Correva l'anno 1996, e io, ancora redattrice di Cuore, correvo ignara verso il licenziamento in tronco causa decesso del giornale. Simone, laureando romano di belle speranze, mi chiese un contributo per la sua tesi sulla storia della satira italiana. Ecco quel che gli proposi.
IL SENSO DELLA SATIRA
antica novella cinese
Un giorno Ping Hsiao si reco dal maestro Lao Tse. Lo trovò in giardino, assorto nella contemplazione della natura. Il maestro si accorse che il discepolo nascondeva una spada sotto le vesti, e gliene chiese il motivo.
«Sto andando nella capitale per uccidere Hua Wu, l'infame, abominevole, perfido ministro dell'Imperatore - spiegò Ping -. Pagherà il fio delle sue malefatte».
Il saggio Lao Tse non si scompose. «Molto bene - replicò -. Dopodiché ti sarà versato piombo bollente nell'ano, cera bollente nelle narici e olio bollente nelle orecchie, mentre un aguzzino farà stridere un gessetto su di una lavagna».
«Sono preparato alla morte. E perfino al gessetto», disse Ping.
«E come la mettiamo con i sette mesi di retta che ancora mi devi? Poi, ammesso e non concesso che tu riesca a immergere quella spada nel malvagio cuore di Hua, protetto, com'è noto, da guardie del corpo la cui circonferenza toracica equivale a quella della mia capanna, non saranno passati trenta secondi che l'imperatore avrà già nominato un ministro ancora più infame, abominevole e perfido di Hua».
«Non può esistere un essere più malvagio di Hua», replicò Ping.
«Non hai conosciuto la mia ex moglie, figliolo».
«Maestro, una donna, per quanto malvagia, non può diventare ministro».
«E' vero. Ma io ti stavo parlando della mia ex moglie - precisò Lao Tse -. Assomiglia a una donna come io assomiglio a un bufalo d'acqua. Ed è molto più nociva di Hua. Almeno lui non cucina».
«Maestro, questa è bieca satira misogina».
«Naturalmente, figlio mio. Siamo in Cina, il paese più misogino del mondo. Se vuoi della satira femminista vai a cercarla in ... a... oddìo, non mi viene in mente un paese in cui si faccia satira non maschilista. Rimanendo entro la nostra galassia, almeno».
Ping Hsiao era irrequieto. «Io non voglio la satira, di nessun genere. Voglio uccidere Hua Wu, l'infame, abominevole, perfido ministro dell'Imperatore e liberare il popolo dall'oppressione».
«Ragiona, Ping. Per te è più importante uccidere Hua, o rendere felice il popolo oppresso?»
«Rendere felice il popolo, certo. Togliere la vita a un essere umano, per quanto la definizione poco si addica a Hua, non mi dà alcun piacere».
«Ah no? A me ne darebbe eccome. Ma sbudellare quello stronzo di Hua come un coniglio e drappeggiargli le interiora intorno al collo è facile, riportare il sorriso sulle labbra dei contadini sfruttati no. Meglio così. Di solito sono sdentati come pettini usati. E voglio proprio vederli sorridere, quando saranno investiti dall'ondata di repressione che si scatenerà dopo l'omicidio del ministro!».
«A questo non avevo pensato, maestro».
«Stammi a sentire, Ping. C'è un solo modo per risolvere il problema Hua e rendere più sopportabile la dura vita del popolo. Ed è proprio la satira. Insomma, devi farlo ridere».
«Ma chi deve ridere, Hua o il popolo?»
Lao Tse non rispose, e si immerse nella contemplazione dei ciliegi in fiore.
«Maestro - insisté il discepolo -, chi devo fare ridere?»
Il suo interlocutore lo fissò con immutabile serenità: «Con sette mesi di retta ancora da pagare, ragazzo mio, non puoi pretendere che io scenda nel dettaglio. Ma ti elargisco un'altra perla di saggezza: mentre il saggio pensa, il mulo sciolto scappa».
«Dove vuoi arrivare, maestro?»
«Io non lo so, ma il tuo mulo dev'essere già arrivato a Nanchino. E' un'ora che si è slegato dalla staccionata. Non te n'eri accorto?»
Ping Hsiao salutò in fretta il maestro Lao Tse, gettò a terra la spada e corse alla ricerca del mulo. Il giovane era molto turbato. Cosa aveva voluto dire il saggio? Per riportare la serenità nel paese, chi doveva far ridere? Un ministro divertito e rilassato sarebbe più clemente e umano? O il popolo, ridendo dei potenti, saprebbe affrontare con più coraggio le difficoltà dell'esistenza? O forse Lao Tse aveva bevuto troppa acquavite di riso?
Nessuna traccia del quadrupede fuggitivo. Ping Hsiao si rassegnò ad affrontare i cento giorni di cammino che lo separavano dalla lontana capitale. Nel frattempo, avrebbe meditato sul da farsi. D'accordo, la satira. Ma per chi, e contro chi? Il suo cuore lo spingeva a mettere il suo umorismo al servizio del popolo. Ma, pensava, un popolo che crede di liberarsi dalla sofferenza con una risata non si deciderà mai a ribellarsi. Forse è più utile farsi assumere come giullare alla corte di Hua Wu, metterlo di buonumore con barzellette su quel ciccione del ciambellano o quella zoccola dell'imperatrice, sperando che prima o poi rida tanto da crepare.
Al centesimo giorno di cammino, quando entrò nella capitale, Ping Hsiao non era riuscito ancora a capire quale doveva essere era lo scopo della satira.
Figuratevi se l'ho capito io, che ci sto pensando solo da un paio d'ore.
"Mai essere scortesi con un arabo", cantavano saggiamente i Monty Python più di trent'anni fa (e, aggiungevano, "nemmeno con un israeliano, un saudita o un ebreo, o un irlandese, non importa in che modo"). La canzone finiva bruscamente con un'esplosione nella seconda strofa, dove si consigliava di non sfottere neanche "negri, italiani e crucchi". Alla profetica riflessione pythoniana sui limiti della satira, mi permetto di aggiungere un mio personalissimo link tra il farsesco e agghiacciante reality show planetario e un insignificante, trascurabile episodio di cronaca televisiva, risalente al lontano 1985...
Il popolo astensionista plaude alla politica eterologa: sì alle leggi concepite con un seme estraneo allo Stato italiano e proveniente dalla Santa Sede. Per limitare il numero dei sì, domenica la Chiesa sospende anche i matrimoni. Il comitato Scienza e Vita: "O la legge 40, o la legge della giungla: dopo l'ovocita, arriverà l'ovotarzan". Secondo i genetisti, il bigottismo avrebbe un'origine genetica: i fan di papa Ratzinger, oltre ai cromosomi X e Y, hanno anche quelli XVI. Grande successo sulla stampa cattolica per la striscia a fumetti " Astienix e Ovulix", i due eroi antireferendum con le fattezze di Carlo Casini e di Giuliano Ferrara. Dal centrosinistra, Rutelli invita all'astensione: okay, ci asterremo dal votarlo. Ma alle urne, domenica e lunedì, ci andremo eccome, per obbedire a un altro e più venerabile Camillo, il conte di Cavour. Per scegliere consapevolmente fra sì, no e scheda bianca, date un'occhiata al nostro corposo dossier sulla fecondazione satiricamente assistita...
Sperma: metterlo in banca o sotto il materasso?
Nuovo scandalo: donna fecondata
con un seme di girasole!
FIRENZE. «Il mio bambino ha una grande corolla gialla e sopravvive solo in terrazza»: è il racconto disperato di G. Z., una donna di Genova diventata madre di uno splendido girasole. Sotto accusa, di nuovo, il centro Florence, la clinica contro l'infertilità che avrebbe diffuso seme infetto o irregolare, e, secondo le ultime rivelazioni, perfino di origine vegetale. La povera mamma racconta di avere avuto i primi sospetti quando al momento del parto è stato necessario l'intervento di un giardiniere. Problemi analoghi per un'altra paziente del centro Florence, nel cui utero sarebbe stato impiantato un bulbo di tulipano prelevato da un anonimo donatore olandese. Oggi, a sei mesi, il piccolo Tullio viene allattato con un innaffiatoio e agli omogeneizzati preferisce il fertilizzante. «E' un bimbo stupendo - ha detto in lacrime la signora -. Quando lo porto ai giardini invece di andare sulle giostre si seppellisce nelle aiuole e si tocca il pistillo per attirare l'attenzione delle api. Ma mio marito gli vuole bene: quando esce se lo infila sempre all'occhiello».
Intanto gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la provenienza dei gameti incriminati, che il Florence, per risparmiare, si sarebbe procurato dalle fonti più svariate. Un ambulante di servizio nei cinema ha confessato di aver fornito al centro anti-infertilità ingenti quantitativi di semi di mais e di zucca, originariamente destinati alla produzione di popcorn e brustolini. (30-11-1997)
Napoli, la criminalità organizzata sfida la bioetica
Ragazzino ucciso dalla camorra a sette anni di distanza dal gemello
NAPOLI. Mentre ferve ancora il dibattito sul caso del bimbo americano partorito sette anni dopo il gemello grazie al congelamento dell'embrione, a Napoli una nuova, drammatica vicenda rinfocola le polemiche sulla manipolazione della vita. Protagonisti e vittime, Ciro e Gennaro, due gemelli di tredici anni, caduti sotto il fuoco della camorra solo perché fratelli del pentito Salvatore Lapazza. Niente di straordinario, a prima vista: ormai nella città partenopea l'età media delle vittime dei clan è inferiore a quella richiesta per guidare un triciclo. In realtà fra i due omicidi ci sono sette anni di distanza. Ciro fu ucciso nel 1991, come primo avvertimento al fratello maggiore; il gemello Gennarino fu rapito e ibernato nei frigoriferi segreti della camorra, in attesa degli eventi. Ci si dimenticò di lui finché le ultime rivelazioni del pentito Lapazza sul racket degli appalti hanno indotto i boss a scongelare il fratellino e a giustiziarlo.
Il caso denuncia un allarmante degrado nella tradizione camorristica. «So' escite tutte pazze - lamenta don Cecé Mazzarella, anziano presidente del Comitato di Bio-camorra -, ai tempi miei i piccerelle s'accidevano secondo natura». Secondo i sociologi, i camorristi di oggi non si sentono realizzati se non uccidono un bambino, e per riuscirci ricorrono alle tecnologie più sofisticate, dal taglio cesareo alla gola al dissolvimento in una provetta di acido al kalashnikov in affitto. Gennaro Lapazza oggi avrebbe avuto vent'anni, e il suo assassinio non se lo sarebbe filato nessuno: l'ibernazione ha consentito di farlo morire ancora a tredici anni, un'età che garantisce l'attenzione dei media e lo sdegno delle autorità.
Ma qualcuno nei clan invoca un codice di autoregolamentazione. I boss più illuminati chiederanno l'introduzione della «vita dell'obbligo», per consentire agli scugnizzi di frequentare questo mondo almeno fino al quattordicesimo anno d'età. La Chiesa, da parte sua, richiama i criminali cattolici al rispetto di un principio fondamentale: la malavita va rispettata fin dal suo concepimento. (19-9-1998)
Gamete over: fecondazione assistita, no all'illegalità
Il Parlamento: si potrà assistere alla procreazione ma solo pagando il biglietto
ROMA. Adulti a prezzo intero, sconto per militari e guardoni abilitati, abbonamento per anziani, preti e cardinali. Finalmente trovato un accordo nel centrosinistra sulla delicatissima materia della fecondazione assistita: basta con il divertimento gratis, il piacere si paga. Chi vorrà assistere al magico incontro di un ovulo e uno spermatozoo, e magari incitare una delle due parti con cori, striscioni e accendini, dovrà prenotare una poltrona e procurarsi un biglietto. Secondo punto, i partner e le loro cellule riproduttive verranno inquadrati nel contratto dei lavoratori dello spettacolo, con previdenza Enpals, iscrizione alla Siae eccetera. Terzo, si affiancheranno alla classica procreazione in vitro la più piccante fecondazione sul divano, sotto la doccia, in piscina o in un bel lettone. Fabio Mussi commenta il faticoso ma geniale compromesso: «Abbiamo capito che in fondo quello che importa ai cattolici è poter continuare a mettere il naso nelle mutande della gente: perché togliergli questa soddisfazione? Poi magari gli viene voglia di occuparsi di politica, e allora sì che sono guai». Ma non tutti i nodi sono stati sciolti. I popolari chiedono l'ingresso gratuito per tutto il clero dal sacrestano in sù, e doppio spettacolo nei giorni festivi. Rimane anche il no alla fecondazione eterologa, cioè con semi diversi da quelli della coppia «se no - precisa una nota di Piazza del Gesù - per una persona anziana come il cardinal Tonini diventa troppo complicato seguire l'avvenimento e ricordare tutti i nomi». (4-2-1999)
Dopo l’intervento di Lione, bioetica cattolica nel caos
Niente trapianto di mano alle coppie di mutilati gay?
ROMA. Un gay può farsi trapiantare un arto eterosessuale? Una coppia non sposata può adottare un piede? E qual è il destino delle dita amputate fuori dal matrimonio? Sono solo alcuni dei dilemmi morali che la Chiesa cattolica dovrà affrontare dopo lo straordinario intervento con cui un'équipe chirurgica internazionale ha restituito a un monco una mano non sua. La Pontificia Commissione di Bioetica è al lavoro per ridefinire la dottrina salvando il fondamentale principio cattolico di impedire alla gente quante più cose possibile. «Mani e piedi sono un dono di Dio - si legge in una bozza di documento - e non è educato riciclare i doni. Esiste inoltre il rischio che arti prelevati a buoni cattolici vengano trapiantati su corpi di peccatori e destinati ad attività peccaminose». E non basta: «Se un uomo si separa dalla gamba che Dio gli ha dato, è illecito contrarre una seconda unione con un'altra gamba, a meno che la separazione dalla prima gamba non sia stata sancita da una sentenza della Sacra Rota». Nessuna tolleranza nemmeno per i generosi filantropi monchi che si sono fatti impiantare anche due o tre mani di colore, assicurando loro una vita migliore. Estremo rigore verso i monchi gay, ai quali la Chiesa proibisce di farsi trapiantare perfino i capelli. Trapianti di arti vietati anche alle coppie non sposate, ma se sono sinceramente pentiti potranno ricevere un braccio o una gamba in affidamento o adottarlo a distanza. (17-2-1999)
Mica semi: esasperati dalle lungaggini del Parlamento
Spermatozoi italiani emigrano:
«Qui non ci lasciano lavorare»
ROMA. Alla fuga dei cervelli c'eravamo abituati. Ma la fuga dei gameti italiani da un paese incapace di valorizzarli è una triste novità delle ultime ore. In tutta la penisola, milioni di spermatozoi che languiscono da anni al freddo nelle banche del seme stanno prenotando biglietti con destinazione Nordeuropa e Stati Uniti. A convincere i più incerti, l'ennesimo stop alla legge sulla fecondazione assistita, che avrebbe potuto offrire a tanti di loro una collocazione definitiva nel rispetto della loro particolare professionalità. «Io sono nato per mettere sù famiglia, non per ammuffire in una banca - dichiara rabbiosamente uno spermatozoo che preferisce rimanere anonimo -. Questa doveva essere una sistemazione temporanea in attesa di un posto fisso in un ovulo. Ma qui in Italia è diventato un sogno impossibile. Fanno carriera soltanto i raccomandati e gli sposati». Colpa di una legislazione arcaica e familistica che nel 2000 obbliga la donna italiana ad assumere nel proprio ovulo solo il seme del marito, anche se è malato, pigro e inefficiente. «Alla faccia della meritocrazia - sbotta un altro gamete che sta chiudendo le valigie -. Io sono sanissimo, ho vinto tutte le gare di nuoto a scodinzolo, ho passato l'esame in cromosomi con 46/46 e lode, e non sopporto più di vedermi superare da dei lavativi con la fede al dito che non sanno nemmeno fare una divisione cellulare». Mete preferite dei nostri semi, i paesi scandinavi, dove uno spermatozoo abile e intraprendente può trovare in breve tempo un contratto a tempo indeterminato in un ovulo, e perfino affittare un utero. I gameti più ambiziosi puntano sugli Usa, dove il mercato del lavoro spermatico è pienamente liberalizzato: «Laggiù - osserva un seme atletico e abbronzato - un single dotato come me ha solo l'imbarazzo della scelta e dal giorno alla notte può diventare una star di Hollywood. Un mio lontano cugino è stato scelto da Jodie Foster come coprotagonista del suo prossimo figlio». (23-7-1999)
Ceppacloni: Disperato appello al congresso dell'Eur
Polo e Ulivo ai genetisti:
«Per piacere, clonate Mastella»
ROMA. Dall'assise dei luminari della genetica giunge una speranza per una povera creatura costretta da anni a vivere con un piede in due staffe. Ian Wilmut, il biologo scozzese che ha clonato la pecora Dolly, potrebbe prestare la sua opera per salvare la politica italiana dagli ondeggiamenti di Clemente Mastella. Il paziente vegeta da anni in uno stato di coscienza prossimo allo zero, ma conserva ancora alcune funzioni vitali: ha un appetito smisurato e a bordo della sua Udeur (una speciale barella manovrabile con gli impulsi trasmessi dal movimento delle mascelle) può compiere piccoli movimenti fra centrodestra e centrosinistra, causando sfracelli. Polo e centrosinistra hanno sperato per molto tempo in un aggravamento dello stato di Mastella: le sue sacche di voti, soprattutto al Sud, avrebbero potuto essere espiantate definitivamente per salvare uno o l'altro degli schieramenti. Ma il leader dell'Udeur rimane stazionario, e i politici italiani hanno deciso di ricorrere a Wilmut: se non è possibile sopprimere Mastella, si può almeno sdoppiarlo. A toccare il cuore di Wilmut, l'accorata richiesta d'aiuto giuntagli unanimemente da più autorevoli membri di tutti gli schieramenti: «Siamo stufi di litigarcelo a suon di poltrone a ogni tornata elettorale. Ce ne faccia un altro, professore, e tutto andrà a posto: quando avremo un Mastella per ciascuno, potremo finalmente occuparci di cose più serie». Lo scienziato britannico, mosso a pietà, ha promesso di mettersi al lavoro quanto prima sul raddoppio di Mastella: «Mi sono impegnato a non eseguire mai clonazioni su esseri umani - ha dichiarato Wilmut -, dunque posso clonare Mastella in piena tranquillità di spirito». (1-9- 2000)
Obiezione di cosciotto: anche un affettato può essere abortivo
Salumieri cattolici: «Non venderemo la mortadella»
ROMA. Dopo i farmacisti contrari a distribuire il Norlevo, la pillola del giorno dopo, un'altra categoria di esercenti cattolici raccoglie l'invito della Chiesa a difendere la vita nascente. Sono i rivenditori di formaggi e salumi, che ieri hanno annunciato il proprio sì all'obiezione di coscienza. Da domani i salumieri credenti non venderanno più mortadella alle clienti di sesso femminile sprovviste di un certificato medico che ne attesti lo stato di non-gravidanza. «Autorevoli ricerche cliniche - spiega il portavoce dei pizzicagnoli cattolici - dimostrano che un dosaggio eccessivo di mortadella assunto nelle prime ore dopo il concepimento può provocare reazioni fisiche imprevedibili: giramenti di testa, nausee, vere e proprie indigestioni. Condizioni non certo favorevoli a un felice annidamento dell'ovulo fecondato e quindi all'instaurarsi della gravidanza. Un salumiere che crede nella sacralità dell'embrione non può che dire no a quello che può senz'altro definirsi un tentato omicidio». La misura potrebbe allargarsi anche ad altri salumi sospettati di procurare l'aborto: si sono registrati casi di gravidanze interrotte percuotendo a lungo la gestante con un prosciutto di Parma o bersagliandola al basso ventre con un Granbiscotto Rovagnati. E' vero che questi prodotti vengono venduti generalmente all'etto e affettati sottilmente, ma, osservano i salumieri cattolici, chi può impedire a un nemico della vita di comprare cento etti di prosciutto, ricomporre l'insaccato intero ed usarlo a scopi abortivi? La decisione ha gettato nello sconcerto le clienti abituali delle salumerie. «Non mi hanno voluto dare due etti di crudo per il ripieno dei tortellini - lamenta una signora bolognese all'uscita del negozio di fiducia -. Dicono che vogliono la ricetta. Figuriamoci, la ricetta del mio ripieno non la do nemmeno al Papa in persona». (7-9-2000)
Dopo la mamma di Trapani, nuova inseminazione-record
Otto candidati del centrosinistra nell'utero di una casalinga toscana!
LIVORNO. Volevano un premier. A tutti i costi. Uno che assomigliasse a loro, con gli occhi cattolici della mamma ma con i capelli progressisti del papà. Accompagnarlo ogni mattina sul portone di Palazzo Chigi, aiutarlo la sera a scrivere la legge finanziaria, aspettarlo con ansia al ritorno dei vertici internazionali: emozioni senza prezzo, cui Caterina e Franco C., giovane coppia di Livorno, lui diessino, lei simpatizzante Ppi, non potevano rinunciare. Così, dopo tanti infruttuosi tentativi, i coniugi hanno scelto la via più imprevedibile: la stimolazione ovarica. Valeva la pena di affrontare un'avventura così pericolosa solo per avere un presidente del Consiglio in cui potersi riconoscere? «Avevamo pensato anche all'adozione - confessa Franco -, ma prima volevano appiopparci un orfano del Psi bruttino e ormai sui sessant'anni. Poi ci hanno proposto un bellone romano, ma mi sono accorto che mia moglie lo guardava in un modo strano».
L'effetto del trattamento ormonale è stato fin troppo positivo. Fin dalla prima ecografia, un verdetto da batticuore: nell'utero di Caterina si erano formati ben otto candidati dal destino molto incerto. Comprensibile l'apprensione dei futuri genitori: «Mia moglie sta abbastanza bene - racconta Franco -, ma ormai siamo alla venticinquesima settimana di gestazione, e i medici vogliono intervenire, anche perché i gemellini hanno cominciato a litigare fra loro praticamente subito». I sanitari avevano suggerito di effettuare un turno di primarie intrauterine, per eliminare gli aspiranti con meno chances, ma Caterina si è opposta. La vicenda sta suscitando nell'Ulivo commozione, insieme a critiche severe. I Ds parlano di scelta irresponsabile: «Di candidati premier che stanno lottando per la sopravvivenza ce ne sono già due - sottolinea Fabio Mussi -. E se poi ci fosse bisogno di un terzo, noi sosterremo Bernardo Provenzano, che, come stanno rivelando le inchieste sulle coop rosse in Sicilia, è stato il primo boss a riconoscere che si poteva aprire un dialogo anche con la sinistra, e molto prima di Giuliano Amato». Più concilianti i popolari, che vorrebbero includere gli otto gemellini di Caterina nella corsa alla premiership nel centrosinistra, e poi lasciar decidere alla volontà di Dio. Ancora fiato sospeso per la sorte degli altri due potenziali premier, Amato e Rutelli. Per scongiurare le patologie tipiche delle candidature nate prematuramente (debolezza, fragilità neurologica, respiro corto), i piccini sono stati collocati in incubatrice. (21-9-2000)
Clamoroso: con le nuove norme sull'inseminazione, addio Natale
Gesù bambino fuorilegge: nacque da fecondazione eterologa!
L'ovulo era di Maria, ma lo spermatozoo non veniva da Giuseppe! Altro che regalo al Vaticano, la nuova legge sulla fecondazione assistita, che obbliga a impiegare solo i semi dei coniugi, è una vera bestemmia: se fosse stata in vigore 2003 anni fa, oggi crederemmo ancora in Giove e Saturno. I senatori cattolici corrono ai ripari: pronto il Lodo Dio, che consente l'inseminazione eterologa solo se il donatore è infinito, onnipotente ed eterno, e ha parlato per mezzo dei profeti e non di Schifani e Bondi. Ma la Chiesa esulta ugualmente: grazie al divieto di usare gli embrioni soprannumerari per le ricerche sulle cellule staminali, i malati italiani ingrasseranno ancora per molto i tour-operators per Lourdes. Adottati dalla Findus gli embrioni congelati: presto in commercio la nuova linea «Quattro salti in provetta», per donne che non hanno tempo da perdere. Intanto da Nazaret la Madonna annuncia la sua seconda gravidanza: «Il bonus di mille euro mi farebbe proprio comodo. E questa volta la voglio femmina». (5-12 -2003)
Dopo la fecondazione in vitro, Acquabomber inaugura quella in Pvc
Trovato un embrione nell’acqua minerale!
Dopo averne bevuto un bicchiere, una donna di Piacenza si è presentata in ospedale con i tipici sintomi di una gravidanza. La sua spiegazione: «Ho visto qualcosa nella bottiglia, ma credevo fosse la particella di sodio dell'acqua Lete». In virtù della nuova legge sull'inseminazione, la signora sarà obbligata a tenersi il feto nello stomaco fino al termine della gravidanza. La Chiesa condanna chi ingerisce acqua adulterata: «Bevetela solo se regolarmente sposata». Intanto la norma che difende tutti i diritti del concepito, tranne quello di nascere in un paese civile, prosegue indisturbata il suo iter. Francesco Rutelli denuncia il Far West delle provette, quando Billy the Kid svaligiava le banche del seme dell'Arizona e la colt dello sceriffo Wyatt Earp centrava un ovulo a cento metri di distanza. La dichiarazione della senatrice forzitaliota Albertini («Per la fecondazione eterologa c'è sempre il lattaio») provoca un immediato rialzo in Borsa dei titoli Parmalat. La Cdl si prepara a smantellare la legge 194 ma è già previsto un lodo Schifani ad hoc: l'aborto sarà consentito solo alle donne imparentate con le cinque massime cariche dello Stato. A questo punto sorge un dubbio: sono più dannosi i deficienti che iniettano candeggina nell'acqua minerale o i bigotti che iniettano clericalismo nella legislazione italiana? (12-12-2003)
L'Otto Marzo, come tutte le feste, è un Giorno della Memoria.
Non commemora una vittoria del sesso femminile, ma una delle tante stragi di femmine che costellano la storia dei maschi. Non la più ingente, non la più efferata: erano operaie americane bruciate vive dal padrone perché chiedevano migliori condizioni di lavoro.
In questa prospettiva, ha ragione lo spot dell'Oil of Olaz: la Festa della Donna è tutti i giorni, visto che, spulciando nel passato e nel presente, di mattanze femminili si può riempire tutto un calendario, dalla persecuzione delle streghe all'infanticidio delle bambine in Cina. Ad onore di quell'imprenditore, bisogna dire che forse non bruciò le sue operaie in quanto donne. Se fossero state operai, magari li avrebbe bruciati lo stesso. Ma l'Otto Marzo, credo, fu istituito dalle donne come una specie di Venerdì Santo, in ricordo di un sacrificio che preludeva a una Pasqua di libertà ed eguaglianza che - dieci, venti, cent'anni fa - sembrava imminente. Di vittorie vere, dopo, ce ne sono state: voto, aborto, riconoscimento dello stupro come reato contro la persona. Esseri umani di sesso femminile sono diventati premier e premi Nobel. Ma la vera Resurrezione dell'umanità femmina appare ancora lontana, e nel mondo sono ben poche le terre emerse dal mare nero della sopraffazione sessuale. E' uno degli argomenti addotti dalla gente maschia e femmina che, da un po' di tempo in qua, sentenzia sull'inutilità dell'Otto Marzo. In genere sono gli stessi che considerano ricorrenze inutili il Primo Maggio, il 25 aprile e forse anche il Natale. Sul Ferragosto non ha ancora sputato nessuno, e dire che dopo più di
duemila anni potremmo anche fottercene del compleanno dell'imperatore Ottaviano Augusto.
Il vero problema non è la data, né le mimose vendute a peso d'oro o un paio di marcantoni con le balle di fuori che sculettano per le signore in discoteca. E' che da noi nessuno sa più festeggiare nulla, né l'Otto marzo né altro. Ogni Festa nasce dal bisogno di una comunità di fermarsi per un giorno a ringraziare, ricordare, sperare. Ringrazi per il buon raccolto, per la nascita di un dio, per la sconfitta dell'inverno o del nazismo, per l'emancipazione femminile. Ricordi la carestia, la schiavitù dello spirito, l'oppressione del gelo, del nemico, del maschio. Speri in un riscatto definitivo da fame, schiavitù, oppressione e maschilismo nell'altro mondo (feste religiose) o in questo (feste laiche). Da tutto questo, vissuto insieme agli altri e alle altre, nasce la gioia della festa. Memoria, gratitudine, speranza e gioia oggi sono merce rara. Stavo per scrivere «in Occidente», ma pare che si sia globalizzata anche l'infelicità. Se a certe persone prive di fantasia l'Otto Marzo fa schifo, pazienza.
Come diceva un grande festeggiato, bisogna avere pietà di quelli che non sanno quello che fanno. La Festa della Donna la festeggino tutte le donne (e gli uomini) che amano la libertà e sanno goderla.
Lia ha scritto, e pare stia ancora scrivendo, una rubrica settimanale per Clarence intitolata Paginatre. Dal 1997, prima per puro sostegno da pioniera del web, poi come regolare collaboratore, ha sfornato commenti, titoli, specialini e pezzuoli nel solco delle prose che uscivano regolarmente sulla terza pagina di Cuore.
Nel 2001 Einaudi propose a Clarence e a Lia di uscire con una raccolta degli articoli pubblicati fino ad allora sul portale. Il volume s'inititolò: "Salvare le modifiche prima di chiudere? «Paginatre», dal secolo scorso la satira in rete" (collana Stile Libero). Einaudi lo pubblicò e se ne dimenticò immediatamente.
Il volumetto, nei marosi del mercato librario italiano, senza nessun sostegno, intervista, pubblicità, passaggio promozionale di sorta, fece una silenziosa traversata e sparì tra i ghiacci del Grande Magazzino di Verona.
La Celi, già passata per esperienze analoghe, non se ne crucciò più di tanto. Paginatre le aveva già elargito sufficienti soddisfazioni, come, ad esempio, i complimenti di Victor Hugo in persona, raccolti in un intervista che il grande romanziere francese rilasciò alla redazione di Clarence proprio in occasione dell'uscita Einaudiana. Eccovelo qui riporposto.
E' stato un po' difficile rintracciare il numero di telefono, ma ne è valsa la pena pena. Victor Hugo, autore de "I miserabili", la più grande opera satirica mai scritta, ricorda i tempi di Tangentopoli, le battutacce di "Cuore" e i pezzi al vetriolo di Lia Celi, ai quali spesso si è ispirato per comporre le sue opere.
Monsieur Hugo, grazie per aver accettato questa intervista
postuma. Vorremmo chiederLe, per cominciare, come ha conosciuto il
lavoro di Lia Celi.
Fu uno di quei casi della misteriosa premeditazione che dall'alto si immischia nelle cose umane. Un amico mi recapito' a Parigi alcune copie del giornale Cuore. Volevo conoscere le vicende italiane del novantatre... millenovecentonovantre. Una classe politica era in piena combustione, ovunque erano imboscate, arresti,
confessioni, suicidii, pentimenti, tranelli: pane per i miei denti. E la' dove la pantera e' in trappola, la donnola sfugge: il pentapartito era asseragliato nel suo castello costuito con la menzogna e il ladrocinio, le pietre del castello si drizzavano contro e si richiudevano su di esso, la...
Ci scusi Maestro... Tangentopoli la ricordiamo tutti. Volevamo
sapere di Lia Celi...
Certo. Aprii le pagine verdi di Cuore e restai colpito da un titolo pieno di ironia e amara saggezza. Sotto, si svolgeva un brano di Lia Celi in cui la scrittrice sferzava implacabile certe vigliaccherie di oggi. Nonostante la forza della scrittura, mi colpi' il senso di pieta' che filtrava da quelle parole. Il satirico a volte
e' selvaggio: meta' uomo meta' fiera. Ma Lia, davanti alla stupidita', appariva tentata di assolvere l'uomo ed imputare il creato. Decisi di saperne di piu' e cominciai a leggere regolarmente Cuore. Il giornale poi falli': Alceo chino' la testa, ma Erdofonte volo' sul mare nuovo.
Che...sarebbe a dire...?
Quando Madame Celi comincio' a scrivere sulle pagine elettriche di Clarence venni informato da un certo Canternac, un webmaster di ventura che incontravo a volte a casa di Chateaubriand. Mi feci installare una connessione e ricomenciai a leggerla con vivo piacere nella rubrica Paginatre. Erneinde aveva di nuovo la sua Buccina. La valle risuonava ancora delle sue battute.
Ci pare di capire che per Lei Lia Celi e' qualcosa di piu' di una scrittrice di satira. Lei la dipinge quasi come un'oracolo, una voce nel deserto che usa l'umorismo per affermare realta' supreme...
E' per affermare queste realta' supreme che esiste la satira.
Abbattere la Bastiglia con una risata vuol dire liberare l'umanita'; l'autore di satira e' il punto di partenza della risata, e l'autorita' la barriera contro cui si scaglia. L'autorita', pero' e' insita nell'autore, donde l'assurdita' dell'autorita'; donde la legittimita' dello sberleffo rivoluzionario. La rivoluzione e' l'avvento del popolo, e in fin dei conti il popolo e' l'uomo. E se il popolo e' l'uomo, la satira e' la donna: Lia Celi, appunto. Uhhhh.
Maestro Hugo, non si scaldi cosi'... si rimetta a sedere, la preghiamo. Eccole la tisana di cerfoglio... Nonostante la sua eta' e' capace ancora di una passione che ci commuove. La potenza del suo pensiero e' chiara e forte come l'acciaio...
Non fate i bischeri, non so neanch'io cosa stavo dicendo.
Generalmente affermo un po' di verita' assolute perche' cosi' non ci si sbaglia mai, e poi so che a voi tardo-Comunardi fa sempre piacere. Pero' non scherzo quando dico che Lia Celi mi diverte e mi appassiona veramente. Ella ha sull'anima e sul cuore quei due lumi che sono il rigore e la morale. E come se Illiana e Coridone si tenessero abbracciati sotto l'arco di Lepto.
Vabbe' abbiamo capito... Ci scusi se l'abbiamo importunata.
Di nulla, giovanotti. Chiudete la cripta uscendo.
L'influenza dei polli non è sempre un male. Il segreto è farsi influenzare dal pollo giusto. Ad esempio, quello marinato e grigliato che si mangia da Bendix, un ristorante economico del Greenwich Village, New York. Croccante, profumato, circondato di patate al forno e insalata verde comprese nel prezzo. Un pollo così può segnarti per la vita, com'è successo a me. Non sono sicura che i contenuti di "questo" Bendix, siano sempre al livello del pollo del Bendix newyorchese, ma fanno del loro meglio per assomigliargli: leggeri ma sostanziosi, insaporiti con onesto mestiere e serviti con decoro.
1950: esce il Tesoro del ragazzo italiano, flottiglia di otto volumi in pura ghisa utilissimi per costruire barricate anti-fratellino. Obiettivo: trasformare il fanciullo italico in un gentilometton pura ghisa utilissimi per costruire barricate anti-fratellino. Obiettivo: trasformare il fanciullo italico in un gentilometto edi boxe, citare brani di Tolstoj, produrre artigianalmente acido solforico e scrivere a un’Eminenza. Risultato reale, vent’anni dopo: Pierferdinando Casini.
1970: arrivano i Quindici, piastrellone rilegate in grigio, dagli spigoli altamente contundenti. Obiettivo: rendere socialmente utile la depressione dei figli unici in quel cupo decennio. Di culto l’ultimo volume (malattie infantili e incidenti domestici), destinato ai genitori ma spulciato in segreto dai ragazzini in mancanza dei «Piccoli brividi» oggi tanto di moda. Risultato reale, vent’anni dopo: la gioventù cannibale anni ‘90.
1998: con il Grande Libro per Ragazzi, possiamo contare su un’enciclopedia ampia, divertente, e soprattutto innocua dal punto di vista balistico. Obiettivo: forgiare una nuova generazione di adorabili secchioni in grado di scocciare l’ottanta per cento dei loro compagni e irritare il cento per cento dei loro insegnanti. Insomma, qualcosa a metà fra le Giovani Marmotte e Quentin Tarantino. Risultato reale, fra vent’anni: l’adulto che avremmo voluto essere noi, oggi.
Nessuno potrebbe definire Casimiro Stolz il più grande poeta vivente. E per due buone ragioni. Intanto perché l'epico cantore del Pomeriggio belga di un cucù, il sulfureo veggente di Perplessi metacarpi, colui che ha saputo descrivere come nessuno la poesia incantata di piccole cose come uno scherzo telefonico ordito da quattro membri del Sant'Uffizio, è morto. Da poco, è vero, però è completamente defunto. Non era tipo da lasciare a metà un impegno così serio. La seconda ragione è che nessuno ha mai letto una riga di Casimiro Stolz. Tutte le sue opere sono rimaste chiuse in una cassapanca con la serratura rotta, il che per ora le rende accessibili solo a un esiguo pubblico di eruditi scassinatori. Quell'inespugnabile canterano tiene in ostaggio la fama di un grande poeta e il futuro dei suoi trentaquattro amici ed eredi. Ma lasciate che vi spieghi.
Un "povero scroccone": così lo giudicavano i meschini. Solo noi che lo abbiamo conosciuto sappiamo che in realtà Casimiro Stolz era un "sordido scroccone". Pagargli pranzi, cene, spuntini e cauzioni era un privilegio che egli concedeva con olimpica larghezza a chiunque. Intanto, libero dalle meschine cure quotidiane, lavorava indefessamente a Carrube in amore, il suo canzoniere in versi monosillabi sdruccioli (un metro tipico della tradizione papuasica, anche se il galateo lo sconsigliava in presenza di signore anziane). Un arduo capolavoro, che Stolz riscrisse a mano ben diciotto volte, prima di accorgersi che non aveva ancora tolto il cappuccio alla biro, scoperta che influenzò profondamente il suo stile. Finalmente soddisfatto, depose il manoscritto nella cassapanca del tinello, in attesa che la critica si accorgesse di lui. Agli amici che gli consigliavano di inviare le sue poesie a un editore, rispondeva pacato: "Omero ne ha avuto bisogno? Eh? Valgo forse meno di un vecchio greco rincoglionito? Eh?". Fatalmente, la cirrosi si accorse di lui prima della critica.
Spirò serenamente in un pomeriggio di settembre, lasciandoci come estremo messaggio l'ultima quotazione del franco belga. Poeta, anche nella morte. Ma, il giorno dopo le esequie, ognuno di noi ricevette una lettera sorprendente: "Caro amico, quando riceverà questa lettera, io starò facendo bisboccia con Baudelaire e Catullo. Le mie Carrube in amore saranno il successo postumo dell'anno. Il guaio è che non so ancora quale anno. Non potendo in futuro soddisfare personalmente la curiosità di studiosi e redattori culturali, ho deciso di lasciare ai miei benefattori la cosa più preziosa che possiedo: informazioni riservate sulla mia persona".
Seguiva, vergato su finta carta pergamena, un particolare della vita intima di Casimiro Stolz, di entità corrispondente ai favori ricevuti dal destinatario, secondo questa tabella:
Casimiro non aveva dimenticato nessuno dei suoi trentaquattro amici. Il conte Bistazzoni, notabile cittadino che ospitò il poeta nella sua villa in campagna, ora è il felice depositario di tre Segreti inconfessabili e un paio di Scabrosi retroscena; il cameriere del bar "Da Nestore" possiede un ricco assortimento di Confidenze piccanti. Stolz ebbe un pensiero anche per me, che gli avevo pagato tre bustine di tabacco da fiuto, in un inverno lontano. Un modesto investimento che mi ha fruttato altrettanti Gustosi aneddoti sul soggiorno di Stolz nella colonia "Sol et Salus" a Lido degli Scacchi nell'estate del '36, roba che farebbe la fortuna di una trasmissione del pomeriggio o di un manuale di psicopatologia infantile. Uno però l'ho appena scambiato con una Fosca profezia sull'egemonia mondiale delle isole Marchesi nel 2154, ereditata dal mio amico Enzo, insieme a una Penosa rivelazione bisvalida sul trauma subito da Stolz padre, quando il figlio appena nato lo abbandonò sui gradini di un ospizio. Un mare di pettegolezzi che varranno una fortuna, non appena scoppierà il "caso Stolz". Al momento giusto potranno essere diffusi in interviste esclusive o talk-show alla moda, vendute ai biografi, o ceduti a giovani laureandi in Letteratura italiana contemporanea, in cambio di favori sessuali o lavoretti in casa. Quando le Carrube saranno famose, trentaquattro persone saranno ricche.
In questo momento la cassapanca di Casimiro Stolz è ancora nel deposito "Cosimati e C." in via Calasanzio 34. Ermeticamente chiusa. E la prossima settimana mi scade la rata del frigo.