’è una nuvoletta di fumo. In compenso, oggi alla toilette anche le clienti donne hanno il diritto di pisciare sulla tavoletta del wc. Dalla tivù, Daniela Santanché dichiara di voler abolire l’8 marzo, in quanto «costoso, ridicolo e inutile». Molte avventrici osservano che, volendo abolire ciò che è costoso, ridicolo e inutile, si potrebbe cominciare dalla Santanché.
Ore 18
I suoi pargoletti si rifiutano di continuare la messinscena degli stagisti: anche dei bambini dell’asilo capiscono che lo stage è solo un modo per sfruttarti. Il capo, scoperta la truffa, licenzia tutti in tronco, tranne la bambina, che ha solo cinque anni ma, sostiene lui, possiede la dote più indispensabile a una segretaria: non ha problemi a stare sulle ginocchia di uomini molto più vecchi di lei. All’uscita dell’ufficio, una rom chiede l’elemosina con un neonato in braccio e un altro figlio per mano: uno dei pochi modi un cui in Italia si possono conciliare lavoro e famiglia.
Ore 20
La giornata è quasi terminata, e l'unico che l'ha chiamata per augurarle buona festa è il suo stalker di fiducia. Rapida sosta al supermarket per non perdere le grandi promozioni della Festa della Donna: la crema corpo che fa impazzire lui, il sugo pronto che piace tanto a lui, lo yogurt coi fermenti che fa andare di corpo lei, ma ha come testimonial la bonazza che fa sbavare lui. La nostra eroina si accontenta di un pacco di assorbenti con le ali: per ora sono le uniche ali che le donne italiane sono riuscite a conquistare.

Mentre sul leader beduino la tenda sta per calare definitivamente, i suoi numerosi rampolli si preparano a spartirsi la sua eredità più ingombrante: un colossale guardaroba di divise pacchiane che solo di naftalina costa milioni l'anno. Alcuni dei Gheddafi jr. sono già noti alle cronache italiane, ma i più interessanti sono ancora tutti da scoprire. Conosciamoli meglio!
MIRAMMAR GHEDDAFI
Nato dalla relazione fra Muammar e l'animatrice di un Club Mediterranée, sostiene che il futuro della Jamahiriya libica sia il turismo balneare: ormai è arrivata all'ultima spiaggia. La formula all-inclusive sarebbe superata: Mirammar ha realizzato i resort all-reclusive, pittoreschi bunker affondati nella sabbia, circondati di filo spinato, in cui il villeggiante può abbandonarsi all'ozio più completo, anche perché se fa un passo fuori si becca una mitragliata...
Ma scegliere il personale fra gli orgogliosi beduini del deserto non è stata una buona idea: sono così orgogliosi che se il turista gli chiede di rifargli il letto, lo sgozzano seduta stante. Mirammar ha appena inaugurato una serie di piscine all'aperto, erroneamente scambiate dai media per fosse comuni: «Macché cadaveri,» ha spiegato, «erano solo bagnanti che facevano il morto».
MONAMUR GHEDDAFI
Figlio del Colonnello e una ballerina del Crazy Horse, ha una solida fama di tombeur: le donne non riescono a dirgli di no perché è ricco, fascinoso e soprattutto perché le imbavaglia. Da vent'anni corre dietro a tutte le sottane d'Europa, come dimostrano le sue numerose love story con Guardie scozzesi, Evzones greci e monsignori cattolici. Tra i suoi flirt, Stefania di Monaco, che lo lasciò dopo aver scoperto che, malgrado l'aspetto, non era un domatore di leoni psicopatico, e Carla Bruni, alla quale ispirò la tenerissima ballata Cochon, ne me touche pas ou j'appelle la police. E' accertato che Monamur voleva la mano di Camilla Parker Bowles, ma non era una proposta di matrimonio; convinto che la donna gli avesse rubato i bagagli all'aeroporto, le augurava la pena islamica per i ladri.
MUAMMARCORD GHEDDAFI
Frutto dal matrimonio tra il Rais e la cassiera di un cineclub di Derna, fin da ragazzo ha il culto di Federico Fellini: è convinto che il maestro riminese in realtà fosse libico purosangue, e che tutti i suoi film, a dispetto delle apparenze, siano ambientati a Giarabub. In onore del suo mito, Muammarcord indossa sempre un cappello nero a larghe falde e una sciarpa bianca, e il suo passatempo preferito consiste nel radunare inermi cittadini sulla spiaggia, vestirli da clown e obbligarli con voce in falsetto a camminare in tondo suonando la tromba, oppure immergere giunoniche attrici in fontane di petrolio (l'acqua è razionata). Spera di aprire il suo paese all'Occidente per poter importare le tettone e le culone felliniane di cui la Libia per ora è sprovvista. L'Italia punta molto su di lui: è l'unico che potrebbe sbarazzarci per sempre di Sandra Milo.
VAMMORIAMMAR GHEDDAFI
Il più intrattabile della famiglia, ha ereditato il carattere irruento del padre e i tratti bruschi della madre, una pesciarola appartenente alla tribù dei Vattelapijàh. Per addolcirlo, il Colonnello l'ha inviato a studiare all'estero, esperienza da cui Vammoriammar ha tratto profitto: oggi sa insultare in diciotto lingue, bestemmia correntemente in arabo, latino, ebraico e giapponese ed è in grado di creare incidenti diplomatici con qualunque stato del sistema solare. Ha peraltro una grande capacità di mobilitare le masse panafricane: gli basta aprire bocca perché una folla inferocita lo insegua per tutto il continente. Ma ben pochi scommettono su di lui come prossimo leader, al massimo è candidabile al ruolo di controfigura di La Russa nei talk-show italiani.
MIDIAUNAMMAR GHEDDAFI
Figlio di Gheddafi sr. e della cinesina del Rabarbaro Zucca, è stato spinto all'alcolismo dagli imprenditori italiani: ansiosi di combinare affari, gli offrivano tutti giorni lauti pranzi e cene, e guai se non accettava un goccio d'amaro dopo il caffè. Oggi l'abitudine è diventata vizio, tanto che una clausola segreta degli accordi italo-libici prevedeva il pagamento di una parte dei danni di guerra in bottiglie di Genepì, e il nostro governo si è impegnato a costruire un liquorodotto che collegherà la villa di Midiaunammar alla fabbrica dello Jaegermeister. Potrebbe essere lui il successore del Rais: nei recenti disordini ha conquistato la fiducia del popolo neutralizzando con un rutto un intero squadrone di mercenari; quindi, balzato su un tank, ha arringato i cittadini con un discorso memorabile: «E se son pallida come una strassa, vinassa vinassa e fiaschi de vin». Sta di fatto che, fra tutti i Gheddafi, oggi Midiaunammar sembra quello meno ubriaco.

1984
Nasce a Buenos Aires col nome di Ana Maria Dolores Alejandra Pilar Felipa Catalina Margarita Lucia Belèn: a rovinare i suoi genitori non sarà la crisi argentina, ma i regali per gli onomastici. E’ la maggiore, e soprattutto la maggiorata, di tre figli, e ha lontane origini italiane: la famiglia materna è originaria di La Spezia, il che spiega il piccante charme della bimba: a un anno pubblicizza una marca di pannolini, ma risulta così sexy che il prodotto va a ruba nei sexy shop.
1990
La ragazzina si è già spogliata di tutti i suoi nomi di battesimo e tiene solo Belèn, che si toglierà unicamente in un video hot di cui si pentirà...
Simpatica ed esuberante, a scuola prende voti altissimi, ma solo nelle classifiche dei culi stilate dai compagni di classe. I professori le offrono lezioni private gratuite, ma Belèn si rifiuta: o la pagano, o non se ne fa niente.
2000
Nel pieno della recessione argentina, Belèn si diploma al liceo artistico (il preside non sapeva in che altro modo pagarle le ore come modella per nudo) e si iscrive a Lingue che, invidiose della sua bellezza, diventano presto Malelingue. Passa a Scienze dello Spettacolo, ma si annoia: l’unica scienza che serve a una bella ragazza per entrare nello spettacolo è l’anatomia, e la sua è già da trenta e lode.
2007
Malgrado gli sforzi, la sua fama resta fra pochi intimi: le mutande e i reggiseni che indossa come modella. Ovunque le dicono che una bonazza che non eccelle nel ballo né nel canto né nella recitazione non può sfondare, se non in un paese culturalmente sottosviluppato. Quando la tivù argentina trasmette uno spezzone di «Domenica in», Belèn capisce che è l’Italia la sua terra promessa.
2011
Dall’«Isola del Famosi» agli spot Tim, Belèn diventa l’oggetto del desiderio degli italiani, specie grazie a una condotta che lascia moltissimo a desiderare, e un mito per i bambini, che sui banchi di scuola imparano a calcolare l’area del triangolo ottusangolo formato da lei, Marco Borriello e Fabrizio Corona. L’attende un intenso dopo-Sanremo: la formosa argentina sarà protagonista in una fiction su Anita, la compagna dell’eroe dei due mondi. Titolo: «L’eroina coi due mappamondi».

1978
Nasce a Sassari dopo nove mesi di gestazione e mezz’ora di trucco. Figlia di un radiologo, anche se lei alla radio preferirà sempre la tivù, in sala parto ha già al suo attivo un calendario di ecografie sexy stravendute tra i feti maschi, varie sfilate di moda prenatale e un impegno da Embrioncina nel quiz «Pancionissima». A sei mesi il gossip la accredita come fidanzata di Cicciobello, voce poco fondata visto che almeno uno dei due partner è una bambola.
Anni ‘80
Scolara brillante (è già fidanzata con un noto gioielliere), Ely, malgrado la sua bellezza, non vuole giocarsi il futuro sull’aspetto fisico: «I fisici prendono uno stipendio da fame. Io aspetto come minimo un imprenditore»...
Intanto frequenta lezioni di danza, canto e portamento, disciplina indispensabile visto che la ragazzina presenta già una mandibola considerevole.
Anni ‘90
Iscrittasi al Classico perché attratta dal greco (Stavros Plutokratos, giovane armatore con lo yacht a Porto Rotondo), consegue la maturità con 90-60-90 e vola a Milano per tentare la fortuna nei casting, ma come attrice è così scarsa che viene scartata perfino ai provini di Pieraccioni. La sua vita cambia quando viene scelta come velina per «Striscia la notizia», dove il pubblico la trova non solo bella, ma colta e intelligente, a paragone dell’altra velina Maddalena Corvaglia.
2000
Si fidanza con Bobo Vieri, con il quale forma il prototipo della bistrattata coppia velina-calciatore (prima di allora gli assi del pallone, com’è noto, frequentavano solo docenti universitarie). I due sono inseparabili: Vieri, attaccante in campo, in amore è Attak e basta. Il rapporto finisce quando Ely scopre che Bobo ha le cifre 32 non solo sulla sua casacca, ma anche sulla voce “saldo” dell’estratto conto.
2011
E’ Hollywood a offrire alla Canalis il primo importante ruolo da attrice: deve recitare la parte della fidanzata-copertura di un noto attore segretamente gay in un ridicolo polpettone ambientato fra Hollywood e il lago di Como. «Uffa, ‘ste riprese durano da due anni,» si lamenta Ely in privato, «e ancora non ho capito se il film finisce che si sposano».

Grazie a Giuliano Ferrara, il governo Berlusconi tornerà sicuramente a volare alto: niente assomiglia a una mongolfiera come il direttore del Foglio. Ma il ritorno di Ferrara non sarà indolore: per ricostruire la credibilità del premier presso l’elettorato più conservatore e le gerarchie vaticane, l’Elefantino ha riformato l’agenda presidenziale all’insegna della devozione e della morigeratezza. Ecco una giornata-tipo.
Ore 5
Il Cavaliere viene svegliato all’alba a Palazzo Grazioli da un prete con l’ostia in mano: come spiega Ferrara, la Chiesa vieta a un divorziato di accostarsi ai sacramenti, ma se sono i sacramenti ad accostarsi al divorziato è okay. La camera da letto del premier ha subito un profondo restyling: al posto del famigerato lettone di Putin c’è una dura branda monacale, affiancata da un inginocchiatoio per Sandro Bondi...
Ma Berlusconi ha imposto a Ferrara di rimuovere dalla parete il crocefisso: «Lo conosco, quello è un amico della magistratura rossa, in tribunale sta sempre vicino ai giudici». In compenso Ferrara ha fatto rimuovere dodici statue di ninfe a seno nudo presentate da Berlusconi come un regalo del governo greco, dopo aver scoperto che si trattava di escort russe ricoperte di cerone bianco.
Ore 8
Berlusconi si immerge nello studio della stampa internazionale, ma la mazzetta di giornali stranieri approntata da Ferrara non lo soddisfa: mancano «The Fuckonomist», «Orges du monde» e «Tetas Gigantes». Per svagarsi, il Cav, telefona di nascosto alla fida Nicole Minetti per organizzare una seratina bunga-bunga ad Arcore, ma gli risponde un canto gregoriano: su ordine del suo implacabile spin-doctor, la Minetti è stata rinchiusa nel monastero delle Ancelle Penitenti della Madonna Addolorata e starebbe per prendere i voti. Il premier è dubbioso: «Se non la sponsorizzo io, quella di voti non ne prende nemmeno uno».
Ore 11
Ispezione della nuova mise ferrariana delle deputate Pdl: tacchi bassi, gonna a pieghe, camicetta accollata, cervello ben lavato. Ma Daniela Santanché si rifiuta di rinunciare agli zigomi autoreggenti, e ci vuole tutta la persuasione di Ferrara per convincere Michela Brambilla che portare le mutande non significa automaticamente passare con i finiani.
Ore 13
Per ritrovare la grinta del ‘94, Ferrara consiglia al suo illustre pupillo di impegnare la pausa pranzo ripassando i classici del liberalismo. Berlusconi in pausa pranzo preferirebbe ripassarsi un paio di deputate, tanto lui il principio della «mano invisibile» di Adam Smith lo conosce benissimo: consiste nel palpare il culo a una donna e dire che è stato Adam Smith. I due raggiungono un compromesso: il premier si ripasserà le due deputate, ma queste dovranno portare maschere con le fattezze di Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Ore 15
Nuovo compito per Berlusconi: «Scrivi una lettera al Corriere della Sera in cui ribadisci che per produrre ricchezza c’è bisogno di una nuova scossa». «Dev’essere almeno del nono grado Richter,» precisa il premier nella missiva, «per arricchire gli imprenditori è un rimedio infallibile, come dimostrano gli appalti per la ricostruzione in Abruzzo.» Al termine Ferrara legge a Berlusconi brani della vita di San Bernardo, ma vedendo che il premier sta per crollare dalla noia, ripiega sulla più avvincente vita di Santa Bernarda.
Ore 18
Rinfrancato nella fede, il Berlusconi Ferrara-style è pronto per il prossimo impegno: intervenire a un convegno all’Università pontificia sugli embrioni congelati. «E’ sacrilego mescolare embrioni con gelati» tuona il premier, «vanno tenuti su ripiani diversi del frigo, se non vogliamo si ripeta il recente caso della lesbica 60enne che ha partorito un Magnum». En passant, il presidente del Consiglio si impegna ad abolire l’aborto, il divorzio, la pillola e il meteo satellitare: il tempo va previsto solo col metodo naturale Frate Indovino-Knaus. Il Vaticano applaude.
Ore 20
Cena a Palazzo Grazioli, abolito l’intrattenimento frivolo: Ferrara ha sostituito il menestrello berlusconiano Michele Apicella con Franz Joseph von Hammerkrapfen, Mastro Organista della cattedrale di Norimberga e amico personale di papa Ratzinger, e, al posto delle solite squillo, d’ora in poi ad allietare le serate saranno i giornalisti del Foglio al gran completo. Berlusconi comincia a domandarsi se non sia preferibile consegnarsi ai giudici.

Una cosa è certa, Nicole Minetti non è «una maitresse da quattro soldi»: poverina, chi non gliene darebbe almeno sei, con tutto il mazzo che si fa? Ma per assurgere nel Pantheon delle mezzane ci vuole ben altro, come si desume dalle biografie di alcune tra le figure più luminose nella storia del meretricio.
DONNA DI MACRO’-MAGNON
Viene così chiamato lo scheletro rinvenuto di recente in una caverna dei Pirenei: a far intuire che si trattasse della prima maîtresse della storia furono il reggicalze di pelo di mammut e il numero di cellulare di Silvio Berlusconi inciso sulla parete della grotta. La prostituzione era nata subito prima della scoperta del fuoco: furono infatti le battone preistoriche ad accendere il primo falò, per riscaldare le fredde notti sui marciapiedi del Paleolitico. Ma le ragazze di madame Macrò-Magnon non vendevano sesso: l’homo sapiens viveva in orde dove nudità, stupri e orge erano routine, e per il cavernicolo la massima trasgressione era frequentare una donna solo per giocarci a sudoku. La prestazione della prostituta veniva pagata con un cervo (di qui l’espressione “fare le corna”)...
La Macrò-Magnon probabilmente gestiva una caverna a ore, ma probabilmente aveva anche altre fonti di sostentamento: secondo i paleontologi sarebbe stata sorpresa dall’ultima glaciazione mentre si stava recando a una riunione del Consiglio regionale.
MARCIA RUFIANA
Tenutaria del lupanare più frequentato dell’antica Roma, nelle sue lussuose sale si incontravano tutti i Vip dell’Urbe (fu in questo contesto che Cesare pronunciò per la prima volta la famosa frase “Anche tu, Bruto, figlio mio?»). Odiata dall’austero Catone perché applicava tariffe ridotte a studenti e legionari ma non ai filosofi stoici scapoli, Marcia non arruolava volgari prostitute, ma attrici in carriera e danzatrici in cerca di un ingaggio, perché a differenza delle professioniste del sesso, erano veramente disposte a tutto. Divenne amica di artisti e scrittori: fu lei a convincere Virgilio che un poema sulla sodomia fra gli eroi omerici intitolato Aneide non sarebbe mai stato adottato nei programmi scolastici, ed era meglio correggere qualcosa. Secondo i Cristiani il bordello di Rufiana riassumeva il peggio degli dèi pagani: le sue prostitute erano baccanti giunoniche, gioviali, afrodisiache e sessualmente vulcaniche. La maitresse, pentita, si convertì, promettendo che nel suo locale d’ora in avanti avrebbero lavorato solo figlie di Maria, le prime a darla via.
PU TAN
Leggendaria cortigiana nella Cina del XV secolo, iniziò la carriera come prostituta di corte, ma ben presto fu promossa a responsabile del bordello imperiale per aver guarito da un fastidioso problema di eiaculazione precoce il principe Dura Ming. Esperta di taoismo, Pu insegnava alle sue ragazze che il sesso è ricerca dell’armonia fra yin, yang e yuan, e che l’uomo è l’altra metà del cielo - quella che non resta incinta. Marco Polo, che frequentò il suo locale, fu così entusiasta dell’ambiente da dedicare a Pu Tan un intero capitolo del suo Milione. «Che taccagno,» commentò la maitresse, «si era detto almeno mezzo Milione». L’imperatore, che le era affezionatissimo, alla sua morte pretese che nella propria tomba fossero seppellite le effigi in terracotta di Pu e delle sue ragazze al completo, ma il progetto fu abbandonato perché i soldati dell’esercito di terracotta di Xian uscivano tutte le notti per andare a trovarle, e tornavano a pezzi.
GONE O’RHEA
Cresciuta nel quartiere a luci rosse di New Orleans, Gone credeva fermamente nel “destino manifesto”, dottrina secondo cui le prostitute Usa dovevano allargare la clientela oltre le Montagne Rocciose fino al Pacifico. Il suo bordello di Tucson, una delle leggende del vecchio West, accontentava tutti i gusti: c’erano donnine allegre per i cow-boy, puledre compiacenti per i loro cavalli e tangenti formose per lo sceriffo. Unico punto debole, l’igiene: nelle camere giravano piattole così grosse e agguerrite da mettere in fuga il Settimo Cavalleggeri, e il tipico ritmo saltellante della musica suonata nel saloon si doveva alle pantegane che correvano sù e giù sulla tastiera. La vecchia Gone fu costretta a chiudere quando gli avventori scoprirono che le strisce bianche, rosse e blu che si ritrovavano sul pisello alla mattina non erano un omaggio alla bandiera americana, ma una brutta forma di scolo. Però gli indiani la considerarono sempre un’amica: aveva steso più visi pallidi lei di tutte le tribù Apache.
WANDA FLANELLA
Indimenticabile maîtresse degli anni Cinquanta, nella sua «maison», poi chiusa dalla legge Merlin, è passato il fior fiore dell’intellighenzia italiana, che ne rimase segnata per sempre: ancora oggi sono molti gli intellettuali che vivono di marchette. In realtà Fellini e Montanelli, che ricordavano con struggente nostalgia le ore passate dalla Wanda, non avevano capito che si trattava di un bordello: credevano fosse una trattoria in cui le cameriere giravano in mutande perché non funzionava il ventilatore. «Del resto anche loro mica sembravano clienti,» ricorda la Wanda, oggi centenaria, «così magri e male in arnese avevano più l’aria di barboni: altro che scopare, gli davo un bagno e una minestra gratis. Sfido che poi hanno sentito la mia mancanza». Oggi il ministro Bondi ha finalmente colmato il vuoto lasciato dalla Merlin nella cultura italiana: sono due anni che sta andando a puttane.
«Il solito trucco per diffamare la Lega»: così Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione, ha reagito alle accuse di aver abolito con un tratto di penna la legge contro le adulterazioni del 1962. «Il fatto è che avevo lasciato il lanciafiamme a casa,» ha spiegato il ministro padano, «e con la penna più che un tratto non so fare. Comunque era una legge superata: grazie alla nuova norma sull'etichetta obbligatoria, tutti i veleni contenuti negli alimenti dovranno essere stampati sulla confezione, e poi coperti obbligatoriamente con un'etichetta.» Le dispense degli italiani saranno finalmente l?immagine del Parlamento, con pollastre gonfiate, mele marce e scamorze di dubbia origine. Per non parlare di alcuni graditi ritorni.
MOZZARELLE BLU
Bandite per qualche mese, saranno riabilitate, benché non sia ancora chiara la causa dell?insolito cromatismo. Alcuni osservano che chiunque diventerebbe cianotico dopo aver passato mesi chiuso in una busta di plastica; secondo altri, correggere il bianco con una tinta azzurra è il tipico vezzo delle mozzarelle ultrasettantenni...
Ma l'ipotesi più accreditata attribuisce il fenomeno allo Scylipotius Chameleon, microrganismo che prospera nell'acqua torbida, noto per gli imprevedibili cambi di colore, specie in concomitanza della rata del mutuo. Finora la mozzarella blu, anche se ottenuta da latte diluito con acqua infetta, ha ucciso nessuno: a causa del suo intenso aroma di esche vive le cavie svengono prima di riuscire ad assaggiarla. Ma a scontentare le signore chic è soprattutto quella mezzatinta celestina, che fa a pugni con il rosso pomodoro o il verde lattuga. Per loro c'è una buona notizia: una nota azienda casearia allungando il latte con gli scarichi di un'industria chimica, sta ottenendo mozzarelle di un elegante nero che sta bene su tutto. Ecco la composizione del nuovo prodotto: Aqua, Glycerol, Calderol, Cancerol, E143, E325, A14 (code a tratti).
VITELLO AGLI ORMONI
Via libera anche alle frattaglie bovine, messe al bando dai tempi della «mucca pazza». Secondo il ministro Calderoli la prevenzione del morbo è già normata dalla legge Basaglia, secondo cui le carni «pazze» non devono essere isolate, ma tenute in casa o, nei casi più gravi in apposite stalle con le pareti imbottite. Fra l'altro oggi l'encefalopatia spongiforme è sempre meno diagnosticabile: quando un giovane presenta dei buchi nella materia grigia cerebrale, è difficile capire se la causa è il morbo della mucca pazza o la riforma Gelmini. Grazie a Calderoli cadono inoltre i divieti per le carni agli estrogeni, che permetteranno a tanti ragazzi italiani di avviarsi inmodo graduale e indolore fin dalla pubertà alla professione di trans, l'unica sempre più richiesta dal mercato del lavoro.
VINO AL METANOLO
Torna nelle cantine un grande classico della frode alimentare all'italiana, indimenticabile soprattutto per le vittime alle quali dal 1986 non sono ancora stati riconosciuti i risarcimenti. Fino ad allora, infatti, per alzare la gradazione del vino, si usava alcol metilico, di solito impiegato per le vernici; la cosa era tanto risaputa che in osteria gli avventori, anziché un dito di rosso, chiedevano due mani di bianco. Ma in forti dosi, il metanolo provocava cecità, alterazione mentale e morte cerebrale, effetti oggi ottenibili solo con la visione di una puntata di Kalispera. L'enologia italiana attende revival dei fratelli Ciravegna, i principali protagonisti dello scandalo metanolo, oggi tranquillamente tornati alla loro attività vinicola e pronti a rilanciare in grande stile il loro prodotto associandolo a un testimonial prestigioso, Andrea Bocelli. Grazie all'abolizione della legge anti-sofisticazioni verrà sdoganato anche il falso Brunello di Montalcino, tornato alla ribalta con lo scandalo Ruby: Emilio Fede e Lele Mora sarebbero accusati di aver presentato a Silvio Berlusconi alcune bottiglie attribuendo loro vent'anni di invecchiamento, mentre ne avevano sì e no sedici.

Scandalo a Camelot: l’integerrimo paladino della Tavola Rotonda aveva aperto un conto in Svizzera per sfuggire ai draghi del fisco di Re Artù. Ma nella lista di esportatori di capitali fornita da Hervé Falciani, l’impiegato della HSBC diventato il Julien Assange del segreto bancario, c’è proprio di tutto. Attrici, aristocratici, industriali e tanti, tanti insospettabili. Eccone alcuni.
I SETTE NANI
La lista Falciani fa luce sul mistero meglio custodito del mondo delle fiabe: dove sono finiti i sacchi di pietre preziose scavate dagli amichetti di Biancaneve? Un brutto giorno il malvagio Ministro delle Finanze Crimildo, dotato di uno specchio magico che gli spifferava dov’erano gli evasori più spudorati del reame, scoprì che Brontolo e fratelli avevano immense ricchezze non denunciate. Andò così a bussare alla casetta del bosco, per scoprire che vi lavorava una colf minorenne, bianca come il latte, rossa come il sangue e pagata in nero come l’ebano. Ma I nani avevano già messo al sicuro a Ginevra diamanti, smeraldi e rubini; l’incarico era stato affidato all’insospettabile Cucciolo, l’unico dei sette che, in quanto muto, riusciva a non cantare continuamente «hey-ho» mentre camminava, rischiando di ritrovarsi alle calcagna tutti i gabellieri della Foresta nera.
L’ORO DEGLI ANARCHICI
Addio Lugano? Sì, ma solo dopo aver depositato bauli di banconote in caveaux compiacenti. Falciani distrugge il mito romantico dei padri dell’anarchia: dietro le barbe incolte e i cravattoni alla Lavallière di Malatesta e Cafiero c’erano in realtà scaltri e facoltosi imprenditori che accettavano una scomoda messinscena pur di non pagare un centesimo di tasse. Del resto gli stessi fondatori del movimento, Bakunin e Kropotkin, erano nobili russi tartassati dagli esattori zaristi, e più che la borghesia, a loro interessava abolire l’anagrafe tributaria: i ponderosi tomi di opere come «Stato e anarchia» erano scavati all’interno per portare all’estero mazzette di rubli non dichiarati. Alla luce delle rivelazioni di Falciani va riletta anche la tragica vicenda di Sacco e Vanzetti, giustiziati a Boston per aver organizzato uno sciopero fiscale di miliardari.
JHERRI MAC IRPEF
I western all’italiana hanno reso ricco il compianto Sergio Leone, ma anche il meno noto Calogero Maccaroni, alias Jherri MacIrpef, inventore del genere fiscal-western, imperniato sull’epica lotta fra pistoleri no-tax e il Settimo Finanzieri. Fra i suoi titoli più noti, Arriva Sartana, carica la pistola e scarica l’Iva, Sette commercialisti per i MacGregor, Condono tombale a Dodge City e «l mio fiscalista si chiama Winchester 75, veri e propri must negli oratori dell’operosa provincia italiana, che negli anni Settanta hanno influenzato generazioni di futuri imprenditori. Per occultare subito i guadagni in una banca discreta, MacIrpef girava direttamente i suoi film in un giardino pubblico nel centro di Ginevra, il che spiega perché i cavalli dei cowboy erano così piccoli e giravano in tondo, e nelle scene di sparatorie in secondo piano c’era sempre un tizio che potava una siepe.
WALTER VELTRONI
E’ il vero scoop della lista Falciani: sarebbe nascosto in una cassetta di sicurezza il mirabolante documento che raccoglie le idee del Pd per salvare l’Italia. Spunti così geniali e innovativi da aver spinto a suo tempo Walter Veltroni a nasconderli, in attesa di tempi più maturi, in un luogo insospettabile. Massimo D’Alema difende l'eterno rivale: «Perché avrebbe dovuto andare fino in Svizzera? Il luogo più insospettabile dove nascondere un’idea geniale è la sua testa». Intanto al Botteghino c’è chi parla di candidare Falciani alle primarie, ma su di lui pesa il veto dei cattolici del Pd: «Chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù, va laggiù da quell'ometto che si chiama diavoletto».

Restituire Ronaldinho al Brasile non è bastato al premier per riportare in patria Cesare Battisti, l'ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo, più noto come Pac-man. Per questo Berlusconi ora conta sui buoni uffici della showgirl spagnola, che in passato gli ha già rimandato a casa un pregiudicato: suo fratello Paolo, con cui era fidanzata. Ma per un ex terrorista in via di rimpatrio, ce ne sono ancora molti a spasso per il mondo: ecco le richieste di estradizione più urgenti.
DINO OPPIS
Spietato stratega del terrore, come ideatore di sigle è una frana: nel 1971 fonda i Comunisti Uniti Liberazione Operaia (CULO), il Movimento Estremista Rivoluzionario D’Azione (MERDA) e le Brigate Antimperialiste Leniniste Lotta Extraparlamentare (BALLE), gruppi che non salgono mai agli onori della cronaca perché la Rai e i giornali non hanno ancora sdoganato le parolacce. Condannato per turpiloquio contro i poteri dello Stato, espatria a Londra, ma non perde l’infelice gusto negli acrostici, come dimostra l’insuccesso della sua linea di prodotti dolciari italiani, la Sweet Homemade Italian Taste (SHIT). Il governo chiede da anni il suo ritorno in Italia, dove attendono ancora giustizia le sue vittime: centinaia di poveracci che per aver scritto «culo» negli anni Settanta si sono beccati cinque anni di galera come fiancheggiatori di Oppis...
LABARO BISCONTIN
Neofascista padovano, appassionato di cultura giapponese, è accusato di aver confezionato gli ordigni usati nelle stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia e Italicus: i candelotti di tritolo erano avvolti nel riso bollito e in una striscia d’alga nori. Ma non lo rivedremo mai in Italia: diventato cittadino nipponico, Biscontin ha assunto il nome giapponese di Inomeciapa Maipiù ed è diventato un apprezzato disegnatore di manga: fra i suoi titoli più noti, «Freda&Ventura, due fasci nella pallavolo», «Kiss me Licio», «Nar-Uto» e l’esaltante «Dragonball Gladio». Improbabile che Tokyo conceda l’estradizione di Biscontin, però non è escluso che torni come ospite d’onore a Lucca Comics.
SEPP HINTERUBERL
Secessionista altoatesino degli anni Sessanta, due metri per 150 chili, si specializza nell’abbattere tralicci dell’Enel investendoli con gli sci. Venne acclamato come kamikaze dell’irredentismo, finché non si scopre che è solo uno sciatore ciccione molto imbranato. Arrestato, evade nascondendosi in un enorme Knodel realizzato con il pane della mensa carceraria per tornare nella sua Ortisei, dove vive tuttora: è così convinto che l’Altoadige non sia Italia che crede di trovarsi già all’estero. A non concedere l’estradizione di Sepp è sua moglie Gretli: «Ach, dofe io trofa altro Knodel così krosso?» E’ stato presentato un appello in favore di Hinteruberl; tra i firmatari Shrek, lo Yeti ed Erminio Boso.
GALLIENO MERCURIALI
Ladro di professione, nel 1974 abbraccia la politica solo per sfilarle meglio il portafoglio. La sua prima rapina da terrorista è un disastro: nella formula di rito «questa è un’azione di autofinanziamento per l’insurrezione proletaria che abbatterà lo stato imperialista delle multinazionali nella prospettiva dell’abolizione della proprietà, ecc. ecc.» manca il «mani in alto», e i cassieri chiamano tranquillamente la polizia. Mercuriali ripara a Parigi, nella famigerata scuola Hyperion, da cui viene scacciato per aver borseggiato il Grande Vecchio. In compenso le dame intellettuali vanno pazze per lui, che in cambio di un pasto è pronto ad attribuirsi tutti i delitti delle Br, dei Nap, di Prima Linea e degli Alunni del sole. In realtà pare non abbia ucciso nessuno, e che la lunga scia di sangue che si porta dietro sia solo la conseguenza di una barba fatta troppo in fretta. Ma non ditelo a Carla Bruni, se no ce lo rimanda subito.

Ha ragione Pietro Ichino: quello di Mirafiori è un buon accordo. Ha un solo difetto: servirà a produrre più auto Fiat, di cui nessuno sente il bisogno, nemmeno in Italia. Allora lasciamo a Mirafiori le cose come stanno e, per non sprecare un'intesa così ben fatta, applichiamola ad altre categorie da tempo bisognose di nuove regole. I giuslavoristi più illuminati hanno già tracciato alcuni scenari.
PARLAMENTARI
Grazie alle nuove tecnologie, il lavoro di deputati e senatori non è più usurante come negli anni Cinquanta, quando si votava alzando la mano o infilando faticosamente schede nell'urna. Pertanto Camera e Senato possono essere accorpati in una newco con un orario di nove ore per sei giorni lavorativi, nel quadro di una futura joint venture fra Parlamento italiano e Bundestag tedesco. Più che un attentato alla salute dei parlamentari, lo sarebbe per la salute degli italiani, se pensiamo a quanti danni potrebbe fare l'onorevole Scilipoti costretto a legiferare dal lunedì al sabato. La Federcasta sembrava disposta a discuterne, finché non si è accorta che si parlava di sei giorni lavorativi alla settimana, e non all'anno...
ESCORT
Grazie alle nuove tecnologie, la prostituzione non è più usurante come negli anni Cinquanta, quando i preservativi li produceva la Firestone e l'ardore dei settantenni andava risvegliato artigianalmente, senza l'ausilio di pillole blu. Questo tuttavia ha determinato un aumento spropositato dell'orario delle battone, che per soddisfare la domanda del mercato in certi casi sgobbano ben oltre le quaranta ore settimanali, senza contare gli straordinari malpagati, come sorbirsi le lezioni di Islam di un autocrate libico vestito da Sceicco bianco o l'ascolto forzato di un vecchio barzellettiere pelato. L'adozione da parte delle lavoratrici del sesso dell'intesa di Mirafiori, con riduzione di orario, rotazione dei turni di notte e aumenti di stipendio, sarà un passo avanti, anche se già la Federpapponi lamenta di essere stata scavalcata.
PUBBLICITARI
Grazie alle nuove tecnologie, il lavoro dei creativi non è più usurante come ai tempi di Mad Men, quando le campagne venivano concepite in riunioni no-stop a base di caffè e sigarette. Il computer, la rete e soprattutto il crollo dei prezzi della cocaina hanno reso tutto più facile e veloce. L'accordo di Mirafiori, che sostituisce la pausa di quaranta minuti per turno con tre pause di dieci, recepisce l'esigenza del copy moderno di scappare periodicamente in bagno per una riga corroborante; ora è obbligato a pipparsi tutto in un'unica pausa troppo lunga, sicché, quando torna in riunione, l'effetto è finito e il copy, in depressione da astinenza, inventa cose tipo l'ultima campagna Mercedes («al diavolo le conference-calls, i social network, il sushi del venerdì sera»), chiaramente frutto della mente di un pubblicitario milanese dissociato. Ovviamente la Federpubblicitarimilanesidissociati è in stato di agitazione.
LOGICI MATEMATICI
Grazie alle nuove tecnologie, il lavoro dei logici matematici è molto più usurante di una volta, perché sono quelli che devono inventarle. Risultato, non hanno più tempo per escogitare divertenti paradossi logici alla Bertrand Russell. Gli accordi Marchionne-style vengono loro incontro proponendo il «paradosso del sindacato escluso», che suona così: l'organizzazione che non ha firmato un accordo non può scioperare contro di esso. Può farlo solo se l'ha firmato; ma se l'avesse firmato, significherebbe che l'accordo gli sta bene, dunque non sciopererebbe. Un dilemma che promette di impegnare i logici più del paradosso del barbiere e di quello del bibliotecario ? inevitabili le rimostranze di Federbarbieri e Federbibliotecari.

Da trent’anni è protagonista delle cronache politiche. Ma dopo la sua scelta di «opposizione costruttiva» al governo Berlusconi, Pierferdinando Casini è diventato protagonista anche del folklore popolare. Un’equipe di antropologi impegnata in Abruzzo ha scoperto che la figura dell’aitante leader cattolico, insidiato dal premier con mille seducenti tentazioni volte a conquistarne l’appoggio politico, ha sostituito nel repertorio dei cantastorie il tradizionale sant’Antonio avversario del demonio. Gruppi di rustici cantori itineranti, muniti di zampogne e chitarre, attraversano le borgate intonando stornelli che inneggiano alla strenua resistenza dell’ex presidente della Camera, l’unico in grado di rintuzzare le avances del diabolico Cavaliere. «Il difficile è usare questo ridicolo dialetto,» confessa uno dei cantastorie, che nella vita è professore associato di Tradizione musicale centro-mediterranea. «Nessuno lo parla più, nemmeno nei villaggi più sperduti, e i vecchi contadini ci pregano di tradurre il testo in italiano, o corrono a cercarlo su Internet.
Per non parlare delle zampogne, ormai completamente obsolete. Le contadine più anziane le scambiano per borsette di Dolce e Gabbana». Voglia di rinnovare l’antica musicalità abruzzese? «Veramente no,» confida un altro cantore, ricercatore di Storia del canto popolare presso un ateneo italiano, «è che dopo l’esibizione i contadini ci regalano vino, salami e prosciutti che con il nostro stipendio all’Università non potremmo mai permetterci.» Vi proponiamo alcuni degli stornelli più graditi: saranno una simpatica alternativa alle solite carole natalizie.

Gli osservatori sono unanimi: nell’ultimo scorcio dl 2010 ad animare il commercio, più che lo shopping natalizio, è la corsa all’acquisto dei parlamentari in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre. Fiutata la tendenza, aziende italiane e multinazionali straniere stanno lanciando sul mercato modelli di deputati per tutte le tasche, i gusti e le età. Ecco le proposte più utili e originali.
BEGHELLI
Il tuo premier è anziano e la sua maggioranza non è più autosufficiente? Hai paura che il governo possa cadere nel bagno e non riesca a chiamare aiuto? Con il Salvagoverno Beghelli puoi dormire tranquillo: è un parlamentare pratico e compatto, alloggiabile in qualunque partito, piccolo o grande, di sinistra o di destra. Dotatodi efficientissimi sensori collocati sulle mascelle, il Salvagoverno riesce ad avvertire puzza di crisi a dieci chilometri di distanza, e la segnala con un allarme acustico percepibile anche dal più imbambolato dirigente del Pd. Una volta in aula, qualunque sia il suo schieramento, basta inserire la funzione “Pionati” e vota la fiducia al governo o al massimo si astiene. E al mese ti costa solo come un arata del mutuo! Salvagoverno Beghelli, e il tuo esecutivo muore solo quando lo vuoi tu!
MATTEL
Bionda, sorridente, glamorous, con più curve di Barbara Matera e più cervello di Michela Brambilla, Barbie Deputata farà vivere anche alle bambine il sogno più bello: assicurarsi una lauta pensione dopo soli due anni di Parlamento! Grazie alla schiena pieghevole, ai piedini in due scarpe e a un guardaroba di gabbane firmate intercambiabili, Barbie Deputata è la compagna di giochetti ideale, nella tua Camera o nel tuo Senato. Presto! L’onorevole Barbie è attesa a Montecitorio, dove il suo voto è il più desiderato. E dopo, una serata romantica con il suo Ken Bocchino… Accessori compresi nella confezione: pupazzo di Silvio Berlusconi a grandezza naturale, tailleur per le sedute in aula con disegno di legge in tinta e portaborsette coordinato, vestitino nero e trucco leggero per i party a palazzo Grazioli. Auto blu acquistabile separatamente, a spese del contribuente italiano. In vendita anche nella versione Barbie Deputata Europea (in bikini).
BERETTA
Difendi la tua poltrona e quella dei tuoi cari con il Grassano 7.65, ultimo nato tra i pistola di casa Beretta (7.65 non è il calibro, mail numero dei suoi neuroni). Progettato in Padania, il Grassano unisce l’eccellenza leghista nello spararle grosse all’infallibilità berlusconiana nel puntare all'arricchimento personale, due caratteristiche che fanno di quest’arma la preferita dai franchi tiratori. Il segreto della sua efficienza? Un processo pendente per truffa aggravata che lo aspetta subito fuori da Montecitorio: non c’è da stupirsi pur di restare in Parlamento il Grassano 7.65 spari tutte le sue cartucce, voto di fiducia compreso.
GILLETTE
Il primo voto fa il contropelo al governo, il secondo lo accarezza: è il doppio taglio di Gillette Scilipoti Fusion, il nuovo deputato bifronte che assicura una faccia liscia come il culo e offre prestazioni mai viste prima in un parlamentare usa e getta. A primavista sembra un tagliente e affilato peone dell’Italia dei Valori, pronto ad abbattere un governo asfittico e inutile alla prima occasione, ma, come dice il nome, la specialità di Scilipoti è fondere i propri interessi personali con quelli del Pdl. Infatti basta ricordargli le sue sette case pignorate e i 200mila euro di debiti, e lo Scilipoti Fusion, grazie alla sua innovativa coscienza girevole, s itrasforma in un efficiente berluscones che tonifica la pelle dell’esecutivo con un trattamento di agopuntura e un prezioso voto di fiducia. Governare è una barba, mantienila con Gillette Scilipoti Fusion, il meglio di un premier.
E’ italiano il barbiturico preferito nei bracci della morte americani. A fornirlo è la Hospira di Liscate, un’azienda lombarda che contende agli studi Mediaset di Cologno Monzese il record nazionale nella produzione di anestetici. Una vergogna? «Anzi, è la prova del nostro impegno contro la pena capitale,» ha replicato il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, «interrompere la produzione del Pentotal infatti significherebbe condannare a morte un’azienda». Diremo di più: il successo oltreoceano del veleno di Liscate è un incoraggiante sintomo della ripresa del «made in Italy». Un’iniezione di fiducia, insomma.
HOSPIRA E AMMIRA
Ricco bouquet di profumi, retrogusto di mandorla amara e quella nota di sodio tiopentale che gli ha conquistato quattro teschietti sulla rivista specializzata «Poison Spectator»: ecco perché il Pentotal Hospira Vqprd è un must per i boia statunitensi. «I condannati a morte sono diventati molto esigenti,» spiega Kevin Needle, chimico-sommelier del carcere di Stato del Kentucky, «non si lasciano più iniettare l’anestetico della casa o quello del supermercato, magari adulterato con zolfo o metanolo...
Prima di morire vogliono leggere l’etichetta, annusare il tappo, guardare controluce la siringa. I più raffinati ci chiedono anche se abbiamo una lista dei barbiturici». Ma per Needle è importante anche l’abbinamento giusto; il Pentotal Brut è perfetto con i crimini sessuali, il Rosé è amatissimo dalle signore, l’Amabile si sposa a meraviglia con i delitti passionali, e il Passito è ottimo per chi viene giustiziato a molti anni dal delitto. Ma dev’essere Pentotal italiano: un pluriomicida, accortosi che quello che gli veniva somministrato era di provenienza francese, si è alzato dal lettino e ha chiesto la sospensione dell’esecuzione: «Non voglio arrivare all’altro mondo con il mal di testa.»
SCOPPIA LA MODA
Gli Stati Uniti non sono i soli a pensare che uccidere italiano sia un segno di distinzione. In Afghanistan le mine anti-tank «made in Italy» sono lo status symbol del talebano chic per la raffinatezza dei dettagli e l’armoniosità della detonazione. E in alcune cantine di Kabul alcuni fortunati conservano decine di esemplari di mine antipersona prodotte a Brescia. «Peccato che abbiate smesso di farle», sospira un collezionista. «Erano così eleganti. Si capiva subito se un bambino si era storpiato saltando su una mina italiana: zoppicava con più stile.» Fortunatamente il penultimo governo Berlusconi ha tagliato i fondi per lo sminamento dei Paesi infestati dagli ordigni italiani: sarebbe stato un peccato sprecare manufatti nazionali ancora tanto apprezzati che all’ultima asta di Kandahar il prezzo all’etto di una mina bresciana stagionata ha raggiunto quello del tartufo di Alba.
QUATTRO SASSI NEL DELIRIO
La verità è venuta a galla grazie a un video di Amnesty International che documenta la lapidazione di un’adultera in Iran: su una delle pietre si vede, scolorita ma distinguibile, la testa di un gladiatore, un’altra è un frammento di un capitello corinzio. Proprio così: il «dernier cri» nelle teocrazie islamiche è lapidare le adultere con sassi provenienti da Pompei. I ripetuti crolli verificatisi nel sito archeologico sarebbero la conseguenza del continuo furto di ciottoli da parte di turisti iraniani e sauditi. Secondo i mullah l’eruzione del Vesuvio fu la punizione di Allah per la dissoluta e lussuriosa città campana, e pertanto i suoi reperti sono il proiettile più adatto per punire le musulmane che seguono le orme di Poppea e Messalina. «E’ così,» ammette un turista iraniano, «ma c’è anche un altro motivo: in tutto il Medio Oriente le rovine antiche sono custodite molto meglio e non puoi portar via nemmeno un sasso. Siamo musulmani, però i nostri monumenti li trattiamo più da cristiani di voi».

Il 29 aprile prossimo Kate Middleton sposerà il principe William d’Inghilterra. Tanto per portarle fortuna, il giovane le ha regalato l’anello di fidanzamento di sua madre Diana: speriamo che Kate sia una ragazza con le palle, perché dovrà toccarsele molto spesso. Di sicuro ha dei numeri: è riuscita ad accalappiare lo scapolo più ambito d’Europa strappandolo a un nugolo di agguerrite rivali. Ecco le più temibili.
FIFINELLA OF THE MANORS
Era la candidata preferita da nonna Elisabetta: alta, sportiva, impeccabile pedigree, gambe nervose, due vittorie consecutive ad Ascot e ad Epsom. Più dubbioso il principe Carlo: «Il matrimonio è una corsa ad ostacoli, mentre Fifinella è specializzata nelle corse in piano.» Ma dopo i primi tre appuntamenti, il giovane William ha fatto capire che fra lui e la blasonata quadrupede non avrebbe mai funzionato: «Ha i denti sporgenti, puzza di stalla e nitrisce a sproposito,» ha spiegato, «mi ricorda troppo zia Anna.» In realtà, secondo gli intimi, William si sentiva schiacciato dai successi di Fifinella, che a soli tre anni ha vinto tutto, mentre lui a venticinque ha vinto solo le gare di rutti al suo reggimento. Nonostante tutto, con grande fair play, la Royal Family ha voluto inserirla nella lista degli invitati alle nozze, purché non semini cacche nella navata centrale di Westminster, privilegio riservato dal protocollo al principe Filippo.
CHARLOTTE CASIRAGHI
La lobby della stampa rosa mondiale puntava tutto su di lei: le nozze tra la bellissima figlia di Carolina di Monaco e l’aitante figlio di Lady Di avrebbero assicurato lunghi anni di pane e lavoro a migliaia e migliaia fra giornalisti, paparazzi e pettegoli professionisti. Per favorire una love-story fra i due ragazzi, i big dei rotocalchi sono ricorsi ad ogni mezzo, compresi centinaia di torridi sms firmati «Tua Charlotte» arrivati a William, tutti spediti, come ha scoperto Scotland Yard, dal cellulare del direttore di Chi, Alfredo Signorini. Il principe ha fatto sapere che Charlotte non è il suo tipo, ma Signorini gli fa sangue e si può combinare. Del resto su Charlotte pesava il veto dei Windsor, decisamente contrari a imparentarsi con la sua scapestrata zietta Stefania, e quindi con gli artisti di circo di mezz’Europa.
HERMIONE GRANGER
I fan di Joanne Rowling non avevano dubbi: la brillante streghetta amica di Harry Potter sarebbe stata una splendida Principessa di Galles. Grazie alla sua bussola Giratempo avrebbe potuto presenziare a tre eventi di beneficienza nella stessa ora, e il suo incantesimo anti-paparazzo («Abiecto Coronas!») sarebbe stato utilissimo contro gli agguati dei fotografi invadenti. Hermione, inoltre, era la persona giusta per apprezzare le doti intellettuali del principe William: dopo anni di fidanzamento con un salame come Ron Weasley, anche un Windsor sembra un cervellone. Lo sponsor più illustre di miss Granger era il premier David Cameron, che contava sulla sua bacchetta magica per risolvere la crisi economica del Regno Unito (è la trama del prossimo romanzo della Rowling, «Harry Potter e la Camera dei Lords»). A impedire le nozze William-Hermione, però, sarebbero state le leggi della magia, secondo cui una babbana non può sposare un babbeo.
SABRINA MISSERI
Incredibile: tra le appassionate lettere di ammiratori pervenute in carcere alla cugina di Sarah Scazzi ce n’è una col sigillo dei Windsor. «Sabrina darling, you mia wife ideale, you can kill parenti scomodi without fare one piega. Yeah, you are melio than Lady Macbeth, please marry me, c’è a lot of work for you qui in Buckingham Palace. Love, tuo Wills».
E’ ufficiale: l’Irlanda accetterà il prestito offerto da Ue e Fondo monetario. L’opinione pubblica europea è sconcertata: solo l’altra mattina il premier di Dublino Brian Cowan sosteneva di non vedere nessuna crisi, mentre la sera, uscendo dal pub, diceva di vederne addirittura due. Fatto sta che l’isola verde è ancora più al verde, e l’unica voce dell’economia irlandese ancora attiva è quella di Enya. Vediamo perché.
O’ CONNOR? O’ FAME
Secondo un’antica leggenda, la secolare indigenza dell’Irlanda deriv adall’inganno teso dal perfido Fiode na-Mighnothagh, l’elfo delle speculazioni finanziarie, all’ingenuo re celta Poweropirlagh: lo spirito materializzò davanti agli occhi del sovrano una bolla iridescente attraverso la quale si vedevano enormi ricchezze. Affascinato dalla visione, Poweropirlagh abolì le tasse, e la sua gente cominciò ad acquistare case, cavalli e castelli che in realtà non poteva permettersi. Ma un brutto giorno la bolla di Fiode scoppiò, lasciando tutti più poveri di prima. Quando san Patrizio sbarcò sull’isola, gli irlandesi lo scambiarono per un altro promotore finanziario e tentarono di sgozzarlo. Quando Patrizio spiegò di esser esolo un innocuo evangelizzatore arrivato lì per caso furono così sollevati che non solo si convertirono subito al Cristianesimo, ma sottoscrissero con fiducia i suoi derivati «Pozzo di San Patrizio», che promettevano profitti senza fine. Non sapevano che si trattava dei titoli più tossici d’Europa, nati in antigieniche banche d’oltremare infestate da ratti, pulci e analisti di Goldman Sachs...
BONO DEL TESORO
Con il boom finanziario e industriale degli anni Novanta, l’Isola di Smeraldo aveva raggiunto finalmente la prosperità, tanto che gli U2, per poter continuare a presentarsi come la voce di un paese sfigato ma pittoresco stavano per prendere la cittadinanza italiana. Poi, la catastrofe, colpevolmente sottovalutata da Dublino. «Sul serio, il mio Paese non ha bisogno dei vostri soldi,» ripeteva nei giorni scorsi il premier Cowan all’Unione Europea, «ho catturato un lepricauno che mi ha promesso di portarmi al più presto alla fine dell’arcobaleno per consegnarmi una pentola d’oro.» Parole che hanno scatenato una bufera: «E’ una vecchia barzelletta senza senso,» ha tuonato il leader dell’opposizione, «in novembre non ci sono arcobaleni. E poi ormai in Irlanda nessuno crede più nell’esistenza di entità fantastiche e inconsistenti come l’Unione Europea.» Ricordiamo che Cowan aveva recentemente rilasciato un’intervista in palese stato di ubriachezza, scandalizzando tutto il Paese: «Ci vergogniamo di lui, non ha offerto nemmeno un goccetto al giornalista.»
HO VISTO UN EIRE
Del resto i lepricauni, più che una soluzione per la crisi, potrebbero esserne stati una della cause. L’estate scorsa un’indagine della polizia fiscale irlandese ha seguito gli arcobaleni partiti da Dublino: stranamente finiscono tutti in banche off-shore. Eppure,mentre il popolo dei piccoli risparmiatori si torce le mani, i risparmiatori del Piccolo Popolo tirano un sospiro di sollievo. «Mai depositato un centesimo nelle banche.», afferma uno gnomo pensionato. «Io li affido alle banshees. Sono molto più credibili». Le banshees irlandesi godono di un’ottima reputazione, anche se non rispettano il segreto bancario: quando un conto sta per andare in rosso, lanciano un urlo acutissimo. Fra i servizi offerti ai loro clienti, il pagamento delle bollette via sortilegio, l’assicurazione furto e incendio provocati da folletti, e una piccola borsa di velluto verde in cui c’è sempre uno scellino, molto più sicura di una carta revolving. Ultimo, ma importante punto a favore delle banshees, l’avvenenza del personale allo sportello: «Credetemi,» sorride lo gnomo, «sono vere e proprie fate».

Il solito, noioso copione? Errore: una crisi di governo può essere appassionante e imprevedibile come un film. E se può liberarci da Silvio Berlusconi, il lieto fine è assicurato. Ma come si giocherà questa volta la rottura fra esecutivo e Parlamento? Ecco le tipologie più frequenti.
1) Crisi al buio
E’ la crisi che non permette di vedere cosa c’è davanti e soprattutto di capire chi te l’ha messo nel didietro. Nata alla fine degli anni Sessanta come espediente erotico per spezzare la noia fra i quattro partiti del centrosinistra, obbligati a formare sempre gli stessi governi, oggi potrebbe riproporsi in forma più hard nella versione «bunga bunga»: i politici spengono tutte le luci delle Camere, legano il premier al palo e, fra grida belluine, gli scorticano via la fiducia pezzo per pezzo. Poi, eccitati dal rito crudele, si accoppiano in nuove maggioranze, spesso multiple e contro natura. Sul più bello arriva il Presidente della Repubblica, che accende all’improvviso la luce, interrompe l’orgia e affida un mandato esplorativo al primo che riesce a rimettersi le mutande.
2) Crisi parlamentare
E’ la crisi che parte in Parlamento, ed è la preferita dai romantici: un ingenuo presidente del Consiglio, candido e bisognoso d’affetto, va in aula per chiedere all’assemblea se gli vuole ancora bene, certo di ottenerne un sì; ma l’insensibile organo gli sbatte in faccia a freddo che non vuole più saperne di lui. Il premier, con il cuore spezzato, scrive una straziante lettera al Capo dello Stato e si ritira in convento. Purtroppo questo tipo di crisi è rarissimo nell’Italia repubblicana, come dimostra il gran numero di telespettatrici che continua a preferire le telenovelas venezuelane ai servizi da Montecitorio.
3) Crisi extraparlamentare
Nasce fuori dal Parlamento, e questa nascita illegittima segna profondamente la sua psiche facendone una pericolosa sovversiva. La crisi extraparlamentare, riconoscibile dalla barba e dai capelli lunghi in pretto stile anni Settanta, rovescia il governo a colpi di sampietrini, scavalca la Camera e disprezza il Senato, finché il Presidente della Repubblica la prende per un orecchio e la riporta a forza in Parlamento. I premier più sensibili, appena nasce una crisi extraparlamentare, preferiscono metterla in una cesta e collocarla in un’apposita ruota alla porta di palazzo Madama, perché venga il Parlamento la riconosca e e la trasformi in una crisi politicamente rispettabile.
4) Crisi pilotata
Si ha quando chi è alla guida di un governo va apposta a sbattere contro un albero per truffare l’assicurazione e incassare dal Quirinale il risarcimento danni. Questo stratagemma nel 2005 permise a Silvio Berlusconi, che aveva appena sfasciato un esecutivo e lamentava dolori ovunque, di rimettersi appena una settimana dopo alla guida di un governo nuovo fiammante, di cilindrata superiore, acquistato con i soldi truffati. Ma secondo altri politologi, attualmente “crisi pilotata” significa solo che il prossimo premier incaricato sarà il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo. Il boss del Cavallino rampante starebbe già allenandosi a tirare la carretta sul circuito di palazzo Chigi.
5) Crisalide
Istituto mutuato dalla costituzione dei Lepidotteri, prevede che il governo, ridotto a un’enorme larva incapace di volare ma solo di mangiare a dismisura, si chiuda in un bozzolo, per trasformarsi in una farfalla. Potrebbe essere questo il destino del governo Berlusconi, ma solo se il Cavaliere riuscirà a far approvare il lodo Vispa Teresa, una norma retroattiva che impedirà la cattura delle farfalle che hanno ricoperto la carica di Presidente del Consiglio.
Confessatelo: provate un pizzico di invidia per i magistrati palermitani che giovedì scorso hanno riesumato la salma di Salvatore Giuliano. L’aria che promana da una bara scoperchiata è molto più pulita di quella che si respira in Italia in questi giorni. A far muovere i pm, decine di denunce secondo cui l’uomo sepolto in quel sarcofago a Montelepre non è il bandito più famoso del dopoguerra. Denunce sporte da storici, medici legali, e perfino da Satanasso, che nel 1950 aveva preparato all’inferno un’accoglienza degna di un brigante pluriomicida e si è visto arrivare un quaquaraquà che ha subito chiesto asilo politico in Purgatorio...
La faccia come il loculo
Secondo i riesumatori che hanno aperto la bara, il corpo del bandito era così ben conservato che ha subito spianato un mitra in faccia ai necrofori ingiungendo in siciliano stretto di consegnargli tutti i loro averi. Ma la salma rinvenuta sembrerebbe venti centimetri più corta rispetto alle misure di Giuliano: quindi o non è lui, o il suo cadavere, prima delle esequie, è stato lavato a temperatura troppo elevata e si è ristretto. Numerosa la folla che nel frattempo si era assiepata davanti al cimitero: parenti, giornalisti, turisti dell’orrore rimasti chiusi fuori dalla villetta di Avetrana, e appassionati di videogiochi. «Pazzesco,» commenta un collezionista, «ho letto che Giuliano era manovrato contemporaneamente dagli americani, dai servizi, dai latifondisti e dai mafiosi: è l’unico sparatutto in modalità multiplayer uscito prima degli anni Novanta.» Non poteva mancare Raffaele Lombardo, il fondatore del Movimento per l’Autonomia. «Salvatore Giuliano è uno dei nostri numi tutelari», ha dichiarato, «la strage di Portella delle Ginestre, con undici braccianti morti, resta l’unico intervento riuscito per ridurre il numero dei poveri in Sicilia.». Ma potrebbe non essere così, se, come sostengono alcuni storici, a sparare sui contadini socialisti fu in realtà un commando di neofascisti. Ancora inesperti nella strategia della tensione, si erano scordati a casa la bomba confezionata per l’occasione, e si erano dovuti arrangiare lì per lì, con le armi che tenevano in tasca. Dimenticanze che, dopo quella volta, non si sarebbero più concessi.
Scompare Turiddu
Gli esami necroscopici chiariranno gli ultimi punti oscuri intorno alla morte di «Turiddu». Già nel ’50 un’inchiesta giornalistica dimostrò che a sparargli non erano state le forze dell’ordine, ma suo cugino Gaspare Pisciotta, che aveva offerto allo Stato la vita del congiunto in cambio di un cognome meno ridicolo. (Pisciotta si suiciderà in carcere con un caffè avvelenato alla notizia che il nuovo cognome assegnatogli all’anagrafe era «Cagotta».) In seguito Giuliano fu trascinato esanime in un cortile del paese, dove i carabinieri inscenarono uno scontro a fuoco. Con qualche contrattempo: pare che in un primo momento i militi, riconosciuto Giuliano, si fossero arresi. Scattate le foto che ne documentavano la morte, il re di Montelepre sarebbe stato prelevato dalla Cia e spedito a Hollywood dove avrebbe fatto fortuna come caratterista nei film western (è il guerriero Comanche che muore gridando “beddamatri” in «Sentieri selvaggi» di John Ford.) Nella tomba siciliana sarebbe stato deposto il fratello minore del bandito, pratica ancora in uso tra i fuorilegge, come dimostra la lunghezza della tomba che il premier si è predisposto nel mausoleo di Arcore: corrisponde all’altezza di suo fratello Paolo.
Nuovo volto per il vecchio Cluedo. Basta con le dimore di campagna, i cadaveri in biblioteca e gli indiziati d’alto bordo stile giallo di Agatha Christie. Per meglio rispecchiare la realtà italiana e soddisfare il gusto del pubblico di «Porta a porta», il gioco di investigazione più famoso del mondo cambia location – ora è una orribile villetta condonata alla periferia di una città di provincia – e soprattutto aggiorna la galleria dei personaggi sospetti. Ecco il cast di Italian Family Cluedo, disponibile nei negozi dal prossimo Natale.
ZIO MOSTARDA
Assalito dalle turbe sessuali della mezza età senza aver esaurito quelle dell’adolescenza, forse non è un assassino, ma di sicuro è una vittima del digital divide: non capisce una mazza di Internet e non si fida delle carte di credito, alleati irrinunciabili degli sporcaccioni moderni. Risultato, Mostarda è rimasto l'unico in tutta la sua provincia che compra ancora le riviste porno dall'edicolante, e quando c'è un reato sessuale in paese tutti sospettano subito di lui - tranne zia Mostarda, con la quale non ha più rapporti intimi da quando ha deciso di lasciarsi crescere i baffi (lei, non lo zio). Non è necessariamente un pedofilo, spesso insidia la nipote adolescente solo perché l’unica femmina sotto il quintale e senza baffi disponibile nel raggio di cinquanta chilometri...
MAMMA PAVONE
La classica mammina perfetta che ha sempre una torta nella culla, un bambino nel forno e una gravissima depressione post partum mai diagnosticata. Sicuramente non dal marito, talmente assorbito dal suo lavoro da non essersi nemmeno accorto che era rimasta incinta, e vedendola tornare dalla clinica con il fagottino in braccio aveva creduto che le avessero tolto un calcolo alla cistifellea molto grosso (in sede giudiziaria, il fatto di aver potuto sposare un simile idiota è sufficiente a convincere I giudici a darle la seminfermità mentale). Solo la suocera diffidava di lei, e già anni prima l’aveva segnalata alle autorità come persona pericolosa, ma per la polizia il fatto di non saper fare le tagliatelle a mano suoi non costituiva una minaccia per la pubblica incolumità.
PROFESSOR PRUGNA
Il suo titolo accademico è un pacco: in realtà Prugna è fermo al primo esame di Scienze della pesca con la mosca, ma per non confessare alla mamma di aver perso regolarmente i soldi dei libri e delle tasse universitarie al gioco delle tre carte, le ha fatto credere di essersi laureato e addirittura di avere una cattedra di Scienze della pesca con la mosca a Harvard. Più difficile spiegare a papà come fa a insegnare tutti i giorni a Harvard ed essere tutte le sere al Casinò di Sanremo con quattro entraineuses sulle ginocchia e una montagna di debiti di gioco sulla testa. Tormentato dalla vergogna e dai debiti, oltre che da una fastidiosa gonorrea trasmessagli dalle entraineuses, può arrivare a uccidere i genitori, anche se negherà sempre di averlo fatto per l’eredità: «Ho l’alibi: a quell’ora guardo “Chi vuol essere milionario”».
CUGINA SCARLETT
Amica del cuore della vittima, giura di non essere mai stata gelosa di quella lurida puttanella molto più carina di lei che le ha rubato nell’ordine: l’affetto dei genitori, tre fidanzati, un biglietto per il concerto di Gigi D’Alessio, lo scaldaceretta e un paio di scarpe Fornarina quasi nuove. Piccoli screzi, a suo dire, del tutto superati: la sorprendente somiglianza fra la morta e le cinquantadue bamboline vudù infilzate che sono state ritrovate nell’armadio di Scarlett è un puro caso. Di solito accusa del delitto lo zio Mostarda, assicurando che era lui a portare abitualmente unghie finte color fucsia identiche a quelle ritrovate sul collo dell’uccisa. Ma a riportare i sospetti su Scarlett è il poster «I love Amanda Knox» appeso nella sua cameretta.
PAPA’ VERDI
Il suo movente è un debordante senso di responsabilità, farebbe di tutto per proteggere i suoi cari dalla povertà, dalle malattie, dalla criminalità. Disgraziatamente, l’unico modo che gli viene in mente per proteggerli è sterminarli tutti a fucilate. E’ la sua idea fissa, da quando è stato licenziato in tronco (per proteggere la sua azienda dalla crisi aveva tentato di appiccarle il fuoco) e ha perso il suo migliore amico (per proteggerlo dal pericolo di incidenti stradali gli aveva sfasciato la macchina). I vicini, sgomenti, dicono che Green non era capace di proteggere, pardon, di far male nemmeno a una mosca. Dopo la strage in genere si spara in bocca, non per disperazione, ma per proteggersi dalle affezioni del cavo orale.
SIGNORINA BIANCHI
Bella e ambiziosa inviata televisiva, sa che non c’è miglior volano per la propria carriera che un sordido delitto di sangue, ed è disposta a tutto pur di procurarsene uno. Del resto si esercita fin da piccola, quando ricostruiva i delitti più efferati nella casetta di Barbie, beccandosi le sgridate della mamma perché usava il lievito Bertolini al posto del Luminol, e aveva perso tutte le amichette perché distruggeva regolarmente i loro Cicciobelli giocando al giallo di Cogne. La sua specialità è chiedere ai familiari della vittima «potete perdonare il mostro che ha squartato vostra figlia con un coltellaccio da sub e l’ha dato in pasto ai cinghiali?» quando ancora loro credono che la ragazzina abbia solo perso la corriera dopo la lezione di chitarra.
A due giorni dall'incredibile doppio trapianto di mani con cellule staminali effettuato a Monza, che
foto Ansa-Argan, la paziente monzese prima e dopo l'intervento-miracolo), una domanda sorge spontanea: come mai la Chiesa non ha ancora scomunicato i chirurghi e minacciato l'inferno ad anestesisti e infermieri? Secondo alcuni la Pontificia commissione di bioetica è tuttora sotto choc per il Nobel per la Medicina attribuito al dottor Edwards, padre della fecondazione in provetta (il candidato del Vaticano era il dottor Scholls, inventore dei sandali ortopedici preferiti dai religiosi); altri assicurano che tutti i membri della Commissione sono stati colpiti da una brutta tonsillite, e siccome la bioetica cattolica si è dimenticata di togliere l'anatema sugli antibiotici, sono tutti a letto con la febbre a quarantadue.
I vaticanisti del Misfatto hanno scoperto la verità: i saggi di Oltretevere stanno solo mettendo a punto un documento che aggiornerà completamente la dottrina in materia di trapianti. Obiettivo, scongiurare il Far West (in effetti qualcuno potrebbe farsi innestare un paio di Colt al posto delle mani), e salvaguardare il fondamentale principio cattolico di complicare il più possibile la vita alla gente. Ve ne anticipiamo le linee principali.
«No alle amputazioni senza permesso della Sacra Rota». L'uomo non divida quel che Dio ha unito: guai ai chirurghi che tagliano dita, braccia e gambe malate con la banale scusa di salvare la vita al paziente. «Spesso si tratta solo di leggerezza,» osserva la Commissione, «il paziente si è stufato del braccio o della gamba con cui convive da anni, e si è preso una sbandata per un altro arto più bello e giovane. Ma se ci sono seri motivi per separarsi da un membro del proprio corpo, ad esempio se un dito si converte a un'altra religione, o un piede confessa di non aver mai pensato ad avere figli, allora ci si può rivolgere al tribunale ecclesiastico e per chiedere l'annullamento dell'unione.
«Sì ai trapianti, ma solo fra coniugi». «Se fra persone non sposate non ci si può donare nemmeno uno spermatozoo, che è lungo pochi micron, figuriamoci un arto,» sottolinea la nota. La paziente di Monza, se avesse voluto rispettare i precetti della Chiesa, avrebbe dovuto farsi impiantare solo mani donate dal proprio marito. «Troppa grazia, mi accontenterei che me ne desse una per lavare i piatti.» ha commentato la donna. Viceversa, un monco scapolo in attesa di trapianto dovrebbe sposarsi con una donna disposta a cedergli l'arto mancante, pratica ammessa fin dai tempi più remoti, come attesta l'espressione «chiedere la mano».
«Per le coppie di fatto, niente trapianto, solo affido temporaneo». La Pontificia Commissione di Bioetica guarda con comprensione ai single e ai concubini che sognano ugualmente di riavere un braccio o una gamba. Nei depositi degli istituti di Anatomia languono migliaia di braccia spaiate e gambe orfane, ormai inadatte a essere trapiantate, ma non per godere le gioie di un nuovo focolare. I single cattolici, la cui unione con altri arti non può essere benedetta dalla Chiesa, potranno accoglierne uno in affido temporaneo e accudirlo come uno dei propri. «Ma devono essere persone di specchiata moralità,» ammonisce la Commissione: «un giocatore d'azzardo potrebbe chiedere un terzo braccio in affido per avviarlo ad attività illecite, e un premier senza scrupoli potrebbe abusare di una terza gamba obbligandola a sostenere un governo nauseante.»
Munirsi di un rottweiler anti-postini? Minare la cassetta delle lettere? Disimparare a leggere? Andiamo, ricevere a casa il libro sui due anni di governo di Silvio Berlusconi non è poi questa tragedia. Qualche millennio di pazienza, e quel volume, oggi ripugnante, potrebbe diventare celebre. Molte iniziative autoincensatorie volute dai potenti dell’antichità hanno avuto un destino imprevisto e ben più glorioso. Ecco tre casi emblematici.
GENESI
Operetta propagandistica con cui Dio voleva rendere noti i mirabolanti risultati raggiunti nei primi sette giorni del suo governo. Durissime le reazioni degli dèi pagani, all’opposizione: Kukulcàn, leader di Alternativa Maya (a destra nella foto, Ansa-Voyager)
, denunciò subito che il cosmo era stato edificato troppo frettolosamente e in barba a tutte le norme di sicurezza. «Buchi neri ovunque, stelle cadenti, satelliti che girano come trottole: dàtemi retta, nel 2012 crolla tutto,» concludeva il dio precolombiano. Odino, della Lega Nibelunga, sottolineò che dei ventimila pianeti provvisti di acqua, luce e gas promessi da Dio prima della Creazione, ne era stato realizzato soltanto uno, la Terra, in cui il Padreterno, con scandaloso favoritismo, aveva subito sistemato Adamo ed Eva, sue creature, come tutti sapevano. Per non parlare della querela sporta contro di Lui dal dio indiano Ganesh a proposito dell'aspetto che aveva dato all'elefante: «Come ha osato mettere la mia testa sul corpo di quel ridicolo bestione?»
COLONNA TRAIANA
E’ noto che il monumento esalta le vittorie dell’imperatore Traiano contro i Daci, abitanti dell’odierna Romania. Meno noto il fatto che si tratta dell’unica superstite di una serie di diecimila colonne che dovevano essere distribuite casa per casa come gadget promozionale. Qualcuno obiettò che una colonna di trenta metri era un po’ ingombrante da tenere nel tinello, e soprattutto scomoda da spolverare. Traiano, famoso per la sua ragionevolezza, ne convenne, ed emise un decreto che obbligava i romani ad alzare il soffitto del tinello fino a quaranta metri e a prolungare il manico dei piumini da polvere, pena la crocefissione. I lavori per il primo esemplare della colonna costarono quanto tutte le guerre daciche e durarono il doppio, il che costrinse l’imperatore a interrompere la produzione. Grande fu la delusione nella Gallia Transpadana, i cui popoli, entusiasti di un’opera che avrebbe mostrato romeni picchiati e maltrattati, ne avevano prenotate diverse centinaia.
CHANSON DE ROLAND
Il titolo fu una geniale trovata dell’ufficio stampa di Carlomagno: chi avrebbe mai avuto voglia di leggere un saggio intitolato Sono stato Franco. Bilancio di due anni di regno, specie in un’epoca in cui l’analfabetismo sfiorava il 90 per cento? Come titolo per il racconto delle gesta del monarca, Canzone di Orlando era molto più attraente, specie per il pubblico femminile: il paladino Orlando era uno dei sex symbol dell’epoca, mentre Carlomagno era un omaccione bruttissimo, ed essere figlio di Pipino il Breve non lo accreditava certo come grande amatore. L’epopea raccontava il trionfo di Carlomagno contro i Mori, i cui sbarchi in Occidente, durante il suo regno, si erano ridotti dell’88 per cento, non tanto grazie alla durlindana di Orlando quanto all’inciucio con lo spregiudicato capo saracino Gheddafo di Libanza. L’incarico di diffondere la Chanson venne affidato a centinaia di menestrelli sguinzagliati in giro per la Francia: fra i più ispirati, Feltrand de Dossier, Belpeyre de Menton e il famoso trovatore Minzolin, che sapeva leccare il culo al re sia con la lingua d’oc che con quella d’oïl.
Bloccati in un budello senza uscita, hanno toccato il fondo e devono pure scavare: il gemellaggio fra gli italiani e i trentatré minatori cileni intrappolati nella miniera di San Josè è già nei fatti. La differenza è che per tirare fuori dai guai i minatori qualcuno si sta muovendo sul serio. La compagnia statale cilena Enap ha in serbo un intero alfabeto di piani di salvezza, suggeriti da tutto il mondo. Sono già stati tentati i piani dalla A alla D, ma l’alfabeto è ancora lungo. Ecco alcuni fra i più originali.
Piano F come FIORELLO: il simpatico testimonial Sky, in questi giorni sugli schermi con lo spot di Ugo la talpa, si affaccerà al pozzo di San Josè agitando la pubblicità dell’ultima offerta Sky egridando «Ugo! Pablo! Juan! Raùl! Uscite dal buco, non potete starvene rintanati a 700 metri di profondità a vedere le repliche di E le stelle stanno a guardare!» Dopo pochi secondi i simpatici musetti dei minatori, ingolositi dalla proposta, spunteranno dal ciglio della tana. «La loro sorte? E chi se ne frega,» spiegano i big di Sky, «il fatto è che la merdosa talpa è andata in letargo, e noi abbiamo bisogno al più presto di uno spot alternativo».
Piano G come GUIDO BERTOLASO: San Josè è l’occasione che il Superman della Protezione civile attendeva per ripulire la sua immagine, appannata dagli scandali (del resto il crollo nella miniera è una delle poche emergenze che gli mancano per completare l’album Panini Grandi Sfighe, insieme all’invasione aliena, al ritorno di Godzilla e a qualche anno di galera per corruzione). Il piano Bertolaso prevede tre fasi: a) assicurarsi che a San Josè ci sia un centro-benessere con massaggiatrici brasiliane in bikini rosso, b) far assegnare agli amici i lavori di trivellazione e c) accusare tutti gli altri soccorritori presenti e futuri di non saper fare il loro mestiere. «Sarà una grande vittoria anche salvare una sola vita umana,» assicura, riferendosi alla sua, che verrà seriamente minacciata dalla furia dei parenti dei minatori intrappolati.
Piano M come MUAMMAR GHEDDAFI: deciso ad accreditarsi come statista mondiale, il leader libico, già installato sul posto con la sua leggendaria tenda bianca, sostiene che l’unica speranza per i lavoratori è la conversione all’Islam, e ha fatto inviare in fondo alla miniera di San Josè trentatré copie del Corano. «Nelle miniere intitolate al Profeta non si verificano mai incidenti,» ha sottolineato il Rais, in una delle lunghe allocuzioni che tiene quotidianamente con un altoparlante sulla bocca del pozzo, e che dovranno essere sospese perché i minatori, esasperati, prendono a testate le pareti già vacillanti della galleria. Gheddafi ha anche rincuorato le loro mogli: «Potete sempre risposarvi con un libico. Anzi, visto che siete parecchie, diciamo almeno due libici».
Piano S come SATANASSO. Raggiungere la galleria dal basso, invece che dall’alto: diabolicamente semplice l’idea del Sire degli inferi, il cui regno si trova ad appena 50 metri dalla miniera, contro i 700 della superficie. Satana si è detto pronto a fornire subito ai trentatré lavoratori cibi sopraffini e vini d’annata, nonché una vita di agi e ricchezze, in cambio, va da sé, di una firmetta col sangue su una certa pergamena odorosa di zolfo. A negoziare con i minatori ha inviato il dittatore Augusto Pinochet, gradito ospite dell'Inferno ormai dal 2006: «Il patto col diavolo funziona, muchachos,» ha detto ai poveretti, atterriti, «con quel che ho fatto ai cileni sarei dovuto finire linciato trent’anni fa. E invece sono morto nel mio letto a novant’anni e con un patrimonio di milioni e milioni di dollari».
Non solo oro, diamanti, opere d’arte. Il protrarsi della crisi fa emergere un nuovo bene-rifugio: il parlamentare italiano. In questi ultimi giorni i mercati, trascinati dalla caccia di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini all’ultimo voto favorevole, registrano un’impennata della domanda di deputati e senatori, tra speculazioni e accaparramenti che hanno fatto lievitare i prezzi a dismisura, tanto che oggi un anonimo peone di Noisud costa come un quadro di Van Gogh. Con la differenza che per sistemare il Van Gogh basta una parete, mentre per il peone ci vuole una bella fetta di fondi Fas, un appalto per il cognato e un contrattino Rai per la fidanzata del figlio. Ma comprare un deputato è davvero solo un lusso per multimiliardari? Come orientarsi tra le sempre più allettanti offerte di onorevoli lowcost? Ecco le ultime novità dal Porta-borsino, il bollettino delle compravendite parlamentari.
- C’è chi ha setacciato nel weekend i mercatini dell’usato, chi ha messo a soqquadro la soffitta alla ricerca di vecchi deputati di famiglia da restaurare in tempo per il fatidico voto di fiducia di mercoledì prossimo. Ma la soluzione più intelligente per i problemi delle maggioranze traballanti potrebbe essere il «deputato a ore», con più mandati part-time presso diversi partiti. Alfiere di questa nuova figura, l’ingegnoso onorevole Deodato Scanderebech (in alto, nella foto Ansa-Doubleface), a torto accusato di voltagabbanismo per le sue perpetue oscillazioni fra Pdl e Udc...
In realtà il deputato piemontese lavora per entrambi, con la tariffa standard di otto euro l’ora: «E' tutto regolare, faccio le mattine da Berlusconi e i pomeriggi da Casini,» spiega Scanderebech, «la sera, quando serve, faccio qualche ora da Alleanza per l’Italia, ma solo per stirare. Nella pausa pranzo mi rilasso dedicandomi al mio hobby, i lfranco tiratore.» Ha già deciso come voterà martedì prossimo? «Dipende da che ora è.»
- Il Codacons invita a guardarsi dalle offerte on-line di deputati e senatori spacciati come toccasana per le disfuzioni dell’esecutivo, in grado di migliorare le prestazioni delle maggioranze e aumentare la durata dei governi. Secondo le istruzioni, basta assumerli tre ore prima del voto di fiducia a stomaco pieno (quello dei deputati, non del paziente), e il successo è assicurato. Ma secondo il Codacons la realtà è un’altra: «Si tratta quasi sempre di prodotti contraffatti,spesso di origine cinese, parlamentari col mandato scaduto, inefficaci, distribuiti da partiti inesistenti. I nostri test hanno dimostrato che non hanno alcun effetto: sul più bello, al momento del voto di fiducia, fanno cilecca, pasticciano con i tasti o devono correre in bagno, quando non tradiscono spudoratamente.» Come difendersi? «La spia più eloquente è la grafia scorretta dell’e-mail,» avverte il Comitato, «se propone l’acquisto di “pallamentali”, “deputani”, “uomini colitici” o “liberaldemocratici”, si tratta quasi certamente di una truffa.»
- E dei parlamentari acquistati al discount a prezzi stracciati ci si può fidare? E’ il dubbio che assale molti consumatori, di fronte alle martellanti campagne di alcune note catene. Lidl, solo fino al 29 settembre, propone l’intero set dei Responsabili di Francesco Nucara a soli 9,99 euro (da giovedì prossimo addirittura a 0,99) e, nel quadro della promozione «Sapori siciliani», cinque deputati dell’Mpa di Raffaele Lombardo al prezzo di 3 euro, e c’è anche una bottiglia di marsala in omaggio. Ma a insospettire di più le massaie è l’offerta del 2x1 relativa a due deputati della Suedtiroler Volkspartei: «Costano pochissimo, ma non mi fido,» confida un big del Pdl, «l’ultima volta che ho comprato al Lidl un deputato di origine tedesca, appena aperta la confezione a Montecitorio è diventato blu.»
Non vi va che i vostri bambini diventino leghisti? Okay. Volete che non restino analfabeti? Bè, adesso pretendete troppo dalla scuola italiana. Accontentatevi di mandare i rampolli a scuole più lontane da Adro e più vicine al vostro orientamento politico. L’offerta è ormai vasta: ecco alcune proposte.
PLESSO COMPRENSIVO «PD»
Perché questo nome? Perché bisogna essere di sinistra per chiamare una scuola "plesso" e molto, molto comprensivi per accettare la perpetua confusione dei programmi, i continui battibecchi fra dirigenti, l’ingerenza di vecchi baroni ormai screditati, che caratterizzano la vita di questo istituto, un tempo così autorevole. Nel giardino, ormai incolto, languono piante stecchite, Ulivi sterili, Querce cadute e numerosi cespugli parassiti, mentre nel gabinetto di Scienze si impolvera Piero Fassino, costretto a sostituire lo scheletro (qui sopra, foto Ansa-Somatoline), passato ad Alleanza per l’Italia con Rutelli. L’unica cosa che funzionava era il punto di ristoro, dove generosi volontari cucinavano eccellenti salsicce e gnocco fritto, ma è stato chiuso dall’Asl dopo la scoperta che il colesterolo degli alunni delle elementari era schizzato a livelli da 70enni.
ELEMENTARI PER LA LIBERTA’ «NOEMI LETIZIA»
Intitolato all’eroica staffetta partygiana di Casoria, l’istituto si ispira al pensiero del Cavaliere - quello fisso, come dimostra la pianta dell’edificio, a forma di gnocca – ma per ragioni statiche è situato a muro con le scuole leghiste, perché senza il loro appoggio si sgretola. La scuola, frequentata da alunni dalla prima alla quinta classe e da maestre dalla quinta alla nona misura, si propone come laboratorio della rivoluzionaria «Pedagogia della Libertà»: uno scolaro esibizionista e indisciplinato non dev’essere punito, ma eletto premier. Attualissimo il programma di studio ideato dal ministro Gelmini, che consiste unicamente in una bella gita a Reggio Calabria per ottenere la promozione senza fare una mazza; abolito l’obsoleto libretto delle giustificazioni, sostituito da quello dei«legittimi impedimenti», obbligatoria la divisa (completo blu per i maschietti, tubino nero e trucco leggero per le femminucce). Le aule sono impreziosite dai busti degli Eroi della Libertà, da Vittorio Mangano a Maurizio Gasparri (il più somigliante: è privo di testa). Ad esprimere l’equilibrato rapporto del Pdl con la Chiesa e Stato, sulla parete c’è un Crocifisso con la faccia di Napolitano.
SCUOLA DELL’INFANZIA «ANTONIO DI PIETRO»
Rispetto delle regole, onestà, e soprattutto manine sempre pulite: questi i principi fondanti dell’asilo targato Italia dei Valori, che già nel nome smentisce le accuse di eccessivo protagonismo del suo fondatore. Qui l’educazione alla legalità non si fa con la paura, m acon il divertimento, garantito dalla mascotte Robespierino, un monello tutto pepe che fa perdere la testa ai disonesti. Grazie a lui i bimbi imparano che portare un fiore alla maestra può configurarsi come tentata corruzione, che il nascondino si chiama «latitanza», e che se la casetta costruita con i Lego non è prevista nel piano regolatore cittadino va spianata con le ruspe. Nell’intervallo, dedicato a salutari lavori campestri, gli alunni possono consumare la merenda, sempreché possano esibire il relativo scontrino che ne attesti la lecita provenienza.
SCUOLA MEDIA «FUTURO E LIBERTA’»
La nuova proposta didattica lanciata a Mirabello ha suscitato molto interesse fra i genitori di destra, malgrado la scuola sia ancora ospitata in un camper parcheggiato in via della Scrofa, in attesa che qualche nobildonna nostalgica tiri le cuoia lasciando a Gianfranco Fini un più idoneo immobile con giardino nel centro di Montecarlo. Ma a pochi giorni dall’inizio delle lezioni alcuni ragazzini già si lamentano: quando un compagno fa il bullo, gli insegnanti finiani lo sgridano solo dopo sedici anni. Che sono molti, ma rispetto ai sessanta che cisono voluti all’inventore di FL per capire che anche Mussolini un po' bullo era, sono un bel progresso.
- Tutto pronto al Palaliabel di Salsomaggiore per la serata clou di Miss Italia, l’unica fiera del bestiame in cui gli animali camminano su tacchi 12. Tre i titoli che verranno assegnati stasera: Miss Italia, Miss Eleganza e Ministro per le Attività produttive. La notizia che la Miss 2010 diventerà la madrina delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità nazionale ha gettato lo sconcerto fra le ragazze, molte delle quali, nella prova di cultura generale, alla domanda «sai cos’è l’impresa dei Mille?» hanno risposto: «sicuro: mettere su casa col fidanzato precario a mille euro al mese».
- «Non vogliamo valorizzare solo la bellezza delle ragazze, ma anche la loro personalità,» ha assicurato Milly Carlucci, madrina della serata, prima di scoppiare in un accesso di risa incontrollabile. Per la prima volta le concorrenti sfileranno in biancheria intima e si esibiranno in uno strip-tease, omaggio alla Sophia Loren in «Ieri, oggi, domani», e soprattutto alla Daniela Santanché di «Anche dopodomani».
- Sarà Emanuele Filiberto, a tutt’oggi il Savoia meno pericoloso per l’incolumità pubblica, ad affiancare la Carlucci sul palco di Miss Italia. Il principe è la dimostrazione che le ragazze italiane, oltre che belle, sono veramente intelligenti: per trovare moglie lui se l’è dovuta cercare in Francia. Emanuele Filiberto vivrà con emozione tutta particolare il momento in cui la reginetta 2009 cederà scettro e corona alla nuova miss scelta dal pubblico: «Nel 1946 anche il mio avo Umberto II fu penalizzato dal televoto e dovette cedere scettro e corona a Enrico De Nicola. Carino, per carità, ma come gambe e curve era molto meglio nonno Beppo».
- A proclamare la vincitrice sarà Sharon Stone, la dimostrazione che a cinquant’anni si può essere belle e sexy come a venti, ma al massimo ti offrono delle comparsate a Miss Italia. La diva di «Basic Istinct» ha assicurato che il suo aspetto radioso e giovanile è solo merito delle creme antirughe Dior di cui è testimonial: «Certo: con i soldi che prendo per pubblicizzarle posso pagarmi un lifting all’anno».
- Dopo i tafferugli alla festa del Pd, viva apprensione a Salsomaggiore: nemmeno uno straccio di centro sociale si è presentato davanti al Palaliabel per contestare la manifestazione. «Troppo pericoloso,» spiega uno dei capi del movimento antagonista. «Siamo abituati a essere manganellati dalla polizia, ma a farci spellare vivi dalle mamme isteriche e dai fidanzati esaltati non ci stiamo». Ma secondo indiscrezioni, l’assenza dei centri sociali sarebbe una protesta per l’esclusione dalla finale di Asia Filippin, Miss Kefiah Bagnata Cotonella Autogestita, perché i suoi 57 piercing rovinavano i costumi offerti dallo sponsor.
- Viso simmetrico, naso piccolo e bocca carnosa: questi i canoni della bellezza vincente a Salsomaggiore secondo gli approfonditi calcoli antropometrici di un’equipe di prestigiosi accademici - gli stessi professori che in passato avevano donato al mondo altre preziose scoperte: al Giro d’Italia vince il ciclista più veloce, d’estate c’è meno gente che porta i calzini e ai concorsi universitari in genere passa il nipote zuccone di un docente.
- E’ ufficiale: fra le sessanta concorrenti non c’è nessun transessuale. La prova decisiva è che al palazzo delle Terme non c’è nessuna poltrona riservata a Piero Marrazzo. La quantità di voci baritonali fra le miss sarebbe pertanto da attribuire solo a un’ondata di raffreddori, ed è un puro caso se le tavolette dei wc delle femmine vengono trovate regolarmente sollevate.
- Qualcuno ha avanzato il sospetto che fra le bellissime in gara si nasconda Sarah Scazzi, la ragazzina pugliese scomparsa da settimane, ma gli inquirenti dubitano che la sua meta fosse proprio Miss Italia: «Nel suo diario diceva di voler fuggire da un ambiente gretto, ignorante, cinico e ipocrita. Non di volerci andare».
Anna la Rossa, la fascinosa agente da poco rimpatriata dagli Usa, è la prova che il Cremlino ha recepito la lezione politica berlusconiana: per conquistare l’egemonia mondiale la gnocca calda funziona meglio della guerra fredda. E lo spionaggio alla putinesca può contare su altri ottimi elementi.
IRINA KATETERINA
Tre lauree, quattro lingue e, purtroppo, due sole tette, viene inviata a Roma da Putin per favorire l’amico Silvio alle elezioni del 2008. La sexy agente ha il compito di mettere i bastoni fra le ruote a Veltroni, il candidato del centrosinistra, ma scopre di essere stata preceduta da D’Alema. Nel 2009 il Cremlino la incarica di sabotare le primarie del Pd, ma scopre di essere stata preceduta da D’Alema. A quel punto le viene ordinato di rovinare la reputazione a D’Alema, ma anche questa volta scopre di essere stata preceduta da D’Alema. Grazie alla sua bellezza e soprattutto all’esperienza maturata in Cecenia negli interrogatori dei terroristi catturati, diventa la più apprezzata massaggiatrice del Salaria Sport Village: dopo essere passati sotto le sue mani, i Vip non si lamentano più del mal di schiena perché sanno che c’è di peggio. Nei ritagli di tempo Irina si dedica al fantasy: sta scrivendo un sequel della Lista Mitrokhin da pubblicare a puntate sul Giornale di Feltri.
OXANA BABAYAGOVA
Nel suo curriculum ci sono le solite tre lauree e quattro lingue, mala voce che convince l’intelligence russa ad arruolarla fra le “barbe finte” è la sua esperienza decennale come donna barbuta nei circhi dell’Asia centrale, dettaglio che ne fa l’agente ideale da infiltrare fra i taliban afghani. Perfettamente mimetizzata fra gli integralisti grazie alla profonda conoscenza dell’Islam, viene smascherata solo perché è l’unico taliban che si mette i bigodini nella barba prima di andare a dormire. Il Cremlino chiede uno scambio, ma gli studenti coranici non ci stanno: «Sa il Corano a memoria e ha una barba stupenda: dove la troviamo un’altra donna così?».
OLGA PIROETENKO
Etoile del Bolshoi nei tempi più duri della recessione economica, lasua interpretazione del Cigno è così realistica che una sera il pubblico, ridotto alla fame, tenta di metterla allo spiedo. Colta e poliglotta (ha tre lauree e parla quattro lingue) viene scartata dal Kgb come donna delle pulizie (erano necessarie quattro lauree e cinque lingue) ma viene assunta come spia. Grazie alla sua professione, Olga riesce a carpire informazioni di primaria importanza durante le tournée all'estero: Giselle non si è suicidata, ma è stata eliminata dal Mossad, lo Schiaccianoci è al soldo dei cinesi e Roberto Bolle è proprio un figo della madonna. Arrestata dalla Cia e messa alla sbarra, decide di svelare tutto quello che sa e si esibisce in una serie perfetta di pliés, jetés e ronds de jambe. Gli Usa sperano di poterla scambiare con un’altra spia, possibilmente meno tonta.
Fosse stato figlio unico, Giancarlo Tulliani oggi laverebbe la Ferrari di qualcun altro. Del resto gli psicologi lo ripetono da tempo: nella vita i figli unici hanno meno chances di successo. Troppi vizi, e soprattutto nessuna sorella bona su cui costruire le proprie fortune. Basta sfogliare i libri di storia per scoprire che i vincitori nati spesso sono cognati.
IL FRATELLO DI BIANCANEVE TULLIANI
Per battezzarlo, la madre usò lo stesso metodo usato con la figlia: guardò fuori dalla finestra. Era estate, e invece della neve vide le chiappe di un mietitore. Il giovane Facciaculo fece onore al suo nome: grazie alla sorella fu nominato amministratore delle miniere dei Sette Nani. «Non distingueva un piccone da una zucchina,» ricorda Brontolo, «e a parte girare per il bosco con la Ferrari delle Sette Leghe, non faceva una mazza.» Pare che in seguito sia riuscito a convincere il Principe Azzurro a vendere il castello avito a una sua società con sede in una fiaba delle isole Cayman...
POPPEO TULLIANO
Fratello di Poppea, divenne così intimo dell’imperatore Nerone che questi non capì mai con chi dei due fosse fidanzato. Forte del suo appoggio, Poppeo diede la scalata allo show-business: le sue società di produzione di spettacoli gladiatori si assicuravano ricchi contratti a dispetto del livello scadente dei duelli (gladiatori guerci o ubriachi che combattevano contro leoni di peluche). Inseguito dal pubblico, fuggì a Nord, ma fu giustiziato dai barbari Iperborei, le cui leggi prevedevano lo scuoiamento per chi parcheggia la Ferrari sul marciapiede.
JEAN-CHARLES LE TULLIEN
A sette anni il fratello di Madame Le Tullien, favorita del re Sole, era già Maresciallo di Francia, Gran Connestabile e Gobbo di Notre Dame: non essendo ancora stata inventata la Psp, l’unico modo in cui il re riusciva a toglierselo dalle palle era regalargli ogni sera una nuova carica. Ma la sua vera passione era lavare la sua Ferrari nelle fontane della reggia di Versailles. Quando distrusse la Galleria degli Specchi scambiandola per un parcheggio, il ministro Colbert, esasperato, lo fece gettare nella Bastiglia insieme alla Maschera di Ferro. L’indomani Jean Charles scrisse alla sorella: «Che culo ahò, sto in cella co’ Batman!»
TULLIANITO PERON
L’eccezione fra tanti cognati avidi: raccoglitore di guano in Patagonia, era così disinteressato che fu lui ad aiutare Evita, ridotta a fare la moglie di un dittatore da due soldi come Peròn. Però l’unico aiuto che Tullianito poteva offrirle erano tonnellate di guano, e ben presto la dimora presidenziale, da Casa Rosada, divenne Casa Marròn. Per corromperlo, Peròn gli spedì in Patagonia una Ferrari che, parcheggiata all’aperto, in poche ore diventò un enorme cono di guano. «E’ l’auto dei miei sogni,» gli telegrafò commosso Tullianito, «saprò sdebitarmi». I Peròn capirono che era meglio fare le valigie. Troppo tardi: centinaia di Tir carichi di guano stavano già marciando su Buenos Aires.
La crisi economica peggiore degli ultimi duecento anni non è una scusa sufficiente per passare il Ferragosto davanti alla tivù! I tour operator offrono allettanti pacchetti lowest-cost alla portata di tutte le pezze al culo. Ecco qualche offerta last-minute.
TOUR «SPLENDORI DELL’INPS»
Hai rimandato sine die il sognato viaggio all’isola di Pasqua? Ripiega sul giardino pubblico sotto casa, dove potrai ammirare manufatti antropomorfi ancora più enigmatici dei Moai: i pensionati, caratteristici monumenti della favolosa era dello Stato Sociale, perfettamente conservati fino a 80-90 anni grazie al servizio sanitario pubblico e a una pensione che tu, da vecchio, probabilmente manco te la sognerai. Se sei un giovanotto ambizioso puoi adescare qualche vedova novantenne rimbambita e risolvere per sempre i tuoi problemi economici; oppure rimorchiare la sua badante rumena e farti spiegare da lei come si abbatte un autocrate corrotto che ha rovinato un paese...
«MAGICO MUSEO CIVICO»
Per chi vuole trascorrere le ferie in un luogo tranquillo senza incrociare rumorose comitive di italiani, il museo della propria città è la migliore alternativa low-cost all’Alto Adige: garantisce frescura, ombra e silenzio come i boschi della val Pusteria, ed è frequentato soprattutto da tedeschi. La vera differenza è che anche nel più sperduto bosco sudtirolese ti senti a due passi dalla civiltà, mentre il museo italiano medio non si lascia contaminare dal progresso: anche nel Terzo Millennio presenta bagni indecenti, barriere architettoniche insormontabili, personale che si esprime a grugniti.
«PD SAFARI»
Agosto è il mese ideale per osservare le Feste Democratiche, struggenti celebrazioni in cui gli ultimi superstiti di una tribù un tempo grande e potente cercano di propiziare un improbabile ritorno all’antica grandezza. Il rito consiste nel riconquistare il favore degli dèi mediante il fumo emanato da migliaia di salamelle alla brace; superstizione assurda, ma non tanto quanto sperare di riconquistare il favore degli elettori con il fumo contenuto dagli interventi dei dirigenti del Pd. Il safari comporta qualche rischio: il minimo, ritrovarsi intrappolati fra coppie danzanti durante l’esibizione dei Samurai del Liscio, il massimo, farsi convincere a prendere la tessera Pd.
«EX-LOVERS SURVIVAL CAMP»
Una vacanza-avventura per tutte le signore che vogliono mettere alla prova le loro capacità di sopravvivenza in situazioni estreme senza farsi rapire dai predoni yemeniti o perdersi nella foresta amazzonica. Basta decidere di lasciare un fidanzato o un marito soffocante, e la banale routine quotidiana si trasforma in una ginkana mozzafiato tra minacce, pedinamenti e aggressioni. Indispensabili certificato di buona salute, foto recente per il servizio nella pagina di «nera», dichiarazioni dei vicini di casa («chi l’avrebbe mai detto, erano una coppia perfetta») e copia dell’ultimo testamento.
La cronaca vuole indurci a credere che la Chiesa sia ridotta a un un covo di pedofili e speculatori. Perché mettere limiti alla Provvidenza? La criminalità targata Vaticano si declina in forme molto più fantasiose: dagli archivi dell’Interpol, ecco le schede di alcuni religiosi prestati al crimine (o viceversa).
SUOR MARIE-ROULETTE
Nel 1917, quando era solo un’umile pastorella, la Vergine le apparve in una grotta presso Montecarlo e le rivelò tre segreti: 1) se escono due rossi punta sul nero, 2) mai sederti al tavolo verde con Emilio Fede, e il fatidico terzo segreto, che Suor Marie-Roulette confiderà in punto di morte solo al Papa (pare si tratti del trucco cinese per sbancare le slot-machines). Preso l’abito delle Clarisse (lo vinse giocando a poker con una badessa, insieme a velo, sandali e convento con annessa cantina), ha dedicato la sua vita a portare il Vangelo sui tavoli da gioco: lo usa per nascondere le fiches contraffatte. Ricercata in tutto il mondo per truffa, circonvenzione d’incapace e simulazione, ha chiesto asilo politico a Pietrelcina. Ma la sua ultima impresa rischia di alienarle la simpatia dalla Chiesa: ha spennato a carte anche la Colomba dello Spirito Santo...
CAPITAN BARBASANTA
Il Vaticano non possiede una flotta, ma nei Caraibi c’è un corsaro accreditato presso la Santa Sede. Ignota la sua vera identità, ma si dice si tratti di un cardinale ultra-conservatore che, sconfitto nel Conclave del ’78, chiese e ottenne una «lettera di corsa» che lo autorizzava ad assaltare navi miscredenti in nome della Chiesa cattolica. Da allora il suo galeone «Anathema» su cui batte il Jolly Peter (teschio con chiavi incrociate) è il terrore dei sette mari: con la sua ciurma di spietati chierichetti Barbasanta abborda mercantili e navi da crociera e, dopo aver immobilizzato equipaggio e passeggeri, li obbliga ad assistere a interminabili messe in latino. Chi non riesce a buttarsi in pasto ai pescecani, offre a Barbasanta tutti i suoi averi purché smetta. «Non è pirateria, corpo di mille diaconi, è questua marittima» spiega il Capitano, che sarà ospite d’onore al Meeting di Rimini in una tavola rotonda sulla finanza cattolica, titolo «Quindici presuli sulla cassa del morto ».
PADRE GUGGENHEIM
La Chiesa cattolica ha smesso di interessarsi all’arte trecento anni fa; unica eccezione, un anonimo prete di campagna che, con lo pseudonimo di padre Guggenheim, ha messo a segno i più clamorosi furti d’arte moderna degli ultimi anni, dai Picasso sottratti al museo della Villette agli impressionisti trafugati a Zurigo. «Nella mia chiesa non c’è posto per i soliti imbrattatele kitsch,» ha dichiarato in un farneticante messaggio lasciato in un cestino della spazzatura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, dopo aver rubato un De Chirico da appendere in canonica. Il suo fiuto gli ha procurato una grande reputazione nel mondo dell’arte, e i giovani autori essere rubati da lui è un lancio più prestigioso di una personale a Manhattan. Il Vaticano conosce la sua vera identità ma finora l’ha sempre protetto: «Non è un ladro, quei quadri gli servono solo per nascondere foto di bambini nudi».
Più indiscreti di Wikileaks, più pettegoli di Dagospia, vi riveliamo la cronaca segreta dell’ultimo Ufficio di Presidenza del Pdl.
Ore 9.30
Berlusconi riunisce lo stato maggiore del Pdl: primo punto all’ordine del giorno, la questione morale. L’oscuro vocabolo sconcerta i fedelissimi: Bonaiuti lo interpreta come “questione murale” e, in omaggio al volere del capo, comincia a imbiancare le pareti; Gasparri come “questione corale” e obbliga i colleghi a cantare “La montanara”, Mara Carfagna “questione orale” e arrossisce visibilmente. Il premier chiarisce: le procure vogliono far credere che nel Pdl ci siano solo mele marce, dimenticando che la maggioranza del partito è fatta di mele bacate, vizze e ammaccate. Marcello Dell’Utri, impegnato all’ateneo di Palermo nell’inaugurazione di una nuova facoltà, la Facoltà di Non Rispondere, avverte che arriverà in ritardo....
Ore 10.30
Si discutono le dimissioni di Denis Verdini. «Svergogna il partito,» sostengono i falchi del Pdl, «è indagato per tangenti e associazione segreta, ma di gnocca nemmeno l’ombra.» Il coordinatore nazionale manterrà comunque la sua carica ancora un paio di mesi: fino a settembre tutti i pregiudicati sono in ferie e non c’è modo di trovare un degno sostituto. Berlusconi è nervoso, sospetta che nel Pdl qualcuno voglia fargli le scarpe; Tremonti gli assicura che comunque saranno col rialzo. Si prolunga il ritardo di Dell’Utri, occupato a spiegare al Tg1 l’inattendibilità del pentito Spatuzza: «Berlusconi dietro le stragi? Figuriamoci, uno come Silvio vuole sempre stare in primo piano.»
Ore 11
Il finiano Granata chiede le dimissioni di tutti i sottosegretari indagati. I big del Pdl approvano: quando uno è indagato, il sottosegretariato è troppo poco, ci vuole una poltrona da ministro. Anche Berlusconi approva la richiesta di maggiore trasparenza: il fido Bondi batte due volte le mani e da dietro un paravento appare un’odalisca che si esibisce nella danza dei sette veli. Dell’Utri, in teleconferenza, propone per il caso Granata una soluzione imparziale: 50 per cento acido solforico, 50 per cento cloridrico.
Ore 11.30
I finiani fanno quadrato: scelta obbligata, visto che sono solo quattro. Maurizio Lupi insiste perché Granata si presenti ai probiviri del Pdl. Sconcerto nello stato maggiore del partito: tutti erano convinti che Probiviri fosse un integratore ai fermenti contro i problemi di erezione. Alla scoperta che i probiviri sono uomini onesti e autorevoli incaricati di dirimere i contrasti interni al Pdl, tutti rimangono male: come integratori avrebbero fatto più comodo. Coffee break, cui Dell’Utri si scusa telefonicamente di non poter partecipare: il suo assaggiatore personale è bloccato nel traffico.
Ore 12
Dove sono i probiviri? Collocati in un apposito terrario, erano stati affidati a Vittoria Brambilla, che avrebbe dovuto rifornirli ogni giorno di lattuga e di acqua fresca. Compito troppo superiore alle sue capacità, tanto da obbligare Berlusconi ad assegnargliene uno meno complesso: il Ministero del Turismo. Da allora dei probiviri non si sa più niente. La riunione è in stallo, quando il cellulare di Berlusconi squilla: è Fini, che offre una tregua «per fare meglio il bene del Paese» o «per arraffare meglio i beni del Paese» - non si capisce, il segnale è disturbato. Troppo tardi: il fido Bondi batte nuovamente le mani, e da dietro un paravento spunta un sexyssimo Pierferdinando Casini, pronto a sostituire Fini nel Pdl. Dell’Utri fa sapere di essere impegnato nell’acquisto dei diari autografi di Pinochet («sono autentici: leggerli è già una tortura») e augura a tutti buone vacanze.
La love story più chiacchierata? Quella fra Berlusconi e Fini, okay. Ma subito dopo viene quella fra la showgirl argentina Belen Rodriguez e il pluritatuato Fabrizio Corona, nata un anno fa dal colpo di fulmine fra due uffici stampa. Un rapporto così altalenante da far gettare la spugna anche ai più tosti veterani della stampa rosa. Tanto per dire, ecco i dispacci trasmessi dalle agenzie fra le 21 e le 22 di una giornata qualunque.
Ore 21 BELEN E CORONA DI NUOVO INSIEME. La storia sembrava conclusa quando la modella argentina aveva piantato il fidanzato a Formentera per correre a Ibiza dal suo ex, Marco Borriello. Corona, per dispetto, aveva buttato in strada tutti i suoi vestiti. Lei: «Tanto non li porto mai». Ora la crisi è superata: Belen è riuscita a convincere Corona di essere fuggita a Ibiza solo per visitare il suo celebre campanile pendente, la torre d’Ibiza. La coppia ha chiamato il tatuatore di fiducia per togliersi il tattoo dell’addio e sostituirlo con quello della riconciliazione. Il tatuatore: «Decidetevi, un tattoo è una roba seria, mica una manovra economica.»...
Ore 21.20 BELEN E CORONA, STAVOLTA E’ FINITA. Il fotografo avrebbe comprato per 200mila euro un video hard di Belen girato da un suo ex. «A me ne ha chiesti 300mila,» singhiozza lei. L’ex? «No, Corona.» Sdegnata, la caliente soubrette ha buttato in strada tutti i vestiti del partner. La muraglia di pantaloni e mutande ha paralizza per tre ore il traffico nel centro di Milano.
Ore 21.35 CORONA E BELEN PRESTO SPOSI. La prova: «Novella 2000» li ha paparazzati mentre si abbandonavano alla passione nel reparto cucine dell’Ikea di Rozzano. Lui opterà per il classico look da cerimonia: si farà tatuare addosso un frac. Lei si vestirà da offerta Tim.
Ore 21.38 BELEN-CORONA, NOZZE SALTATE. Secondo testimoni, i due hanno litigato a proposito della luna di miele: lui voleva andare alle Mauritius, lei voleva andarci con Mauritius. Inutile la mediazione del tatuatore.
Ore 21.50 CORONA: AMO BORRIELLO. Belen arrestata per estorsione.
Ore 21.51, rettifica. BELEN: AMO BORRIELLO. Corona arrestato per estorsione
Ore 21.53, rettifica. BORRIELLO: ‘AMO FINITO? Corona e Belen arrestati perché viaggiavano ai 200 all’ora su una Porsche rubata nel garage di un ristorante. «Non mi ero accorto che era rubata», dice lui, «e nemmeno che ero ancora nel garage.» Impossibile ritirare la patente a Corona; ce l’ha tatuata sul petto, insieme a tutti gli altri documenti.
Ore 21.58 BELEN: PENSO SOLO ALLA CARRIERA. La soubrette, madrina d’eccezione alla partita di beneficienza fra Nazionale Ex di Belen e la Nazionale Vip Ricattati da Corona, sarà protagonista di un’opera visiva di ampio respiro in dodici sezioni imperniata sullo scorrere del tempo, che sarà esposta in migliaia di postazioni mobili lungo tutte le strade d’Italia. Un film d’arte? «No, un calendario per camionisti».
Ore 22. IRREPERIBILE IL TATUATORE DI CORONA. Incaricato di cancellargli dal torace tutti i tattoo «Belen my love» e «Belen forever», il pur esperto professionista era riuscito soltanto a correggere i «Belen» in «belìn», senza sapere che quella sera Corona si sarebbe dovuto esibire in una discoteca genovese. Prossimi aggiornamenti alle 22.05.
- Per la prima volta nella storia dei Mondiali, Uruguay e Paraguay sono insieme nei quarti di finale. In realtà, come i telespettatori più attenti avranno notato, la squadra è una sola. A seconda dell’occasione, i giocatori cambiano maglia e nome (salvo Caceres, che, smemorato com’è, ha dimenticato a casa l’identità di ricambio e gioca con lo stesso nome in entrambe le squadre). L’espediente consente ai due Paesi vicini, troppo poveri per permettersi una Nazionale ciascuno, di partecipare ai tornei internazionali. Si pensi che l’Uruguay ha dovuto farsi prestare l’inno dal Paraguay perché il suo è da anni al Monte di Pietà. Non più fiorente la stuazione economica del Paraguay, che a causa della crisi occupazionale ha dovuto cambiare il nome della capitale, Asunciòn, in Licensiamiento.
- Primi intoppi per gli azzurri di Cesare Prandelli: il primo match contro la Costa d’Avorio è stato fissato per il 10 agosto. Il neo-cittì puntava sull’11, per motivi squisitamente tattici: «La sera del 10 dobbiamo guardare le stelle cadenti ed esprimere il desiderio di non fare una figura di merda». In attacco dovrebbe debuttare Mario Balotelli, che si sta già allenando a tirare in porta con la sua scacciacani. E Cassano? «Mi è sembrato molto più maturo dopo il matrimonio,» ha osservato Prandelli, «sarà un ottimo acquisto per la mia Nazionale.» Chi, Antonio? «No, sua moglie Carolina».
- Svolta hollywoodiana per la carriera di due delusioni azzurre di questo Mondiale. Federico Marchetti, sfumato il contratto come testimonial degli slip Dolce e Gabbana («se la fa sotto così spesso che dobbiamo cambiargliene venti in ogni servizio fotografico», spiegano gli stilisti), verrà ingaggiato come uomo-immagine del prossimo horror made in Usa, «Non tirate in quella porta». Giorgio Chiellini è stato assunto nel cartone animato «Spongebob» come controfigura del calamaro Squiddi Tentacolo, al quale somiglia in maniera impressionante.
- Sdegno alla Clear dopo la brutta figura mondiale del testimonial ufficiale, Cristiano Ronaldo: «Ha sputato contro una telecamera dopo una partita,» protesta l’ufficio marketing, «il che sarebbe okay se Clear fosse un collutorio. Trattandosi di uno shampoo, Ronaldo da contratto avrebbe dovuto prendere la telecamera a testate,» Ora come uomo-immagine del celebre prodotto antiforfora l’azienda pensa a Diego Armando Maradona, tornato al successo da quando non ha più tracce di roba bianca sulla giacca.
- A quattro giorni dalla debacle di Ellis Park, finalmente individuato il vero responsabile del disastro italiano: Claudio Silvestri, il famigerato cuoco della Nazionale, con le sue orge di Nutella. «Ci siamo fatti cacciare perché non ne potevamo più,» ha confessato De Rossi in conferenza stampa. «Nutella a colazione, pranzo e cena. Passavo più tempo a pulirmi la barba che ad allenarmi.» Buffon ha confermato: «Guardate come sono gonfio: altro che cortisone, è la Nutella. E l’ernia al disco era una balla: mi sono dovuto ritirare perché quando vedevo un pallone il primo impulso non era di pararlo, ma di spalmarlo».
- Il fiasco mondiale non mette in forse il futuro di Cannavaro con l’Al Ahli di Dubai. Anzi, dopo le sue mosce prestazioni nel girone F, lo sceicco Abdullah al Nabudah, presidente del club, è sempre più convinto di aver fatto un ottimo acquisto: «Forse non è l’uomo giusto per la mia squadra di calcio, ma come eunuco per il mio harem è perfetto.»
- La più grande colpa di Lippi? Non aver portato in Sudafrica Antonio Cassano. «Comincio a pensarlo anch’io,» sospira Carolina Marcialis, neo-signora Cassano e attualmente in osservazione presso il reparto Traumatologico dell’ospedale di Bari.
- La Lega Nord: «Abbiamo perso per colpa degli stranieri». E stavolta non gli si può dare torto: siamo stati sconfitti da undici slovacchi. Giorgio Merlo, Pd: «Si direbbe che Lippi abbia deliberatamente cercato l’eliminazione. Sapevo che era un simpatizzante del Pd, ma non credevo condividesse il programma fino a questo punto».
- Chi prospettava per gli azzurri un ritorno a casa condito di uova marce e pomodori è rimasto deluso: il pullman con a bordo la squadra è stato accolto con applausi, fiori e sorrisi. Fairplay? No, a causa di un equivoco nel parcheggio di Malpensa, il team azzurro viaggiava sul pullman dell’«Orchestra Spettacolo Zum-Zum, i Goleador del liscio». Brutti momenti, invece, per i Goleador, che si sono ritrovati sul pullman della Nazionale: assaliti da tifosi inferociti, sono riusciti a placarli improvvisando tanghi e mazurche.
- Per chi tifare, ora? Per l’unico italiano rimasto in gara, Fabio Capello, e per la sua Inghilterra, oggi in gara contro la Germania. «Non ho nulla da offrire se non sangue, sudore e lacrime,» ha detto Capello ai suoi. Perplesso Terry: «Sir, è solo una partita, non un esame del Dna». Del resto oggi lo spettro inglese più temuto dai tedeschi non sarà Churchill, ma il famigerato gol fantasma, sul filo della porta, che costò ai Panzer l’eliminazione dai Mondiali del 1966. Uno stregone zulu ha suggerito a Loew un triplice esorcismo: innaffiare la porta tedesca con sangue di antilope albina, appendere fra i pali teste d’aglio e denti di ippopotamo, e arretrare la linea di porta di almeno un metro.
Macché Mondiali! L’evento sportivo che ogni anno inchioda al televisore migliaia di italiani si chiama maturità. E come sempre, scatta il toto-autori per lo scritto d’Italiano. Chi fra i padri della nostra letteratura metterà a dura prova le meningi dei maturandi 2010? Abbiamo girato la domanda a quattro degli scrittori più accreditati.
GIOVANNI PASCOLI
«Lo so, burdèl, sono anni che mi aspettate alla maturità, ma Zvanì sta bene qui in campagna con la sua Mariù, gli uccellini e Valentino vestito di nuovo, mica si scomoda per una patacàta come la maturità. Quella Gelmini, poi, mi ricorda tanto le suorine di San Mauro che da piccolo mi sculacciavano con le ortiche. Lasciatemi in pace, ho ben altri guai: nei «Canti di Castelvecchio» ho divulgato l’interrogatorio della Cavallina storna («disse un nome, suonò alto un nitrito»), e con la nuova legge sulle intercettazioni rischio una multa grossa così. Ah, poter ricominciare tutto da capo! Invece di mettere tutti quei videvitt, chiù, din don e gregrè nelle mie poesie, andrei a farli a Zelig Circus. E gli spot Fastweb con Valentino Rossi li farei io.»
GABRIELE D’ANNUNZIO
«L’Imaginifico, degradato a plumbeo spauracchio per pubescenti? Più facile che Mila di Codro, putta di fienile e di stabbio, torni pulzella, o che Andrea Sperelli acquisti un divano da Aiazzone! In altre parole, non contate su di me. Il governo Berlusconi non solo ha speculato sulle tragedie del mio Abruzzo, ma ha tagliato i fondi per la manutenzione del Vittoriale, e ora le pulizie e i lavori di riparazione mi tocca farmeli da me – vabbè che sono un esperto nel fai-da-te (saprete certamente quel che si dice sulla mia costola mancante). Bah, era meglio se noleggiavo uno yacht, Briatore. Già che c’ero, noleggiavo pure la Gregoraci, per l’inesausta mia febre dei sensi (alla lunga anche il fai-da-te stufa).»
UMBERTO SABA
«Chi, mi? All’esame de maturità? ‘Ndemo, fioi, no xè roba par mi e gnanca par voi. Poareti, costreti a scriver dò pagine de monade sul mio Canzoniere, che forse manco ci siete arrivati col programma d’Italian. Piuttosto ve offro uno spritz qui al caffè dei Specchi, nella mia Trieste, insieme a Lelio Luttazzi. Oppure ci vediamo insieme i Mondiali africani, lo sapete che mi vado mato par il calcio. Pensate che avevo proposto al Tg1 di scrivere delle poesie sulle partite degli azzurri, ma Minzolini me gà risposto che avevano già un poeta, e molto migliore di me, un certo Sandro Bondi. No lo cognosso, xè bravo?»
ALESSANDRO MANZONI
«Al solito: il Ministero non si sa che pesci pigliare per il tema della maturità, e per non scontentare nessuno pensa al vecchio zio Lisander, buono per tutte le stagioni, uno che piace alla destra e alla sinistra, ai preti e ai liberali, ai leghisti e agli statalisti. Un don Abbondio disposto sempre all’ubbidienza, un conte-zio che vuole solo troncare e sopire, al massimo un fra’ Cristoforo che si appella alla Provvidenza ma alla fin della fiera non dà fastidio a nessuno. Eh no, adesso basta. Il senatore del Regno d’Italia Alessandro Manzoni è ancora vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, e siccome ha sciacquato i panni in Arno, non vi manda a dà via i ciapp, ma vi manda tutti direttamente affanculo.»
Debutterà fra un anno il Nuovo Trasporto Viaggiatori, la linea ferroviaria targata Montezemolo. «Saremo la Ferrari dei binari», ha annunciando l’ex presidente di Confindustria, presentando la flotta di Ntv, 51 treni monoposto e con altissimi consumi di carburante. Ecco cosa succede a fidarsi di uno che probabilmente non ha mai preso un treno in vita sua. Per fortuna ci saranno altri operatori privati pronti a sfidare Trenitalia in nome dell’efficienza. Eccone alcuni.
COMUNIONE E LOCOMOZIONE
Le carrette di Moretti? Buoni per le suorine morte di fame e i preti di campagna. Il presule di successo e l’imprenditore teocon viaggiano con Comunione e Locomozione, il servizio ferroviario creato da Cl perché fare soldi solo con le cliniche private cominciava a diventare noioso. I treni, tutti ad altissima velocità (la stessa con cui si sono arricchiti gli amministratori pubblici di Cl in Lombardia) sono dotati di cattedrale gotica con messa in latino, sportello bancario, carrozza-confessionale e ristorante cattolico (il venerdì si osserva il digiuno: uno dei camerieri digiuna e i passeggeri lo osservano sorseggiando champagne). Unico problema: anche i macchinisti, come tutto il personale e l’amministrazione, sono ciellini doc e si rifiutano di far entrare i treni nelle gallerie se prima non le hanno sposate in chiesa...
RYANRAIL
L’irlandese fondatore della più celebre compagnia aerea low cost, debutta anche nel trasporto su rotaia. La ricetta Ryan per abbattere i costi è semplice: vagoni veramente spartani (alcuni riportano ancora graffiti in greco antico, tipo «che treno di merda, la prossima volta alle Termopili ci vado in auto, firmato Leonida»), carrozze prive di fronzoli inutili come il riscaldamento, la toilette o i finestrini, niente cibo né acqua nemmeno per il personale viaggiante, che si aggira allupato per gli scompartimento adocchiando i passeggeri più teneri e paffuti. A ravvivare l’atmosfera, la famosa lotteria Ryanrail, un simpatico gratta-e-vinci con cui puoi vincere fino a diecimila euro o una pediculosi. In compenso, sui treni Ryanrail sali praticamente gratis. E’ per scendere che devi pagare fior di quattrini. Ma lo fai volentieri.
NDRANGHETRAIN
Poteva l’azienda più fiorente d’Italia non raccogliere la sfida lanciata da Montezemolo? Le tradotte della Ndranghetrain, che in Italia operano già su diverse tratte, da quella delle bianche a quella dei braccianti, sono pronte a competere con gli avveniristici treni della Ntv ad armi pari, e cioè duecento kalashnikov. «Sono armi, e il numero è pari,» spiega l’ad di Ndranghetrain, don Cicciuzzo Mancuso «scusate, e sennò come li convinciamo i passeggeri a scendere dai treni di lusso di Montezemolo e a salire sui nostri?» Molto severe le regole per i viaggiatori: vietato portare a bordo più di cinque chili di cocaina, proibite le faide nel vagone ristorante, accomodarsi nell’apposita carrozza regolamenti di conti. Indovinatissimo lo slogan: «Ndranghetrain: dove solo i testimoni sono scomodi».
Visto il loro attivismo, che li colloca ai primi posti in Europa, si aspettavano come minimo una promozione. E invece per gli uxoricidi italiani è arrivata un’inattesa doccia fredda: la World Uxoricide Association (WUA), il prestigioso organismo internazionale che riunisce gli assassini delle proprie mogli, e che vanta fra i suoi iscritti personaggi del calibro di Nerone, Enrico VIII Tudor e Louis Althusser, ha annunciato che depennerà l’Italia dall’elenco dei paesi membri. Motivo: i mariti italiani snaturano la nobile arte dell’uxoricidio, privilegiando la quantità alla qualità. «Da che mondo è mondo, ci sono molti motivi sensati per sbarazzarsi della coniuge,» spiega il presidente della WUA, il francese Henri Landru, «come intascarne l’eredità, lavare l’onore di famiglia, sposare un’altra donna o semplicemente risparmiare le spese e i grattacapi di un divorzio. Ma un marito che spara alla moglie perché ha paura che lei lo lasci, come fanno in genere gli italiani, non è un uxoricida, è solo una grandissima testa di cazzo. Sugli scranni che hanno ospitato gente seria come Gianciotto Malatesta e O.J. Simpson non possiamo ammettere bamboccioni che trucidano le loro donne perché temono di doversi lavare i calzini da soli e pagarsi un affitto.» Secondo la commissione disciplinare della WUA, i nostri connazionali dovrebbero uccidere meno mogli, ma con più poesia, «come in passato,» aggiunge Landru, «quando gli uxoricidi italiani ispiravano Dante e Shakespeare. Adesso non riescono più a ispirare nemmeno Bruno Vespa.»
Dal nostro inviato speciale Giuseppe Garibaldi alle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia
Ore 9
Anita, rieccomi nella mia patria! Mazzini, mio nume e maestro, mi ha inviato dall’aldilà sul fatale scoglio di Quarto per rinnovare negli itali petti l’illanguidito fuoco dell’amor patrio. Volevo rifiutare: quando dietro a uno sbarco c’è Mazzini meglio toccarsi le balle, come dicono sempre i fratelli Bandiera e Carlo Pisacane. Inoltre temevo di portare sfiga alla sinistra italiana, come alle elezioni del 1948, quando, usandomi come simbolo, subì una clamorosa disfatta. Mazzini mi ha fissato: « Pepìn, la sinistra non ha più niente da perdere». Ecco, proprio qui iniziò l’impresa dei Mille. In realtà l’impresa fu sopportare per tutta la missione la fiatata al pesto di Nino Bixio. Glielo dissi, a Calatafimi: «Bixio, c’è una tanfa d’aglio che si muore». Lui era duro d’orecchi e capì «qui si fa l’Italia o si muore». I ribelli di Bronte deve averli giustiziati alitandogli addosso. Quelli credevano che Cavour mi avesse mandato in Sicilia per fare la rivoluzione. Veramente lo credevo anch’io. Per capire che belinone ero stato ho dovuto aspettare che uscisse il «Gattopardo»...
Ore 11
Mi aggiro sul molo deserto. Malgrado la camicia rossa e i pantalon turchin nessuno mi riconosce. Solo una signora esclama: «E’ lei l’Eroe dei due mondi!»: è una concorrente dei «Soliti ignoti» e in cambio pretende ventimila euro. In un bar sento parlare di un ministro al quale qualcuno a comprato casa a sua insaputa. A me è successo lo stesso con Caprera. Io avevo ordinato una Carrera, nel senso di Porsche, ma Bixio ha capito male e mi ha speso tutti i soldi della pensione in quell’isolotto spelacchiato. Anita cara, credo che riaccendere lo spirito unitario negli italiani sia facile come convertire all’astinenza la contessa di Castiglione. La Sicilia vuole l’autonomia, il Friuli chiede asilo all’Austria, le Tremiti si sono offerte alla Libia, l’Emilia-Romagna vuole separarsi e anche il trattino pretende di diventare una repubblica indipendente. Gli unici a difendere l’unità d’Italia sono i preti, e allora comincio a chiedermi anch’io se è stata davvero una buona idea.
Ore 12.30
A quanto pare, il centocinquantenario dell’Unità d’Italia se lo fila solo un nonnetto svampito che straparla di coesione nazionale circondato da spilungoni impennacchiati. «Sono il Presidente della Repubblica», mi informa. «E io sono Giuseppe Garibaldi.» rispondo educatamente. I corazzieri pensano che il matto sia io e mi immobilizzano. «Giù le mani,» ordino, «io sono speciale, il migliore del mondo nel mio campo, contro di me si può solo arrivare secondi». Finalmente identificato come il nonno di Mourinho, vengo rilasciato fra gli applausi. Questo è troppo, moglie mia, getto la spugna. Salvare l’Italia non mi compete più: sono l’eroe di due mondi e basta, non del terzo. Ho già mandato un telegramma a Mazzini: «Disobbedisco».
Dal serpente dell’Eden che ingannò Eva offrendole futures ad alto rischio sulle mele, ai furboni che hanno mandato in bancarotta la Grecia e mezzo mondo: dietro ogni catastrofe nell storia dell’uomo c’è una frode di Goldman Sachs, la banca d’affari che di legale ha solo la sede, a New York. Qualche esempio?
PALEOLITICO
Le caverne non furono la prima dimora dell’umanità. Due milioni di anni fa gli ominidi vivevano già in confortevoli villette, sorte grazie al boom immobiliare del Pleistocene e acquistate attraverso i mammutui, cioè mutui estinguibili a rate con il versamento mensile di un mammut. Disgraziatamente, a causa delle glaciazioni, i mammut si estinsero prima dei mammutui, le villette si svuotarono e i pitecantropi dovettero rifugiarsi negli anfratti rocciosi. Ma le vittime più illustri della crisi dei mammutui furono i dinosauri, distrutti da Asteroid, un prodotto finanziario creato da Goldman Sachs e appositamente inzeppato di titoli tossici derivanti dalla cartolarizzazione dei mammutui, veri e propri antenati degli odierni subprime. Gli ingenui bestioni, vecchi clienti della banca di Wall Street, abboccarono subito, e dopo un decennio erano completamente scomparsi dalla faccia della terra...
GUERRA DI TROIA
Gli ultimi rilevamenti archeologici gettano nuova luce sul conflitto omerico. Proprio a Troia, infatti, si trovava a quel tempo la sede centrale di Goldman Sachs. A innescare la sanguinosa guerra sarebbe stata l’ira degli Achei che avevano creduto nei derivati dell’alpacca, titoli fondati sulla convinzione degli analisti della Goldman che all’età del bronzo sarebbe seguita quella dell’alpacca o argentone, una lega nichel-zinco-rame ottima per le posate. Sordi ai consigli della loro consulente finanziaria Cassandra, Agamennone e Menelao si erano buttati sull’alpacca, il cui prezzo, secondo Goldman, sarebbe schizzato alle stelle. Ovviamente, all’inizio dell’età del ferro, gli Achei si trovarono sul lastrico, e si precipitarono in armi a Troia chiedendo la restituzione dei loro soldi, ma le loro spade di alpacca risultavano ben poco persuasive. Riuscirono nell’intento solo grazie alla class action condotta dall’avvocato Ulisse, che introdusse nel fortino della Goldman un cavallo di legno zeppo di agenti pignoratori.
ATLANTIDE
Non fu una serie di cataclismi a inabissare il leggendario continente, ma uno sciagurato espediente ideato da Goldman Sachs per truccarne i disastrati conti pubblici. Lo afferma Platone in una pagina della «Repubblica» (precisamente, nell’inserto economia): «La celebre Atlantide sarebbe ancora in piedi, se non fosse per il cross-currency-swap inventato dagli squali di Wall Street accecati dalla hybris». Secondo questo brano, finora considerato spurio dai filologi per la presenza di termini estranei al lessico platonico («hybris»), lo swap ampliò ulteriormente la già immensa voragine del deficit pubblico atlantidese, che finì per inghiottire l’isola, cui il dio Poseidone, allora presidente del Fondo monetario internazionale, rifiutò ogni aiuto. «Vogliano gli dèi,» concludeva Platone, «che gli Ateniesi non seguano giammai un esempio sì stolto e funesto».
Appare inarrestabile l’avanzata della gigantesca nube di vocali e consonanti sprigionata da un vulcano islandese. Il fenomeno sta paralizzando tutto il nord Europa, a cominciare dagli aeroporti, chiusi per motivi di sicurezza: la nebbia sillabica, infatti, confonde i messaggi fra piloti e torri di controllo, trasformandoli in incomprensibili scioglilingua. Del resto lo stesso impronunciabile nome del vulcano, Eyjafjallajokul, è in realtà un cono lavico di fonemi eruttati alla rinfusa intorno al cratere nel corso dei secoli: ai tempi dei Vichinghi il vulcano si chiamava semplicemente «Kul». L’ultima esplosione di fonemi impazziti ha sepolto i distretti circostanti, dove la popolazione attende l’arrivo dei logopedisti e dei grammatici promessi dalla Croce rossa. A destare preoccupazioni è l’ex fiume Å, che, con il nuovo nome di Åggurssmankjøgrudd, potrebbe rompere gli argini ricoprendo le campagne islandesi con uno strato di suoni gutturali. «E’ un tipo di vulcanismo caratteristico delle regioni scandinave,» spiega il geologo Gunnarlindfjomhelm Finnbogarskjoldurbergstrom, ultimo discendente di una famiglia duramente provata dalle eruzioni sillabiche. «Ma in passato ha provocato stragi anche in altre zone d’Europa, specialmente in Galles: il villaggio chiamato Llanfailpwllgwyngyllgogerychwyndrobw-llantysiliogogogoch fa pensare a una catastrofe paragonabile a Pompei.»
Lunghi esami anatomopatologici, analisi accurate e ripetute, minuziosi confronti di referti medici, e finalmente una risposta certa: fino a un secondo prima di fermarsi, il cuore di Stefano Cucchi batteva ancora. Il professor Lapalisse, presidente dell’ultima commissione medica chiamata a pronunciarsi sul misterioso caso del 31enne romano deceduto in ospedale dopo , è ancora più preciso: «E’ morto nell’attimo esatto in cui ha smesso di vivere, e sfido chiunque a smentirmi quando affermo che, se Cucchi non fosse morto, sarebbe ancora vivo.» Il parere del luminare francese si aggiunge a quelli delle altre 52 commissioni nominate dalla Procura per spiegare un caso che sfugge ad ogni logica: un ragazzo sottopeso, pestato a sangue in carcere e poi abbandonato in ospedale senza cure, è morto, invece di mettersi a ballare il tip tap per i corridoi ringraziando forze dell'ordine e medici.
La commissione del prof. Donferrante ha esaminato gli ematomi presenti sul corpo di Stefano, per concludere che siccome i lividi non sono né materia né spirito, né sostanza né accidente, aristotelicamente parlando non esistono, e che il giovane è morto per una maligna congiunzione astrale fra Giove e Saturno. Il gruppo guidato dall’insigne professor Pino Chet, invece, ha scagionato le guardie carcerarie dall’accusa di aver massacrato di botte Cucchi: le fratture sarebbero solo l’effetto di un massaggio shiatzu eseguito in un centro benessere non autorizzato. A discolpare i sanitari dell’ospedale Sandro Pertini è stata invece la commissione guidata dal prof. Prolife, dell’Università Vaticana: «Non essendo Cucchi un feto, i medici non avevano alcun dovere di rianimarlo.»
Il clero cattolico non è fatto solo di molestatori di bambini: questo l’appassionato e orgoglioso grido lanciato in occasione della santa Pasqua da tanti sacerdoti, decisi a smentire l’equazione prete-uguale-pedofilo. «Fra noi ci sono anche fior di coprofili, zoofili, necrofili, esibizionisti, feticisti del piede, voyeur e s/m», precisa l’ultimo editoriale di «Tonaca Vera», la rivista dei parroci. «Ma siccome non facciamo sensazione, di noi non si parla mai, solo dei pedofili. Il problema è che così si attirano verso il sacerdozio cattolico sempre più pedofili, sicuri di essere apprezzati e protetti, e si inducono tutti gli altri pervertiti a rivolgersi alle confessioni concorrenti.» «E’ vero,» conferma un pope che desidera conservare l’anonimato. «Da giovane, quando ho sentito la vocazione, avrei voluto farmi prete cattolico. Non provando alcuna attrazione per i bambini, ma solo per la biancheria intima femminile, ho preferito entrare nella chiesa ortodossa, dove mi sento meno isolato.» Secondo «Tonaca Vera» la Chiesa dovrebbe essere più attenta alle altre devianze sessuali all’interno del clero. «I preti pedofili sono tenuti in palmo di mano,» lamenta un presule, «mentre noi preti feticisti riceviamo un misero contentino solo la sera del Giovedì santo, quando ci fanno lavare i piedi a dodici omacci. E non possiamo nemmeno dargli un tocco di smalto».
Da sadico neofascista a industrioso neo-sposo del Terzo Millennio: a provare la redenzione di Angelo Izzo, più del matrimonio celebrato in carcere con la giornalista Donatella Papi, è la sua lista nozze, affidata al gigante italiano del fai-da-te. «Io avrei preferito Ikea o Euronics» confessa la sposina, «ma Angelo è un anticonformista. Pensate che ha voluto scegliere personalmente tutti gli articoli». La lista, inviata da mesi agli amici dello sposo, ha già fruttato un ricco corredo di oggetti utili per casa Izzo: il set di seghe e coltelli multiuso (regalo di Charles Manson), due accette nuove di zecca (offerte da Barbablu), la serie completa di martelli (donate da Giancarlo Stevanin, il mostro di Terrazzo), le spranghe di ferro (pensierino degli ultra della Lazio), la fornitura di corde e nastro adesivo (da parte di Donato Bilancia) e i dieci sacchi di carbonella (dalla sezione Ku-Klux-Klan di Birmingham, Alabama). «I regali verranno consegnati ad Angelo nella sua cella del carcere di Velletri,» spiega la signora Izzo, «ma ci vorrà del tempo: tutti gli oggetti devono essere preventivamente imballati in pagnotte».
CITTA’ DEL VATICANO. Potrebbe essere rinviata la beatificazione di Giovanni Paolo II. Causa del ritardo, l’errore di monsignor Alfredz Myljonicz, il prelato polacco della Postulazione, che non avrebbe consegnato in tempo alla Commissione medica vaticana la lista delle miracolose guarigioni attribuite al defunto pontefice. Il sacerdote sostiene di essere uscito un attimo per rifocillarsi con un paio di pirotzki, e, al suo ritorno, di essersi visto negare la precedenza dai postulanti per la beatificazione di Pio XII. In realtà pare che il sacerdote sia stato trattenuto da pressanti telefonate di Silvio Berlusconi: «Padre, se vuole una lista di autentici miracolati, le do quella dei candidati del Pdl alle regionali».
WASHINGTON. Imbarazzo al Congresso Usa per l’approvazione da parte della Commissione Esteri della mozione sul genocidio armeno del 1915, che potrebbe aprire una gravissima crisi diplomatica con la Turchia. La mozione che condanna l’ex Impero ottomano sarebbe passata di misura (23 favorevoli contro 22 contrari) a causa del ritardo di un deputato repubblicano del South Dakota, Alfred O’Million, uscito un attimo per farsi un sandwich al vicino Taco Bell, e poi impossibilitato a rientrare in aula a causa di un guasto ai freni della sua Toyota. «Io avrei votato contro la mozione,» spiega O’Million, che ancora sta girando intorno al palazzo del Congresso in attesa che finisca la benzina. «E’ impossibile che gli ottomani abbiano ucciso un milione di armeni, che, a conti fatti, di mani dovevano averne due milioni.»
STOCCOLMA. Si avvia a soluzione il dramma delle cinquanta navi incagliate nel golfo di Botnia due giorni fa. Ma col passare delle ore, l’ipotesi della fatalità lascia il posto a quella dell’errore umano: dietro il disguido ci sarebbe l’imprudenza di Halfridd Milionsson, il guardacoste svedese che non avrebbe consegnato in tempo alle capitanerie di porto i bollettini meteorologici che prevedevano il crollo delle temperature. «Ero uscito a farmi due kottbullar,» si è giustificato Milionsson, «ma poi sono stato bloccato da un’orda di Vichinghi radicali.» In realtà pare che il guardacoste si vergognasse di consegnare i bollettini, resi illeggibili da macchie di salsa alla panna. A risolvere la situazione, una sentenza del Tar del Baltico, che in periodo elettorale obbliga il ghiaccio a fondersi a temperature inferiori allo zero termico.

- Finale a sorpresa per la kermesse della Laguna: il ruffiano barese soffia il premio alla carriera destinato a Bellocchio e a Gheddafi quello per i costumi discutibili. Quanto ai Leoni d'Oro e d'Argento, dopo questa edizione non verranno più assegnati: viste le attuali quotazioni dei metalli preziosi Marco Müller ha ritenuto più conveniente venderli a un fondo di investimento. Se continua l'escalation dei prezzi delle commodities, nel 2012 si correrà per il Leone di Gas, il Leone di Caffè e la Coppa d'Acqua Potabile.
- Recessione economica evidente nelle produzioni Usa: alla fine dei film sullo schermo non scorrono più i credits, ma solo i debits. Polemiche per Shame, imperniato su un ricco sex-addicted che gira per New York saltando addosso a qualunque donna gli capiti a tiro. Nafissatou Djallo, la presunta vittima di Daniel Strauss-Kahn, ha accusato il film di ricalcare spudoratamente la sua vicenda, ma il regista ha ribadito che la trama è di fantasia. Sdegnata replica della Djallo: «Appunto, è identica alla mia storia!» Ma il film che ha fatto più sognare è stata la Dangerous Story del triangolo tra Jung, Freud e una paziente, fantasy ambientato in un'epoca leggendaria in cui gli psicanalisti ti fottevano gratis.
- I tagli al budget per i costumi hanno inflazionato le scene di nudo integrale. Come quello di Monica Bellucci in Un été brulant, in cui la diva rinuncia anche all'ultimo velo, quello pietoso che di solito si stende sulla sua recitazione. «Mi sono spogliata solo per generosità», ha spiegato in conferenza stampa. La produzione si è prontamente scusata con Monica per l'equivoco e si è fatta restituire il cachet. Delusi i guardoni accorsi al Lido per vedere l'orifizio più osceno mai apparso alla Mostra, il buco del cantiere dell'incompiuto Nuovo Palazzo del Cinema: la censura ha imposto di coprirlo con un telone.
- Veniamo agli italiani: a parte Cristina Comencini, che in Quando la notte ha raccontato il dramma di una regista incapace di trovare un titolo sensato, la nostra pattuglia a Venezia ha presentato solo film impegnati. Il Monte dei Pegni di Roma precisa che si tratta di una gentile concessione, e che le pellicole torneranno in sala solo quando verranno riscattate con gli interessi.
- Applausi per il film di Polanski, assente giustificato: se il regista uscisse dalla Francia, verrebbe arrestato per pedofilia e l'unico evento internazionale cui può partecipare senza rischi è la Mostra del Cinema Vaticano. Carnage, acida satira del perbenismo borghese, ha suscitato l'ira della Lega Internazionale Borghesi Perbenisti: «Oggi la borghesia ammazza, ruba e tromba senza pudore, mica come ai tempi di Buñuel. Noi ultimi borghesi perbenisti meriteremmo lo status di specie protetta.»