
Beato il partito che non ha bisogno di eroi. Ma per salvare il Pdl oggi ci vuole un kamikaze pronto a sacrifici estremi: ascoltare Lupi, blandire Scilipoti, non prendere a schiaffi Gasparri. Uno come Angelino Alfano, sbattuto da Berlusconi dalla poltrona della Giustizia alla prima linea nella sporca guerra intestina del Partito dell'Amore. Ecco in esclusiva le commoventi lettere che il neo-segretario ha scritto alla madre dalla sua stanzetta in via dell'Umiltà.
... Cara mamma, ho lasciato il ministero della Giustizia, dove mi succederanno Ghedini o la Gelmini, non ho capito bene, il telefono di Bisignani era disturbato. Comunque occuparsi della Giustizia non è più affar mio. Non lo era nemmeno quando facevo il ministro, del resto: mi occupavo solo delle grane giudiziarie del Presidente. Ancora non so perché abbia incaricato me di guidare il Pdl nell'ora più drammatica, ma credo c'entri lo sciopero degli stuntmen, come mi ha riferito il tipo magro e nerovestito che mi ha preso le misure dopo la nomina. Il mio primo discorso da segretario è stato quasi un suicidio: ho auspicato che il Pdl diventi "il partito degli onesti", quando la prima cosa che chiederebbero gli onesti sarebbe un altro segretario. Ho abbassato le pretese: "il partito degli incensurati", ma si sono arrabbiati Verdini e Cosentino. Ho calato ancora: "il partito dei non recidivi", ma è arrivato il veto di Dell'Utri e Previti...
Allora ho cambiato linea: "Il modello per il Pdl sarà il partito di De Gaulle". Ma è arrivato il no di Silvio: se questo De Gol valesse qualcosa l'avrebbe già comprato per il Milan. Ora ti lascio, da domani cominciano le vere battaglie. Devo rimettere in riga i maggiorenti del partito. Che in realtà sono tutti minorenti, il Presidente si è lasciato ingannare dall'aspetto, come al solito. Non piangere, mamma. Sognavi per tuo figlio una solida carriera nel narcotraffico o nella tratta delle bianche. Come vedi, non ho deluso del tutto le tue aspettative. Ti bacio.
... Scrivo dal mio ufficio, mamma adorata, fra i busti di San Sebastiano e di Romolo Augustolo che i colleghi mi hanno regalato come buon augurio, mentre decifro l'ultimo corsivo di Angelo Panebianco sul "Corriere": "La fine del berlusconismo non è la fine del bipolarismo, a meno che l'inizio del bipolarismo non coincida con la fine di un berlusconismo bipolare, convergente con un bipolarismo berlusconiano, e viceversa." Più che da Panebianco mi sembrano discorsi da Folli. Le malelingue dicono che Berlusconi mi ha piazzato qui solo perché considera il Pdl un'esperienza finita. Falso, il cartello sulla porta della sede dice "Emporio cinese Wang - Apertura 20 luglio", quindi ne abbiamo ancora per 15 giorni buoni. Oggi penserò a ricucire il rapporto con Bossi. Il problema è che il senatùr ci mette sempre due ore solo per ricordarsi chi cazzo sono, poi arriva la fisioterapista per la riabilitazione e addio. Forse l'interlocutore giusto è Casini. Ma ha tanta fame arretrata di poltrone che ha intenzione di fare il terzo polo con la Frau. Nel pomeriggio vedrò i dirigenti locali, ai quali spiegherò che il Pdl vuole sì candidati ben radicati nel territorio, esperti in vari rami e con un'anima verde, ma mettere in lista due ippocastani, com'è successo alle ultime comunali a Grottaferro, è stato un azzardo. Alla prossima.
... Giornata campale, mamma. Stamane ho incontrato il cardinal Bagnasco per rinsaldare il rapporto Pdl-Chiesa. Mi ha detto che in cambio del suo appoggio il Vaticano chiede sostegno economico alle famiglie, giustizia sociale, solidarietà con gli immigrati, trattamento più umano per i detenuti e moralizzazione della politica. Io ho scosso il capo e l'ho fissato: "Niente nozze gay e più soldi alle scuole private". "Affare fatto", ha sorriso lui. Come al solito, insomma. E' arrivato il tuo pacco-dono per me: calze, mutande, cioccolato, arancini fatti in casa. Cicchitto ha gradito tutto moltissimo. Per piacere, sul prossimo pacco scrivi "Classici del pensiero liberale", così sono sicuro che nessuno lo tocca. Com'è difficile farsi rispettare, mamma, dentro e fuori dal partito! Il Pd sostiene che sono telecomandato da Berlusconi. Falso, il Presidente mi ha lasciato completamente libero, a parte questo anellino alla caviglia che, ha assicurato, serve solo a raccogliere dati scientifici. Ora ti saluto, stasera c'è lo spettacolo per la truppa: guarderemo il film della luna di miele di Mara Carfagna. Nella versione senza tagli!
... Nelle lunghe notti nella trincea di via dell'Umiltà ripenso a come tutto è iniziato: ad Agrigento, nel '94, quando, neolaureato in giurisprudenza, vidi Berlusconi in tivù e rimasi folgorato. Me l'avevi detto di staccare l'antenna quando scoppia il temporale. Quando ripresi conoscenza non sapevo più distinguere una legge da un paracarro, il che mi aprì le porte di Forza Italia... Sai mamma, qui nel Pdl la vera tortura è la solitudine. Il partito è così pieno di pin-up che sul letto tengo attaccato il poster di Margherita Hack. Oggi in bagno la Santanché mi ha sfidato a chi pisciava più lontano. Ho rifiutato, tanto vince sempre lei. E Michela Brambilla, che si è fatta fotografare mentre gioca con la tigre? Secondo me la tigre era sedata, se no mica accettava di entrare nella gabbia della Brambilla. La cosa più simile a una donna sarebbe Laura Ravetto, se non portasse l'ottava misura solo di mascelle. Oggi l'ho chiamata nel mio studio per dirle che la trovavo troppo aggressiva nei talk show. Mi ha detto che sbagliavo: "Sono più aggressiva nei colloqui privati", e mi ha sbattuto in testa il busto di Romolo Augustolo tante volte che ora sono alto come Brunetta. Pazienza. Sotto i colpi e gli insulti resisterò a piè fermo in via dell'Umiltà, costi quel che costi. Anche perché il signor Wang mi ha promesso un posto da commesso. Addio, mamma. Tuo Angelino.
Via Gheddafi, Ben Alì, Mubarak: tutta la prima fila degli amici internazionali di Silvio Berlusconi è stata spazzata via dai giovani in rivolta. Non sarà facile sostituirli. Se c'è qualcosa che al mondo non manca, sono i dittatori con pochi scrupoli; ma quelli con così pochi scrupoli da diventare partner del nostro premier si contano sulle dita di una mano. Ecco i leader mondiali che, da semplici alleati, verranno presto promossi dal Cavaliere a «veri amici».
KWASA LXXVIII
Re del Mambaziland, sta guidando il suo popolo nella delicata transizione dalla monarchia assoluta al dispotismo megalomane. Il Paese sarebbe ricco di materie prime, ma da anni il ferro, l'oro e i diamanti estratti con fatica dai mambazilandesi vengono interamente requisiti per la costruzione di una gigantesca limousine per l'harem di Kwasa. A innescare il feeling con Berlusconi, la lettura casuale di un articolo del «Giornale» intitolato «Il Cavaliere si è mangiato i suoi avversari», ma quel che più unisce Kwasa al nostro premier è la passione per le belle donne: nella sua prima visita in Mambaziland Berlusconi ha potuto assistere alla Danza delle Orchidee, rito ancestrale in cui le vergini danzano nude davanti al re, che sceglie la più bella come sposa e la più incompetente come Ministro per l'Istruzione.
Inoltre Kwasa ha autorizzato il presidente del Consiglio ad attribuirgli tutte le nipoti che vuole: con più di seimila fra mogli e concubine, statisticamente è probabile che ci prenda. «Un grande sovrano che mi deve eterna riconoscenza», ha riferito Berlusconi al suo ritorno: «Gli ho spiegato finalmente cosa significano quelle lettere dopo il suo nome».
SGOZZIK TAMERLANOV
Autocrate dello staterello caucasico dell'Egoistan (capitale Masakranda) unisce lo spirito filantropico di un capo mongolo all'apertura mentale di un quadro locale del Pcus, carica che rivestiva fino all'agosto 1991, quando scoprì un giacimento di petrolio sotto la sede del partito. Da allora si è autonominato Gran Khan dell'Orda di Greggio, erede della mitica Orda d'Oro. Ma sarebbe ingiusto accusare Tamerlanov di usare il petrolio per ricattare l'Occidente: allo scopo sono più efficaci le bombe nucleari ereditate dall'Urss. Il premier ha già incontrato Tamerlanov, con cui ha siglato un vantaggioso trattato: dall'Egoistan partirà un oleodotto per l'Italia e da Modena un acetodotto verso l'Egoistan. «Il miglior accordo mai firmato nel parcheggio di un autogrill», ha commentato Berlusconi, incurante del fatto che il paese asiatico è stato recentemente espulso per indegnità dalla lista degli stati-canaglia e inserito nella lista degli stati-figlidimignotta. Infondate secondo il Cavaliere anche le voci secondo cui Tamerlanov avrebbe inviato a Mosca le donne-kamikaze responsabili degli ultimi gravissimi attentati: «Erano un regalo per il nostro amico Vladimir,» spiega «so per esperienza che apprezza le pupe esplosive».
DOKTOR VON SCHUTZ-STAFFELN
Più noto col diminutivo Von SS, l'anziano medico tedesco è il leader di Adolfa, un'isoletta caraibica da lui acquistata nel 1945 a poche miglia da Antigua (si tratta in realtà della ex isola Barbuda, da lui accuratamente rasata, a parte un paio di inconfodibili baffetti a spazzolino). Qui, grazie ad alcune misteriose provette portate dalla Germania, fondò la discussa Mein Fuehrer Samenbank, la prima banca del seme offshore per chi desidera figli con le sembianze di Hess o di Goering; ma pare che per ora gli unici risultati ottenuti siano dei piccoli sosia di Calderoli e di Boso. Diventato suo vicino di isola, Berlusconi volle incontrare Von SS per chiedergli dove aveva comprato quei cactus a forma di svastica, e se ne avevano anche a forma di scudetto del Milan. Nonostante le trattative in corso per commercializzare in Italia bizzarri paralumi d'antiquariato realizzati in Polonia, il feeling fra il Cavaliere e il dottore non è idilliaco: «Non sopporto che a poche miglia dal mio buen retiro ci sia il covo di un fanatico paranoico dal passato imbarazzante», avrebbe confidato Von SS agli intimi.
STALI' BEN OMAL
Traballante emiro del Golfo Persico, ha stretto una volta per puro caso la mano a Berlusconi nel 1997, nella sala d'aspetto di un aeroporto e ora, essendo terribilmente superstizioso, vive nel terrore di fare la stessa fine di Gheddafi, Mubarak e Ben Alì. Per scongiurare la sorte, ha chiesto un esorcismo purificatore agli imam del suo Paese, ma questi, appreso che Ben Omal era stato toccato da quello jettatore del nostro presidente, l'hanno cacciato via da tutte le moschee per timore del contagio. Vano anche il precipitoso pellegrinaggio dell'emiro alla Mecca per purificare l'arto contaminato: Ben Omal aveva appena toccato la porta della città sacra quando si è verificato uno scontro fra carovane di pellegrini, la Kaaba è stata invasa dalle cavallette e il Sommo Mullah si è rotto una gamba cadendo dalle scale. Evitato come un lebbroso da tutti i leader del mondo arabo, il povero Ben Omal sta pensando seriamente di tagliarsi la mano destra, col rischio di passare per ladro in tutto l'Islam.
L'INFALLIBILE OZUNAMAS
Gran Vicario del Serpente Strabico, antica divinità precolombiana, Ozunamas governa l'ultima teocrazia del Sudamerica, la Ciudad de Vaticamba, un minuscolo stato andino caratterizzato da istituzioni primitive: le donne non hanno diritti politici, sono proibiti aborto, divorzio e contraccezione, non sono ammesse altre religioni e i gay sono fuorilegge. Difficile capire perché il Vaticano sia ammesso all'Onu e il Vaticamba no, anche se pare siano i sacrifici umani a fare la differenza. Di recente l'Infallibile si è rivolto al governo italiano annunciando che, secondo attendibili fonti storiche, l'aiutocuoco sul galeone di Pizarro era di Savona; pertanto anche l'Italia va ritenuta corresponsabile delle atrocità dei Conquistadores e deve versare un ingente risarcimento al Vaticamba – una truffa spudorata cui nessun premier sano di mente abboccherebbe. «L'Italia farà il suo dovere,» ha subito risposto Berlusconi, stanziando un miliardo di euro. Il presidente è certo che il Vaticamba è il partner giusto per rilanciare l'economia italiana: «Ozunamas mi ha promesso uno stock di Potentissimi Talismani del Serpente Strabico. Quando arriverà l'apocalisse del 2012, i nostri imprenditori saranno gli unici a salvarsi, e rimarranno padroni del mercato!»

Sovversivi i black bloc? Tutt’altro: fanno lievitare il fatturato delle aziende produttrici di vetrine e cassonetti, con benefici effetti sul Pil. Perfino chi disegna stelle a cinque punte sui muri contribuisce all’economia, sborsando qualche soldo per la vernice spray. La vera minaccia per il sistema non sono quelli che spaccano le vetrine, ma quelli che le guardano e basta: i milioni di italiani che, secondo l’ultimo Rapporto Consumi, hanno ridotto la spesa media annua riportandola al livello del 1999. «Undici anni di educazione al consumismo buttati nel cesso,» commenta stupito il professor Auchan Carrefour dell’Istitute of Wasteful Economy. «Pensi, noi credevamo che con la crisi la gente avrebbe consumato di più. Per tirarti sù quando hai perso il lavoro o il conto è rosso, niente di meglio che un bel pomeriggio all’ipermercato, a costo di impegnare la catenina della comunione. Questa è la modernità. E invece in Italia stanno riprendendo piede vecchie e velenose teorie sconfitte dalla storia, tipo che quando i soldi sono pochi, si compra solo il necessario, o che bisogna risparmiare per gli imprevisti.» Idee pericolose che alcune teste calde stanno mettendo in pratica, dando vita a gruppuscoli già attenzionati dalle autorità di polizia. Ecco le sigle più minacciose.
RAMMENDATRICI RIVOLUZIONARIE – TOPPA CONTINUA
La vecchina del piano di sotto tiene la tivù a tutto volume sulla «Vita in diretta»? Meglio chiamare la Digos: è il tipico trucco usato dalle Rr per coprire il mortale rat-tat-tat delle loro Singer automatiche...
Un canto di morte per l’industria dell’abbigliamento: al grido di “comprarne uno e aggiustarne cento”, le Rammendatrici, età media 70 anni, riparano e adattano gonne, giacche e pantaloni di Zara e H&M in modo da prolungarne la vita oltre i canonici tre mesi, sabotando l’acquisto continuo di nuovi capi. Intercettazioni nei pressi delle mercerie, dove le Rr si riforniscono i propri arsenali, hanno immortalato i loro proclami farneticanti: «con due punti qui questo cappotto ti fa un’altra stagione» o «basta cambiare la fodera e torna nuovo». Collegate con le omologhe tedesche della Baf (Burda Armée Fraktion), le Rammendatrici stanno raccogliendo adepte fra le giovani generazioni: organizzano campi paramilitari nel tinello in cui insegnano azioni eversive come attaccare bottoni, tingere indumenti e rattoppare calzoni.
ULTRACONSUMISTI
Il nome deriva da fatto che non comprano nulla finché non hanno consumato fino all’ultima briciola le provviste che hanno già in casa. In genere sono passati all’Ultraconsumismo dopo un evento traumatico, tipo il pignoramento dei mobili della cucina, o essere aggrediti da un gigantesco fermento lattico sviluppato da un 3x2 di yogurt gusto tiramisù dimenticato nel frigo. Da allora l’Ultraconsumista crede solo nell’1x1, e per non cedere alle offerte usa come buste per la spesa quelle della posta. Ma il comportamento più tipico si riscontra alla vigilia dei ponti: l’Ultraconsumista è l’unico cliente del supermarket che non riempie freneticamente il carrello come se stesse per scoppiare la guerra termonucleare globale. La polizia ha aperto un fascicolo sul presunto ideologo del gruppo, il fantomatico Max Diecipezzi: nessuno sa chi sia, però sono intitolate a lui tutte le casse veloci degli ipermercati, le più frequentate dagli Ultraconsumisti.
ANARCO-OBLOMOVISTI
Responsabili del crollo del giro d’affari dei tour operator, gli anarco-oblomovisti hanno superato a sinistra lo stesso Bakunin, che pur di andare all’estero si abbassò a chiedere un prestito alla Banca di Mosca e a vendere gli orecchini della madre al Mercato Veneto dell’Oro, e si ispirano a Oblomov, il sedentario eroe che resta a letto fino alla 150esima pagina del romanzo omonimo. Nella loro follia, gli anarco-oblomovisti ritengono che la settimanella alle Maldive e i tour dei Castelli della Loira non siano un bene di prima necessità, e che, quando i soldi non ci sono, si può anche restare a casa a dormire e a leggere. Si dichiarano apertamente renitenti alla leva vacanziera e quando ricevono nella posta i dépliant con le offerte delle agenzie viaggi li bruciano pubblicamente in segno di protesta.
BRIGATE GOVI
Organizzazione genovese gemellata con la Scrooge Legion (Scozia), le Brigades Papa Grandet (Francia) e le Harpagonos Symmachia (Grecia), le Bg si propongono di rovesciare il sistema attraverso il ritorno alla spilorceria nell sua forma più pura. Odiati dalle banche più dei rapinatori, i Goviani girano tutto l’anno con palandrane logore e bisunte dotate di tasche a chiocchiola dalle quali non esce mai un centesimo e da maniche da cui spuntano braccine cortissime, vivono di croste di pane, tesaurizzano fino all’ultimo spicciolo, obbligano i figli a lavorare gratis nella ditta di famiglia, e le figlie allo zitellaggio non spendere soldi nella dote. Le Bg sono così taccagne che finora non gli si può attribuire nessuna azione: «Le azioni non sono un investimento sicuro, noi mettiamo tutto sotto il mattone».
CALZOLAI ANTAGONISTI
Apparentati alle Rammendatrici Rivoluzionarie, questi autentici fossili del mercato del lavoro risentono probabilmente dell’esposizione ai vapori allucinogeni delle colle da tacchi. Solo così si può spiegare come mai, invece di mettersi a confezionare mocassini artigianali ultracostosi per leader di partiti progressisti, hanno deciso di dedicarsi alla lotta contro uno dei principi-base della modernità, e cioè che oggi le scarpe sotto i 200 euro devono autodistruggersi entro un anno. Rimpiattati in covi oscuri e maleodoranti, i CalzAnt risuolano più e più volte e a poco prezzo scarpe e polacchini per anziani con la pensione minima o per madri di famiglia disoccupate che spendono già abbastanza per le scarpe dei figli. Ma oggi la modifica più richiesta ai CalzAnt è l’aggiunta di buchi alle cinture.

Le feste si avvicinano, la crisi morde il budget-regali. Per fortuna in Italia i doni più graditi sono quelli che non costano nulla – o meglio, nulla a chi fa, ma un sacco alla collettività. Un incarico pubblico, una cattedra, una consulenza: questi sono regali che dimostrano ai tuoi cari quanto tieni a loro. E quella che i giacobini chiamano Parentopoli, a Natale può diventare la soluzione giusta per rendere felice chi ami senza girare troppo per negozi. La regione Piemonte, la giunta Alemanno e tante università ci dànno un sacco di idee: per realizzarle basta un briciolo di potere, qualche complicità e una buona dose di impudenza. La sera della vigilia dì ai tuoi cari di appendere i culi al caminetto: la mattina ci troveranno tante belle poltrone! Ecco qualche consiglio per gli indecisi.
Per la tua lei
Nessun regalo è abbastanza per una fanciulla che ha gettato alle ortiche una limpida reputazione di lapdancer, spogliarellista e hostess solo-distintissimi per lo squalificante ruolo di fidanzata di un politico di centrodestra già nel mirino di certa stampa moralista – e tu sai bene che a lei non piace essere sbattuta sui giornali, a meno che lo strato non sia abbastanza spesso...
Ma si sa, dopo i diamanti, gli impieghi pubblici sono i migliori amici delle ragazze, e un tuo
amico dirigente dell’Azienda municipalizzata dei Trasporti sta cercando una nuova segretaria perché quella attuale scalcia nel sonno. Con una sola mossa renderai felici due persone: il tuo amico, che avrà un’assistente personale qualificata professionalmente per dimenarsi sulle ginocchia di signori importanti, e la tua lei, che non sarà più costretta a infilarsi le mance nel reggiseno, ma ogni mese avrà un sexyssimo bustier-paga. Attenzione: se è un’animalista convinta, devi cambiare regalo. Lei non accetterebbe mai uno stipendio ricavato spellando una specie in via di estinzione, i contribuenti.
Per il tuo lui
Che fosse un po’ imbranato l’avevi intuito fin dal vostro primo incontro, alla finale del concorso «Italian Macho»: se non correvi tu ad aiutarlo, durante lo strip finale per poco non si auto-strangolava con la canottiera. Eppure gli hai detto subito che anche se eri una donna di potere, il tuo uomo doveva farsi strada con suoi mezzi. Lui, detto fatto, ha investito con la Ferrari una processione che rallentava il traffico. Da allora dirigi tu la sua vita, decisa a renderlo presentabile negli ambienti che contano - impresa non così impossibile, da quando ha smesso di scambiare il papillon per un perizoma e la mousse di salmone per crema depilatoria. A Natale premia il suo impegno con un regalo importante – no, non un’altra Ferrari, troppo pericoloso, ma un posto da commissario all’Aci di Milano. Si divertirà un mondo a organizzare il Gran Premio di Monza insieme al figlio di La Russa, al figlio di Ermolli e, si spera, anche a qualche
figlio normodotato. E poi, andiamo, se quella sciacquetta di Vittoria Brambilla è riuscita a piazzarci il suo compagno, puoi riuscirci anche tu.
Per la nonna
Ammettilo, intestandole la tua società di produzioni televisive il regalo l’hai fatto a te stesso: ti sei risparmiato un po’ di noie col fisco, al quale non interessa se la titolare della Top Techno Dream Productions è una novantenne invalida che crede ancora che dietro lo schermo del televisore ci siano davvero omini e donnine piccini picciò che cantano e ballano. E’ venuto il momento di farle un regalo vero: smuovi le tue conoscenze politiche e procura alla nonna un lauto contratto in Rai per una fiction su santa Flagellata da Buonabitacolo. Vedrai i suoi occhi appannati luccicare di gioia: i soldi non le interessano (in casa di riposo la nonna non saprebbe che farsene, e comunque li tieni tu), ma è una fervente devota di santa Flagellata, e secondo la Chiesa produrre una fiction sacra per Raiuno ti risparmia non soquanti anni di Purgatorio. Considerato che l’autore del copione è l’ex marito della tua attuale compagna, affetto da psicosi a sfondo mistico, è possibile che la fiction non incontri l’entusiasmo della critica, ma nel frattempo la vecchia sarà già volata in Paradiso da un pezzo.
Per tuo figlio
Come docente universitario, hai sempre disapprovato i colleghi che regalano cattedre ai loro famigliari. Per questo hai suggerito al tuo ragazzo di scrivere una letterina a Babbo Natale, e sarà il buon vecchietto a fargli trovare sotto l’albero un posto di professore di Scienza delle Costruzioni, corredato di laureando sgobbone di oscuri natali al quale estorcere lavori da pubblicare a proprio nome. Accessorio indispensabile, perché di costruzioni tuo figlio non ne sa mezza e a trent’anni non riesce ad assemblare due mattoncini Lego senza l’aiuto della colla. Avrebbe fatto meno danni a Giurisprudenza, dove insegni tu, ma con la riforma Gelmini genitori e figli non possono più insegnare sotto lo stesso tetto, e così hai dovuto ripiegare sulla prima cattedra vacante presso una facoltà qualunque. Del resto tutti i posti disponibili nel tuo dipartimento Babbo Natale li aveva già regalati alle tue dottorande più carine.
Per tua figlia
Alla principessina di casa non mai fatto mancare nulla: cellulare, Smart, appartamento, vacanze in Inghilterra per impadronirsi della lingua di Shakespeare (c’era quasi riuscita, dio sa quanto hai dovuto pagare per mettere a tacere la cosa con la polizia di Stratford-on Avon). E dopo quel che hai pagato per farle prendere un diploma, l’istituto «Poverelle di Gesù» si chiama «Riccone della Madonna», con eliporto e Calvario artificiale nel giardino. Con la quarta di seno che le hai regalato per l’ultimo compleanno, poi, eri sicuro che la piccina non avrebbe avuto problemi a trovare un impiego di prestigio. Eppure finora non ha avuto fortuna, forse perché l’unica cosa che non le hai mai regalato è una sveglia e prima delle 13 non si schioda dal letto. A Natale sorprendila con un contratto di collaborazione con la Regione, dove potrà mettere in luce le sue competenze nel campo della multimedialità: riesce contemporaneamente a spettegolare con tre amiche via iPhone, twittare le foto del suo cane e giocare a Farmville su Facebook mentre ascolta Gigi D’Alessio sull’iPod, e tutto senza smettere di guidare. E’ vero, il regalo utile a volte è un po’ squallido, ma con un posto di «vice-pro-addetta ausiliaria a supporto dell’Ufficio Comunicazione»
l’utilità è un rischio inesistente.
Non solo Ruby: la sua storia è quella di tante altre ragazzine di oggi, avvenenti e affamate di successo. Come quella di Biby, una 17enne che sostiene di essere amica intima del premier, e ci ha lasciato leggere il suo diario segretissimo. Ne pubblichiamo in esclusiva i brani più significativi, rigorosamente anonimi, per rispetto alla sua minore età.
21 GIUGNO
... Papà non è contento della mia decisione di lanciarmi nel mondo dello spettacolo. Lui vorrebbe che io facessi progetti più concreti, tipo aspettare che Gaucci divorzi, fidanzarmi con lui e giocare insieme al Superenalotto. Mamma invece mi sostiene. Anche lei da giovane sognava di diventare una star. E in un certo senso c'è riuscita: sembra un enorme dado di carne. E' stata mamma a regalarmi un seno nuovo per i miei 17 anni. Per ora uno solo, il sinistro; il seno destro quando passerò la maturità. Se poi supero le selezioni per il Grande Fratello, me ne regalerà un terzo, così sotto la doccia sbanco l'audience. La nonna invece brontola di continuo. Dice che nemmeno sotto il fascismo le donne venivano trattate da vacche come oggi. Nonna, le ho detto, non mi piace quando sminuisci il fascismo. A giudicare dalle fiction, era un periodo fighissimo, vent'anni di camicie nere e mascelloni, praticamente un megaspot di Armani....
E poi c'erano i bordelli, una specie di «Uomini e donne», però senza la pausa estiva. Lo zio non si capisce cosa pensa, ma dice che se vado con lui giù in garage che me lo spiega meglio. Sono dieci anni che insiste, e ormai sono più alta di lui. O è guarito dalla pedofilia, o gli si è spappolato il cervello.
3 LUGLIO
... Col mio ragazzo è finita. Era geloso del mio lavoro come ragazza immagine nei locali. Gli ho spiegato che il mio compito è solo sorridere, essere carina, far bere la gente e dare un tocco di classe al locale, in pratica quello che fa il ministro Brambilla nel governo Berlusconi. Lui mi ha chiesto se anche alla Brambilla mettono le mance nel reggiseno. E io: solo quando se le merita, naturalmente. Povero caro, ci eravamo lasciati solo da due ore e lui aveva già messo su Internet certe mie foto molto intime. Forse spera che io lo assuma come ufficio stampa.
26 LUGLIO
... Ho chiesto ai miei i soldi per farmi un book. Papà ha detto che ho già un piercing e un altro buco è troppo. Ho spiegato che «book» significa libro, e allora si è opposta mamma: di libri ne ho già uno e un altro è troppo. Alla fine si è capito che parlavo di foto, e lo zio si è offerto di farmele lui, giù in garage. Per fortuna in paese c'è un fotografo specializzato in foto artistiche. Il suo primo studio era in un camerino dell'Oviesse, poi le clienti se ne sono accorte e lui ha dovuto cambiare sede. Nonna dice che è un viscido porco assetato di soldi. Okay, nonna, ma vogliamo parlare dei suoi difetti? Comunque, col fotografo ho messo subito le cose in chiaro: niente nudo. Va bene, ha detto lui, e si è rivestito. Mentre scattava, mi ha rivelato un sacco di segreti sui Vip, tipo che la Canalis in realtà è la Kanakis ringiovanita col Photoshop, e quel pirla di Clooney non se n'è ancora accorto perché ha una presbiopia galoppante. Mi ha fatto delle foto di gran classe, specie quella dove lecco un mottarello in slip. Secondo me era meglio se lo slip lo indossavo io, anziché il mottarello, ma il fotografo diceva che così era più cool. Nonna ha detto che in quelle foto sembro una gnocca disposta a tutto per la carriera. Ci sono rimasta male: non ha detto «gran gnocca».
29 AGOSTO
... Oggi una mia amica mi ha portato a lezione di Islam dal colonnello Gheddafi. Ci dànno settanta euro a lezione: ecco un modo intelligente per combattere l'abbandono scolastico! A chi si converte regalano una ricarica telefonica, tre docce solari e il Corano di Hello Kitty, carinissimo. Penso proprio che mi convertirò. Tornando a casa ho incontrato il nostro parroco. Mi ha ricordato l'ultimo discorso del Papa, no all'amore come merce di scambio. Sono d'accordo, ho risposto, è molto più comodo usare il sesso. Salutandomi, mi ha raccomandato di venire più spesso in chiesa, possibilmente dopo le 23, passando dalla canonica. Dev'essere perché non ha il garage.
1 SETTEMBRE
… Sono arrivata seconda al più famoso concorso di bellezza per teenager, Miss Cresci-bene-che-ripasso»: ora sono Miss «Vai-bene-anche-subito». C’era anche Emilio Fede, che ha voluto conoscermi. In tivù sembra più ricco, dev’essere per via delle luci. Nonna dice di non fidarmi di lui perché è indagato con Lele Mora per favoreggiamento della prostituzione. Va bene, nonna, ma indagato mica significa innocente, no? Fede e Mora hanno guardato il mio book e mi hanno invitato a una festa ad Arcore con il Presidente, insieme a tante altre belle ragazze. Pare che queste feste gli servano a «pulirsi il cervello». Ho detto a quei due che se mi piacesse lavare i cervelli mi sarei già proposta al Tg1. E loro: tranquilla, devi solo essere carina, sorridere, servire da bere e dare un tono all’ambiente. Ho subito telefonato ai miei: papà, mamma, vado a fare il ministro!
10 SETTEMBRE
… Alla festa tutti aspettavano il momento del «bunga-bunga», che in pratica è un rapporto multiplo ano-genitale sadomaso cui è stato semplificato il nome con un decreto del ministro Calderoli. Io non ho partecipato, ma le altre ragazze dicevano che non è poi male: tanto a noi giovani il governo ce lo mette in quel posto tutti i giorni, almeno qui dopo ti dànno cinquemila euro. Al Presidente ho detto che ero già maggiorenne, non volevo rischiare di vedermelo piombare al party per i miei 18 anni con il cerone sciolto e il gioiellino comprato da Bulgari (che roba, è ricco sfondato e va a comprare i gioielli nei paesi dell’Est). Però è stato gentile, mi ha dato il suo numero diretto privatissimo, ce l’hanno solo Putin, Chavez e 4370 escort di sua fiducia. Mi è stato utile proprio ieri, quando mi hanno fermato perché avevo rubato un rossetto all’Esselunga. Ho subito chiamato il Presidente, e lui ha ordinato ai poliziotti di rilasciarmi subito perché ero la nipote segreta di Marchionne. Io ho confermato: «Come no, mio zio mi chiede sempre di andare in garage per mostrarmi il prototipo della nuova Panda». Ora aspetto che il Presidente mi chiami, ha detto che vuole candidarmi per il Pdl alle prossime elezioni. Ma è meglio che la nonna non ne sappia niente. Lei crede che faccia la lap dancer in un night di Dubai.
A ben guardare, tutti i collezionisti sono collezionisti di immobili: sotto il profilo della mobilità, le farfalle morte e i francobolli non sono meglio di ville e palazzi. E allora, perché biasimare l’insaziabile cupidigia di Silvio Berlusconi per le dimore di lusso, se non per il fatto che un album di farfalle si guarda in un’ora, mentre per visitare tutta la collezione planetaria di ville berlusconiane ci vuole un anno e un passaporto valido? Tanto più che per il premier, lo shopping immobiliare compulsivo non è un capriccio, ma una tendenza ricorrente nella sua schiatta fin dai tempi più remoti. Volete proprio imputare al Cavaliere anche questa dolorosa tara familiare? Mentre ci pensate sù, vi raccontiamo alcune biografie esemplari tratte dall’albero genealogico del premier.
BERLUSCODONOSOR
Re babilonese inventore dei giardini pensili, inseriti da Erodoto fra le sette meraviglie dell’abuso edilizio, si era fatto costruire una reggia per ciascuno dei 354 giorni del calendario lunare e traslocava ogni 24 ore...
Per fargli e disfargli ogni giorno gli scatoloni non bastavano assiri e babilonesi messi insieme, sicché Berluscodonosor dovette schiavizzare allo scopo tutti i popoli della Mezzaluna fertile. Informato che il calendario solare di giorni ne aveva 365, e quindi rendeva necessarie undici regge nuove di zecca, lo adottò con entusiasmo. Purtroppo i suoi palazzi occupavano già ogni metro quadrato del Medio Oriente, e così le undici regge dovette costruirle una sull’altra. Il risultato fu la mitica Torre di Babele, dove nessuno capiva nessuno: chiedevi la calce e ti passavano un martello, chiedevi un ministro per lo Sviluppo economico e arrivava Paolo Romani. Sul superbo re cadde l’anatema dei profeti biblici: pazienza aver distrutto il Tempio di Salomone perché faceva ombra ai cactus della sua villa di Gerusalemme, ma raccontare orride barzellette sugli ebrei nei summit internazionali era veramente troppo. Ignote le circostanze della morte di Berluscodonosor, ma avendo 365 recapiti postali diversi, l’ipotesi più accreditata è che sia stato ucciso da una rivolta dei portalettere.
TITO SILVIO ROGITO
Console nel I secolo a. C., aveva accumulato immense ricchezze vendendo spazi pubblicitari nei bassorilievi romani, di cui possedeva la maggioranza. Citato da Cicerone tra gli affiliati alla congiura di Catilina (tessera MDCCCXIV), gli storici ne ricordano l’attivismo in campo edilizio: durante il suo consolato Tito Silvio costruì ben dieci acquedotti, nove anfiteatri e un numero imprecisato di terme, e tutto questo nel parco di una sola delle sue ville sull’Aventino. Ma ne possedeva molte altre: gli archeologi ne hanno censite decine e decine, dalla Cappadocia all’Iberia, tutte dotate di necropoli privata, vivaio di murene e ovile per le escort. Anzi, pare che l’ostacolo più duro per l’avanzata di Cesare nelle Gallie non siano stati gli Arverni di Vercingetorige, ma le piantagioni di cactus delle sedici ville che Tito Silvio già possedeva sulla Costa Azzurra. Sfuggito miracolosamente al linciaggio dopo che un’eruzione troppo realistica del vulcano realizzato nel giardino di una sua residenza sarda aveva seppellito mezza Gallura, morì di indigestione dopo un banchetto in cui, per impressionare Cleopatra, si era bevuto una delle sue ville sciolta nell’aceto.
GENGIS NAN
Leggendario condottiero mongolo, aveva un unico punto debole: odiava il campeggio, grave handicap per un popolo orgogliosamente nomade. Sosteneva che le yurte di pelle di yak gli davano una fastidiosa allergia, ma in realtà, forse a causa della sua statura ridotta, non aveva mai imparato a montarne una e scaricava la fatica sulle sue numerose e giovani mogli. Durante la sua prima scorreria in Europa scoprì che lì i ricchi vivevano in enormi yurte stanziali di mattoni chiamate «ville» e rimase fulminato. Tornato in Occidente alla testa di un’orda di feroci architetti e interior designer sanguinari, si impadronì, una dopo l’altra, di tutte le magioni di lusso che trovava al suo passaggio per poi riarredarle a suo gusto, lasciando dietro di sé una lunga scia di terrore, cucine Boffi e filari di cactus. «Erano meglio i Vandali,» si lagna un cronista medievale, «loro lasciavano solo macerie, non moquette bianca e orrendi divani in pelle di leopardo». Ma Gengis non era il solito brutalone incolto: in una delle sue ville lombarde fondò l’Università del Pensiero Tribale, dove tennero lezione personaggi come Tamerlano, Celentano e Conan il Barbaro («ma quale barbaro,» precisava Gengis Nan, «Conan va solo interpretato, e io ho la chiave interpretativa»).
FRANCISCO BERLUSCORTEZ
Conquistador al soldo della corona di Spagna, nel 1493 sbarcò con Colombo in America centrale e incantato dal panorama caraibico, un vero e proprio paradiso fiscale, si costruì un impero tutto suo nelle isole gemelle di Antigua e Barbuda, «porqué, como diseva mi nono,» scrisse alla regina Isabella di Castiglia «Antigua e Barbuda, siempre piaciuda». In breve tempo le coste furono occupate da megaville con piscina, campi da golf e interminabili distese di cactus disegnati da Roberto Cavalli (i cactus veri di cui l’isola abbondava erano stati tutti estirpati perché la loro sfumatura di verde stonava con i mobili da giardino). Praticamente nulla la resistenza degli indigeni, ai quali una profezia aveva annunciato lo sbarco del terribile dio Serpente, incarnato in uno straniero alto, biondo e prestante. «Si vede che nella fretta si è dimenticato di incarnarsi,» osservò rassegnato il capotribù. Miguel de Cervantes, dalla Spagna, espresse qualche dubbio sulla legalità del “buen retiro” caraibico di don Francisco, ma il suo programma di approfondimento venne immediatamente sospeso.
MENOTTI BERLUSCONI
Seguace di Garibaldi, ne imitava lo stile, e, con la scusa dell’Unità d’Italia, si faceva ospitare nelle più belle dimore gentilizie della Penisola. Ma, a differenza dell’Eroe, che alla mattina salutava e toglieva il disturbo, Menotti non si schiodava più. Dopo aver estorto un contratto di vendita ultravantaggioso e averci provato con tutte le donne della casa, cacciava via il padrone e le donne della casa che non ci stavano, e passava alla ristrutturazione (ovviamente a spese delle casse garibaldine), al grido di «Bixio, qui si fa la piantagione di cactus, o si muore». Espulso dalle Camicie rosse per indegnità, fondò il famigerato battaglione dei Blazer blu, con il quale marciò vittoriosiamente sulla capitale. Qui Menotti si appropriò di dozzine di sontuose residenze appartenenti alla nobiltà romana, i cui giardini riempì di bungalow, vulcani artificiali e pietroni di fiume che i rigattieri di porta Portese gli vendevano per dolmen celtici. Gli unici palazzi a sfuggirgli furono Montecitorio, palazzo Madama e soprattutto il Quirinale, al quale teneva moltissimo. «Ma un giorno me li prenderò tutti e tre,» si ripromise «in un modo o nell’altro».
Il sottosegretario Caliendo, inguaiato da una cena insieme a Flavio Carboni, lo ha imparato a sue spese: un commensale sbagliato può mettere in serio pericolo la tua poltrona. Ma intorno alle tavole della Roma che conta sono possibili altri incroci compromettenti, e il politico avveduto dev’essere pronto a confrontarsi anche con i personaggi ben più imbarazzanti del faccendiere piduista. Ecco qualche esempio.
MATTEO MESSINA DENARO
Farti vedere a cena con il quinto boss più ricercato del mondo potrebbe essere un duro colpo alla tua carriera politica: dovresti andare solo alle cene frequentate dai quattro boss più ricercati di lui. Ma d’estate sono tutti in ferie, e Verdini e Dell’Utri fanno quello che possono - del resto anche tu sei stato invitato perché i pezzi da novanta del Palazzo sono in vacanza e in giro sono rimaste le mezzecalze come te. Lascia perdere la soffiata, non conviene: la giustizia ha messo sulla testa di Messina Denaro una taglia di un milione e mezzo, ma dopo la manovra economica la ricompensa è stata ridotta a dieci gratta-e-vinci «Turista per sempre».
LA SCUSA PEGGIORE: «Non potevo rifiutare l’invito, sapete, di questi tempi il Denaro mica si trova per strada.»...
ANGELO IZZO
Il rischio di incontrare a una cena il sadico pluriergastolano neofascista è decisamente basso: ora che si è sposato, finalmente ha trovato chi non lo lascia uscire. Nel caso, non farti fotografare a braccetto con lui: le tue elettrici non hanno dimenticato chi è Izzo, un morto di fame che attirava le ragazze in una villa del Circeo quando già era molto più in la Costa Smeralda. Va detto che oggi il mostro dei Parioli somiglia come una goccia d’acqua a Platinette senza parrucca, e l’equivoco è sempre in agguato. Regola generale: se al dessert le commensali sono ancora tutte vive, è Platinette.
LA SCUSA PEGGIORE: «Izzo? Charles Manson mi ha detto che era un tipo a posto e mi sono fidato».
BEPPE BIGAZZI
Da evitare come la peste: l’ex conduttore della «Prova del Cuoco», radiato da tutte le tivù del regno per aver apertamente lodato il sapore della carne felina, è balzato in cima alla top ten dei peggiori compagni di foto, seguito dal Ceo della BP e dal costumista di Lady Gaga. La lobby dei gattofili. più diffusa e potente della Massoneria e dell’Opus Dei, non perdona: piuttosto che farti paparazzare da Dagospia attovagliato con Bigazzi, meglio infilarti nel primo festino di trans brasiliani con cocaina, se verrai scoperto troverai più comprensione.
LA SCUSA PEGGIORE: «Sì, forse ho assaggiato il gatto, ma non ho inalato».
OSAMA BIN LADEN
Eh sì, quel buffo tipo in caftano che lancia aeroplanini addosso ai commensali (un suo vecchio vizio) è proprio il capo di Al Qaeda. Gli americani mettendo da anni l’Afghanistan a ferro e fuoco per trovarlo, ma la Roma che conta sa che basta telefonare a «Osama Kebab Catering» per vederselo arrivare a casa con tutto l’occorrente per una sontuosa cena araba, con spettacolo finale di Talebani Rotanti. Nata per finanziare la jihad, l’iniziativa sta avendo un tale successo che presto Al Qaeda potrebbe confluire in Slowfood. Ma per ora è top secret, e se la Cia ti interroga in proposito, tieni la bocca ben cucita: la Mad Mullah Sauce lascia un alito che vale una confessione.
LA SCUSA PEGGIORE: «Si è presentato come un vecchio amico di famiglia dei Bush…»
MASSIMO D’ALEMA
Nominato nel «Guinness dei primati» alla voce «Maggior numero di figure di merda collezionate da una persona intelligente», ribattezzato «Kiss of death» per l’esito disastroso cui approdano tutte le iniziative in cui è coinvolto, partecipare a una cena con D’Alema è più che compromettente, è una sfida al destino. Come minimo, entro ventiquattr’ore verrai convocato da un magistrato perché una escort barese ti ha citato in una telefonata intercettata con un assessore corrotto da un pregiudicato amico di un finanziere cocainomane implicato nella scalata a una banca sospettata di riciclaggio. Almeno provvediti di qualche amuleto: un ferro di cavallo, un mocassino di Rosy Bindi, un calzino di Prodi.
LA SCUSA PEGGIORE: «Perché, sedersi vicino a Veltroni porta fortuna?»