15.08.09

Un pasto al sole, ovvero: cenare in spiaggia è comodo solo se sei un gabbiano

La cena in spiaggia è un rito che ci fa sentire più amici, più riminesi, più in vacanza. Ma bisogna arrivarci preparati. Ecco una piccola guida ai “topoi” del pasto consumato sotto l’ombrellone o sui tavoloni del bagnino.
PASTA FREDDA
Regina incontrastata del beach-food, nasce dalla leggenda metropolitana secondo cui d’estate una ciotola di maccheroni gelidi e unti è più gradita di un bel piatto di lasagne fumanti. La ricetta è semplice: si cuoce troppo o troppo poco una carriolata di pasta, la si condisce con gli avanzi del frigo, la si stiva in un Tupperware grande come un silos e la si tira fuori in spiaggia quando i commensali sono così allupati che divorerebbero un gommone. Da maggio a settembre inoltrato, intere famiglie riminesi non mangiano altro che pasta fredda, e quando in autunno rivedono degli spaghetti caldi piangono di commozione...

Misteriosa caratteristica della pasta fredda è che, a prescindere dal numero degli ospiti e dalla quantità, ne avanza sempre un casino. Ma «il giorno dopo migliora», e non è una bugia: peggio di così non può diventare.
«VADO A PRENDERE DUE PIADE»
Equivalente balneare del vecchio «scendo a comprare le sigarette». L’assenza del marito o fidanzato in cerca di piade sul lungomare può durare dalle due ore ai due anni, dipende dalla fedeltà del lui in questione e soprattutto dalla fila ai baracchini delle piade. Non si sa bene cosa faccia il marito o fidanzato nel frattempo; però, dopo due ore o due anni, torna effettivamente con le piade. Questo spiega il successo della pasta fredda fra le bagnanti riminesi: serve a trattenere i partner in spiaggia, al limite sbattendogli in testa violentemente il Tupperware.
«CHIAMIAMO LA PIZZA?» ovvero LA VENDETTA DEL TUPPERWARE
La matriarca ha dimenticato a casa il Tupperware di pasta fredda. Non si fida a spedire il marito a casa a prenderlo (rischia di non vedere più né lui né il Tupperware), e non si fida ad andarci lei (l’ultima volta che ha lasciato i figli al coniuge, il più piccolo è stato recuperato solo e nudo a Marebello). Dopo un’ora buona di battibecchi e recriminazioni, solo verso le otto di sera ci si risolve a ordinare la pizza che, assicura il pizzaiolo, arriverà entro quaranta minuti. Alle nove passate sono ancora tutti lì, digiuni, infreddoliti e immusoniti, invidiando la famiglia del bagnino che sotto la tettoia banchetta allegramente da due ore con porchetta e peperonata. Alle dieci scoprono che il pizzaiolo ha perso la loro ordinazione, e, sempre litigando, tornano a casa, dove li aspetta il fatale Tupperware di pasta fredda.
LA CENA PORTERELLA
C’era una volta la tavolata in spiaggia tra famiglie, in cui tutti contribuivano con cibi casalinghi: chi portava l’insalata di riso, chi il gratin, chi il vitello tonnato, ecc. I tavoloni del bagnino erano occupati fin dalle undici del mattino alle dieci di sera da famiglie sforchettanti. Ma un brutto giorno sul convivio spiaggiarolo si abbatté una calamità: la pasta fredda. Colonne di Tupperware caricati a maccheroni viscidi occuparono militarmente le tavolate, soppiantando tutte le altre pietanze. Da allora la cena porterella è diventata l’equivalente alimentare dello scambio di coppia: i mariti assaggiano le paste fredde delle mogli altrui, e si accorgono che in fondo non c’è poi tutta quella differenza.
(da Chiamami Città, luglio 2009)

Posted by Lia Celi at 22:34 | Commenti (2)

05.08.09

Serata Riminese

venerdì 7 agosto ore 21
UNA SERATA CON Lia Celi, autrice.

Presentazione
della collana “Ice Magic”,
El Edizioni - dagli 8 anni.

Alice, Elena e Serena della libreria
"Viale dei Ciliegi 17" vi aspettano
in via Bertola, 51/57a a Rimini.
Per informazioni tel. 0541 25357 info@vialedeiciliegi17.it

Posted by robgrassilli at 22:07 | Commenti (0)

29.06.09

Colonie irritabili: breve guida ai centri estivi per l'infanzia

Una volta mandare i figli al centro estivo era l’ultima ratio dei riminesi che d’estate lavoravano e avevano figli talmente ingovernabili da non poter essere parcheggiati presso nessun parente o vicino di casa. Oggi sono sempre di meno le mamme che possono permettersi di scarrozzare per tre mesi la prole fra casa e spiaggia tutti i santi giorni, e i bambini sono sempre meno autosufficienti in fatto di intrattenimento vacanziero, e, se non c’è qualcuno a dirgli cosa fare, diventano capaci di tutto. Sta di fatto che dai cinque anni in sù ormai almeno due-tre settimane di centro estivo se le fanno tutti, ricchi e poveri, anche perché ci vanno gli amichetti e in spiaggia trovi solo i bebè, che hanno il diritto di precedenza su tutti i giochi del bagnino e fanno regolarmente pipì sullo scivolo...

Negli ultimi anni la scelta in città si è molto ampliata, e un genitore ha una vasta gamma di alternative, tutte più o meno costose, per togliersi di torno i pargoli alle otto del mattino e vederseli riconsegnare a pomeriggio totalmente lessi e catatonici. Ecco i tipi di centro estivo più gettonati.
IL COMPETITIVO. “E’ caro, eh, ma lui si diverte un sacco, fa tutti gli sport”, cinguetta la mamma riminese, sempre ossessionata dallo spettro di un figlio ridotto a un piccolo Leopardi rachitico e malmostoso. La giornata passa fra tornei di nuoto, tennis e calcio, salvo due o tre volte alla settimana, quando i bambini vanno al mare, a fare gare di castelli di sabbia, di biglie e di rubabandiera: ciù che farti degli amici, conosci un sacco di concorrenti. Costa come una vacanza studio in Inghilterra, con la differenza che quando lo vai a prendere il bambino è così stanco che non riesce nemmeno a parlare in italiano.
IL CREATIVO. Ispirato a teorie pedagogiche progressiste, impegna i bambini nei più vari lavori manuali, dalla pittura su stoffa alla cucina, e se il sistema funziona con i ragazzi dei carceri minorili, funzionerà anche con i piccoli riminesi incensurati. Unico problema per mamme e papà, fingere quotidianamente smodato entusiasmo per i lavoretti che i bambini portano a casa tutti i giorni. Molti genitori, finita la stagione, rivendono i lavoretti dei figli come artigianato etnico, per recuperare almeno una piccola parte dell’ingente retta.
IL PARROCCHIALE. Allestito nei locali della parrocchia, è piuttosto spartano, ma non c’è tanto bisogno di sofisticate attrezzature: terminate la preghiere della mattina e la prima session di canti, è già mezzogiorno e scatta la rissa per conquistare l’unico calciobalilla a disposizione. Nel pomeriggio, dopo la visione di una fiction registrata dalla Rai sui misteri di Fatima o sulle vicende di San Paolo, una botta di vita: si fa tutti insieme i compiti delle vacanze.
LA NEW ENTRY. Nel dépliant distribuito in maggio prometteva piscina, campo da calcio e zona giochi. Disgraziatamente, i lavori sono andati a rilento, e finora le uniche strutture completate sono il citato dépliant e un capannone surriscaldato a ridosso della Statale, ma grazie alla fantasia e all’entusiasmo degli animatori (almeno quelli che sopravvivono ai colpi di calore), i bambini si divertono un sacco, specie quando piove e il terreno intorno diventa un’arena perfetta per il catch nel fango. Alla fine del soggiorno, quando già cadono le foglie, il bambino riceve la maglietta e il berrettino con il logo del centro estivo “estate 2006” (quando era prevista l'inaugurazione).
da "Chiamami Città"

Posted by Lia Celi at 12:32 | Commenti (5)