Lotteria del Financial Times, ricchi premier in palio!

L’originale gioco del più autorevole quotidiano economico europeo, «Guess Who’s Fit To Lead Italy» (“Indovina chi è adatto a governare l’Italia”) sta appassionando e divertendo migliaia di lettori in tutto il mondo. Tranne che nel nostro paese, l’unico in cui non è stata afferrata la finalità puramente ludico-ricreativa a dell’iniziativa, come dimostrano le reazioni irritate al recente articolo in cui si diceva che Mario Monti «non era l’uomo giusto» per il nostro Paese. «Il fatto che il pezzo non fosse nella pagina Esteri ma in quella Enigmistica e Passatempi avrebbe dovuto dirvi qualcosa,» osserva sconcertato il direttore del Financial Times; «sapete quanto ce ne frega a noi chi diventerà il vostro premier, tanto siete del tutto irrecuperabili. E’ solo un indovinello per aguzzare l’ingegno di grandi e piccini. Se avete notato, oggi proponiamo di scoprire chi sarà il prossimo presidente del Consiglio italiano collegando a matita una serie di puntini, e il risultato è la sagoma di Arlecchino.»

La moda lanciata dal FT sta dilagando nella stampa internazionale, e ormai non c’è testata al mondo che non dedichi un piccolo spazio alle scommesse sul migliore o peggiore inquilino potenziale di Palazzo Chigi. Il Papuasia Echo punta decisamente su Pierluigi Bersani, a causa della spiccata somiglianza con la maschera rituale del dio-orangutan Rula-Bula; il Silicon Valley Tribune scommette su Grillo, non solo perché scommette sulla Rete ma anche perché sarebbe il primo premier cyborg, teleguidato da Casaleggio, mentre l’Heraldo de Guatemala fa un tifo scatenato per Antonio Ingroia: «Non siamo sicuri che per gli italiani sa un bene che il giudice stia per cinque anni a palazzo Chigi,» si legge in un editoriale, «ma per noi guatemaltechi sicuramente sì».

Salto con lista! Facile pronostico per le elezioni 2013: urne vuote, palle piene

Ormai è chiaro: a condizionare il voto del 24-25 febbraio sarà la scelta degli indecisi. Indecisi non fra un partito e l’altro, ma fra la tentazione di emigrare su Betelgeuse e quella di entrare nelle sezioni elettorali a bordo di una ruspa. Dopo sole due settimane di chiacchiericcio propagandistico, slogan spudorati, manifesti agghiaccianti e inflazione radiotelevisiva di facce a culo, l’insofferenza degli italiani per il prossimo appuntamento elettorale è già così elevata che la fatidica domenica si aggireranno intorno ai seggi vere e proprie bombe umane pronte a scoppiare. Già adesso le cronache registrano i primi casi di malori, svenimenti e gesti inconsulti di fronte all’ennesima apparizione tv di Giulio Tremonti. «Il pubblico si era disabituato,» spiega un medico che ha appena somministrato sedativi agli anziani di una casa di riposo colpiti da crisi nervose dopo aver visto per tre sere di fila in televisione l’ex ministro dell’Economia atteggiarsi a paladino della povera gente; «poi, dopo mesi di astinenza, viene subissato dagli stessi brutti musi che dopo avere rovinato l’Italia vengono di nuovo a chiedere il voto. Pochi riescono a mantenere la calma.»

Le ripetute apparizioni televisive di Silvio Berlusconi sono devastanti per la psiche dei meno corazzati. Dalle scuole materne di tutta Italia si segnala con preoccupazione la costante presenza nei disegni dei bimbi di un personaggio con una calotta marron sulla fronte, due fessure nere al posto degli occhi, le guance cascanti come Hamtaro e un mostruoso enorme sorriso. Accanto a loro i bambini disegnano i propri genitori con le braccia al cielo e la bocca aperta in un urlo, dalla quale escono fumetti sgrammaticati come «Lo stronzo a detto tolgo Imu» o «Stavolta lo amazo bruta merda». Non meno deleterio è Mario Monti, che ad ogni comparsata a «Porta a porta» o a «Otto e 1/2» incendia i centralini dei reparti Psichiatria. «I telespettatori sentono il premier che ha introdotto l’Imu affermare che è ingiusta e va tolta,» riferisce un sanitario, «e credendo di essere impazziti ci telefonano per chiedere aiuto. Noi li rassicuriamo dicendo che allora avremmo bisogno del Tso anche noi. Altra cosa è se qualcuno ci chiama sostenendo di avere visto in tivù Bersani mentre diceva cose convincenti. Allora mandiamo subito l’ambulanza». I candidati più sensibili, rendendosi conto del pericolo saturazione, stanno mettendo in atto piani di emergenza. Correre per un seggio al Parlamento genera ormai tale e tanto ribrezzo che alcuni hanno adottato come slogan autopromozionale «Io non mi presento alle elezioni: vota per me».

Degente 007, ti curi solo due volte: per Monti la sanità pubblica ha le ore contate. Anche molti malati

Avete a portata di mano una finestra? Denudatevi e apritela! Fumo e alcool cui avete detto addio? Dategli il bentornato! Non avete mai praticato sport estremi? Provateli prima che sia troppo tardi e dobbiate ingessarvi le gambe da soli con la cartapesta. Come ha annunciato Mario Monti, l’avvolgente e confortante esperienza di essere curati a spese dello Stato potrebbe a breve non essere più finanziariamente sostenibile: meglio approfittarne finché si può. Per chi è stufo delle solite vacanze low cost, un ricovero in un ospedale pubblico offre a costi ridottissimi la possibilità di conoscere da vicino un monumento che, a differenza delle Piramidi o di Machu Picchu, fra qualche anno potrebbe non esistere più: il nostro Servizio sanitario nazionale, l’unico manufatto terrestre che, come ha dimostrato un recente documentario del National Geographic, è visibile anche dallo spazio. «Non era la Grande Muraglia, come si è creduto per anni» spiegano gli astronomi, «quel che si vede perfettamente anche da Plutone sono certi enormi ospedali nel Sud persi in mezzo al nulla, alcuni mai inaugurati, le spese gonfiate e le orde di personale inutile assunto per puro clientelismo. Sprechi così giganteschi che se ne parla in tutta la Via Lattea.»

Messi sull’avviso dal premier, migliaia di italiani si sono riversati nelle Asl per prenotare un Capodanno in corsia, tanto che i Cup hanno dovuto trasformarsi in agenzie viaggi. Riferisce un’operatrice: «La richiesta di posti letto per il 31 dicembre è così eccessiva rispetto alle disponibilità degli ospedali, che sembra un giorno come tutti gli altri. Noi spieghiamo ai clienti che dovranno dormire nei garage perché corridoi e magazzini sono già occupati, portarsi acqua e cibo decente da casa e pure l’insetticida, ma niente: loro vogliono solo tornare a casa con souvenir e foto della sanità pubblica per ricordarla quando non ci sarà più». Molto gettonati anche i pacchetti di mezza giornata di analisi cliniche, il tour dell’Ufficio Vaccinazioni e il «Chi-è-il-prossimo Party», veglione nell’anticamera del medico di famiglia. «Un giorno racconterò ai miei nipoti che anche in Italia, una volta, i poveri potevano ricevere cure adeguate pagate dallo Stato» sospira un signore in fila al Cup-Tour. «ma poi tutto crollò a causa di sperperi e abusi. Loro penseranno che sono impazzito, ma io gli mostrerò una prova: una garza da 3 centesimi che inspiegabilmente l’ospedale aveva pagato più del doppio. E loro mi diranno “Nonno, mandacela col teletrasporto qui a Boston, non ricordi che tuo figlio si è trasferito qui negli Usa vent’anni fa?”

Facce da culotte! Sara Tommasi: «Né con l’Eurozona né col perizoma»

Provocazione? Pazzia? Metaforico j’accuse contro le commissioni di massimo scoperto? Tutt’altro. Sara Tommasi, l’attrice che si esibisce senza mutande per spiegare al pubblico il signoraggio bancario, sta solo divulgando il segreto meglio custodito dell’economia: basta
sbarazzarsi della biancheria intima e le leggi della finanza non hanno più misteri. Le ragioni del fenomeno non sono chiare: secondo alcuni neurologi il semplice gesto di sfilarsi lo slip attiverebbe di riflesso le aree cerebrali predisposte alla comprensione degli accordi di Basilea II, mentre altri ritengono che le pudende libere migliorino le capacità di prevedere l’altalena dei cambi. Una terza teoria ipotizza che restare senza mutande sia la più frequente condizione finale dell’uomo alle prese con le dinamiche economiche, quindi tanto vale eliminarle subito.
Fra gli accademici si sapeva fin dal 1700. Lo Smith autore del fondamentale Saggio sulla ricchezza delle nazioni in realtà si chiamava John e fu ribattezzato Adamo perché girava per l’Università di Glasgow con gli inguini coperti a stento da una foglia di fico. Vilfredo Pareto morì per una polmonite dovuta all’abitudine di non portare mutandoni nei rigidi inverni torinesi; e fu grazie all’osservazione dell’effetto degli sbalzi di temperatura sui suoi nudi testicoli che Joseph Schumpeter individuò il ritmo espansione-recessione in
economia. Perfino Keynes, secondo i testimoni dell’epoca, con gli slip addosso non riusciva a distinguere un penny da una moneta di cioccolato, ma gli bastava toglierli per elaborare soluzioni geniali come la Teoria generale dell’occupazione. E a Harvard a tutt’oggi circolano meno mutande che libri di Fabio Volo.
«Le grandi correnti del pensiero economico non sono statalismo e liberismo, ma mutandismo e amutandismo,» affermò Paul Samuelson, il cui saggio New Frontiers in Economics doveva intitolarsi A chiappe scoperte. Il Nobel indiano Amartya Sen Zamutandhe non ha dubbi: «Chi indossa abitualmente l’intimo non ha mai capito un cazzo d’economia, tant’è che Milton Friedman, guru dei Chicago Boys e ispiratore della catastrofica deregulation reaganiana, portava boxer col simbolo del dollaro, e tutti a Wall Street sapevano che alla Lehman Brothers si spendevano somme folli da Yamamay e Victoria’s Secret». E in Italia? E’ escluso che il premier Mario Monti, ex rettore della stessa Bocconi che ha laureato la Tommasi, porti mutande. In compenso il comò dell’appartamento che Giulio Tremonti occupava con Marco Milanese era pieno di perizomi fantasia.