15.01.10

2000/Clamoroso da Hammamet! E' morto Beppino Craxi, Bettino sta benissimo

Il vero defunto era un oscuro agente di commercio emigrato da anni in Tunisia per sfuggire a numerose imputazioni, dall'abigeato all'emissione di assegni a vuoto: inevitabile il quiproquo. Sollievo in Purgatorio: «Meno male: le scenografie progettate da Panseca non erano ancora pronte». Delusione di Gianni De Michelis: «Peccato, il nero mi slanciava». La famiglia di Beppino: «Funerali di Stato in Italia? Perché no?». Da Hammamet il fax tranquillizzante di Bettino: «Stefania si è sbagliata: non ero morto, era solo una delle mie celebri pause». Scusaci, vecchio gradasso, ma il cuore non si rassegna: pur di non doverti rimpiangere, ci inventeremmo qualsiasi cosa.

Posted by Lia Celi at 09:31 | Commenti (1)

04.11.09

2003/Appeso d'oro: Il Crocifisso tornerà in classe ma accompagnato da suo padre

crocifisso_30cs_d015.jpgOFENA. Finalmente risolto il delicato caso che ha diviso l'Italia. Gesù Cristo, lo scolaro 33enne accusato di infastidire i compagni di religione islamica (nella foto a sinistra, Ansa-Goldfinger), potrà rientrare nell'aula della scuola elementare di Ofena, ma i genitori dovranno impegnarsi di più per favorire l'integrazione del contestato figliolo. A indurre il giudice Mario Montanaro a correggere la sentenza che aveva innescato una vera e propria guerra di religione, sono state nuove informazioni che hanno riportato la contesa dal cielo alla terra, facendo emergere un groviglio di interessi e malumori di natura molto umana. Adel Smith, più che avercela col simbolo religioso, trovava scandalosa la presenza in classe di quel giovane ebreo impudico, sempre seminudo e scarmigliato, esempio disdicevole per ogni fanciullo islamico beneducato. «Tutta la comprensione possibile per un immigrato mediorientale - ammette il dirigente islamico -, ma non è decoroso presentarsi in classe vestito da Tarzan, mentre se mio figlio viene a scuola in mutande, prende sette in condotta». E alla preside dell'istituto non pareva vero di potersi finalmente disfare di un ripetente, per di più disabile, imposto grazie a pressioni dall'alto e praticamente inamovibile. «E' dal 1924 che quel Gesù frequenta le scuole italiane, - era solita lamentarsi -, e in ottant'anni non ha ancora preso nemmeno la licenza elementare. C'è qualcosa che non va. I suoi genitori dovrebbero prendere atto che lo studio non fa per lui, e tenerlo a casa, o mandarlo a imparare un mestiere»...

Per quanto il suo insegnante di sostegno, eufemisticamente chiamato «docente di religione», affermi che Gesù non è pericoloso per gli altri bambini e che anzi ha sempre adorato la compagnia dei più piccoli, il poveretto non è mai riuscito a inserirsi in una classe. I compagni, anche i battezzati, lo ignorano, non giocano mai con lui nell'intervallo, non lo invitano mai a casa per fare i compiti. «Lui non parla con nessuno - dice una scolaretta -, ed è sempre triste, forse per colpa di quelle spine in testa. Se solo scendesse dalla croce potrebbe venire con noi in cortile per la ricreazione. Ma si vede che deve stare in punizione». Già, la croce. La preside sospetta che si tratta di una misura di contenzione impiegata nell'antica Palestina per frenare gli alunni ipercinetici. «Quando è arrivato qui era già crocifisso - spiega -, ed stato appeso al muro così com'era, anche perché la nostra scuola non poteva affrontare la spesa di un banco nuovo o di scale speciali per persone a ridotta capacità motoria».
Purtroppo né il padre né la madre di Gesù, malgrado numerosi solleciti per iscritto, si sono mai presentati ai colloqui con gli insegnanti. Il poco che si sa di loro sembra giustificare lo scarso rendimento scolastico di Gesù e il suo comportamento anomalo: una madre-bambina di nome Maria che lo ha partorito in una grotta al freddo e al gelo, un padre putativo troppo anziano, un padre vero potentissimo ma distante e invisibile. In difesa del difficile alunno ieri era intervenuto un illustre amico di famiglia, il Papa, che lo conosce da tempo e garantisce sul suo buon carattere: «Non si droga, non picchia i compagni, non disturba le lezioni, in fondo che male fa?». Resta da vedere se i genitori di Gesù obbediranno all'ingiunzione del Tribunale dell'Aquila e domani accompagneranno personalmente il figlio in classe, o se preferiranno iscriverlo a una di quelle costose scuole private dove tanti Vip parcheggiano i rampolli difficili. Per ora, le polemiche fra cattolici e musulmani sembrano rientrate e gli unici a recriminare sono gli insegnanti precari, nei quali la possibile rimozione di Gesù dalle aule aveva acceso la speranza: «Pur di avere un posto fisso a scuola, eravamo disposti a farci inchiodare sul muro al posto suo».
da Clarence, ottobre 2003

Posted by Lia Celi at 10:44 | Commenti (8)

04.10.09

1998/Casanova returns, ovvero: quando a Roma non regnava ancora il Papi-re

Oh, gioia! Belzebù ha concesso a me, Giacomo Casanova, di tornare per ventiquattr'ore nel mondo dei vivi. E soprattutto delle vive. E' una vacanza-premio, un guiderdone per duecent'anni di buona condotta nell'aldilà. Alla mia morte, nel 1798, credevo che, dopo una vita di femmine, gioco e bestemmia, avrei scontato la mia pena nel girone dei Lussuriosi, degli Azzardatori o dei Sacrileghi. Invece, con sommo mio scorno, Caronte mi depositò nel girone dei Vituperatori di Gatti. «Affè! - sbottai - Il leggendario Casanova, che ha più peccati mortali sulla coscienza che peli sotto l'ascelle, trattato come un volgarissimo spregiator di felini?» Il diavolo barcaiolo mi spiegò che noi uomini di bene e di male non abbiamo mai capito una fava e, agli occhi dell'Altissimo, la ciabatta che nel 1756 tirai in capo al soriano del macellaio, acciaccandogli per sempre un orecchio, è peccato molto più grave di qualche migliaio di sottane gualcite nella mia carriera di libertino. Il nostro girone è una distesa di lettiera piena di enormi cacche di gatto, e i dannati sono costretti a raccogliere le porcherie con una palettina grande come un ditale. Appena finito, arriva un'orda di gattoni infernali giganteschi, che sporcano tutto di nuovo...

Ah, questi due secoli d'inferno, senza veder donne, senza sfogliar libri, senza fiutare tabacco! Ogni tanto viene qualche pubblicitario a girare uno spot del caffè, ma a parte questo diversivo, qui negli inferi è una noia che sembra di stare in Paradiso. Ma un demonio mi fa segno che la mia vacanza sta per cominciare. Donne del 1998, a me!
Ore 8
Il principe delle tenebre mi fa riapparire in un luogo che, a colpo d'occhio, sembra la Bastiglia assaltata dai sanculotti il 14 luglio 1789. Poi ricordo le descrizioni fatte dai dannati più giovani, e capisco che si tratta della stazione di Roma Termini in un giorno qualsiasi. Mi bastano pochi minuti per capire come mai il girone dei bestemmiatori era pieno di utenti delle Ferrovie italiane. «Buon uomo - chiedo a un vecchierello - sul Corriere della Bolgia ho letto che nel mondo dei vivi la luce della ragione, che durante la mia vita stava celebrando i suoi primi trionfi, ha rischiarato le tenebre dell'ignoranza». «Non saprei, dottò, - risponde colui - noi stamo annando a Civitavecchia, 'a Madonnina ha sanguinato di nuovo». Rivolgo la medesima domanda a una comitiva di dame attempate. «Siamo di fretta, ci scusi, abbiamo un appuntamento con il dottor Di Bella, quello che cura i tumori con l'orzata». Ora che mi sovviene, la redazione del Corriere della Bolgia si trova nel girone dei Bugiardi.
Ore 10
Trecento anni d'ozio mi hanno infiacchito: sono nel mondo dei vivi già da due ore e ancora non ho conquistato una femmina. Sceglierò fra queste leggiadre donzelle che, attirate dalla mia zimarra di broccato e dalla mia parrucca arricciata di fresco, mi guardano, mi scrutano e sussurrano fra loro. Una mi si avvicina e sorridendo mi chiede un autografo. «Giacomo Casanova? - esclama delusa, decifrando la mia firma. - Mi scusi, ma sa, con quel vestito e quei capelli l'avevo scambiato per Gina Lollobrigida». Mi coglie il sospetto di portare un abito fuori moda. Purtroppo nell'aldilà mi è stato impossibile rinfrescare il guardaroba: Gianni Versace è impegnato in Paradiso a ridisegnare le divise dei cherubini, e per farsi fare una giacca da lui v'è una fila di anime lunga così. Un gazzettiere mi porge l'ultimo numero di una rivista, sulla cui copertina vedo una bionda pulzella dal volto delicato che accende i miei sensi. Chiedo al gazzettiere chi è questo bocconcino. L'uomo mi fissa come se fossi un folle: «Come, non lo sa? E' Leonardo Di Caprio. L'idolo delle ragazzine». Ho capito, sarà il solito castrato. Ai miei tempi impazzivano per Farinelli.
Ore 15.
Una picciola sosta in un negozio di abbigliamento maschile mi consente di ripresentarmi al pubblico femminile in vesti più adatte ai tempi. Peccato per quel piccolo alterco col negoziante che non accettava di farmi credito, nonostante esibissi un documento firmato dal ministro delle Finanze di Luigi XVI che attestava la mia solvibilità. Ho dovuto rinunciare alla parrucca: il barbiere cui mi sono rivolto, dopo avermi assicurato che «oggi va il look alla Pantani» mi ha rapato a zero e mi ha tinto di giallo pizzetto e sopracciglia. Così abbigliato, porgo i miei omaggi a una procace fanciulla: «Signorina, lo sa che ho conosciuto Voltaire?». Ella fugge urlando. Insomma, che vogliono queste femmine d'oggi? Cosa mi manca per tornare ad essere il più grande seduttore d'Europa? Ho capito: devo farmi vedere a bordo di un mezzo di trasporto veloce e potente. Chiedo a Belzebù di mandarmi sù il mio tiro a quattro, alcova viaggiante che molceva le dame più pudiche, e mi apposto all'entrata di un parco in attesa di belle vogliose. Il mio cocchio viene assaltato non da belle vogliose, da coppie attempate di turisti inglesi che mi chiedono di fare il giro della città.
Ore 19
Siedo a un lussuoso caffè del centro, e, per passare il tempo, intavolo una conversazione con alcuni gentiluomini in doppiopetto blu. Fra una chiacchiera e l'altra, accenno alla mia celebre fuga dalla prigione veneziana dei Piombi. «Un'altra vittima dell'iniquo sistema giudiziario italiano!» tuona uno dei messeri, un certo Presbiti o Previti. Preciso che, a onor del vero, non si trattò proprio di un errore giudiziario: oltre che sciupafemmine fui truffatore, spia, falsario, ladro, eccetera. «Allora avrà conosciuto Bettino Craxi», replica Presbiti. Non personalmente, ma all'inferno si parla molto di lui. Inutile spiegare che non si tratta di una «boutade»: Previti e i suoi amici mi propongono di candidarmi alle prossime elezioni europee nelle liste di Forza Italia. Chiarisco che io sono un uomo dell'ancien régime e questa storia della sovranità popolare, elezioni, libertà fraternità e uguaglianza, non mi piaceva molto nemmeno nel 1789, ma i compari non si scoraggiano, anzi, mi promettono una striscia televisiva su Canale 5 al posto di «Sgarbi quotidiani». E io che con loro speravo di parlare di donne.
Ore 22
E' calata la sera sulla mia giornata da Casanova risorto, e ancora non ho tenuto una donna fra le braccia. Mi specchio in una vetrina: qualche ruga, un po' di borse sotto gli occhi, ma via, chi direbbe che sono nato nel 1725? Eppure le donne mi sfuggono. Ho infilato le mani nella scollatura di una bella americana. «Chi ti credi di essere? - ha strillato la prosperosa quacchera, - Il presidente Clinton?». Ho abbordato una ragazzina davanti a una scuola e sono stato cacciato via a pugni da un pedofilo. Per la disperazione sono saltato addosso a una sessantenne ma lei mi ha dato dello «sporcaccione impasticcato di Viagra». All'inferno stanno ridendo di me. Ecco un locale dove bere l'ultimo caffè prima di ritornare nel mio girone a spalare sterco felino. Strano posto. Gli avventori sono seduti davanti a schermi luminescenti, e fanno scorrere le dita su strani clavicembali muti.
Ore 24
Finalmente è scoccata l'ora della riscossa. Nel giro di centoventi minuti ho sedotto virtualmente trentacinque donne, delle più diverse nazionalità. Meglio che ai bei tempi. Tutto merito di questa straordinaria invenzione chiamata Internet. Posso tornare nell'oltretomba felice. Non prima di aver lasciato a tutte le signore il mio indirizzo e-mail: casanova@infernomail.com.
(da Avvenimenti, agosto 1998)

Posted by Lia Celi at 00:28 | Commenti (1)

22.07.07

1999/Inps-files! Il giallo della "tabula" etrusca: manca la parte sulle pensioni

Il più impenetrabile mistero degli Etruschi? Non l'alfabeto, ma la riforma del welfare. E' una delle prime verità emerse dall'esame dell'ormai celebre Tabula di Cortona, la più lunga iscrizione etrusca ritrovata in questo secolo, purtroppo mutila di una parte. A un primo sguardo il testo era stato scambiato per un contratto di matrimonio o un accordo tra famiglie nobili, ma la presenza del tipico vocabolo etrusco «dpef» ha messo sull'avviso gli archeologi, consentendo di riconoscere nella Tabula il Documento di programmazione economica stilato dal Consiglio dei Lucumoni per l'anno 475 a. C...

«Quel che è più interessante - spiega uno degli studiosi - è che la parte mancante della Tabula non è stata distrutta dal tempo, ma stralciata volontariamente dagli stessi autori in tutta fretta, poco prima di rendere pubblica l'iscrizione». E doveva essere sicuramente il paragrafo sulla riforma delle pensioni di anzianità: infatti, priva di quel passaggio, la manovra economica etrusca diventa incomprensibile e inefficace per ridurre il colossale debito pubblico che nel V secolo a. C. già opprimeva Chiusi e Volterra e che fu la vera causa dell'estinzione della più splendida ed enigmatica delle civiltà italiche. Ma perché il Sommo Lucumone decise di cancellare il punto fondamentale del suo programma economico? Forse la risposta è contenuta in una misteriosa formula rituale, «koferatu-dantona-laritsa», ora al vaglio degli etruscologi. L'ipotesi più probabile è che si tratti della maledizione con cui gli dei inferi colpivano chi tentava di violare il tabù delle pensioni.
(da Clarence, 2 luglio 1999)

Posted by Lia Celi at 00:20 | Commenti (6)

17.06.07

1998/ Hai avuto un maestro gay? scoprilo con il test di Paginatre!

Siamo Fini o finocchi? Dopo l'esternazione choc del leader di An al Maurizio Costanzo Show, l'Italia si interroga: è più urgente cacciare i gay dalle scuole o cacciare i fascisti dal Parlamento? Sofferta confessione di Gasparri, traviato alle elementari da un insegnante pervertito: «Ecco perché anche oggi parlo con il culo». Forse anche tu sei stato plagiato da un maestro culattone e non te ne sei accorto: verificalo subito con le domande preparate dai nostri esperti.

1) Che cos'è il pi greco?
A Voltati che te lo spiego
B Boh
C Il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro

2) Come si riconosce un verbo passivo?
A Da come cammina
B Non so, cos'è un verbo?
C Dal fatto che l'azione ricade sul soggetto

3) Qual è l'unica parola italiana con due «q»?
A Ququlo
B So una minchia
C Soqquadro

4) Che cos'è un arcipelago?
A La sezione Arci che difende i diritti dei feticisti della barba
B Un caratteristico rettile del Centrafrica
C Un sistema di isole

5) Coniuga il verbo essere.
A Perché coniugarlo? Preferisco la convivenza
B Io esso, tu essi, egli essa
C Io sono, tu sei, egli è

6) Qual è il tuo personaggio storico preferito?
A Pier Capponi
B Mike Bongiorno
C Giuseppe Garibaldi

7) Sai citare un verso della Divina Commedia?
A Dante o ricevente, te l'ho messo in culo ugualmente
B Cioè questo è nozionismo classista
C Amor ch'a nullo amato amar perdona

Ora somma le lettere relative alle risposte e leggi i risultati!

Maggioranza di A
Congratulazioni! Il tuo insegnante era un vero eterosessuale dotato di uno spiccato sense of humour italianamente rude e sboccato. Sei ignorante come una panca, ma sarai popolarissimo in una caserma della Folgore, nel cast del Bagaglino o nella direzione di Alleanza Nazionale.

Maggioranza di B
Ti è andata bene: hai avuto un tipico insegnante elementare italiano, demotivato e lassista, che teneva alla tua formazione esattamente come i tuoi genitori: per niente. Amante dei semplici piaceri - un sasso lanciato dal cavalcavia, una corsa nella notte a 200 all'ora contro un platano, «Carramba che sorpresa» - hai una sessualità sana, ma se continui ad andare a puttane senza preservativo potresti avere qualche brutta sorpresa.

Maggioranza di C
Ahi ahi ahi: possiedi una discreta cultura generale, e la cultura, si sa, è roba da froci. Il tuo maestro, accecato dai suoi istinti perversi, ti ha inculcato concetti e nozioni tali da fare di te un emarginato, un anormale, un paria. Certo, non sei che la vittima innocente di un maniaco, e per questo, brutto sporcaccione di un pederasta rottinculo, meriti tanta, tanta comprensione.

da Clarence, aprile 1998

Posted by Lia Celi at 00:18 | Commenti (2)

18.04.07

1998: Gesù, che scandalo! Diventa ateo dopo la comunione, sotto accusa un'ostia scaduta

BAGNACAVALLO - «Il corpo di Cristo», gli aveva detto il sacerdote porgendogli l'ostia consacrata. Ma la legge 283 sui prodotti alimentari, che obbligherà anche i produttori di ostie da messa a stampigliare sulle confezioni la data di scadenza, è arrivata troppo tardi per G. F., anziano devoto della parrocchia di San Turibio Aeropagita. Pochi minuti dopo, all'uscita della chiesa, il parrocchiano ha tirato il primo "porcodd..." all'indirizzo di un motociclista spericolato che gli aveva tagliato la strada. Quindi, cantando "Addio Lugano bella", si è infilato nel Circolo anarchico Bakunin, dove ha chiesto la tessera di socio sostenitore....

Erano solo le prime avvisaglie della sindrome che in due giorni ha trasformato un fervente cattolico in uno sboccato mangiapreti. Tutta colpa di un'ostia ammuffita. «Sì, è vero,» ammette il parroco, «gliene ho data una un po' verdolina. Ma che volete, quel poveretto era così fanatico che si comunicava anche quattro volte al giorno, e mi consumava tutte le ostie fresche. Allora ho pensato che potevo anche fargli smaltire un po' delle vecchie scorte.» Purtroppo, come hanno accertato i teologi del Nas, la Transustanzazione non si verifica se non in ostie di giornata. A ventiquattr'ore dal confezionamento, infatti, la particola subisce l'attacco del Blasphemomyces Agnosticus, un microorganismo non credente generato dalle copertine delle opere filosofiche positiviste, che non solo rende l'ostia inadatta all'Eucaristia ma, se ingerito da esseri umani, innesca un processo di fermentazione naturale dell'intelletto, a tutto svantaggio della sensibilità religiosa. Proprio quanto è successo al povero bagnacavallese, il cui stato va peggiorando di giorno in giorno. Sperando di guarirlo, ieri la sorella l'ha infilato a bordo di pullman di pellegrini in partenza per Lourdes. Ma G. F., appena superato il confine italiano, ha puntato una pistola alla tempia di un crocefisso e ha costretto il conducente a dirigere l'automezzo verso Parigi. Pare sia stato visto in lacrime sulla tomba di Voltaire.
(da Clarence, primavera 1998)

Posted by Lia Celi at 10:34 | Commenti (9)

22.10.06

1996/Misero, non deve morire: con la sentenza della Consulta, nasce la figura del mendico legale

Gennaio 1996, la Corte Costituzionale depenalizza l'accattonaggio: importunare i cittadini chiedendo denaro non è più reato, si chiama "Legge Finanziaria". Riforme istituzionali all'insegna della mendicità: un organo dello Stato verrà sostituito da un organetto di Barberia. D'Alema rinuncia all'alleanza con Berlusconi: "Gli ho teso la mano, ma non mi ha dato nemmeno uno spicciolo". E aveva ragione Silvio: come recita la sentenza della Consulta, chiedere l'elemosina non dev'essere un atto "invasivo" o "molesto", e men che mai deve disturbare i signori. Alle soglie del Duemila l'accattonaggio richiede eleganza, raffinatezza e originalità, insomma, tutto ciò che già contraddistingue il made in Italy e fa sì che, in tutto il mondo, italiano sia sinonimo di pezzente. Ecco una piccola guida per il mendicante trendy...

CHI SOFFRE DI PIU'?
"Mi dài mille lire?" Ecco una frase che, con la sua lamentosa banalità, basterebbe a farvi classificare dalla Consulta come pitocchi molesti. Per impietosire il pollo e convincerlo a scucire l'obolo esistono alternative più originali. Qualche esempio:
- Ho creduto in Romano Prodi.
- Sono il presidente del Maria Montessori Fan Club e colleziono tutti i suoi ritratti. Per caso ne ha uno?
- Pensi che con mille lire in più potrei volare a Bucarest con un aereo decente, così invece dovrò imbarcarmi su un Antonov.
- Scommettiamo mille lire che fra dieci secondi svengo dalla fame?
- Ho qui dei disegni prodotti da una comunità di orfani schizofrenici tossicomani tetraplegici che dipingono tenendo il pennello in una narice. Se non glieli faccio vedere, mi dà mille lire?

TUFFO E SUBITO
Per arrivare alla fine del mese dovete fare i salti mortali? L'accattonaggio acrobatico, o bunjee begging, è quel che fa per voi. Inventato da Homeless Togni, cugino barbone dei più famosi Holer e Darix, consiste nel fissare un trapezio ai cornicioni dei palazzi del centro e oscillare verso il basso, tenendo fra le dita dei piedi un cappello in cui i passanti lanciano gli spiccioli. I più abili tenteranno di acchiappare le monetine con i denti o con gli alluci, nel corso di spericolate evoluzioni. Il tutto, naturalmente, senza rete: ma che ve ne fate della rete, visto che non avete nemmeno un letto? Questo sistema consente di liberare i marciapiedi dalla cenciosa presenza dei clochard: il problema è liberare i clochard dai fili della luce, dove regolarmente vanno a impigliarsi.

UN PITOCCO DI CLASSE
Panni laceri, lerciume, puzza: nella società dello shampoo quotidiano le misere insegne dell'accattone, lungi dal suscitare pietà, disturbano i sensi e lo spirito delle persone perbene. E il cartello "profugo bosniaco" non funziona più: ora come ora, gli unici a voler fuggire sul serio dalla Bosnia sono i militari italiani. Un dandy abbronzato in smoking che si sventola con un cartello "profugo da Montecarlo" o "esule dalle Cayman" fa un'impressione decisamente migliore. Occhio: se direte "aiutatemi, non ho pane", la gente fuggirà atterrita. Ma alla frase "mi consenta, non so dove spalmare il caviale", vi offrirà un intero panificio. Il sistema Fregoli (spillare soldi agli imprenditori travestendosi da generale della Finanza) è stato superato dal più efficace sistema Cerciello: spillare soldi agli imprenditori essendo un vero generale della Finanza. Ma per fare effetto sui comuni mortali, anche un vestito di buon taglio può bastare. Se poi assomigliate vagamente a un rospo, potrete addirittura rapinare i vostri connazionali e sentirvi poi ringraziare dal Capo dello Stato in un messaggio a reti unificate.

SANTO PE' CAMPA'
Avete investito gli ultimi spiccioli in un pacco di immaginette miracolose di Padre Pio da vendere ai passanti? Bella cagata. Commerciare in sant'uomini è da sempre un business perdente: perfino Gesù Cristo è stato venduto per trenta miseri denari, e lui i miracoli li faceva davvero. E poi, in questa società secolarizzata, la gente non ha più considerazione santi e santini: oggigiorno se avvicinate un passante mostrandogli un'immaginetta del barbuto frate di Pietrelcina, vi sentite rispondere: "E' il vagabondo che le ha rubato il portafoglio, eh? Mi pare sia scappato da quella parte". L'unico modo per far soldi con Padre Pio è convincerlo a venire in persona a mendicare per voi, tenendo in mano un pacco di vostre fototessere.

GATTI, NON PAROLE
Quando andate a chiedere la carità, non commettete l'errore di farvi accompagnare dal micio di casa per intenerire le signore. Il sistema funziona tanto bene che alla fine della giornata vi ritroverete il piattino delle offerte pieno di croccantini Whiskas. Tanto vale che vi mettiate voi a quattro zampe spacciandovi per un gatto affetto da gigantismo teratodismorfico, una spaventosa malattia genetica curabile solo presso il Dr. Seuss Feline Memorial Hospital di Colorado Springs. Il peggio che vi può capitare è venire rapiti dai vivisezionisti, che vi useranno come cavia per testare nuovi cosmetici. Ma niente paura: si stuferanno appena vedrano che, anche con creme e rossetti, il vostro aspetto non migliora per niente.
(da "Cuore", 6-1-1996)

Posted by Lia Celi at 23:51 | Commenti (0)

11.08.06

1997/La corazzata Prodiomkin: gli audaci militi dell'Ulivo in Albania

Come cinquantotto anni fa, i nostri ragazzi partono per riconquistare alla civiltà la quarta sponda oltre Adriatico: ieri spezzavamo le reni, oggi rompiamo le balle. «Dobbiamo riportare la pace in Albania - spiega il comandante Forlani - e se prova a scappare di nuovo, la prendiamo a cannonate». Romano Prodi solidarizza con l'esercito: mercoledì alla Camera indossava una suggestiva faccia grigioverde. Fini eccitato: solo al pensiero di sbarcare in Albania, gli viene durazzo. Continua il no di Bertinotti alla spedizione nel Paese delle Aquile: «Non sarebbe meglio mandare un contingente della Lipu?». In esclusiva, ecco il diario della prima settimana della missione «Alba».

11 aprile
Chiarito dal sottosegretario agli Esteri Fassino l'obiettivo strettamente umanitario della missione (andiamo in Albania non per cacciare Berisha, ma per salvare la faccia a Prodi) scatta l'operazione Alba, così chiamata perché è più gonfiata della Parietti. Sul molo, la soubrette Natalia Estrada, venuta per salutare la nostra flotta, e il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni, venuto per salutare Natalia Estrada. Dagli Usa, l'apprezzamento di Clinton per il coraggio dei marinai italiani: «Per imbarcarsi su quei colabrodi ci vuole proprio un bel fegato». Commovente il messaggio del Papa: «Prego no spargete sangue inocente. Biip. Prego no spargete sangue inocente. Biip. Prego no spargete...». Da Tirana, il presidente Sali Berisha invia un festoso benvenuto ai nostri ragazzi, nonché la proposta affidare i loro risparmi a una finanziaria di sua conoscenza. Al momento di salpare, le navi risultano bloccate da imprevisti e misteriosi inconvenienti tecnici. Avaria? Sabotaggio? Viene chiamato un superesperto della Nato, che risolve il problema con un colpo di genio: fa levare le ancore.

12 aprile
Malgrado qualche piccolo intoppo (undici pescherecci carichi di profughi accidentalmente urtati e affondati), la flotta italiana raggiunge felicemente una spiaggia desolata, deturpata da edifici squallidi e cadenti, da cui escono frotte di poveracci che parlano un italiano approssimativo. Nonostante le difficoltà di comunicazione, i nostri soldati apprendono di essere sbarcati per errore sulla spiaggia di Barletta. Vivo rincrescimento del generale italiano: «La prossima volta che mi faccio indicare la rotta da un dannato traghettatore albanese, mi mangio le spalline». A nome del governo, Fassino corregge il tiro sugli scopi umanitari della missione: andiamo in Albania non per per accontentare Fini, ma per far dispetto a Bertinotti. Stupisce il sangue freddo dei nostri ragazzi all'idea di dover presidiare il Sud dell'Albania, la regione più pericolosa. Il segreto di tanta audacia lo spiega il comandante italiano: «Non gliel'ho ancora detto».

13 aprile
Felice approdo della flotta italiana sulla costa albanese. Nessun incidente durante la traversata, a parte quarantadue motovedette zeppe di profughi speronate e colate a picco. A placare gli animi giunge un'ulteriore nota di Fassino, secondo cui andiamo in Albania non per impensierire Casini, ma per rassicurare Kohl. Intanto, la missione si rivela davvero multinazionale: i soldati bevono Coca Cola, fumano Marlboro e nel tempo libero calzano Nike. Nei pressi di Valona le nostre truppe si congiungono ai contingenti turco e romeno in un'atmosfera allegra e cameratesca: gli italiani si turano vistosamente il naso in presenza dei romeni, i quali accolgono con uno scoppiettio di sputi in faccia i turchi che, con il loro tipico senso dell'umorismo, prendono tutti a fucilate. Gli albanesi si rendono conto di essere di troppo e vanno a massacrarsi qualche chilometro più a nord.

14 aprile
Fassino ridefinisce gli scopi umanitari della missione: andiamo in Albania non per sfidare la Nato, ma per risollevare la Borsa. La prima fase dell'operazione Alba, il controllo del porto di Valona, è un successo: grazie all'attenta sorveglianza dei nostri marò, il porto non si muove di un centimetro. In compenso, fedeli alla consegna di pacificare gli albanesi, gli artiglieri italiani donano la pace eterna a cinquecento profughi imbarcati su alcune zattere, colpite per sbaglio dalle motovedette. Intanto i fanti, muniti delle nuove divise in grado di adattarsi ad ogni clima e ambiente (sono composte di colbacco, sahariana e pinne da sub), si addentrano nell'entroterra, scoprendo con stupore che che Argirocastro non è il dittatore di Argirocuba e che i pacchi di viveri che ricevono puntualmente sono quelli spediti dall'Italia nel 1939, in occasione della prima spedizione italiana in Albania. Ben presto i nostri ragazzi si rendono conto che l'operazione Alba non è semplice beneficienza, a meno che quei signori che gli stanno puntando addosso i kalashnikov non siano volontari della Croce Rossa.

15 aprile
In effetti erano proprio volontari della Croce Rossa, come rivelano le autopsie, e i kalashnikov innocui cannocchiali. Poco male, i nostri proseguono la marcia fino ad incontrare il contingente greco. «Italiani e greci: stessa faccia, stessa razza», dice amichevolmente il comandante italiano al suo omologo ellenico, che, sentendosi dare contemporaneamente della faccia da culo e della razza di stronzo, si incazza come un puma. Per sdrammatizzare, il generale italiano gli legge la nuova, definitiva risoluzione di Fassino: andiamo in Albania non per provocare i venusiani, ma per fedeltà al Grande Patto Intergalattico di Ku-Gamma. Come in un film di Salvatores, militari italiani e greci ingannano il tempo con una partita di calcio, ma si rompono presto i coglioni e chiamano al telefono Salvatores per farsi dare qualche altra idea per il tempo libero. Salvatores li invita ad andare a fare in culo, suggerimento che i soldati mettono subito in pratica con reciproca soddisfazione.

16 aprile
La quotidiana precisazione di Fassino sugli scopi umanitari della missione Alba getta nel panico l'esercito italiano: forse andiamo in Albania anche per aiutare, nei ritagli di tempo, dei tipici bipedi locali chiamati "albigesi" o "albegnesi". C'è il sospetto che si tratti di quei poveracci affamati che ogni tanto sbucano dalle casupole che gli italiani prendono a cannonate. Visto che non offrono rose né vendono kleenex, i nostri non se la sentono di dare loro nulla, per paura di offenderli con un'elemosina. Il contingente italiano compie prodigi di valore: salva una pattuglia francese minacciata da un grossissimo calabrone, aiuta la popolazione nei lavori agricoli, anche se la tecnica di snidare le patate a colpi di granata si rivela poco fruttuosa, e riesce a rifilare alle bande di fuorilegge una partita di fucili vecchia come il cucco. Bashkir, un piccolo albanese di otto anni, diventa la mascotte dei soldati. Sua sorella Leila, una ragazza albanese di diciannove anni, diventa la mascotte degli ufficiali.

17 aprile
Un messaggio da Roma avverte il comando che, per sollevare il morale dei nostri reparti, sta per giungere in Albania un gruppo di star della tivù. Poche ore dopo, un drammatico dispaccio: l'aereo che portava gli artisti nel paese balcanico è stato inavvertitamente abbattuto dalle corazzate italiane nel porto di Durazzo. Ma un terzo messaggio ridimensiona la portata del disastro e riporta la serenità: a bordo dell'aereo colpito c'era il cast di «Macao». Fortunatamente, le risate per i nostri soldati sono assicurate da un comico fenomenale, un buffo spilungone raccomandato da Prodi in persona. Si tratta di Piero Fassino, che si esibisce per i nostri militi in un irresistibile numero: «Ce ne andiamo in Albania ia ia oh / a portar democrazia ia ia oh / c'è D'Alema miao, ema miao, e-e-ema / con Marini ih-oh, ini ih-oh, i-i-ini / c'è anche il Polo, oink, Polo, oink, Po-po-Polo / i carri armati crash, ati crash, a-a-ati / la Valsella bum, ella aaargh, e-e-ella / gli spaghetti ué, ghetti ué, ghe-ghe-ghetti / i giornalisti slurp, isti slarp, i-i-isti / ecco l'Onu ronf, l'Onu ronf, O-o-Onu, / la coscienza boh, enza boh, e-e-enza / ce ne andiamo in Albania ia ia oh!».

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05.05.06

Azeglio e le storie tese: sette anni di ciampitudine (part two)

Dagli annali di Clarence, continua "Colle, pinne, fucile ed occhiali”, il racconto dell'ormai leggendaria elezione, nel 1999, dell'ottimo fra i presidenti della Repubblica. Che choc ricordare che all'epoca erano in lizza per il Quirinale anche Rosa Russo Jervolino e Marco Formentini...

COLLE, PINNE, FUCILE ED OCCHIALI
ovvero: chi diventerà Capo di uno Stato senza capo né coda?
Quinta giornata
- Dopo il ritrovamento del cadavere mummificato di George Mallory, lo scalatore inglese scomparso durante l'ascesa all'Everest nel 1924, nuova macabra scoperta nel mondo dell'alpinismo. Le pendici del Quirinale hanno restituito le spoglie di Emma Bonino, l'audace scalatrice che qualche mese fa aveva intrapreso la scalata del colle più alto di Roma. Le condizioni del corpo, rinsecchito e consunto, avevano illuso gli archeologi che si trattasse della mummia di Cornelia, la leggendaria madre dei Gracchi; poi l'esame al carbonio 14 e la presenza di una foto di Marco Pannella hanno ridimensionato le date. Sotto accusa l'imperizia degli sherpa della Bonino, un team di dilettanti che, vista l'impossibilità di farle raggiungere il Quirinale, l'avrebbero scaricata a metà strada.
- Il regalo più «in» per il prossimo Natale? Un paio di tappi di cera per le orecchie per affrontare senza paura il messaggio presidenziale di fine anno di Rosa Russo Jervolino, le cui quotazioni quirinalizie sono sempre più alte. Unico neo, la sua vedovanza, che priva il Colle di un «first husband». Secondo gli esperti di protocollo presidenziale, il problema potrebbe essere superato obbligando la Jervolino a farsi accompagnare dalla bara del consorte nelle visite ufficiali.
- Da tutte le regioni d'Italia sono arrivati nella capitale i Grandi Elettori che parteciperanno al voto di giovedì. Dopo il lungo e faticoso viaggio in vagone bestiame, i cinquantotto capi sono stati liberati in un recinto poco fuori Roma dove potranno scorrazzare e brucare fino all'elezione. «Devono essere in piena forma - spiega uno dei mandriani -, il mercato del Grande Elettore Presidenziale si fa una volta ogni sette anni, e i partiti sono disposti a sborsare cifre da capogiro per un esemplare docile e mansueto».
- Oggi si saprà se Walter Veltroni rinuncerà a candidare al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi, con grande gioia di quest'ultimo. «Vuole mandarmi là solo per sbarazzarsi di me - spiega l'arzillo vecchietto -. Dice sempre: nonno, lì è un posto tranquillo, ci starai bene come al governo, io e Massimo ti verremo a trovare tutte le domeniche. Bè, neanche per sogno».

Sesta giornata
- Alla vigilia del giorno X sul colle più alto è ancora nebbia fitta. Perde quota la candidatura di Rosa Russo Jervolino a causa di uno sciopero delle ricamatrici del Quirinale, che in due giorni avrebbero dovuto ricamare «Lei» su tutti gli asciugamani del palazzo. Accantonata anche l'ipotesi di un presidente a tempo, ma Giulio Andreotti fa sapere che se c'è bisogno di un presidente a timer, può chiedere a certi suoi vecchi amici dei servizi segreti di confezionarne uno.
- Prime crisi isteriche per i cronisti parlamentari, costretti ad assistere in pochi giorni a un carosello di scene sconvolgenti: anziani candidati bruciati, istituzioni prese a calci, Fini che si allea con Veltroni per fottere Berlusconi, Forza Italia che trama con D'Alema per sedurre Marini. Uno psicologo sta aiutando gli sventurati giornalisti a raccontare il loro trauma attraverso dei disegni. Particolarmente significativo quello di A. M., dove si vedono due figurine umane minacciate da un enorme sedere con cento mani sporche. «I due sono la mia mamma e il mio papà - ha spiegato l'autore - e quello è Clemente Mastella».
- Incredibile: i vertici di Alleanza Nazionale dicono «sì» al candidato della sinistra Ciampi. «E' bastato un trucchetto psicologico - chiarisce il ministro del Tesoro -. Sono salito sul balcone di Piazza Venezia e ho chiesto a Fini e Gasparri: "Camerati, ne sarete voi degni?" e loro hanno risposto "sì" in coro».
- Ultimi preparativi a Montecitorio per il voto che domani vedrà la seduta del Parlamento a camere riunite. Già allestita la passerella dove i candidati alla Presidenza della Repubblica sfileranno in abito da sera e in costume da bagno e risponderanno a domande di cultura e attualità. Alcuni esempi: «Chi è stata l'ultima Miss Italia?» «Cosa cerchi in un premier, la bellezza, la ricchezza o la simpatia?» «Quale taglia di Repubblica porti, prima o seconda?»

Settima giornata
- Italia divisa sull'accordo politico per una presidenza Ciampi: il 50 per cento degli italiani è contento perché Ciampi andrà al Quirinale, l'altro 50 è contento perché i Popolari l'hanno presa nel culo. Intanto fervono le trattative sul destino del Ministero del Tesoro. Probabile una spartizione fra Ppi e socialisti italiani: i popolari prenderanno il Ministero, i socialisti si accontenteranno di portarsi via il Tesoro.
- Cos'ha promesso D'Alema a Fini, Berlusconi e Casini in cambio del voto per Ciampi al primo scrutinio? «Assolutamente nulla - ha assicurato il premier -, il fatto che stamattina sia stata ricostituita l'Opera Nazionale Balilla, il Pool di Milano sia stato imbarcato su un piroscafo per la Nuova Caledonia e mia moglie da oggi sia la signora Casini è solo una serie di coincidenze fortuite».
- Folla delle grandi occasioni a Montecitorio. Per rendere l'aula più decorosa e accogliente si è provveduto a spolverare gli scranni, togliere le ragnatele ad Amintore Fanfani e invitare Francesco Cossiga a rimanere a casa sua. I cronisti hanno notato Gianni Agnelli entrare in aula a braccetto di Giulio Andreotti. «Forse merita l'ergastolo, ma rimane mio amico», hanno detto all'unisono i due senatori a vita.
- I primi atti del nuovo inquilino del Quirinale? Fare le volture dei contratti di acqua, luce e gas, cambiare la targhetta sulla buchetta della posta, dare aria alle stanze ed eliminare le tovaglie che coprivano le gambe di tavoli e poltrone, che Scalfaro considerava peccaminose.
- Un articolo di Claudia Mancina sull'Unità apre la polemica sul «terzo uomo». Considerato che i primi candidati sono un uomo e una donna, scrive la portavoce delle donne Ds, il terzo uomo è in realtà il secondo. In questo caso bisogna far entrare in gioco anche una seconda donna, primo, per rispettare il principio delle pari opportunità, secondo perché se no il secondo uomo finisce per fare da terzo incomodo. «Ma - continua la Mancina -, visto che in realtà ul primo uomo e la prima donna stanno comodi, il terzo-secondo uomo è in realtà il primo a stare incomodo, anche se grazie alla seconda-terza donna da terzo incomodo diventerebbe terzo o quarto comodo....» (la portano via).

Il dramma del presidente uscente (di senno)
Scalfaro atterrito: «Era uno scherzo, vero ragazzi?»

ROMA. Sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle, bravo Ciampi di qua e di là. Ma quando i corazzieri gli hanno messo le valigie in mano e gli hanno gentilmente indicato l'uscita del Quirinale, Oscar Luigi Scalfaro ha capito che qualcosa non andava. «Bè, ragazzi, ci siamo divertiti abbastanza, ora torniamo tutti al lavoro», ha detto, cercando di riguadagnare il suo studio. Ma poi dalla finestra ha visto arrivare in piazza del Quirinale un'Ape Piaggio carica di ponderosi saggi di economia, e ha capito che l'elezione del nuovo presidente non era una simpatica burla ordita da quei mattacchioni del Parlamento. «Ma come, mica sono passati sette anni» ha protestato, indicando il calendario del salone, che la figlia Marianna non aveva mai cambiato dal 1993 per illudersi di avere ancora solo cinquant'anni. Chiarito l'equivoco, Scalfaro ha compreso di essere ormai un ex presidente, e ha lasciato il Quirinale apparentemente rassegnato. Alcuni osservatori all'esterno del palazzo riferiscono di averlo visto rientrare da una porticina secondaria, ma sono voci cui si tende a dare poco credito. «Vitengo si tvatti di falsi allavmi», ha detto la nuova governante del Quirinale, una ottantenne dal mento pronunciato e dal naso aquilino che si è presentata a Ciampi annunciando di prendere servizio da oggi.


Posted by Lia Celi at 00:20 | Commenti (0)

03.05.06

Il massimo di Azeglio: 1999-2006, sette anni di ciampitudine

Il terzo livornese più famoso nel mondo, dopo Amedeo Modigliani e il cacciucco, si conferma un grand'uomo: smonta i piani del Berlusca, costringe il centrosinistra a mettere le carte in tavola e cerca di portare la politica italiana nel Terzo millennio. L'Italia sbalordita di fronte all'inaudito spettacolo di un ottantasettenne che dopo sette anni non tenta disperatamente di abbarbicarsi alla sua poltrona. Bravo Carlo Azeglio: meglio fare il senatore a vita che il presidente a morte. In attesa di conoscere il tuo successore, sfogliamo insieme l'album dei ricordi di un settennio che entrerà nella leggenda. E partiamo proprio dal maggio 1999, quando "Clarence" seguì l'elezione del Presidente della Repubblica con uno special quotidiano intitolato "Colle, pinne, fucile ed occhiali"...

MAGGIO 1999: COLLE, PINNE, FUCILE ED OCCHIALI, ovvero: chi diventerà Capo di uno Stato senza capo né coda?
PRIMA GIORNATA
- A sette giorni dall'elezione del nuovo presidente della Repubblica, una sola cosa è certa: in attesa di avere un presidente scelto dal popolo, dovremo beccarci un presidente scelto dai Popolari. «Nessuno può trastullarsi con sordidi giochetti politici mentre è in corso una guerra - ammonisce Franco Marini -. Tranne noi, beninteso».
- Ferve il dibattito intorno al nuovo inquilino del Quirinale. La maggioranza pensa a un affitto per sette anni con patti in deroga, Forza Italia preferirebbe un contratto uso foresteria. «Così quando il mio Piersilvio si sposa - ha spiegato Berlusconi - posso mandar via l'affittuario senza problemi». Tutti d'accordo sull'ipotesi di inviare al Quirinale una donna, con un mandato ben preciso: tre ore al giorno, pulire bene i vetri e sbattere i tappeti.
- Ore tristi per la famiglia Scalfaro. Il presidente uscente ha smentito di voler fare un lungo giro del mondo da libero cittadino: «Libero cittadino? Magari. Mi tocca portarmi dietro Marianna». La più malinconica è proprio lei: dopo sette anni il parrucchiere e il sarto le hanno annunciato che alle figlie degli ex Presidenti non si fa credito e che finalmente possono dirle che è una vecchia nasona antipatica.
- «La mia candidatura - ha proclamato Emma Bonino - è l'unica nata alla luce del sole». E' vero: infatti a forza di stare alla luce del sole rischia di bruciarsi.
- Quale dev'essere il background storico del futuro Presidente? Secondo Rifondazione deve aver fatto la Resistenza, secondo i Verdi deve essere stato un pioppo in una vita precedente, per la Lega è necessaria una militanza nelle file dei Lanzichenecchi. I Socialisti Italiani hanno ritirato la candidatura di Bettino Craxi: «Non vale la pena scomodarlo: l'argenteria del Quirinale è roba da quattro soldi».

SECONDA GIORNATA
- Sui giornali stranieri si parla molto della corsa al Quirinale, per lo più nella pagina «Animali e giardinaggio». I più autorevoli commentatori faticano a spiegare ai lettori perché l'Italia abbia bisogno di un Capo dello Stato visto che il Papa è ancora vivo. Il Washington Post pubblica un'intervista all'ex presidente Francesco Cossiga: a causa di un malaugurato guasto dei computer, le sue risposte risultano perfettamente comprensibili.
- Sempre più arruffato il toto-candidati. Respinta dal Polo l'ipotesi Mancino («troppo schierato, noi preferiremmo Ambidestro»), la maggioranza, nel chiaro intento di confondere le idee all'opposizione, ha proposto Rosa Russo Jervolino e Carlo Azeglio Ciampi, due che il biglietto da visita devono farselo pubblicare a dispense. «Avevamo chiesto una rosa di nomi - lamenta il forzitaliota Giuliano Urbani -, non un'ortensia». Possibile un accordo sul nome di Jerveglio Ciampolino.
- Sarà Yuri Chechi il candidato di bandiera dei Comunisti Italiani: è un personaggio prestigioso, è di sinistra, e soprattutto è l'unico in grado di sventolare appeso in cima a un'asta. Unico problema, non ha ancora compiuto cinquant'anni. «Niente paura - assicura il ginnasta - dopo aver parlato un quarto d'ora con Cossutta mi sembra di averne ottanta».
- Prime indiscrezioni sui colloqui fra Ibrahim Rugova e Massimo D'Alema. In cambio dell'ospitalità italiana a migliaia di suoi connazionali, il leader kosovaro moderato dovrebbe deportare in Kosovo Clemente Mastella e i suoi seguaci e abbandonarli in prossimità di un plotone di cetnici. Netto disaccordo di Rugova, secondo cui sarebbe più opportuno ed economico raccogliere i mastelliani su un gommone e affondarlo in pieno Adriatico.

TERZA GIORNATA
- Dalla presidenza dell'Inter a quella della Repubblica? Secondo voci insistenti, dietro le clamorose dimissioni di Massimo Moratti ci sarebbe l'intenzione di candidarsi al Quirinale. «Fare il Capo dello Stato comporta molte meno responsabilità - spiega l'ex presidente nerazzurro -. Potrò cambiare l'allenatore del governo anche sei volte a stagione, e nessuno ci farà caso». Moratti preme per una riforma che consenta ai governi italiani di ingaggiare fino a tre ministri stranieri. Ma, si chiedono gli osservatori, riuscirà ad essere un uomo al di sopra delle partite?
- A sei giorni dall'elezione, il candidato più caldo sembra Giuliano Amato. Piace sia a Marini che a Maroni; una volta convinti anche Marani, Mareni e Maruni è fatta. Al Polo è molto gradita la sua esperienza di studioso della Costituzione: «La conosce così a fondo - osserva Enrico La Loggia - che all'occorrenza può colpirla nei punti deboli e stenderla al primo round».
- Salgono anche le quotazioni di Rosa Russo Jervolino, sostenuta da un partito trasversale di sordi. Dal Viminale la pimpante vedova fa però sapere di non voler abbandonare il suo impegno a favore dei profughi kosovari. «Hanno fame e sete - chiarisce -, ma sono molto meno insaziabili di Clemente Mastella».
- «Il nostro candidato per il Colle? Marco Formentini» rivela Bossi ai giornalisti. «Gli stiamo già facendo fare le vaccinazioni anti-tifo e anti-dissenteria in previsione del viaggio a Roma». L'ex sindaco leghista, che in caso di elezione continuerebbe a fare il pendolare fra Roma e la capitale morale, ha chiesto il prolungamento della linea gialla della metropolitana milanese fino a Piazza del Quirinale.
QUARTA GIORNATA
- Mancano quattro giorni all'ora X, e in molti cominciano a chiedersi se c'è veramente bisogno di un Presidente della Repubblica, o se è meglio rivolgersi a un'agenzia di lavoro temporaneo. Tutti i candidati proposti finora negano qualsiasi aspirazione al Quirinale in nome di interessi e compiti più alti ed urgenti: la collezione di francobolli, la cresima della nipote, la visita dal pedicure. Ad ogni buon conto Oscar Luigi Scalfaro, che ha lasciato ieri il palazzo presidenziale, fa sapere che la chiave è nel portaombrelli e in frigo è rimasta dell'insalata di pollo.
- D'Alema lo ha promesso: mercoledì la maggioranza presenterà il suo unico, vero e solo candidato. E' stato infatti chiamato a Roma il Grande Astaroth, prestigiatore di fama mondiale, per eseguire l'esercizio che lo ha reso celebre nei cinque continenti: trasformerà un mazzo di variopinti foulard in un Presidente della Repubblica. Ma dov'è il trucco? «Nessun trucco - assicura Astaroth - i miei foulard hanno un grande senso dello Stato». In cambio della sua prestazione, Astaroth si farà insegnare dal Ministro dell'Ambiente Edo Ronchi il segreto dell'invisibilità.
- Ennesimo errore dei bombardieri Nato: nessun missile è caduto sulla villa di Arcore durante la cena cui partecipavano Berlusconi, Fini e Casini. Xavier Solana ha chiesto scusa al governo italiano per il malaugurato equivoco. «Purtroppo le nostre armi sono abituate a fare vittime innocenti - spiega il leader della Nato -, e nessuno di quei tre corrispondeva alla descrizione».
CONTINUA...

Posted by Lia Celi at 23:02 | Commenti (0)

25.01.06

1999/No al Far West a senso unico:
vogliamo sparare ai ladri,
ma anche picchiare gli stilisti!

MILANO. Per molti sarà una bella soddisfazione poter sparare al ladruncolo sorpreso a rubare l’argenteria. Ma per altrettanti cittadini farsi giustizia da sé significa assestare un calcio nel sedere a Roberto Cavalli o sbattere l’una contro l’altra le teste di Dolce e Gabbana. Ad aprire gli occhi al ministro dell’Interno sarà il Cfp (Comitato Forcaioli Progressisti), nato per dare voce a tutti iI cittadini che non amano essere derubati in casa da un rapinatore, ma nemmeno in una boutique di Gucci da un commesso sorridente. Il Cfp dice no all’abbandono del centro milanese alle bande rivali di Krizia e Prada, e considerano I prezzi dell’Emporio Armani una forma autorizzata di borseggio...

"Non ne possiamo più - lamenta un ex commerciante di via della Spiga -. I tossici ti portavano via l'ncasso, ma almeno ti lasciavano il negozio. Gli stilisti mi hanno costretto a vendergli la mia bottega di ferramenta per trasformarla in uno show-room. Una volta mia moglie ci è entrata per farsi dire il prezzo di una borsetta, e quasi è morta d'infarto. Io sono contro il possesso di armi da fuoco, ma in certi casi voglio almeno la licenza di sberla". Altri aumentano l'abnorme proliferazione di modelle in zona Brera. "Poverette, lo so che anche loro devono guadagnarsi da vivere - riconosce una residente, appena iscritta al Cfp -. Del resto non dànno fastidio, anzi, a me fanno pena queste povere ragazze dell'Est, così magre e ossute. Il guaio è che dove ci sono loro, arrivano branchi di porci coi macchinoni che vogliono rimorchiarle. E poi finisce che molestano anche mia figlia che ha quindici anni e studia dai Salesiani". Nelle file del Cfp ci sono anche molti pensionati e disoccupati. "Gli stilisti prendono a schiaffi la miseria tutti i giorni - sostengono -, sarebbe ora che la miseria gliene restituisse qualcuno".

(da Paginatré, Clarence, estate 1999)

Posted by Lia Celi at 12:53 | Commenti (5)

04.05.05

2001/Usa, coda ai botteghini per "The Piazza Fontana Witch Project"

NEW YORK. Tre ragazzi incuriositi da una leggenda vecchia di tre decenni. Una misteriosa sparizione. Un videotape amatoriale a base di omissis. Sommate gli ingredienti e avrete il cult-movie horror che ha seppellito perfino il recente «Mistero della Strega di Blair». E la cosa più stupefacente è che «The Piazza Fontana Witch Project» è un successo quasi esclusivamente italiano, giocato sul labile confine tra il reale e il virtuale. Il film si presenta come un documentario girato da tre studenti di liceo decisi a indagare su un inquietante fenomeno verificatosi a Milano il 12 dicembre del 1969, quando una banca situata in Piazza Fontana saltò in aria uccidendo sedici persone. Secondo un'antica superstizione ritrovata in una pergamena, si trattò di un attentato fascista organizzato con la complicità della Cia. I ragazzi, naturalmente, ci ridono sù e, più realisticamente, suppongono che si tratti della maledizione di una strega bruciata dall'Inquisizione proprio sul luogo dove poi sarebbe stata costruita la banca...

Ma, proseguendo nelle loro ricerche, documentate con la videocamera, scoprono che il confine fra realtà e leggenda è molto, molto più labile: si imbattono in finti suicidi dalle finestre della Questura, neonazisti veneti, ministri democristiani dalle orecchie a punta, giudici insabbiatori, trame golpiste. Un gorgo tenebroso che si conclude con la scomparsa dei tre protagonisti, lasciando nel pubblico un'angoscia difficile da esorcizzare. «The Piazza Fontana Witch Project» è il filmato amatoriale che mostra l'agghiacciante odissea dei giovani malcapitati: smozzicato, mutilato da potenze occulte, popolato di dossier fantasma e di piste inquietanti. «Non ho ancora capito se è verità o finzione, ma è la cosa più terrificante che abbia visto in vita mia -, dice una ragazza, pallida e stravolta, all'uscita di un cinema di Manhattan -. E' troppo poco parlare di "suspence". Qui c'è una vera e propria strategia della tensione». E un altro spettatore, esperto di cinema horror, non ha dubbi: «Una trama pazzesca, troppo paurosa per essere stata inventata solo da un pugno di dilettanti italiani. Si intuisce benissimo che il regista è americano».
(Clarence, Paginatré, autunno 2001)

Posted by Lia Celi at 23:21 | Commenti (5)

04.02.05

Quercia 2001 - Come in Nepal! Strage nella famiglia reale Ds, sotto accusa il principe D'Alemandhra

Sanguinoso tramonto per la dinastia più malandata dell'Estremo Oriente. Asserragliato nella cittadella rossa, il folle ex monarca giustifica le sue mani lorde di sangue: «E' quello che intendo io per dibattito precongressuale». Poi tenta di suicidarsi uscendo con Livia Turco. In catene il cuoco di corte, l'avvelenatore malese Gianfrang Vissandhi. Tragico il bilancio: gli aggrediti stanno tutti benissimo. Ecco i nomi più illustri coinvolti nell'agghiacciante vicenda.
VELTRON RAJAH. E' il nemico storico di D'Alemandhra, che si sarebbe sfogato sugli altri membri della famiglia Ds proprio per non essere riuscito a farlo fuori: solo la recente incoronazione a Rajah di Romaputhra ha sottratto Veltron alla furia omicida del suo livido rivale. Di aspetto molle, sorridente e pacioso, amante delle arti, si circonda di musici e giullari dai quali si fa ripetere per ore il suo poema epico preferito, l'«Annisessantiade». Il popolo lo ama, ma non gli perdona una fallimentare iniziativa: aver riproposto la raccolta di figurine Panini del Mahabharata. Per collezionarle tutte (sono 12.098.563.909, l'album pesa da solo mezzo quintale), migliaia di militanti sono finiti sul lastrico.
(da Clarence, 13-6-2001)

PHOLEENA. Sul giovane ciambellano, considerato uno dei maggiori responsabili della clamorosa disfatta Ds contro il sultanato del Berlustan, si è accanito il furore di D'Alemandhra, dal quale Pholeena si è salvato grazie a una sua particolare qualità: nei momenti più drammatici diventa assolutamente incolore. Ha sempre negato di voler traghettare il regno verso l'induismo, ma sta di fatto che dopo il 13 maggio i diessini in Parlamento sono rimasti indù o tre. Legnoso e sempre accigliato, di lui si dice che il dio Shiva l'abbia privato della facoltà di sorridere, ma lo stesso Shiva nega: «No, è che proprio non capisce una barzelletta nemmeno a fargli un disegno».

GAVINDRA ANJUSH. Un enigma per gli archeologi: si tratta di un autentico rudere della civiltà nuragica che, per misteriosi motivi, da secoli risulta perfettamente integrato in una remota landa dell'Asia diessina. Un fenomeno che alcuni attribuiscono a un intervento extraterrestre, altri alla deriva dei continenti, altri a una sfiga pazzesca. Considerato intoccabile, ma anche inascoltabile, insopportabile e soprattutto inutile, Anjush non ha mai aspirato al trono Ds (ha il carisma di un asse da bucato), ma è noto per accendere la riscossa dei diessini con galvanizzanti grida di guerra. La più recente, indirizzata al Berlustan vittorioso: «Staremo a vedere».

MAHATMA FASSINO. Monaco guerriero taciturno e ascetico, per mettere sù qualche chilo spera nella prossima reincarnazione. Sarebbe uno dei pretendenti più accreditati alla successione, anche se la sua altezza spropositata (ha il capo incappucciato di nevi perenni) ha fatto sospettare che in realtà si tratti di due acrobati birmani uno sulle spalle dell'altro. Ma l'unica preoccupazione del Mahatma Fassino è di mantenere nei Ds un clima unitario. Con pieno successo: ora fra i Ds si respira la stessa aria di catastrofe che tirava all'Unità. D'Alemandhra, accusato dal Mahatma di essere troppo devoto a Brahma di Potere, voleva tagliargli la gola, ma si è arreso quando si è reso conto che per arrivare fino al suo collo occorreva una spedizione alpinistico.

FABIOMUSHI. Prima di finirlo, D'Alemandhra ha incrudelito su di lui strappandogli la presidenza del gruppo Ds alla Camera. Poco male, visto che dopo le ultime elezioni c'è poco da presiedere. Ma è stato l'estremo affronto per questo combattivo oriundo giapponese, formatosi nella guardia d'onore dello sfortunato imperatore Oketo. Negli ultimi tempi si era impegnato a demolire il mito di D'Alemandhra, sostenendo che i suoi baffi non sono un pegno d'amore della dea Kalì, che il suo leggendario talismano politico (un dente cariato di Niccolò Machiavelli) è robaccia da autogrill, e che i suoi elettori di Gallipoli non sono miracolosamente guariti da tutte le malattie.

Posted by Lia Celi at 00:46 | Commenti (3)